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lunedì 3 ottobre 2005

In una capanna laggiù nel bosco nero


Da tempo sono convinto che il doppiaggio sia un problema, sì, ma ancora più disastroso sia il lavoro di traduzione della sceneggiatura originale. L’altro giorno vado a casa di un mio amico a vedere Cinque Pezzi Facili di Bob Rafelson. Il film si rivela subito uno di quei capolavori del cinema tra i Sessanta e i Settanta, quando a Hollywood erano costretti a far lavorare gli indipendenti perché il Grande Cinema stava in crisi nera. Jack Nicholson dimostra molto più che altrove quanto sia un attore enorme, anche perché lui di solito è sempre sopra le righe e qui invece c’è un’interpretazione tutta a togliere. Stellare, giuro. E si capisce anche da dove vengano, oltre che dall’immaginario di Salinger, struttura, personaggi e ambienti dei Tenenbaum di Wes Anderson. Ma sto divagando.
A un certo punto Jack Nicholson cerca la ragazza con cui ha una storia e chiede dove sia. Gli rispondono “E’ andata al villaggio a comprare qualcosa”. Siamo nello Stato di Washington nel 1970. Quale villaggio? Dove sono i villaggi del Nord Ovest americano nel 1970? Perché non vogliono capire che “village” si traduce “paese”? Perché? Poi succede che uno vede un film meraviglioso e gli rimane in mente il villaggio con le tende coniche di pelle e gli scalpi appesi fuori a prendere aria. Dentro, Jack Nicholson sconsolato.

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