|
|
|
|


Mercoledì 30 Novembre 2005

Sono tre pasticche, cosa faccio lascio?


A 8 e 1/2 ci sono tutti. Maiolo, Ferrara, Armeni, Tonini e il sessuologo Jannini. Si parla di Viagra mutuabile o meno, comunale o no. E’ forse la prima volta che sento dire lubrificazione, erezione e amplessso alle nove di sera. Chiaro che per Tonini la sessualità è un argomento ostico: dono straordinario del Signore che prelude al miracolo della vita. Io, che OGNI volta che vedo un essere umano (o anche no) nascere, piango, credo che non ci sia niente di miracoloso. Che ci sia la meraviglia davanti alla grandezza di quello che succede sulla terra, che è una cosa gigantesca, ma senza dio. Eppure quello che mi colpisce di più è come la posizione della chiesa sia soprattutto incastrata per quanto riguarda il sesso per gli anziani. Per Tonini “a settant’anni il rapporto si approfondisce e ci sono infiniti altri modi per dire ‘ti voglio bene’”. Ovvero, l’anziano non si riproduce e quindi il sesso diventa solo affetto. Ma non manca qualcosa? E il piacere? La goduria? E’ questo il punto. E mi sa che da qui non ci si muove più, atei e cattolici. Invece la posizione femminile sembra spesso essere che ci sia del maschilismo in tutto questo. Che si parli sempre solo di erezione. Ma siccome la sessualità maschile ha a che fare con quella femminile, nel senso che (non fatemi dire cose sconvenienti) ci intragisce di brutto, non è un po’ preconcetta come posizione? Cioè uno cerca l’erezione per fare l’amore, mica per guardarsi. Va be’. Volevo intervenire sul tema.


Mercoledì 30 Novembre 2005

I see seven towers but I only see one way out


Certe volte bisogna fare un passo indietro. E rivedere certe posizioni che non si sono nemmeno mai messe in discussione. Sempre prese per buone. Allora, siccome il tema degli idrocarburi è sempre di attualità e siccome chi ce l’ha con questo mercato oscuro e potentissimo cade sempre nello stesso errore, cerchiamo di mettere una pezzuola. “Quando sale paghiamo subito di più e quando scende rimane al prezzo di prima per settimane. E chi ci guadagna, alla fine, sono sempre le Sette Sorelle,” diceva qualche tempo fa intervistata al telegiornale una arzilla vecchietta. Come lei, tanti, tantissimi ce l’hanno con le Sette Sorelle (d’ora in poi 7S). Le 7S sono le sette compagnie petrolifere che tanti anni fa detenevano il mercato americano degli idrocarburi. Prima dell’aumento del potere dell’Opec e prima della globalizzazione. Nel 1911 la Corte Suprema del Governo degli Stati Uniti decretò che fosse smembrata la Standard Oil in 34 piccole compagnie. Le più grandi di queste erano la Standard Oil of New Jersey (Esso, poi Exxon), la Standard Oil of New York (Socony, poi Mobil) e la Standard Oil of California (Socal, poi Chevron). Queste tre si misero assieme all’anglo-olandese Shell, alla anglo-persiana BP e alle texane Gulf Oil e Texaco per costituire un cartello. Così facendo esercitarono il loro potere sulla politica energetica internazionale così come sul trasporto aereo privato, soprattutto se si sorvola il pavese e se a bordo c’è un occidentale che fa affari con gli arabi come Enrico Mattei. In ogni caso queste sette negli anni hanno perso potere e il panorama è cambiato parecchio. Exxon e Mobil sono diventate la ExxonMobil; la Chevron si è tirata dentro la Gulf Oil e la Texaco. Oggi insomma di quelle 7S rimangono ExxonMobil, Shell, BP e Chevron. Tutte le altre compagnie petrolifere, che si impongono politicamente, socialmente, economicamente, come diavolo vogliono loro, in ogni caso non sono le 7S. Le Sette Sorelle non esistono più. Quindi se ci intervista il telegiornale a riguardo, usiamo l’espressione “le compagnie petrolifere”. Facciamogli vedere che le cose le sappiamo, cazzarola!


