martedì 16 settembre 2014

U2: il disco di tutti/nessuno – Songs of Innocence canzone per canzone, con tutto quello che costa


wolf-animal-hd-wallpaper-2880x1800-8050Sono stato un fan scatenato degli U2, e da ragazzino li ho amati forte. Sono stati un gruppo fondamentale e fino a metà degli anni Novanta erano una bomba atomica. Il 98% dei grupponi di oggi può sognare di portare in giro un tour come ZooTV, anche a vent’anni di distanza. E tutti quelli che sostengono che gli U2 siano un gruppo da sempre orrendo lo fanno perché sono insicuri e non sanno le cose, poveri. Stiamo loro vicini, mentre vanno a vedere gruppi dell’Idaho che hanno fatto un EP a 78 giri recensito bene su Pitchfork.

Detto tutto questo, sono parecchi anni che gli U2 fanno dischi pieni di canzoni con urletti e inni da stadio, anticipando quella tendenza che i Coldplay incarnano con un senso di contemporaneità maggiore solo per via del loro passato discografico meno consistente. I soldi si fanno dal vivo, e dal vivo gli U2 ne fanno delle montagne. I dischi si vendono poco ma servono per far girare i tour, e gli U2 riescono a fare arrivare il disco per un mese sui computer di tutti con questo stratagemma Apple. Tutto giusto. Peccato che Songs of Innocence sia un disco molle come un fico, pieno della solita formula riff–strofa banale–ritornello slogan con urletto che coinvolge. E peccato anche che qua e là si intraveda quel fuoco lì che uno non dimentica (ma proprio perché ha della riconoscenza), soffocato da un cincischiare compiaciuto che ti leva gli schiaffi dalle mani, senza un filo di vera gioia. Ancora un po’ che aspettano a fare un bel disco e tornano a dire qualcosa che non sia sociologia contemporanea per le masse in festa, e arrivano i cyborg a suonare al posto loro. Detto questo, ho l’impressione che Songs of Innocence sia uno dei migliori loro album degli ultimi tempi. Il problema è che non basta. È ancora una volta un disco che si perde nel tentativo di piacere a tutti, e così facendo non piace veramente a nessuno: risulta gradevole per chi compra pochi dischi e molto banale per gli altri. Ed è proprio un peccato.

Ecco le canzoni una per una. continua a leggere »



sabato 6 settembre 2014

Vieni da papà e vai fuori di testa: ecco Syro, il nuovo album di Aphex Twin


64e87491ca71b88c4b2fa58d9dbae084L’altra settimana, dopo che un logo su un dirigibile londinese e alcune immagini in rete avevano anticipato l’uscita del nuovo disco di Aphex Twin, anche io come molti ho ascoltato quello che si pensava essere il disco diffuso da qualcuno in rete e condiviso tra gli amici con cautela e dubbi: una cartella di elettronica piccola e ombelicale, fatta di suoni minuscoli, asfittici, francamente più una denuncia della scarsa ricezione dei cellulari in alcune aree della Scozia che un disco nuovo di un maestro dell’elettronica. Ma il precedente album ufficiale di Richard D. James, Drukqs del 2001, era talmente concettuale e incorporeo che la speranza che questo fosse un falso è rimasta lì, sospesa, a dita incrociate, senza la forza della certezza. Da certa gente non si sa mai cosa aspettarsi. continua a leggere »



venerdì 5 settembre 2014

Under the skin


La piel Cos’è. È il nuovo film di Jonathan Glazer con Scarlett Johansson come protagonista. Jonathan Glazer è un regista noto per il suo lavoro in pubblicità e musica. In particolare alcuni suoi video dei Radiohead hanno lasciato il segno. Tratto dall’omonimo romanzo di Michael Faber, il film racconta la storia di una donna che gira per la provincia di Glasgow con un furgone e seduce gli uomini soli, per portarli in una casa isolata dalla quale le prede non escono più. Questo è il terzo film di Glazer, e l’altro notevole è Birth, storia di amore impossibile e platonico tra una vedova e un bambino.

