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giovedì 29 luglio 2010

Non, rien de rien


L’altro giorno ero a Londra per lavoro. Allora mi sono detto va bene, faccio la mia intervista il prima possibile e poi vado al cinema. E così ho fatto. Spettacolo delle 13, in King’s Road, con la pioggerellina: una di quelle cose che per la perfezione cosmica assoluta sarebbero bastati Franny e Zooey seduti dietro a sgranocchiare patatine sale e aceto, insieme a Scout del Buio oltre la siepe («Sì ma silenzio, raga!»). Sono andato a vedere Inception, il nuovo film di Christopher Nolan.

E io vorrei tanto raccontarvi delle cose, ma non sapete quanto. Vorrei parlarvi degli attori, della sceneggiatura, della regia, della fotografia, della musica. Solo che non si può. Non è giusto nei vostri confronti. È un po’ come rigarvi il vinile per raccontare le canzoni.

La prima regola di Inception è che non si parla di inception.

La seconda regola di Inception è che è vietato raccontare dettagli qualsivoglia di Inception.

La terza regola di Inception è che Christopher Nolan è un gigante.



martedì 27 luglio 2010

Fidarsi sempre delle apparenze (almeno al supermercato)


C’è una al supermercato davanti a casa che non mi saluta mai. Mai. Io saluto sempre. Poi mi guarda sempre male perché non ho il resto, ho il resto, la carta di credito, la penna non scrive, gli occhiali, la maglietta con le scritte: non lo so perché, ma mi guarda sempre male. Poi devo firmare in fretta, devo insacchettare in fretta, devo levermi di torno, poi ringrazio, saluto e me ne vado. E lei niente. Niente grazie, arrivederci, crepa bastardo: smette solo di mostrarsi spazientita. L’impressione è quella di una che prima dirigeva un villaggio turistico a Mauritius, con soldi, responsabilità, mango fresco la mattina, una vita sessuale fatta di animatori ventiduenni; poi ha deciso di mollare, di ritirarsi sobriamente a Milano, al supermercato, più per generosità che altro, perché senza di lei il supermercato sarebbe caduto a pezzi, gliel’hanno chiesto con le lacrime agli occhi, come faceva a dire di no? Il bello è che mentre emana tutto questo, la stronza chiacchiera con le colleghe, coi clienti amici – loro sì, io no – con cui disquisisce di qualunque cretinata, come chi la sa lunga o ha avuto una paresi: muove la testa tantissimo per fare sì e no, manco parlasse coi sordomuti. Per tutte queste ragioni io non vado più a pagare da questa deficiente. Saranno due anni che evito la sua fila. continua a leggere »



lunedì 26 luglio 2010

Perché vanno alla LOVE PARADE


Per cose di questo tipo qui, ma anche molto meglio di così.

Non perché sono stupidi, incoscienti, senza ideali, confusi.

Fanno quello che li fa sorridere, ballare, stare bene.

Vanno al cinema, leggono i giornali, vanno a sentire la musica da ballare, bisticciano e fanno l’amore.

Sono persone normali.



domenica 25 luglio 2010

Meu amigo Tiësto


Ieri è successo che alla Love Parade 2010 c’è stato un momento di gestione sbagliata del flusso della folla, un attimo di panico, un effetto a catena, gli eventi sono precipitati, delle persone si sono trovate in un collo di bottiglia, ci sono stati morti e feriti. Una tragedia, non una bella cosa: vai a ballare, muori, e muori per un problema logistico.

Il giorno dopo i giornali ovviamente ne parlano. E su Repubblica esce questo commento di Ernesto Assante. Il quale Assante ne sa di musica e ne sa di cultura giovanile, ma forse in relazione ai giovani di un po’ di anni fa. Siccome la scena dei rave e l’esplosione della musica elettronica sono IL fenomeno degli anni Novanta, e siccome ora siamo nel 2010, vedere con questi occhi un fenomeno come la Love Parade 2010 equivale a dire che i Pearl Jam sono un gruppo emergente. Con la differenza che i Pearl Jam, messi accanto alla Dance, sono microbi irrilevanti da ogni punto di vista. continua a leggere »



venerdì 23 luglio 2010

Questione di numeri (sia nel senso di quante che nel senso delle evoluzioni)


Quando è saltato fuori che Letterman si ciulava le donne che lavoravano al suo programma, l’immagine della parità sessuale nel vibrante mondo dello spettacolo americano ha vacillato. Anzi, altro che vacillare.

Sì, va bene, c’è Oprah; sì, siamo d’accordo, io sono reduce dalla visione di un programma con Restivo Rachele, e dovrei sapere che, scambiatis mutandis, la controparte americana resta in genere a mani vuote [questo è arzigogolato, ma poi arriva, tranquilli]; sì, senza dubbio la situazione nostra e la loro appartengono a campionati diversi, se non a sport lontani anni luce. continua a leggere »



mercoledì 21 luglio 2010

E la porta sarà larga quindici metri!