Martedì 29 Novembre 2005

Un anno d’amore


Pare che Mogol e Alberto Testa avessero già capito tutto. Perché qualcuno ha deciso di fare i dosaggi ormonali agli innamorati. E continuando a tenere monitorati questi inebetiti dal sentimento, alla fine, quando questi si sono rinormalizzati hanno scoperto che c’era una proteina che era tornata normale. Così adesso si sa che dura un anno circa, quella roba lì, quando senti che ti si allungano le orecchie solo al pensiero, ti si staccano i piedi, i cappelli si sfilano dai bulbi piliferi come quelli della bambola orrenda di quando da piccoli guardavamo le bambine e dicevamo che schifo (avevamo ragione in quel caso). Io avrei preferito che non me lo dicessero. Non così. Preparami un po’. Mettimela giù bene. Pensa anche al destino e alle condizioni psicofisiche dei terrestri, non solo al fatto che ti pubblicheranno l’articolo e se va bene l’anno prossimo vai a fare il biologo a New York coperto di svanziche. Qui si tratta di passare da amore a scompenso. Già se ne aveva il sentore, ma così, ufficiale, è un po’ troppo.


Martedì 29 Novembre 2005

Getting Things Done


Lista delle cose da fare per chi so io (tutti e due).


Sabato 26 Novembre 2005

Copyleft yogurtiero


Non è possibile, giusto? Non è possibile che quindici milioni di italiani bevano Actimel. Non può essere. Siamo cinquantasei milioni. La metà sono ventotto. Quindici saranno il 30%. Tutti compresi, anche il nonno e il neonato con la boccetta. Il trenta per cento degli italiani beve uno yogurtino, secondo quelli che lo vendono. Un po’ come il piacione del liceo che le gnocche di terza se le era fatte praticamente tutte, a sentir lui. Lo yogurtino contiene Lactobacillus casei immunitas. Dovrebbe essere un batterio che aiuta il sistema immunitario. Perchè il sistema immunitario va irrobustito. Eh, già. Così com’è non basta. Ma con una boccettina va a posto. Diventi una fortezza, con lo yogurt. Be’, se volete irrobustire il sistema immunitario e risparmiare, visto che il contenitore è ininfluente, potete usare una confezione di Actimel come matrice da mettere nella yogurtiera insieme a un litro di latte a lunga conservazione. Così si fa un litro di clone di Actimel nel giro di un notte. E già che ci siamo, se siete stitici fate lo stesso con Activia. E dopo settimane sul divano, bigi e in bianco e nero come la Marcuzzi, vi alzerete.


