sabato 22 agosto 2015

Quel che è di Cesare


rcesuotempo1_maxCerco di dire una cosa sensata sui funerali di Vittorio Casamonica. So che ne parlano tutti, so che è difficile essere originali e anche due palle. Chi vuole legga. Ne scrivo perché secondo me nella reazione collettiva alla notizia ci sono state un paio di distorsioni interessanti.

È morto un uomo che era membro di spicco di una clan. I Casamonica sarebbero soprattutto usurai,
ricettatori, criminali generici, solidi internisti della malavita da decenni a Roma, soprattutto nel sud-est. I funerali di Vittorio Casamonica sono stati molto sfarzosi, come è tipico dei funerali di molti ricchi, di molti notabili, delle civiltà di stampo premoderno, di molto Mediterraneo, di molti criminali, di molti popoli nomadi. Se i funerali fossero stati sobri, sarebbe stato molto strano per una persona così in vista e con questa estrazione. L’uomo non è mai stato condannato, anche se si sa che è una figura di spicco di un gruppo di criminali supposti o accertati. Su questo torniamo poi.

L’indignazione, sia chiaro, ha senso. Roma vorrebbe a tratti essere una grande capitale moderna del mondo occidentale, e quindi non vorrebbe convivere con la manifestazione pubblica e tronfia di un potere che si basa sulla paura e sulla sopraffazione. Questa – facciamo finta di crederci – potrebbe essere uno di quei rarissimi casi in cui l’ indignazione produce poi un’azione che argini il fenomeno. I romani soffrono da sempre di eccessiva sopportazione divertita di qualsiasi cosa, e forse uno spettacolo di questo tipo può servire a far diminuire le battutine sarcastiche al bar o sul tassì, e far aumentare l’orgoglio cittadino. Speriamo. Roma ne ha bisogno.

Nota bene – Della bellezza grande o piccola si è felici, non orgogliosi.

Due cose hanno fatto impazzire la gente: prima il fatto che si sia permesso che si tenessero quei funerali, e poi il fatto che quella stessa chiesa li avesse negati anni fa a Piergiorgio Welby. continua a leggere »



venerdì 10 luglio 2015

La romanata (tutti a scuola al Tasso edition)


woodbernIl mio rapporto con Roma, la capitale, è buffo. Qualcuno potrebbe pensare a un’antipatia quasi da leghista, a un’insofferenza settentrionale, al fastidio di chi non ha nemmeno vagamente idea. In realtà Roma mi fa un effetto strano, di amore viscerale e fastidio insieme, di senso di occasione mancata, di spreco, che peccato, e allo stesso tempo di voglia di perdermici per giorni, morire di cibo e palazzi stupendi, chiacchierare a tavola per ore, io che di solito a tavola mi stufo e voglio alzarmi. Fatto sta che dell’unica metropoli che abbiamo in questo paese vengono molte persone cui voglio bene e che mi piacciono tantissimo, sempre di più negli ultimi anni, e con loro mi confronto sempre su certi temi – perché Roma certe cose le sa benissimo – con grande tormento.

Dove Roma dà il massimo del minimo è nelle consorterie, nei legami segreti e intoccabili tra lavoro e amicizia, tra famiglia e professione, tra curva della Roma e parlamento. Ogni volta che il senso dell’opportunità impone certe attenzioni, certi distinguo, separazioni tra un ambito e l’altro, Roma fa il contrario: ci si tuffa, ci si inzacchera, mescola, confonde, a un livello e con una disinvoltura che lascia a bocca aperta ogni volta. L’Italia tutta ha difficoltà a capire cosa sta bene, cosa è il caso e cosa no, dove la responsabilità viene prima di altro, ma a Roma – è in qualche orrenda misura anche il suo bello – ci fanno le capriole, le feste in terrazza, le grandi bellezze. E allora amici cari oggi vi racconto una cosa che riguarda il giornalismo, quel ramo delle virtù teologali che è in crisi per ragioni di sistema, ma che evidentemente in Italia è in crisi sette volte sette per ragioni care al compianto Remo Remotti. continua a leggere »



lunedì 18 maggio 2015

La cultura (non) paga


bees

«Fervet opus redolentque thymo fragrantia mella» Virgilio, Eneide

La cultura è un prodotto del lavoro. La cultura non è, come si pensa a volte in questo strano paese a forma di stivale, espressione filantropica di uno stato d’animo, di una sensibilità, della cultura stessa che si diffonde tramite i suoi alfieri come un fungo con le spore. La cultura non è nell’uomo, non è una dote né un pregio di carattere. La cultura non è generosità. La cultura non è nemmeno impegno, lotta, sfida infernale tra un Davide volenteroso e il Golia dell’incultura. La cultura è un ambito delle attività umane che si espleta tramite il lavoro e produce reddito. Non sempre, ma insomma. L’Italia è piena di notai, avvocati, ma non solo professionisti benestanti, che pubblicano qualche libro per passione, in economia, per pochi lettori affettuosi. Anche loro devono onorare gli impegni con i fornitori. continua a leggere »



martedì 21 aprile 2015

And a happy birthday to Her Majesty the Queen



lunedì 23 febbraio 2015

Oscar 2015: breve riassunto film per film in ordine sparso


moore

American Sniper
Montaggio audio (6 candidature)
Uscito il giorno di Natale solo a New York e Los Angeles, il film di Clint Eastwood è la macchina da soldi dell’anno. È entrato per un pelo nelle candidature agli Oscar, per le quali si vota dal 29 dicembre all’8 gennaio. Ha così goduto di tutta la ricaduta di comunicazione legata all’uscita e alle candidature, per poi toccare le sale di tutto il resto degli Stati Uniti a metà gennaio, con un successo al botteghino che continua ancora oggi andando oltre i 300 milioni di dollari. Il film ha dalla sua questa dote, che non è per niente scontata. Poi non ha vinto molto, e probabilmente è giusto così, ma in sala l’invidia per un film così redditizio era palpabile.

