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Giovedì 9 Ottobre 2008

Understate this


Parlano di banche e economia, a Annozero. E sono un po’ capaci di far capire le cose e un po’ no. Così finisce che, invece di far passare la linea per cui il mercato non è una divinità e va corretto, ne passa un’altra. Mi spiego meglio.
Il mercato finanziario, che prevede anche degli strumenti che producono reddito senza avere un legame diretto con la produzione o la trasformazione di beni e servizi, è andato a puttane. Ma ad andare a puttane è QUESTO mercato finanziario, non IL mercato finanziario, anche perché IL mercato finanziario non esiste: non è lo zinco o il pianeta Giove. L’abbiamo inventato noi e le regole sono state decise dalle persone. Se uno cambia le regole, cambia il mercato. Ma siccome la gente non sa molto di economia (io men che meno), e questa è una trasmissione de sinistra, e c’è la crisi, guarda caso salta fuori che la colpa è della borsa in sé, del mercato finanziario in sé, dello scollamento tra produzione e investimenti, degli eccessi del capitalismo.
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Giovedì 9 Ottobre 2008

Non fa ridere, ed è banale da strapparti le braccia da solo per la disperazione


Andiamo dritti al punto. Perché Mauro Biani (e molti prima di lui) non deve permettersi di dire che è oggetto di censura? Cos’è la censura? Cos’è la satira, e come si decide cosa sia o non sia satira?
Come tutte le cose umane (compresa la religione, e a differenza dei fenomeni naturali) anche questa questione si basa su convenzioni e abitudini. Quindi tutto quello che dico rispecchia la mia idea delle cose, certamente diversa da quella di molti altri. Lo dico prima, per limitare il putiferio del chi sei tu per dire bla bla bla.
Premetto che non ho niente contro Mauro Biani e non lo conosco.
Qualche giorno fa Mauro Biani ha pubblicato una tavola su M, l’inserto satirico dell’Unità che fatica a essere l’unghia del mignolo sinistro di Cuore (se pensate che lo dica perché conosco Gianluca Neri, per favore fermatevi, dico sul serio, fermatevi a riflettere, perché la vostra vita sta perdendo rapidamente senso e dovete fare qualcosa il più presto possibile).
La vignetta ha un senso in sé e un senso in relazione a come il mondo politico ha reagito. Partiamo dall’oggetto in sé.
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Mercoledì 8 Ottobre 2008

“C’è molto buco della serratura”


È un uomo spesso vanitoso, con un gusto perverso per le battute che non fanno ridere. È un giornalista trombato da Carlo Rossella, e rialzatosi con vigore. È uno che quando c’è da parlare di televisioni private degli anni Ottanta non si tira indietro (ne fa tre puntate e sbanca l’auditel con Guido Angela), e ha una visione della TV che mette insieme informazione e spettacolo, senza nessun falso pudore. Anzi: la puntata su House con una puntata intera embedded per alzare l’auditel grida ancora al cielo “Sì può faaaareeee!”
Stasera la scena a Matrix merita. E l’uomo merita un riconoscimento pubblico. L’altro anno fu ammaliato e avvinto dalla bellezza di Eva Robin’s. Quest’anno, questa sera, Chicco Mentana sta intervistando Mara Carfagna, straordinaria figa, e, sia messo a verbale, esibisce un autocontrollo non indifferente. Diamogliene atto. Magari verso la fine crolla, ma per ora chapeau. Certo, qualche battutina la infila. Se no non sarebbe Chicco.
Nessuno aveva avuto il coraggio e la perizia di dire che Sabina Guzzanti è molto fragile, invece Carfagna sì. E il fatto che lei conosca bene la differenza tra le parole “indecente” e “fragile”, e sappia quanto la seconda sia mille volte più efficace della prima, testimonia ancora una volta come Mara non sia la prima gnocchetta sprovveduta. È molto più vicepresidente in pectore di Sarah Palin.
Poi, certo, se si lascia andare troppo e comincia a dire quello che pensa è la fine. Tipo se comincia a fare la femminista, ecco, poi Rula Jebreal diventa una grande testimone del Novecento. Missina anche, la nostra Mara. Evviva. “Fini è molto capace.” Eccoci qua.
Mengacci. Bene. Grande tv. Chicco, ragazzi.