Martedì 22 Novembre 2005

C.S.I. in Falluja


Occhio. Non voglio passare per cinico. Scrivo dopo aver visto una puntata intera di Otto e Mezzo, talmente densa e delicata che Giuliano Ferrara a un certo punto ha detto “Sta’ zitta!” a Ritanna Armeni (e lei, forte di una pazienza inarrivabile, ha taciuto). Comunque si parlava di fosforo bianco. Sono andato su Wikipedia e ho scoperto perché ci si mette sempre dietro “bianco”. Perché in natura il fosforo puro non c’è: in natura è sempre in un composto, un fosfato, quella roba lì. Puro, può essere bianco o rosso. Quello rosso è un po’ più stabile. Quello bianco si incendia a contatto con l’aria. Detto questo, il dossier Falluja di RaiNews24 è controverso. Christian Rocca lo bolla da giorni come una cretinata, cosa che secondo me in genere quando si parla di operazioni militari non è giusta. Chiaro, Christian Rocca è un giornalista con posizioni spesso diverse dalle mie (che giornalista non sono) ed è anche molto professionale. Solo che la certezza inaffondabile del suo entusiasmo politico a volta lascia per strada elementi di evidente incertezza fattuale. Un po’ quello che fa Andrea Nativi quando racconta la guerra come se fosse una serie di eventi chiari, limpidi, stabiliti nella loro ineluttabilità da una maglia impenetrabile di regole condivise, senza niente di terribile (come scegliere se fare morire molti più soldati propri per assicurare ai nemici cautele che loro si guardano bene dall’usare). E su punti come questi si capisce se esista o meno una guerra più democratica di un’altra. Ma mi sto perdendo. Quello che voglio dire è che anche a Otto e Mezzo è emerso ancora una volta qualche elemento nodale sul quale si deve indagare.
A - Il fosforo bianco serve per illuminare il campo di battaglia, ma anche per fare fumo e proteggere le truppe dal fuoco nemico. Non è illegale in sé. Lo sappiamo. E’ stato usato a Falluja anche per stanare gente nascosta nei bunker e nelle cantine? E’ stato usato insomma come arma offensiva? Anche in contesti nei quali era impossibile distinguere i militari dai civili? Siccome brucia a 500 gradi, se lo tiri sulla gente, la bruci viva. Anche se in teoria serve per illuminare. Un po’ come la benzina, che non è un arma incendiaria ma un carburante. Ma se la versi in testa a qualcuno e avvicini un fiammifero, carburante non lo è più. Bisogna capire se quella roba lì è successa o no.
B- Nel servizio di RaiNews24 si mostrano dei cadaveri. Hanno addosso i vestiti, intatti, pare non abbiano segni di colpi di arma da fuoco eppure sono morti. Mortissimi. Hanno addosso le larve di mosca. Lo so che è spiacevole parlare di queste cose, ma quanti giorni hanno quei morti? Sono davvero morti ustionati, bruciati vivi? Se lo sono, e visto che si è detto che sono stati uccisi dal fosforo bianco o da un altro agente incendiario simile al napalm che produce temperature di centinaia di gradi, i vestiti dovrebbero essere bruciati. Devono esserlo per avvallare la tesi di cui sopra. Se non lo sono, i conti non tornano. Questo è un elemento di debolezza dell’argomentazione del servizio, una contraddizione interna. E siccome si parla di cosa molto serie, non si può approssimare. Quindi è necessaria la perizia di un medico legale. Senza, si parla a vanvera, dalle due parti. Un medico legale forse capisce se la pelle è scura perché bruciata o marcia. Un medico legale, tipo l’ottima Cristina Cattaneo, è in grado di dire “è così”, “non è così”, oppure “le condizioni del filmato ci impediscono di determinarlo”. Perché per il medico legale le posizioni di parte, il punto di vista dei generali, l’opportunità politica, tutta ’sta roba non esiste. Ci sono i cadaveri e i cadaveri parlano.


Lunedì 21 Novembre 2005

Corri: pensa a me.


L’Italia è un grande paese a forma di stivale. Un tempo il rapporto tra la famiglia e la guida responsabile dell’automobile era rappresentato da una calamita attaccata al cruscotto con scritto VAI PIANO PENSA A ME. La signora Pina Fantozzi controllava e ammoniva il marito sulla Bianchina. Stop. Passiamo ai giorni nostri. Fisichella, pilota di Formula Uno, va a 150 all’ora in una strada urbana. Dice che correva dal figlio malato. Il figlio malato è un bambino piccolo con mal d’orecchi e febbre a 39. Emergenza. 150Kmh. L’emergenza è un bambino piccolo con il mal d’orecchi e la febbre? Ché la febbre, ai bambini piccoli, viene alta. Sempre. E se non hanno dolori o sintomi che li disturbano, giocano tranquilli fino al 38 e mezzo, e a 39 ci stanno ancora dentro. Al limite piangono. I bambini piccoli piangono. Sarà una novità? Sarà roba per cui allarmarsi, che i bambini piangano e che abbiano qualche problema alle orecchie e della febbre? Sono caratteristiche dell’Homo sapiens. Niente di più. Altrimenti non venderebbero le gocce per le orecchie in quelle quantità industriali. C’è poi da dire che il figlioletto al cui capezzale si precipitano gli ansiosi genitori, cozza con me che magari sono sventolato a piedi e attraverso la strada un po’ ondeggiando, pagando con la morte di una, forse due o forse tre persone, il mio gesto vergognoso: l’aver bevuto due Gin-Tonic. E una piccola otite fa tre vittime. Pensare che tutto sia emergenza, che tutto sia postilla, eccezione, abnormità statistica, che qualsiasi elemento personale possa spazzare via le esigenze del collettivo (solo per questa volta, solo per un quarto d’ora), è la malattia civile del nostro paese. Guariremo? Mah.