Whiplash
Attore non protagonista, montaggio, mixaggio sonoro (5 candidature)
Piccolo film di un regista esordiente (il primo film era uno sviluppo del della tesi di laurea) trentenne, Whiplash è tra i grandi vincitori dell’anno. Quella di J. K. Simmons è una vittoria dei caratteristi, degli attori di mestiere, rispetto al mondo delle star, degli agenti con il coltello tra i denti, del cinema ad alta velocità. Montaggio e mixaggio sonoro sono anche plausibili, se vogliamo, ma c’erano candidati decisamente più forti: parliamo di vero colpaccio.

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domenica 1 febbraio 2015

Renzi ha vinto e va bene così


Renzi&Blairgrande

Da ieri è riemerso tra i più fervidi sostenitori di Renzi il simpatico vizio dell’antipatia. Il colpo da maestro dell’elezione di Mattarella a Presidente della Repubblica non è stato solo festeggiato, ma piuttosto brandito come arma per sberleffare chiunque avesse dubitato anche solo per un secondo, soprattutto dentro al PD, della grandezza e del genio politico del leader.

Se vale per i calciatori e gli sportivi in genere, che le vittorie si festeggiano pro, non contro, si vince per la gioia e non per zittire gli avversari – vero indubbiamente almeno dopo la scuola media inferiore – allora io direi che è già il momento di finirla. Il tono era fastidioso all’opposizione; al governo fa venire l’orticaria. In assoluto, ma soprattutto alla luce del recente bacio della morte del Foglio di Giuliano Ferrara, il posto dove si confeziona l’antipatia degli intelligenti al potere, consiglio a tutti di placarsi.

Per aiutarvi a stare con i piedi per terra, e a smetterla di sostenere che abbiamo perso un anno, che quelle prime primarie bla bla e Bersani eccetera, mi sono sbattuto per confezionare questo specchietto. continua a leggere »



giovedì 29 gennaio 2015

Pianti di donne impazzite


Chiedersi cosa sia “poetico”è già una pratica rischiosa. Ma in genere si sa, senza bisogno di dirlo, cosa susciti in noi quel leggero distacco dalla terra e dal quotidiano che i latini chiamavano sublime, e che noi spesso definiamo poetico. Ma poi esiste la “poesia” da cartolina, da film, da centro abbronzature con canti di balena in sottofondo e irsutismo perianale da radere a zero. Difficilmente mi è capitato di vederla espressa in maniera così chiara e inequivocabile. Questo filmato è, a suo modo, perfetto e onestissimo.



mercoledì 21 gennaio 2015

Supercanguro


Grazie a Emanuele Menietti io ho trovato l’unico commento sensato al nuovo conio del giornalismo parlamentare italiano.



lunedì 22 dicembre 2014

Natale a Sri Lanka, Milano


Map-of-ceylon-c1692Dunque. Questa è un po’ una storia di Natale.

Qualche tempo fa prendo dei pesci Channa gachua dello Sri Lanka, che sono delle specie di strane biscette immortali asiatiche (anabantidi stupendi nel comportamento e nelle cure parentali con un areale che comprende tutta l’Indocina, India, Pakistan Bangladesh, da nani a giganti, molti ancora da descrivere, molto interessanti). Li metto nella vasca loro dedicata tutto speranzoso, due, perché sono a quanto pare una coppia. Tappo la vasca con il plexiglas perché tendono a saltare fuori. Appronto tutto.

La sera sento che provano picchiando a uscire, tud tud, cosa che gli altri pesci non fanno perché rischiano la morte saltando, ma loro sì perché sono molto resistenti, respirano anche fuori dall’acqua, vivono nel fango, i Channa sono dei cazzo di santi immortali cattivi come la peste. Allora ignoro il tud tud la prima sera, la seconda, la terza, dice Marco che me li ha dati che dopo un po’ smettono. Solo che poi una sera vedo che il comitato scientifico è tutto eccitato, eccolo che si avvicina in evidente estasi. Il comitato scientifico, questo va detto, sono Fiona e Takeshi. Li vedo arrivare festanti come chi ha trovato un giocattolo stupendo. Me lo portano, ovviamente. È un pesce. È uno dei due Channa, è riuscito a alzare il coperchio e Takeshi ce l’ha in bocca. Lo mordicchia. continua a leggere »



martedì 2 dicembre 2014

I comunisti alla porta


leninSabato pomeriggio, fuori è già buio, suonano alla porta. “Chi è?” “Stampa comunista”, mi risponde una voce innocua. Apro. È un ragazzo in giacca e camicia, alto, sorridente, gioviale, con delle copie di Lotta Comunista in mano. Sulle prime declino ma lui continua a sorridere. Gli dico: “Guarda, io sono un elettore del PD, praticamente il nemico”. Non smette di sorridere e mi dice “Proprio per questo!”. Premio la logica inversa e lo faccio entrare. “Rompete le balle con garbo, dai, 5 euro ve li do”, decido poi. Lui è contento, e mi dà una ricevuta su cui c’è scritto: “Sottoscrizione per la stampa leninista – L’internazionalismo all’ordine del giorno – Teoria, rivoluzione e lotta per rivoluzionare il mondo – lotta comunista – Dicembre 2014”. Dopo una stretta di mano (si chiama Riccardo), mi lascia una copia del giornale e se ne va. Con una certa cadenza, sempre come modalità simili a questa, Lotta Comunista arriva nella mia vita da anni, e ogni volta è una scoperta. continua a leggere »