martedì 2 dicembre 2014

I comunisti alla porta


leninSabato pomeriggio, fuori è già buio, suonano alla porta. “Chi è?” “Stampa comunista”, mi risponde una voce innocua. Apro. È un ragazzo in giacca e camicia, alto, sorridente, gioviale, con delle copie di Lotta Comunista in mano. Sulle prime declino ma lui continua a sorridere. Gli dico: “Guarda, io sono un elettore del PD, praticamente il nemico”. Non smette di sorridere e mi dice “Proprio per questo!”. Premio la logica inversa e lo faccio entrare. “Rompete le balle con garbo, dai, 5 euro ve li do”, decido poi. Lui è contento, e mi dà una ricevuta su cui c’è scritto: “Sottoscrizione per la stampa leninista – L’internazionalismo all’ordine del giorno – Teoria, rivoluzione e lotta per rivoluzionare il mondo – lotta comunista – Dicembre 2014”. Dopo una stretta di mano (si chiama Riccardo), mi lascia una copia del giornale e se ne va. Con una certa cadenza, sempre come modalità simili a questa, Lotta Comunista arriva nella mia vita da anni, e ogni volta è una scoperta. continua a leggere »



lunedì 10 novembre 2014

Pazienza (no, non nel senso di Andrea)


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L’altro giorno Matteo Salvini, il segretario della Lega Nord, è andato in un campo nomadi a Bologna per farsi notare. La Lega è un partito tutto rotto, e Salvini fa quello che si fa quando un partito populista diventa minuscolo, cioè radicalizza. Usa, per radicalizzare, gli stessi strumenti di sempre. Quando una disperata Letizia Moratti – i tailleur erano perfetti, eppure qualcosa non andava – gli chiese di darle una mano in campagna elettorale, arrivò a casa dei milanesi un volantino che presentava il programma di Letizia contro Pisapia, e al primo posto, ripeto al PRIMO POSTO, c’era il problema dei nomadi. I milanesi votarono felici Pisapia, in minima parte forse anche grazie a Salvini. continua a leggere »



lunedì 27 ottobre 2014

L’estremismo è l‘FM della vita


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In questi giorni ho comprato un sintetizzatore analogico, e devo dire che mi sto abbastanza impallinando di synth, per quanto quarantenne, per quanto amatore. Quindi sto studiando questo e quello, e già che ci sono ripasso la modulazione d ampiezza e la modulazione di frequenza. Non ve la spiego tecnicamente perché non ne sono capace, ma diciamo questo: io per trasmettere un segnale prendo una portante che è la mia base, e possiamo immaginare come una corda tesa dalla partenza all’arrivo, e poi la tiro o smollo e lo scuoto, e quello che arriva dall’altra parte, quello che voglio comunicare, non è la corda ma sono strizzi e scuotimenti. La portante è l’autostrada su cui passa il segnale modulato nella sua ampiezza o nella sua frequenza. continua a leggere »



mercoledì 8 ottobre 2014

In piedi


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L’altro giorno in diverse piazze italiane un gruppo di militanti cattolici conservatori ha manifestato contro l’allargamento della famiglia e del ruolo genitoriale che in molti paesi del mondo più civilizzato sta avvenendo in questi anni. Le cosiddette “Sentinelle in Piedi” si sono messe ferme e zitte con un libro in mano in piazza, dimostrando con il corpo e la presenza silenziosa qual era la loro opinione. La pratica nasce in Francia l’anno scorso durante la discussione della legge sui matrimoni tra persone omosessuali; lì si chiamano veilleurs. L’area politica è quella della destra confessionale, e in Italia la manifestazione è stata infatti vista con rispetto o addirittura trasporto dall’area di CL e della fu Margherita, oltre ai soliti Forza Nuova, Militia Christi o equipollenti. Il fatto che pochi anni fa un gruppo di tradizionalisti cattolici facesse parte del PD è una cosa di cui dovremo chiedere conto a Francesco Rutelli e Walter Veltroni. Per la cronaca, l’uomo che li ha emarginati nel partito si chiama Pier Luigi Bersani. continua a leggere »



mercoledì 24 settembre 2014

Di cosa parliamo quando parliamo di Levante (no, non la cantante)


