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Martedì 27 Settembre 2005

Santa Maria de feira


Il nuovo disco di questo ragazzo qui è una botta. Poi non dite che non l’avevamo detto. Un disco che sembra del 1970: divertito, sdraiato sul prato con un fiore in bocca e un sorriso gigantesco da una parte all’altra della faccia. Un disco divertente, che non se la tira nemmeno un quinto dei precedenti album di Devendra Banhart (pur ottimi). Cripple Crow è l’acquisto indispensabile per chiunque pensi che CROSBY STILL & NASH sia un grande disco. Per averne conferma, ascoltare il brano 2, Santa Maria de feira. Poi fate un po’ voi. Io lo ascolto a ripetizione.


Martedì 27 Settembre 2005

The revolution will not be televised


Si sta muovendo un po’ tutto. Da una parte c’è una modella che in un luogo privato fa quello che fanno in tanti da anni nel mondo della moda e non solo: assume cocaina. Lo fa come se fosse una cosa normale, insieme ad amici e consocenti, tipo il di lei tossico fidanzato (che tra eroina, denunce penali e scommesse sull’imminente overdose è riuscito a far dimenticare quanto sia appena discreto come musicista). Poi c’è un attore per madri sdivanate il pomeriggio che sbarella e finisce in galera con una ragazza morta in casa sua. E poi c’è un altro uomo dello spettacolo che cerca di far fruttare in termini sessuali la sua posizione con una arrivista veneta. I tre eventi non hanno niente a che vedere l’uno con l’altro. Eppure c’è chi, nutrito a populismo e striscia, penserà a qualche tipo di giustizia sociale. Tipo tocca anche a loro, quei bastardi. In realtà la cocaina era la droga dei ricchi forse fino a vent’anni fa. E’ comodo ripresentare lo stesso toast, la stessa pizzetta, anche se è possa, perché in fondo come notizia si pulisce da sola. In realtà, se la curva dell’inter canta “Se c’è Brudisso io pippo e resto fisso, se c’è Cambiasso io schiaccio tutto il sasso”, vuole dire che o in curva ci sono solo stilisti, o la barella è diffusa in tutti gli strati sociali, così come la carnazza cui tendono presentatori di concorsi di Miss e persone comuni.


Martedì 27 Settembre 2005

Fur is murder


Non è che uno deve fare lo schizzinoso. Non è così. E non c’entrano nemmeno le vacche, quelli che mangiano o non mangiano la carne, le scarpe di pelle. Si tratta di pellicce estetiche. Colli di volpe. Stole, ermellini, colli, roba di questo tipo. Dettagli. Qualche tempo fa, sulla spinta di un massiccio movimento di opinione, gli stilisti erano preoccupati e usavano le pellicce cosiddette ecologiche, cioè sintetiche. Poi è passato del tempo e in nome dello chic se ne sono fregati. Le dichiarazioni sono scomparse. Al loro posto, bilanci, fatturati e un bel sorriso. L’idea per cui lontani dal Mar Baltico usare pelliccia umana sia inutile, crudele e semplicemente sbagliato, non li sfiora. Così come se ne fregano di proporre lo stesso modello di donna magrissima, di aver rilanciato la dodicenne come modello sexy, di fare i costumi due pezzi per le bambine di sette anni, di aver dato una ringiovanita all’aspetto bluastro e disincantato dell’eroinomane. Dietro a una facciata “splendida” e charmant c’è un’industria aggressiva che all’etica preferisce un sushi e poi tutti da me.


Giovedì 22 Settembre 2005

Rita, Katrina, il quattro e il cinque


L’avevo detto io che avrebbero fatto casino. L’avevo detto poche settimane fa. Sui giornali di oggi c’è scritto che Rita è 4, peggio di Katrina. Ma cazzarola, non siamo mica tutti rimbambiti. Katrina era 5, non 4. E su questa storia del quattro e del cinque ci hanno martellato il cervello per giorni. Oggi Rita è 5, ok, ma ieri era classificato 4 e i giornali italiani di stamattina hanno ciurlato nel tifone. L’avevo detto io, l’avevo detto.