Com’è. È un film di fantascienza senza tecnologia e con pochissimi dialoghi che ha un’ambientazione e un’estetica a tratti curiosamente vicina al cinema proletario di Ken Loach; poi ha un altro piano pulitissimo, estetizzante, quasi astratto, che rimanda all’ultima mezz’ora di 2001: Odissea nello spazio di Kubrick. I due piani, quello realistico sociale e quello artistico, stanno insieme senza mediazione, se non per la colonna sonora. Il contrasto è violento, ma ha un suo effetto coerente con la storia. Scarlett Johansson è struccata e poco illuminata, alterna momenti di grande seduzione a fasi di inespressività da manichino, anche questo in coerenza con la storia, ed esibisce una recitazione per lei del tutto inedita. La colonna sonora di Mica Levi, che ricorda a spanne Ligeti, Penderecki, Scelsi o anche Greenwood degli stessi Radiohead, è veramente notevole. Nel film non ci sono movimenti di macchina (forse qualcosa nella parte leccata, ma direi a occhio di no). continua a leggere »



lunedì 18 agosto 2014

No Man’s Sky: megalomania intergalattica per PS4


nomansskyAllo scorso E3, a Los Angeles, si è vista la presentazione di questo gioco che per ambizione superava chiunque nella storia: un universo intero fatto di galassie e sistemi e pianeti, tutto diverso e tutto visitabile, con animali e piante e creature e atmosfere diverse per ogni pianeta, dove chiunque può muoversi con una astronave e fare salti spaziotemporali o commerciare o combattere eccetera. Qualcuno si ricorderà il vecchio Elite, che sta rinascendo: ecco, ma perfetto e bellissimo con scenari alla Avatar. Il tutto realizzato da uno studio piccolo, quasi minuscolo, di ragazzi. So’ ragazzi, veniva da dire, appunto. E invece no. O meglio sì, ma no.
Alla presentazione della Gamescom, Sean Murray è sull’orlo di una crisi di nervi. «Scusate», esordisce. Scuote la testa, sorride, si mette le mani nei capelli, cammina avanti e indietro, cerca le parole, è sopraffatto dall’imbarazzo. Dice un «like» ogni cinque secondi, che è come usare l’intercalare «tipo», ma fate conto che io non conosco nessuno che lo usi così tanto a Milano, e a Milano si usa tanto. Non sa come fare. «Questo è un incubo», dice. «Questo è il mio peggiore incubo, e dentro ci siete tutti voi.»

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martedì 29 luglio 2014

Chi vince ha perso – Finkelstein, Israele, Palestina, Hitler, Hitchens, Sorkin e la voglia di annientare gli altri


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C’è in giro un video che in questi giorni molti stanno condividendo. Il protagonista è Norman Finkelstein, uno storico e politologo americano molto impegnato nel contrasto della politica israeliana nei confronti dei palestinesi. Il video ritrae un momento di una conferenza di Finkelstein in un’università americana dove, al momento delle domande, una ragazza visibilmente emozionata gli contesta l’uso dell’argomento del nazismo. La ragazza gli dice, in lacrime, che ha avvicinato le posizioni di alcuni ebrei nella platea (che evidentemente lo sta contestando) e non solo, a quelle dei nazisti, e che questo è molto offensivo sia nei confronti dei tedeschi che di chi ha sofferto per mano dei nazisti. Al che Finkelstein ribatte, costretto, con la carta dell’Olocausto: i suoi genitori sono stati prigionieri in due diversi campi di concentramento, e un bel pezzo della sua famiglia è stata sterminata dai nazisti. Il video è qui, anche se quello che gira su facebook è decorato con una musichina che drammatizza ancora di più.

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sabato 12 luglio 2014

La dinastia di nomi a caso dei Jackson – Jermaine e Randy Jackson, fratelli di Micheal, padri e zii di un casino di gente imparentata con nomi assurdi


L’altra sera si discuteva di cretinate a casa di amici, finché non è stato estratto il primo disco di Janet Jackson (questo particolare permetterà a chi mi conosce di capire a casa di chi fossi, ma non è importante). Sulla copertina del disco compare una bambina. Ci chiediamo chi sia: la didascalia lo dice, è «la nipote Autumn».

Di chi sarà figlia questa, ci chiediamo. Facciamo una piccola ricerca, dalla quale emerge che i fratelli di Michael Jackson hanno fatto dei numeri circensi in tema di figli, producendo una situazione che per nomi e snodi parentali supera le più rosee aspettative di buahahahahaha. continua a leggere »



giovedì 10 luglio 2014

La retorica della gravida – Perché c’è una cosa dell’appello video dell’Unità che è davvero inaccettabile


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Il quotidiano l’Unità è in crisi. Non è l’unica testata che fa fatica, anzi. Ci sono molti amici e conoscenti in questi anni che sono rimasti senza lavoro, sono in cassa integrazione, hanno cambiato mestiere, oppure lavorano ancora a un giornale di qualsiasi tipo, ma stanno come d’autunno sulle rotative i fogli. Che l’Unità sia in crisi poi, nello specifico, se ci si pensa con un po’ di franchezza, non è una notizia inaspettata: anche senza seguirne le vicende da vicino, uno a occhio lo capisce da solo che quel tipo di giornale (finanziato, legato a un partito, non al centro del flusso delle notizie) non gode di salute ottima. continua a leggere »



lunedì 7 luglio 2014

Morte e rinascita di un premio letterario – Perché Francesco Piccolo, soprattutto mentre vince, è la kriptonite dello Strega


