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Domenica 30 Ottobre 2005

CAVE CAVA - occhio alle grotte


Non capitava da un po’ di trovare un film horror che non fosse un terribile metahorror. Purtroppo Wes Craven ha fatto del metahorror la propria arma segreta fin dai tempi di Nightmare, in cui dopo i primi episodi l’elemento spaventoso è lo spavento stesso e tutti sono paralizzati dalla paura di avere paura. Poi c’è stata la serie Scream (per la quale il buon Wes prima sarà giudicato da un tribunale celeste o infernale). E dopo quello, il diluvio: di sangue e risatine. In ogni caso sto divagando. Qui si parla di The Descent, film che mi ha fatto urlare di spavento e sognare cose perverse e insanguinate la dopo il ritorno a casa. Non è giapponese, quindi non ci sono i fantasmi. Non è nemmeno gotico, quindi niente palandrane, cappelli a cilindro e lampioni a gas. Non è neanche di quelli col pazzo pedofilo o assassino seriale, che in realtà sono quasi sempre solo thriller cruenti. Un film che mira al terrore e non a essere pieno di riferimenti riconoscibili per i ragazzini che in teoria dovrebbero essere i destinatari privilegiati del genere. Nessun numero a sorpresa, tutto molto classico ed efrficace. E’ inglese e poco in vista, ma questo regista ci sa fare. Sentiremo parlare ancora di lui. Ci voleva. Chi idolatra il sangue in 35mm può tirare un sospiro di sollievo.


Giovedì 27 Ottobre 2005

L’isola del Cuba Libre


Non è per autopromozione. Ma per lo spasso sincero. Forse da ascoltare è divertente. Forse il Direttore di RadioDue mi caccia perché ho fatto la sua imitazione. Però Gianluca Neri dalla sua MacchiaRadio adesso mi deve cacciare col flit. Grande spasso. Io, Luca S., Michele Boroni, Neri stesso, Sasaki Fujika, Filippo Solibello e soprattutto il gatto Will. Andate qui che c’è scritto tutto.


Martedì 25 Ottobre 2005

CSI: investimento criminale sulla scena


La serie americana ambientata in una base spaziale di quelle degli spot del dentifricio, adattata alle esigenze di una normale stazione di polizia, ha un successo clamoroso ed è trasmessa da anni anche nel nostro paese. Pare, sostiene Malvezzo, che funzioni di brutto proprio CSI Miami, molto più moralista di quella di Las Vegas, ma pazienza non si può avere tutto. Non era di questo che si voleva parlare, ma del fatto che il doppiaggio della suddetta, o meglio l’adattamento, o meglio la traduzione vera e propria, siano da mani dei capelli. Spesso e volentieri. Due esempi.
Il primo riguarda CSI normale. Quindi c’è il buon Grissom. Un tizio viene trovato morto. Grissom va dal barba (l’anatomopatologo) a chiedere lumi. Davanti al morto sul tavolo anatomico, il Barba mostra le ferite. Sono tagli molto netti e precisi. “Sono stati fatti con qualcosa di molto affilato”, dice il Barba. E Grissom: “Uno scalpello?”. Barba: “Probabilmente sì, uno scalpello”. “Quindi il nostro sospetto…”. “Sì, potrebbe essere un medico”.Secondo voi messa così ha senso? Lo scalpello si usa per tagliare? E’ affilato? Ha a che fare con la medicina? Mah. Che strani questi americani…
Un altro esempio. CSI Miami. C’è uno tsunami. Durante uno tsnunami viene portato via dell’oro da un caveau usando dei canotti sonda meteorologici. Da un frammento risalgono alla marca e quindi al compratore. E’ un oceanografo dell’Università della California Meridionale, dice qualcuno. E il Rosso (sì, il capoccia, lui) chiede: “Medico o ricercatore?”. “Medico,” gli rispondono. E uno si chiede: ma non era un oceanografo, non erano canotti sonda alla Mario Tozzi? Che bizzarri questi yankee…
Queste domande che lo spettatore attento si pone, non sfiorano la mente di chi traduce e nemmeno quella di chi dirige il doppiaggio e dovrebbe rivedere i testi tradotti prima di darli ai doppiatori. Eppure non è difficile.
Scalpel nella misteriosa lingua inglese significa bisturi.
Doctor vuol dire Dottore, chi ha un diploma post-laurea. Anche in italiano c’è l’equivoco dottore/medico, ma ci si arriva col senso. Altrimenti la gente chiamerebbe gli oceanografi quando qualcuno ha un infarto.
Così stiamo messi. Quando poi dicono che abbiamo il miglior doppiaggio al mondo, mi raccomando, ridere, ridere, ridere ancora…


