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venerdì 10 maggio 2013

London, can you wait?



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venerdì 3 maggio 2013

Laura Boldrini e le minacce (ovvero Chiagnere, fottere, aprire bordelli e farli chiudere dalle autorità: Repubblica e la Rete nemiciamici)


Questa mattina è uscita un’intervista di Concita De Gregorio alla Presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini. L’Argomento dell’intervista è quello delle minacce di morte ricevute da Boldrini in rete. Sono minacce molto pesanti, legate a un suo intervento di ostacolo dell’attività di gruppi neonazisti. In una sua recente visita alla comunità ebraica di Roma, la terza carica dello stato ha ribadito la necessità di far valere la legge Mancino contro l’odio razziale. Pochi giorni prima alcuni neonazisti erano stati condannati per reati commessi in rete. Da qui è partita questa campagna di odio e minacce in tipico stile fascista: una forma di aggressione violenta e maschilista, in sintonia con il comportamento abituale di gruppi violenti e maschilisti.

Questa violenza si esprime in rete perché c’è la rete e la frequentiamo tutti, maschilisti nazisti compresi, ma sarebbe potuta avvenire altrove. Nello specifico è complesso spintonare, minacciare al telefono, insultare per strada la Presidente della Camera. Forse senza la rete le strade sarebbero state solo quella della lettera anonima o dell’attentato vero. Ed è vero che in rete tutto è più semplice. Ciò non toglie che questa violenza ci sia stata, e sia stata lì. Se uno stupro avviene in automobile, magari non è colpa delle automobili, magari nemmeno dei passaggi e degli autostop, ma non ha senso che gli appassionati di auto si inalberino a difendere le auto, né che qualcuno voglia far demolire tutte le automobili: resta che quello stupro su quella automobile va affrontato per quello che è. continua a leggere »


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mercoledì 24 aprile 2013

Studio 54 e ripasso per Daft Punk


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sabato 20 aprile 2013

Di sicuro meglio di così


Si intravede, nel crollo del PD che sta avvenendo in queste ore, un’inquietudine diffusa tra la gente che segue la politica. È giusto così. Finalmente non ci ritroviamo sul luogo dell’esplosione come quei medici legali col trench che osservano i brandelli di carne spiaccicati sul muro senza nessuna espressione, mentre addentano una ciambella. Ci voleva, nella bilancia tra disillusione, indignazione e entusiasmo, un momento di “porca troia questo no, non adesso”. E infatti siamo qui.

Dopo le elezioni ho pensato che Bersani dovesse prendersi tutte le gocce di fango che sarebbero piovute addosso alla sua carica e al suo ruolo per settimane, forse mesi, portare il partito al di là di questa fase, e solo allora lasciare spazio a un successore. Questa sarebbe stata la sequenza sensata degli eventi, tenendo conto del concetto di responsabilità, cioè capacità di rispondere di ciò che si fa, perché non era proprio il momento di mettere in scena delle rese dei conti. Non è andata così. continua a leggere »


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sabato 20 aprile 2013

Bel filmetto veloce



Giavasan


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giovedì 18 aprile 2013

Il civismo di ’sto cazzo



Pur essendo da sempre un elettore del PD o equipollenti, e avendo stimato per diverse ragioni Pier Luigi Bersani, ho sempre pensato che al segretario mancasse l’attenzione all’immagine che permette di conquistare la fiducia del popolo, sulla base di quel senso dermatologico del consenso di cui non si può fare a meno. A destra viene bene, è un classico, loro in genere sono milionari della gente. A sinistra c’è sempre stato questo complesso dell’intelligenza, per cui è necessario apparire più intelligenti e seri che simpatici e coinvolgenti. La cosa è ovviamente condivisibile, se è posta come alternativa. La cretinata sta lì, nella scelta tra A e B. In realtà è necessario essere tutto insieme, e sia Blair che Obama hanno vinto in questo modo, essendo irresistibili e bravissimi, con le idee e i sorrisi. «Non capisco cosa dice ma lo voto perché sono cose giuste» non si è mai sentito. Tutti hanno sempre vinto facendosi anche semplicemente amare. Da ostici e contorti, pur essendo i migliori politici al mondo, non si va da nessuna parte. continua a leggere »