BATTIATO-FIRENZEC’è una canzone militante di Franco Battiato del periodo d’oro, Up Patriots To Arms, che lancia proclami perentori su diversi temi. Lo fa con quello stile lì per cui in Italia nei primi anni Ottanta in classifica c’erano cose che non ci sarebbero state mai più, né prima né dopo. È Battiato: un gigante, uno che non ha mai scambiato il popolare con lo stupido e l’intelligente con l’elitario, e in alcuni momenti della sua carriera ha avuto il tocco del pifferaio magico, quello che unisce tutti e li porta in giro felici. La canzone tra le altre cose dice:

Mandiamoli in pensione, i direttori artistici, gli addetti alla cultura.

È una frase che tutti ci sentiamo di sottoscrivere forse perfino a monte del suo senso logico: se anche non ne avesse senso, ci piacerebbe sventolare un pugno nel cielo e gridare quel verso in piazza. Poi nello specifico guarda caso il senso ce l’ha: l’Italia è un paese contadino che ha imparato a scrivere e parlare da poco, e chi è importante nella cultura del nostro paese in genere rappresenta una categoria poco accessibile, settaria, conservatrice, parastatale, che ribadisce sé stessa e la tradizione prima di qualsiasi altro. Gli addetti alla cultura e i direttori artistici, quando li senti parlare in televisione, sono vecchi e cisposi dentro, come gatti obesi perfetti per un bar della Bassa ma non per prendere decisioni né di cultura né di industria. Vai all’università e vedi professori che scelgono le persone più studiose, legano loro le caviglie, le fanno lavorare per progetti di ricerca vecchi e marci, a vent’anni, per ribadire subito il senso dei ranghi, del sistema, prima di spronare — per carità — qualsiasi entusiasmo o indole culturale. continua a leggere »



giovedì 3 luglio 2014

La differenza tra persone e colleghi – il caso Aldrovandi e il problema della responsabilità individuale


serpico2Il lungo e tormentato caso Aldrovandi rappresenta, insieme a quelli di Cucchi, Uva, Magherini, un momento di presa di coscienza del nostro paese in relazione alle forze dell’ordine e a come devono funzionare. Le forze dell’ordine sono al servizio del cittadino, e hanno la delega dell’uso della violenza: per il lavoro che fanno può essere che capiti loro di causare la morte di una persona malintenzionata, e può essere anche che questo decesso avvenga per sfortuna, nella concitazione di uno scontro a fuoco, di un inseguimento, e magari coinvolga un passante, un innocente, si spera di no ma può capitare. continua a leggere »



mercoledì 2 luglio 2014

Intervista a Shuhei Yoshida su futuro della PS4 [Wired.it]


Shuhei Yoshida_picture 640480Shuhei Yoshida è il capo degli studi interni Sony, il responsabile della produzione di giochi da parte di quelle 170 persone che dentro all’azienda pensano, progettano e realizzano i titoli esclusivi per piattaforme Sony, ovvero PlayStation, cellulari, televisori. All’ultimo E3 ho chiacchierato con Yoshidasan a proposito della situazione attuale, a un anno esatto da quando è iniziata la sfida vera tra Ps4 e Xbox One, quando i duellanti si sono fatti vedere dopo mesi di voci e notizie confuse. Yoshida è un dirigente giapponese atipico, nel senso che parla inglese meglio del solito, sorride più del solito, non è rigido in niente, è piuttosto un simpaticone. Però è un uomo educato, gentile e diplomatico. Alle risposte c’è allegato un piccolo sottotesto più sfrontato.

ATTENZIONE: Shuhei Yoshida non ha detto le cose in corsivo. Stiamo giocando. Sia chiaro.

Sbaglio o è cambiato tutto dall’anno scorso?

YOSHIDA – È un mondo tutto nuovo. Loro sono anche diventati molto più buoni. Phil Spencer ha detto delle cose molto gentili. Sarà un anno molto più facile per noi, perché potremo concentrarci sui giochi. L’anno scorso la gente ci faceva un sacco di domande per via di quello che Microsoft aveva fatto sapere, mandando in ansia i consumatori. Adesso invece è tutto chiaro: il messaggio arriva e alla gente piace. Noi continuiamo sulla nostra strada e abbiamo cose nuove di cui vogliamo parlare, come Project Now, Morpheus, PlayStation TV.

SOTTOTESTO – Sì, ecco, devo dire che hanno abbassato la cresta

Il resto lo trovate qui su Wired.it.