Sabato 22 Ottobre 2005

More than this there is nothing


A bassa voce. Senza stare a farci notare troppo. Pianino. che i grandi non le capiscono certe cose e se gliele dici di colpo ci rimangono male. Ma il programma di Adriano non sta in piedi. Noi che qualche volta abbiamo visto il varietà ben fatto ce ne siamo resi conto subito, no? E poi “Io sono il figlio della foca. Non voglio che mia madre pianga” me lo ricordo. Ero più piccolo, ma già mi sembrava follia pura. E spegni la tele accendi la tele. E accendi la candela e dici buonasera. E siamo ancora lì. Siamo ancora al predicozzo. Ai pezzi in playback malfatto. Siamo ancora a “I wanna shake it up, I wanna rock it up…”. La natura. I prati in fiore. Le periferie. La felicità. Perché tutti parlano di felicità in televisione? Fatela, la felicità, invece di parlarne. Se ne siete capaci.


Sabato 22 Ottobre 2005

La verità sulle lenzora, ovvero “Quando il sole tornerà…”


Tutta Italia si incasina. I giornalisti brancolano. Ognuno si arrangia come può. Tipo leggere sui giornali americani come fanno gli americani a scrivere i nomi in quella strana lingue scritta come i mancini ricamano le lenzora (una lenzora, due lenzora: Rezza docet). Ignorano, piccolini, che ogni lingua traslitteri secondo il proprio sistema fonetico. E in buona fede scrivono Al Kaeda. Poi senti i politici dire in televisione “al caèda” e ti chiedi ma di cosa stanno parlando questi? Insomma per chi non si fosse ancora fatto un’idea, Freddy Nietzsche (il blog che abbraccia i cavalli) propone il parere dell’esperto. L’esperto è Gbrel Al Kashaghi, che passa le sue giornate a tradurre cose dal ricamo all’italiano.
Io chiedo: Perché Iraq? Cosa traslittera la q? Perché non Irak? Ci spieghi una volta per tutte anche Al Qaida (o Al Kaida o Alcaida)? E soprattutto uno che si chiama Al Bano da che paese dell’Ikaq viene? Perché non si chiama Al Bani? Cos’è un locativo irregolare? Vogliamo scienza seria con tono faceto. Grazie.
AL KASHAGHI risponde:
Funziona così: la q è usata per una lettera che in arabo si chiama “qaf” e suona come una c dura ma pronunciata con la lingua turgida e tumida sul fondo del palato; la k invece traslittera la lettera chiamata “kaf” che suona - questa sì - come una normale c dura, come in “casa”. Nella parola Iraq c’è la prima di queste due e, in più, la “a” è una a lunga e quindi l’accento cade su di lei. Per al-Qa’ida la grafia migliore sarebbe questa qui (senza stare a traslitterare anche le quantità delle vocali). C’è la qaf famosa; al- è l’articolo determinativo (che va bene per tutti i generi e i numeri) e tende in traslitterazione ad essere separato dalla parola che lo segue con un trattino. La prima delle due a è quella da accentare. Quanto ad Al-Bano non saprei: ho notizia di un certo Al-Buni, mistico, medico e appassionato di quadrati magici nel XIII sec. Mi sa che non centra con il Nostro. Però, visto che gli appartenenti a una tribù tendono a definirsi “Banu + nome del capostipite”, immagino con timore il costiturirsi in tribù della discendenza del noto cantante, a formare i terribili “Banu al-bano”.