Tra pochi giorni uscirà Starcraft 2. È un titolo importante. Di quelli che non finiscono sui quotidiani, ma vendono tanto e durano tanto. 27 luglio, segnatevelo. Sui giornali, ripeto, se ne parlerà un po’ ma non tantissimo, perché non è facile da spiegare. Ci sono mostrini di varie fazioni che si scannano e si fanno la guerra, ma piccoli, tutto strategia, tutto logiche interne che se non ci hai mai giocato non capisci, mentre i campioni vedono la matrice matematica che ci sta dietro, solo quella, tipo Neo, e capiscono tutto, come fosse scacchi. Resta il fatto che è uno di quei titoli che hanno reso la Blizzard una macchina da soldi, e Activision un colosso come nessun altro. Quello di Starcraft 2 è uno di quei lanci che fanno salire le azioni. continua a leggere »



martedì 20 luglio 2010

Porcoddue punto zero


Siccome che non c’è maniera di sapere proprio per bene che cosa dici quando dici le cose, allora adesso nella rete dell’internèt si stanno scervellando ben bene, per capire come fare a fare quella roba lì che tu dici «Morrissey» e l’altro «Dici il ricchione?» e tu dici «Ma porca merda sono tutti e due ricchioni», «Ma chi?», «Ma quello dei film e quello della musica», «Ma veramente?», «Eh no, secondo te?», «Non lo sapevo», «Ma se faceva i film con Warhol col pisello fuori?», «Cioè tu mi vuoi dire che il cantante degli Smiths ha recitato in un film…», «Ma vaffanculo, va’!», «Guarda che quello è Joe D’Alessandro», «Ma chi?», «Quello col birillo fuori», «Urca è vero», «Ecco», «E quindi?», «Quindi cosa?», «Quindi Morrissey?», «Cantava negli Smiths», «E Warhol?», «Warhol no», «Stronzo!», «Warhol lavorava con un regista che si chiama Paul Morrissey», «È ricchione anche lui?», «Ma che cazzo ne so?!», «Eh, ma non te la prendere. Si faceva purparlé». continua a leggere »



lunedì 19 luglio 2010

Nicodemus


[via Enrico Bardin]

Una volta ho letto un’intervista ai due di South Park che continuavano a menarla con McFarlane, quello dei Griffin, perculandolo per una qualche sua deficienza politica e sociale. Mi sono sembrati due deficienti. Trovo che Seth McFarlane scriva i dialoghi migliori di qualsiasi serie animata.

E comunque io una volta sono tornato in treno da Roma, e a Bologna è salito un signore nero, e io l’ho aiutato con l’inglese perché il controllore faceva casino, o qualcosa del genere, i bagagli, non so. Però ho fatto male, non avrei dovuto. Perché il signore, etiope, mi ha ringraziato (ho detto prego), mi ha detto parli bene inglese (ho detto grazie), mi ha sorriso (ho cominciato a innervosirmi), e poi mi ha detto «Wa nau brada lemme tell you about our Lord Jeeesas Christ», e mi ha tenuto lì inchiodato a sentire cristi e madonne, compresa la parabola di Nicodemo. Sono sceso a Milano che avevo voglia di dare fuoco alle suore. Tutte.



domenica 18 luglio 2010

Indovina chi viene a caccia


Gawker ha raccolto tutta la merda sparata addosso alla futura suocera da Levi Johnston, quello che presto sposerà la figlia di Sarah Palin. Sarah Palin, non so se ve lo ricordate, è quella che dovrebbe fare il capo della destra americana, e un po’ di tempo fa secondo alcuni avrebbe dovuto fare il vicecapo degli americani tutti.

Quello che ne emerge è che Sarah Palin è una pallonara demente, come si pensava da tempo; oppure si scopre che Levi Johnston è un pallonaro mitomane, come si sospettava da tempo.

Ma il dato più significativo è che comunque si sposano.

Voglio vedere in Italia, voglio vedere.

E non è che sappia proprio come interpretare il matrimonio, a dirla tutta, ma effetto me ne fa lo stesso: o ha prevalso la libertà individuale, oppure la galera sociale ha avuto la meglio. In entrambi i casi, è stato un trionfo di dimensioni epiche.



venerdì 16 luglio 2010

Se lo sa Travaglio


Il cugino di un mio amico a un certo punto è stato invitato a un pranzo di ricchi illuminati. Ci è andato. Era una situazione divertente, con gente di tutte le età, una causa di beneficenza per niente pelosa, una specie di mescolone di classi e provenienze che comprendeva umanità di tutti i tipi. Il cugino del mio amico dice che ci si è divertito anche parecchio, ha fatto un sacco di chiacchiere. Dice, il cugino del mio amico, che a un certo punto c’era tra gli invitati un tipo che faceva un mestiere importante, raccontato da una celebre canzone di Fabrizio De André, e questo signore aveva un’aria improbabile, per via di un riporto a piovra, tentacolare, che dal culmine del cranio scendeva avanti verso il basso, quasi a voler conquistare la fronte a marce forzate.

Ecco. Dice il cugino del mio amico che questa mattina ha visto quel signore sul giornale, sempre con quel bizzarro cefalopode schiacciato in cimaalla faccia. Dice che ha pensato «Fortuna che non era al mio tavolo».