Lunedì 6 Ottobre 2008

Signs of sixth sense


Si sparge la voce che uno sia stronzo. Anche perché la struttura Hollywoodiana è allergica agli autori, bravi o pessimi che siano. E lo dico senza la retorica pirla di quelli che pensano che Hollywood sia la patria dei cattivi, nemici del genio individuale, che monetizzano i sentimenti per i loro porci comodi. Ma è così: l’autore funziona in Francia e non funziona a Hollywood. Salvo eccezioni.
Ecco. M. Night Shyamalan è un’eccezione. Hanno deciso di farne il nuovo re del thriller, dopo il Sesto Senso, perché aveva preso un filmino e l’aveva trasformato in Fort Knox. Solo che adesso è difficile stare dietro al nome.
Così corre voce che sia uno stronzo. E uno si aspetta che lo sia. Adesso, mi sbaglierò, ma a me sembra un fanatico di cinema, entusiasta, pignolo e sicuro di sé, ma stronzo no. Poi sbaglia i film ogni tanto, certo: è anche l’unico autore di thriller senza serial killer al momento, quindi non è facile fare quello che fa. Ma se sbaglia un film Michael Bay, chi se ne fotte; se lo sbaglia M. Night Shyamalan, è stronzo.
Mah. È un tipo strano, ma non è uno stronzo. Questa è la mia prima impressione. Poi ci parlo di persona e vi dico.

Aggiornamento - Confermo. Raro trovare uno più convinto e consapevole dei propri mezzi e del proprio successo. Detto questo, gli dici fai sempre lo stesso film e non si incazza ma risponde; gli dici i secondi tempi dei tuoi film non funzionano e non si incazza ma risponde. Insomma, averne non dico tanti, ma uno così in Italia.


Domenica 5 Ottobre 2008

Vedo la gente morta


Ecco. Non sarà New York, ma Philadelphia è bella. C’è quel fatto che prendi l’AIDS scendendo dall’aereo e ti passa quando te ne vai, che è un fenomeno unico e transitorio, ma resta una bella città. La costa Est degli States ha questa caratteristica del polleggio affaccendato, che prende sempre bene. Cioè se vai a Los Angeles hai l’impressione che la gente sia più tranquilla, ma con un che di ostentato; qui invece sono tutti sereni – certo, è domenica, c’è il sole, non fa proprio media – senza per questo avere quell’aria da papponi in pensione che hanno certi dall’altra parte. Va be’. Generalizzazioni turistiche.
Domani intervisto M. Night Shyamalan, quello del Sesto Senso. Pare che sia una palla al piede. Vediamo.
C’è la gente agli angoli delle strade che spinge i passanti a votare (per Obama).
Ci sono i parchi pieni di un’umanità mista, i punkabbestia accanto alla signora ebrea di ottant’anni col cagnolino.
Vista da qua l’Italia sembra il Pakistan. Lo so che suona stronzo, ma è così.


Mercoledì 1 Ottobre 2008

Bisogna che qualcuno ci va a parlare


Siccome qui la cosa continua, e nessuno sembra avere il coraggio di alzare la mano e prendere la parola nelle riunioni di redazione, alla fine tocca farlo qui. Crozza, parlo con te: l’attacco di Ballarò così non va bene. (Adesso spiego agli altri. Poi torno al tu.)
Maurizio Crozza è stato uno dei comici più esilaranti che avessimo in giro (dai Broncovitz in poi). Lo è ancora, quando fa quello che sa fare e non altro. Ma nella televisione italiana non è previsto che si consideri la capacità specifica di un talentuoso: se uno sa fare qualcosa, sa fare anche altro. È lo stesso fenomeno per cui tutti, tra i conduttori di grande successo in prima serata, puntano a Sanremo con la tenacia dei salmoni prima della riproduzione, in una specie di masochistico cursus honorum della noia.
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Domenica 28 Settembre 2008

Rairpoobbleeker e Coreeairai, grazie. Ecco i due iuro.