Giovedì 20 Ottobre 2005

Lo slalom intorno a Roberto


Beningni è simpatico. E ha sempre fatto spettacoli cattivelli, divertenti, ridanciani e con la camicia fuori dai pantaloni. Intanto, qualche film. Belli? No. Dai. Di film belli, mai fatti. Però divertenti alcuni sì. Insiemi di sketch (”modello Giuditta”, “non mi somiglia penniente”). Ora, dopo LA VITA E’ BELLA (sul quale il discorso è troppo spinoso e mi astengo per ora) e dopo PINOCCHIO, Benigni non fa più il comico. Benigni fa il bene. E siccome chi fa il bene viene sempre aiutato, siamo allo slalom. Lo slalom speciale, quello più stretto. Tutti parlano di lui, della sua simpatia, delle poesie che cita nel film, di quanto è innamorato di sua moglie. Nessuno parla del film. Anche sul Manifesto, dove in genere, e giustamente, ci si fa dei pipponi su Dreyer, si parla di menate accessorie. Il messaggio, la guerra, la poesia, l’Irak. Ma per il resto, niente. Solo curve molto strette, per parlare di un prodotto schivandolo infinite volte.


Mercoledì 19 Ottobre 2005

Habemus pinellam televisivam


Nel GF olandese è nata una bambina. Chissà gli opinionisti cattolici. Chissà il MOIGE. Chissà lo sdegno e la vergogna: ne avranno già preparati dei container per distribuirne a fiumi all’occorrenza. Sarò rincoglionito dalla metereopatia autunnale, ma secondo me il fatto che ci facciano vedere feti immacolati immobili e silenti nell’utero come se piovesse e bambini sporchi e urlanti che sbucano dalla carne femminile così raramente, è un altra espressione sottile di quella crosta di maschilismo di cui non ci accorgiamo nemmeno, come il Triops non sa nulla del proprio carapace. Per questo Reparto di Maternità (pur se condito con molta morale o molte divinità) è un programma a suo modo rivoluzionario. Perché conferma che per quanto la televisione voglia cercare di dimostrare il contrario, come dicono dalle mie parti “I fieu i fan anca i gatt”. E la società italiana, che rinuncia all’educazione di bambini normali e preferisce limitare il numero di budda onnipotenti che tira su (facendo meno figli), forse avrebbe bisogno di più pragmatismo olandese e meno comitati etici.


Martedì 18 Ottobre 2005

Primarie: il giorno dei triopi


Sì sì. Le primarie. Sì sì. Roba da sbellicarsi. Grandi felicitazioni a tutti. Affluenti, mari prodiani, laghi col portaocchiali, rigagnoli omoliberal e paludi mastellate. Tutto un bacino di voti. Tutti bacini. Tutta acqua. E nel giorno delle celebrazioni uno si ritrova a scoprire i Triopi e pensare che la sua occupazione principali nei prossimi mesi, quelli dello scannamento, sarà allevare crostacei vecchi di milioni di anni ed evitare che i suddetti finiscano zampati da quelle due martore dei suoi gatti. Sarà un segno di disaffezione? Sarà una freudiana ammissione di aderenza al proporzionale (non così, va bene, bla bla bla), sistema di piccoli partiti da curare con ogni gentilezza? Non ci è dato di saperne una mazza. Viviamo alla mercé di una corrente, non brutale, ma di acquario.


Domenica 16 Ottobre 2005

Amati, amati, amati…votate!!


Domenica. Giorno di primarie. Notte fonda, quella che si chiama sabato notte anche se mancano poche ore all’alba. Cibo prima di dormire. Televisione. Telemarket. Paolo Frattini vende orologi, con la solita classe. E a un certo punto erutta (non sono parole testuali, vado a a memoria): “Basta con le solite parole da venditore. Basta. Il mio mestiere è quello di venditore, sì, ma, amati, soprattutto nelle ore piccole che tanto adoro, io sono a vostra disposizione. Vogliamo parlare di altro? Vogliamo parlare della situazione terribile in cui ci troviamo? Vogliamo parlare di quello che dovete fare oggi quando andrete a votare?(…)”. Insomma, anche per l’Astro Sfolgorante di Telemarket le primarie hanno un senso. Ed è sottointeso che bisogna andare a votare. Non so come interpretare il fatto. Ci devo riflettere privatamente. Voi fate lo stesso. Un’idea ce la faremo.


Mercoledì 12 Ottobre 2005

Cazzo che botta cazzo!!!


Mi pareva strano. Un po’ disinvolto forse, ma così che senso ha? Infatti. Salta fuori che Lapo (fuori pericolo) è stato beffato per errore dall’estratto di papavero, non dal fogliame di montagna. Come Uma Thurman in Pulp Fction. Così è comprensibile e si tira un sospiro di sollievo di più. Ha rischiato grosso. Morire per sbaglio è sempre una schifezza.