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mercoledì 17 aprile 2013

O conosci le cose o muori come uno scemo (ovvero Perché il grillino è in buona fede quando non sa una mazza e fa anche lo scocciato)




Ho rivisto un po’ di questo spettacolo dove Grillo, con tempi e tecnica semplicemente mostruosi, a un certo punto dice la frase che ho messo qui sopra. Lo spettacolo è come al solito un misto di battute, verità di buon senso, informazioni, soluzioni di grande semplicità, trucchi dialettici che si basano su paradossi e fallacie. Post hoc ergo propter hoc è la più abusata, ed è quel meccanismo per cui io mi metto un dito nel naso, poi inciampo e prendo una storta, e di conseguenza si arguisce che  l’inserimento di un dito nella narice produca la distrazione articolare della caviglia. Rivedere Grillo quando il suo ruolo strettamente politico era solo embrionale è molto, molto, molto interessante. Fa tutto un effetto strano. il comico non deve argomentare. Se il suo ragionamento è apparentemente solido e ci porta al paradosso, il comico ha vinto, ci apre la porta del salotto di casa nostra e ci fa vedere il K2. La cosa ci inebria, ci spaventa, ci diverte, ci attiva centri nervosi e scatena emozioni. Per il politico è diverso. continua a leggere »


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lunedì 15 aprile 2013

Il Giappone, questo buffoncello


Il modo in cui da Occidente si guarda al Giappone è uno dei grandi misteri del nostro tempo. Nessun paese – l’ho raccontato mille volte, quindi la faccio breve – viene descritto, raccontato, analizzato e giudicato con la superficialità che per qualche motivo sembra meritare il Giappone. Un esempio. Da nessuna parte al mondo, dopo un terremoto con decine di migliaia di morti, circa sei 11 settembre, si commenta la condizione attonita della popolazione con costernazione severa, come se fossero spietati e non sconvolti e impotenti (Pio D’Emilia su SkyNews24 lo fece, anche se vive in Giappone da decenni).

Insomma, quello del racconto delle stranezze dei giapponesi è un genere a sé stante, e il crinale che separa la sincera e autentica meraviglia per il paese dal dileggio stupidino è spesso sottile. Questo vecchio documentario americano si occupa della cultura americana dentro a quella giapponese. È del 1991: allora niente veniva dalla Cina, e gli americani compravano Sony, Honda e Toyota talmente tanto che avevano sviluppato una nevrosi nazionale nei confronti del caro e vecchio Nipango. Buona visione.

ᔥ Amanda Dameron
Tiziano Bonini


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venerdì 12 aprile 2013

Il “grande esempio” della Thatcher, le donne battagliere e il mio paese preferito


↬ Michele Banal


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giovedì 11 aprile 2013

Il ministero della libertà (ovvero Perché finanziare così i giornali è sbagliato, e dobbiamo finirla il prima possibile)


Per alcuni anni mi sono coricato tardi la sera leggendo articoli del Foglio. La mia fidanzata di allora lo detestava perché era stampato su paginone giganti fatte di carta molto bella e spessa, e lo sfoglio faceva il rumore delle gallette Wasa sgranocchiate, disturbandole il sonno. Dopo qualche anno ho smesso di comprare il Foglio, e programmaticamente deciso che non l’avrei comprato o letto più, che non c’era ragione, che il livello di isolamento di chi lo dirigeva e faceva dal mondo era in genere – non tutto, non sempre, non per definizione – troppo elevato perché io ci perdessi del tempo. Quello che scrivevano lì, mi resi conto, interessa soprattutto a quelli che scrivono lì o altrove, ai politici, a qualche rarissimo folle che compra il giornale in edicola con i propri soldi non rimborsati. continua a leggere »