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C’è in giro una grande confusione relativa a come chiamare quella cosa che c’è tra Siria e IRAQ capitanata dal pingue califfo di Baghdad dove ammazzano la gente e mazzi e le donne non si vedono mai in giro. Noi diciamo in un modo, VICE che ha fatto mille video notevolissimi dice in un altro, loro in un altro ancora e gli americani nel loro specifico. In alcuni casi di uso di parole arabe nel giornalismo, come quello della traslitterazione di al-Qaida che diventa al-Qaeda per calco dagli americani, c’è dietro solo della sciatteria; questa volta ci sono questioni intorcinate di suono, di politica e di prospettiva che è interessante affrontare. Vediamo se ce la faccio senza fare casino in eccesso. Mi sono avvalso dell’espertizia di Jibril Al-Qashaghi, mio personale consulente sulle lingue semitiche. continua a leggere »



martedì 23 settembre 2014

Fate attenzione al traffico



martedì 16 settembre 2014

U2: il disco di tutti/nessuno – Songs of Innocence canzone per canzone, con tutto quello che costa


wolf-animal-hd-wallpaper-2880x1800-8050Sono stato un fan scatenato degli U2, e da ragazzino li ho amati forte. Sono stati un gruppo fondamentale e fino a metà degli anni Novanta erano una bomba atomica. Il 98% dei grupponi di oggi può sognare di portare in giro un tour come ZooTV, anche a vent’anni di distanza. E tutti quelli che sostengono che gli U2 siano un gruppo da sempre orrendo lo fanno perché sono insicuri e non sanno le cose, poveri. Stiamo loro vicini, mentre vanno a vedere gruppi dell’Idaho che hanno fatto un EP a 78 giri recensito bene su Pitchfork.

Detto tutto questo, sono parecchi anni che gli U2 fanno dischi pieni di canzoni con urletti e inni da stadio, anticipando quella tendenza che i Coldplay incarnano con un senso di contemporaneità maggiore solo per via del loro passato discografico meno consistente. I soldi si fanno dal vivo, e dal vivo gli U2 ne fanno delle montagne. I dischi si vendono poco ma servono per far girare i tour, e gli U2 riescono a fare arrivare il disco per un mese sui computer di tutti con questo stratagemma Apple. Tutto giusto. Peccato che Songs of Innocence sia un disco molle come un fico, pieno della solita formula riff–strofa banale–ritornello slogan con urletto che coinvolge. E peccato anche che qua e là si intraveda quel fuoco lì che uno non dimentica (ma proprio perché ha della riconoscenza), soffocato da un cincischiare compiaciuto che ti leva gli schiaffi dalle mani, senza un filo di vera gioia. Ancora un po’ che aspettano a fare un bel disco e tornano a dire qualcosa che non sia sociologia contemporanea per le masse in festa, e arrivano i cyborg a suonare al posto loro. Detto questo, ho l’impressione che Songs of Innocence sia uno dei migliori loro album degli ultimi tempi. Il problema è che non basta. È ancora una volta un disco che si perde nel tentativo di piacere a tutti, e così facendo non piace veramente a nessuno: risulta gradevole per chi compra pochi dischi e molto banale per gli altri. Ed è proprio un peccato.

