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Lunedì 21 Novembre 2005

Corri: pensa a me.


L’Italia è un grande paese a forma di stivale. Un tempo il rapporto tra la famiglia e la guida responsabile dell’automobile era rappresentato da una calamita attaccata al cruscotto con scritto VAI PIANO PENSA A ME. La signora Pina Fantozzi controllava e ammoniva il marito sulla Bianchina. Stop. Passiamo ai giorni nostri. Fisichella, pilota di Formula Uno, va a 150 all’ora in una strada urbana. Dice che correva dal figlio malato. Il figlio malato è un bambino piccolo con mal d’orecchi e febbre a 39. Emergenza. 150Kmh. L’emergenza è un bambino piccolo con il mal d’orecchi e la febbre? Ché la febbre, ai bambini piccoli, viene alta. Sempre. E se non hanno dolori o sintomi che li disturbano, giocano tranquilli fino al 38 e mezzo, e a 39 ci stanno ancora dentro. Al limite piangono. I bambini piccoli piangono. Sarà una novità? Sarà roba per cui allarmarsi, che i bambini piangano e che abbiano qualche problema alle orecchie e della febbre? Sono caratteristiche dell’Homo sapiens. Niente di più. Altrimenti non venderebbero le gocce per le orecchie in quelle quantità industriali. C’è poi da dire che il figlioletto al cui capezzale si precipitano gli ansiosi genitori, cozza con me che magari sono sventolato a piedi e attraverso la strada un po’ ondeggiando, pagando con la morte di una, forse due o forse tre persone, il mio gesto vergognoso: l’aver bevuto due Gin-Tonic. E una piccola otite fa tre vittime. Pensare che tutto sia emergenza, che tutto sia postilla, eccezione, abnormità statistica, che qualsiasi elemento personale possa spazzare via le esigenze del collettivo (solo per questa volta, solo per un quarto d’ora), è la malattia civile del nostro paese. Guariremo? Mah.

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