Mercoledì 16 Novembre 2005

L’Isola delle Scimmie su MacchiaRadio


Questasera su MacchiaRadio cataplasma finale a base di Isola dei Famosi e molto ma molto altro che non c’entra una mazza. Cercheremo di assumere il punto di vista delle scimmie tropicali che, dai palmizi, guardano quei tre disgraziati e le maestranze con la curiosità tipica della loro ballotta pelosa. Ci saranno pezzi della radio e del giornalismo più sbarazzini di questo paese. Ci saranno canzoni indimenticabili. Lazzi, facezie e puttanate. Momenti di grande saggezza. Tutto nello splendore modernista della radiofonia digitale, con tanto di Podcast. Però rende meno senza il video, quindi il mio consiglio è di seguirci a basso volume mentre va l’isola alla tele e quando si sente che stiamo esagerando, ecco, lì alzare che diamo il meglio.


Martedì 15 Novembre 2005

Quadrophenia alle Nazioni Unite


Non stiamo a parlare di Nicole Kidman. Diamola per assodata come bella oltremisura e brava quanto basta perché ogni volta che si parla della sua bellezza si citi anche la bravura (e nel suo caso bisogna esselo molto, brave). Parliamo di Sydney Pollack, che è sempre un signore e non sbaglia un film. Magari non sconvolge, come in questo caso, ma dirige bene gli attori e non conosce cadute di tono. Ma soprattutto la Vespa. La fervente democratica nata nell’Africa equatoriale che lavora alle Nazioni Unite ha un vespone, e con quello gira per Manhattan. E mi sono chiesto: perché la Piaggio non realizza delle repliche della Vespa, morfologicamente uguali a quella di Nicole (non come quelle schifezze che si sono viste gli anni scorsi), ma con freni migliori e prestazioni ecologiche da urlo? E’ un’idea cretina? Non vogliamo offuscare la linea indimenticabile del Liberty (che è comodissimo e una volta Luca S. me l’ha anche prestato grazie)? Non lo so. A me pare un’idea banale, certo, ma ottima. Non è per fare i passatisti. Le forchette sono fatte così da millenni. La Vespa è un po’ la forchetta delle motorette, no?


Lunedì 14 Novembre 2005

I want to break free


Avete presente la macchia perniciosa? Avete presente la vita da single e le sue mecchie perniciose? Avete presente la tenacia di pernice incarnita di certi aloni sulle monocotture non perfettamente lisce? E quelle macchioline di vernice rimaste da quella volta che il mordente Ikea cazzarola ne ho messo troppo e cola? Per tutti questi problemi c’è un affare che spruzzi. Si chiama Cillit Bang. Io non so cosa ci sia dentro, ma vi assicuro che non c’è gara. E poi per la prima volta un prodotto che non sposa la sobrietà dei prodotti nostrani un po’ anni Cinquanta, un po’ Marsiglia, un po’ profilo basso. No, no. Qui si promettono faville ed esplosioni fin dal nome, fin dal viola shocking della confezione. E il risultato è che anche solo a vederlo nella scaffale si ha l’impressione di dominare i signori del male, le macchie, con la forza folgorante, quasi di castigo divino, del Cillit. E lo spruzzino, va bene, ha lo stesso principio attivo del barattolo. Ma vuoi mettere l’effetto Arma Letale di premere il grilletto. Chapeau. Mai più senza.