Mercoledì 21 Settembre 2005

If it’s not love then it’s the ball


Lo dico? Sì lo dico. Secondo me questa storia dei diritti televisivi è una mano di poker da sbronzi. Tutti rilanciano ma nessuno ha il puntone. Sicuramente a Mediaset e a Sky c’è gente che fa calcoli complicatissimi per stabilire fette e quote di mercato eccetera eccetera. Ma ho idea che se da un anno con l’altro l’investimento sul calcio aumenta così enormemente, o aumenta anche la domanda, oppure un po’ di quell’offerta lì finisce in fuffa. Non è magari che anche gli italiani stanno diventando un po’ come tutti gli altri europei, che gli sport vogliono vederli alla tele e non farli a fette? Non è che le trasmissioni delle reti private in cui vedi uno che vede la partite e te la racconta siano in dirittura d’arrivo e sul punto di sparire? No perché non sarebbe male, come prospettiva. Che si passasse da ore e ore di parole sul calcio a ore e ore di calcio. Visto che le hanno pagate profumatamente e che si gioca ogni tre giorni, io dico che l’Italiano si satura del resto, vuole solo le partite e l’investimento diventa un bagno di sangue per qualcuno.


Venerdì 16 Settembre 2005

You say you want a revolution…



Nintedo, il gigante videoludico di Kyoto, finora aveva passato, nella partita per la conquista del mercato delle consolle di prossima generazione. Gli altri due, Sony e Microsoft, già si prendevano a legnate da mesi, e Mario stava in disparte a guardare. Poi c’è sempre il rischio che le prime consolle che escono saturino il mercato e chi arriva col treno dopo non abbia più spazio. L’unico modo per ovviare al problema è aspettare di avere un bel punto e rilanciare. Proprio quello che è appena successo al TGS, il Tokio Game Show, la fiera di videogiochi più importante del mondo. Si sapeva che la macchina si sarebbe chiamata Revolution, ma tutti credevano che fosse solo un nome roboante e rock&roll per conquistare i giovani. Invece il joypad, l’elemento base, quello che nessuno da anni mette in discussione, è diventato qualcosa di diverso. Questa è la rivoluzione. E a quanto pare la Apple dei videogiochi è riuscita ancora una volta a costruirsi una bella nicchia dove non sembrava ci fosse spazio nemmeno per uno spillo, rientrando in partita con la più stilosa delle mosse. Tipo un rovescio di Stefan Edberg. La differenza tra le idee e i soldi certe volte si vede.


Martedì 13 Settembre 2005

I contadini aviatori di Luciano


E’ strano che sia successo quello che è successo. E’ strano che a nessuno sia venuto in mente che tra concerti e atterraggi c’è una differenza e stupisce che nel 2005 si pensi ancora alle adunate di folla tipo led Zeppelin all’autodromo, perché quella roba lì non ha mai funzionato dal punto di vista tecnico. Oltre certe dimensioni, lo spazio aperto non è funzionale alla musica. E non è una novità: basta guardare i teatri greci. Di gente ce n’era, in Grecia. Non c’era Desperate Housewives e a teatro ci andavano molto. Eppure i teatri non erano mai giganti, perché senza amplificazione finisci per non sentire una mazza. Con l’amplificazione cambia un po’ in termini di scala, ma soprattutto senza una conca che racchiuda il suono dopo un po’ va tutto a scatafascio comunque. Il Campo Volo di Reggio Emilia è un aeroporto: piatto e molto vasto, senza nessun ostacolo in giro. Quando gli U2 fecero il concerto di PopMart proprio lì, tutti parlarono della folla, del solito popolo del rock e del fatto che gli U2 avessero salutato la folla col jet privato nel pomeriggio. Molti meno dissero che non si sentiva. E nemmeno si vedeva. Insomma. Bella l’idea di fare il concerto nel campo e ci sta anche con il mondo della bassa in cui sono ambientate canzoni e vita di Ligabue.Ma tra la falce, un DC3 Dakota e una gibson di differenza ce n’è. Se in posti del genere fai un festival ci sta. Dura giorni, si suona tutto il giorno e la disposizione della gente cambia nel tempo. Ma un concerto solo prevede che tutti vogliano vedere la stessa cosa nello ostesso momento. E sentire. Come risolvere il problema? Se aumenti la pressione sonora davanti, uccidi il pubblico delle prime file e ottieni l’effetto del sangue dalle orecchie. Allora riporti il suono ogni tot metri, sul prato, con delle specie di torrette cariche di casse. I metri in ballo tra il palco e l’ultima torretta di casse possono essere diverse centinaia. Quindi Il risultato è che se tu sei in mezzo al prato, molto lontano, hai davanti il muro di suono (destra e sinistra) che viene dal palco e senti a un volume basso, poi la stessa cosa ti arriva altro dai diversi riporti di casse in giro per il prato, con volumi diversi, effetti di fase e controfase, echi e riverberi naturali: una zuppa, bassa di volume e incasinata.