Da quando si parla di cose arabe, i giornali italiani cambiano la grafia delle parole in arabo, come fosse un modo per combattere il logorio della vita moderna. Ora. Quando una lingua straniera viene traslitterata, si parte dal suono originale e lo si riproduce usando le lettere che nella lingua di importazione lo producono. Ma ogni lingua (di partenza e di arrivo) ha i suoi standard, le sue eccezioni, e tutto va valutato con cura. Per esempio c’è il giapponese, che per non fare casino si traslittera tutto secondo un metodo anglofono, per cui il monte Fuji si scrive così, anche se in italiano sarebbe più comodo scrivere Fugi (così si potrebbe stare sereni e non pronunciarlo come se fosse Oui, je suis le mont Fuji). Ma poi verrebbe fuori un macello, soprattutto partendo da una lingua mista, che scrive ideogrammi e sillabe, quindi si fa così e amen.
L’arabo invece è una lingua che si parla in Medio Oriente e nel Mediterraneo. Se si importa, quindi, si importa direttamente come i datteri, che è assurdo comprare a San Francisco.
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Sabato 27 Settembre 2008

Ghe n’è pü


Le star sono quella cosa che funziona intorno al cinema, cioè prima, durante e dopo i film. Non serve essere dei colossi altrove, per essere delle star (Sofia Loren lo dimostra ancora oggi, nell’antico Egitto triste del “grande cinema italiano”— prrrrrrrrr prrrrrrrrr prrrrrrrrr—, ma stiamo parlando di uno sport diverso). Le stelle degli anni Trenta e Quaranta potevano permettersi di scomparire, a cose fatte. Quelle degli anni Sessanta, quando lo studio system era tutta un’altra roba (molto più piccola e meno organizzata), sono diventate sempre meno e sempre più grandi, costrette com’erano a stare in piedi senza la macchina infallibile dei decenni prima.
Paul Newman era uno degli ultimi straordinari fighi di quel mondo: bello oltre i concetti di gusto, genere, luce e buio; bravissimo sempre, e senza bisogno di fare il fenomeno alla De Niro (altra scuola, francamente); intelligente e impegnato senza rompere le palle (ottimi prodotti alimentari da supermercato i cui profitti andavano in beneficenza, mica raccolte di fondi); pilota per passione, fino alla vecchiaia, tanto per ribadire quanto siano noiosi i santi, con quelle faccette sofferenti; interprete di film sempre onesti, quando non splendidi, senza robaccia pagnottae gratia. Poi c’è il fatto che lo intervistavano, e avevi l’impressione, pensa un po’, che fosse prima di tutto un grande uomo, come ce ne sono tanti nel mondo reale.
Insomma. Ha superato gli ottanta con classe ed è morto nell’ammirazione globale, speriamo soddisfatto. Il problema è che adesso sulla terra quelli così sono finiti (salvo Giorgino, ma non si può caricarlo di tutta questa responsabilità, povero).


Venerdì 26 Settembre 2008

È una fanatica religiosa? Noooo, figuriamoci!


Quando Sarah Palin è stata candidata alla vicepresidenza degli Stati Uniti d’America, qualcuno ha detto che era una cristiana bacchettona e fanatica. I Repubblicani avevano appena finito di rompere le palle a Obama perché il reverendo nero della parrocchia che lui frequentava aveva fatto dei sermoni da reverendo nero. Obama chiaramente ha preso le distanze, come era giusto fare, ma solo delle vergini di destra potevano davvero fingere di scandalizzarsi che nelle chiese dei fratelli si praticasse il cristianesimo di sinistra dei fratelli, quello che osteggia la guerra e il razzismo e l’ineguaglianza sociale, e lo fa coi toni di James Brown e Malcolm X insieme. Non è una fanatica, Sarah, diceva Christian insieme a tanti altri. No, no, dicevamo noi. Avrete ragione voi. Sarà una brava cristiana che noi laici vediamo come fosse di Al Qaida, ma solo per una distorsione ideologica. Certo. Come no.
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Giovedì 25 Settembre 2008

Caso Palin risolto


Se avevate ancora dei dubbi a riguardo, non vi preoccupate e fate come me. Convincetevi: è scema.