Lunedì 15 Agosto 2005
Here they come the beautiful ones
Non si capisce perché, ma qualche anno fa, Lucignolo no. Non sarebbe passato. Poi ci sono quelli che se la prendono se uno dice una cosa così, che sono tutte stronzate, non si può parlare male di quello che fa schifo, mi daranno dello snob ma chi se ne frega. Fa niente.
Comunque qualche anno fa Lucignolo non ci sarebbe stato dentro. E non soprattutto come costola di una redazione giornalistica. L’aspetto divertente è che l’estetica da giovanismo accattone di Lucignolo è passata nell’immaginario collettivo e influenza la produzione di Italia Uno, compreso telegiornale, più di qualsiasi altro programma.
Lucignolo però va oltre e d’estate racconta di una diarrea notturna di Costantino, della Hunziker che forse non sta più col figlio della maga ma col tipo, di una pazza notte dei ragazzi giovani di quest’Italia che corre sulle strade della notte alla ricerca di emozioni. E sotto, Smoke on the water. Eppure va avanti. Tutti a dire che fa schifo ma continua a essere visto. Mi chiedo perché, certe volte. E mi viene in mente che non c’è niente di nuovo: che ai giovani italiani piace essere raccontati anche male da non più giovani. Basta sentirsi raccontati. Il mondo di Ligabue e di Vasco, quello per cui ragazzi normali che vanno in discoteca diventano i cavalieri senza macchia di un epica cavalleresca della mezza chiara all’autogrill, rivive alla televisione in un contenitore di vaccate, che ha solo il merito di dire “Hey, ragazzi!”. E dire “Hey ragazzi” evidentemente basta. E avanza.
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