Ecco le canzoni una per una. continua a leggere »



sabato 6 settembre 2014

Vieni da papà e vai fuori di testa: ecco Syro, il nuovo album di Aphex Twin


64e87491ca71b88c4b2fa58d9dbae084L’altra settimana, dopo che un logo su un dirigibile londinese e alcune immagini in rete avevano anticipato l’uscita del nuovo disco di Aphex Twin, anche io come molti ho ascoltato quello che si pensava essere il disco diffuso da qualcuno in rete e condiviso tra gli amici con cautela e dubbi: una cartella di elettronica piccola e ombelicale, fatta di suoni minuscoli, asfittici, francamente più una denuncia della scarsa ricezione dei cellulari in alcune aree della Scozia che un disco nuovo di un maestro dell’elettronica. Ma il precedente album ufficiale di Richard D. James, Drukqs del 2001, era talmente concettuale e incorporeo che la speranza che questo fosse un falso è rimasta lì, sospesa, a dita incrociate, senza la forza della certezza. Da certa gente non si sa mai cosa aspettarsi. continua a leggere »



venerdì 5 settembre 2014

Under the skin


La piel Cos’è. È il nuovo film di Jonathan Glazer con Scarlett Johansson come protagonista. Jonathan Glazer è un regista noto per il suo lavoro in pubblicità e musica. In particolare alcuni suoi video dei Radiohead hanno lasciato il segno. Tratto dall’omonimo romanzo di Michael Faber, il film racconta la storia di una donna che gira per la provincia di Glasgow con un furgone e seduce gli uomini soli, per portarli in una casa isolata dalla quale le prede non escono più. Questo è il terzo film di Glazer, e l’altro notevole è Birth, storia di amore impossibile e platonico tra una vedova e un bambino.

Com’è. È un film di fantascienza senza tecnologia e con pochissimi dialoghi che ha un’ambientazione e un’estetica a tratti curiosamente vicina al cinema proletario di Ken Loach; poi ha un altro piano pulitissimo, estetizzante, quasi astratto, che rimanda all’ultima mezz’ora di 2001: Odissea nello spazio di Kubrick. I due piani, quello realistico sociale e quello artistico, stanno insieme senza mediazione, se non per la colonna sonora. Il contrasto è violento, ma ha un suo effetto coerente con la storia. Scarlett Johansson è struccata e poco illuminata, alterna momenti di grande seduzione a fasi di inespressività da manichino, anche questo in coerenza con la storia, ed esibisce una recitazione per lei del tutto inedita. La colonna sonora di Mica Levi, che ricorda a spanne Ligeti, Penderecki, Scelsi o anche Greenwood degli stessi Radiohead, è veramente notevole. Nel film non ci sono movimenti di macchina (forse qualcosa nella parte leccata, ma direi a occhio di no). continua a leggere »



lunedì 18 agosto 2014

No Man’s Sky: megalomania intergalattica per PS4


nomansskyAllo scorso E3, a Los Angeles, si è vista la presentazione di questo gioco che per ambizione superava chiunque nella storia: un universo intero fatto di galassie e sistemi e pianeti, tutto diverso e tutto visitabile, con animali e piante e creature e atmosfere diverse per ogni pianeta, dove chiunque può muoversi con una astronave e fare salti spaziotemporali o commerciare o combattere eccetera. Qualcuno si ricorderà il vecchio Elite, che sta rinascendo: ecco, ma perfetto e bellissimo con scenari alla Avatar. Il tutto realizzato da uno studio piccolo, quasi minuscolo, di ragazzi. So’ ragazzi, veniva da dire, appunto. E invece no. O meglio sì, ma no.
Alla presentazione della Gamescom, Sean Murray è sull’orlo di una crisi di nervi. «Scusate», esordisce. Scuote la testa, sorride, si mette le mani nei capelli, cammina avanti e indietro, cerca le parole, è sopraffatto dall’imbarazzo. Dice un «like» ogni cinque secondi, che è come usare l’intercalare «tipo», ma fate conto che io non conosco nessuno che lo usi così tanto a Milano, e a Milano si usa tanto. Non sa come fare. «Questo è un incubo», dice. «Questo è il mio peggiore incubo, e dentro ci siete tutti voi.»

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