Venerdì 9 Settembre 2005

Che la guerra è bella anche se fa male


No, dico io. Non è che adesso ci saranno tragedie. Non peggiorerà il livello. Non conosceremo la volgarità. Non più di prima e probabilmente di meno ma comunque non di più. Negli ultimi anni, e in particolare nella fase di preacquisto di Bonolis, si sentivano cosa che non hanno senso. Non nel resto del mondo. Patti di non belligeranza tra i poli televisivi o al contrario dichiarazioni violente e minacciose. Come se i giornalisti di Repubblica dovessero odiare quelli del Corriere o alternativamente organizzassero pizzate con loro innaffiate di panascé. La RAI fa il suo dovere. Mediaset pure. Vespa avrà concorrenza. E quando la cetottantottesima puntata su Cogne andrà peggio di una puntata di Matrix su qualsiasi argomento diverso da Cogne, qualcuno in redazione (lo stesso Bruno probabilmente, che di esperienza ne ha) dirà: “Basta ragazzi, Cogne non funziona più”. E per questo, fosse anche solo per questo, saremo sempre grati a Chicco “Link” Mentana.


Martedì 6 Settembre 2005

4, 5, 4: l’andata e il ritorno


Ci hanno spiegato che la scala Saffir Simpson non va letta come una scala lineare, in cui la distanza tra il due e il tre è uguale a quella dal tre al quattro. Come molte espressioni di energia cinetica che gira in qualche modo (tipo i decibel per la pressione sonora) anche questa, che misura la forza degli uragani, è fatta così, esponenziale, logaritmica, come cacchio si dice non lo so. In ogni caso avete capito cosa intendo, no? Ma perché allora oggi l’uragano forza 4 del Giappone NABI è definito dalla stampa “di poco più debole di Katrina”? Sono gli stessi che dieci giorni fa dicevano: “Attenzione! Non pensate che Katrina sia poco più forte degli uragani 4 che vediamo ogni tanto. Perché questo è 5: non c’è paragone! Ne arriva uno ogni trent’anni di questi, e spacca tutto. C’è l’abisso. Si salvi chi può!”.


Martedì 6 Settembre 2005

Allora è deciso, niente da fare (anzi no, cioè in pratica sì).


Il mese prossimo dovrebbe uscire il nuovo disco di Fiona Apple. Il disco che hanno finito nel 2003 e hanno deciso di non pubblicare perché troppo poco redditizio e senza singoli pur con cantante gnocca. Il discografico pensa: cantante racchia-disco intimista, cantante gnocca-disco di singoli. E’ brutto essere ancora qui a fare gli ingenui che odiano i discografici e amano gli artisti; è terribile dipingere i dirigenti come beoti e i sensibiloni sul palco come vittime. Però ’sta volta il caro vecchio stereotipo funziona alla perfezione. Fiona Apple è gnocca, ma scorbutica, artistica, tormentata: roba da sbattere la testa contro il muro. Dopo un po’ che cercavano di convincere la Sony a farlo uscire, oooops, il disco intero è finito sulla rete. L’hanno ascoltato in tanti, ne hanno parlato i giornali, un sito ha lanciato una campagna per salvare Fona, insomma adesso la promozione è già stata fatta. Extraordinary Machine esce il 4 ottobre, sulla scia del suo stesso orstracismo. Ed è più bello di Tidal e appena un po’ meno di When the pawn… La produzione a quanto mi sembra di aver capito è un po’ del genio Jon Brion e un po’ di altri perché Apple a metà ci ha litigato. Comunque suona roboante e barocco come piace a noi.