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Giovedì 29 Dicembre 2005

Bràvi, bravìssimi


Nò, nò, sinceraménte, compliménti, andiàmo avànti così. Mettiàmoli còn fantasìa, còn libertà, còn generosità quésti accénti. Mettiàmone dì più. Mettiàmone à fròtte. Mettiàmo miliòni, dì accénti, ché sòno ùn ségno dì libertà. Nòi siàmo Repùbblica, siàmo ùn grànde giornàle progressìsta. Cambiàmo lé régole. Pòi facciàmo màrcia indiétro.


Mercoledì 28 Dicembre 2005

Sapessi com’è strano sentirsi al-Tikriti a Milano


Trasferirsi dalla provincia alla città prevede che uno vada a vedere una casa e le trovi bella ma piccola. Prevede che la casetta costi quasi il doppio di quella di provincia e ci siano una stanza, un garage, una cantina in meno. Predeve che tutti gli altri, quelli della grande città, ti dicano va benissimo, è così, cosa credevi, se non sei straricco questo passa il convento, anzi, baciarsi i gomiti. E tu chini il capo sulla buca dove ti stai per trasferire e dici a te stesso provinciale, vergogna, magari vuole anche gli alberi adesso, il signorino.


Lunedì 26 Dicembre 2005

Sul latinorum non c’è gara


L’altra sera, il 24, c’è stata la veglia natalizia. O, meglio, c’è stata una messa solenne in Vaticano che non so identificare con più precisione non essendo più praticante da tempo. Comunque, al di là del protocollo, la messa di Natale. E devo dire che Benedetto XVI legge in latino come pochi. La pronuncia bavarese spacca. La davano alla radio e spostandomi da un festeggiamento all’altro ho apprezzato moltissimo la liturgia tradizionale. E in questo momento lefebvriano ho registrato un’ammaccatura nell’infallibilità papale. Secondo me c’erano degli accenti al posto sbagliato. Non garantisco. Mi sbaglierò… Io posso.


Venerdì 23 Dicembre 2005

Daje de tacco daje de punta


Adesso c’è ’sto fatto di Borghezio. Borghezio quello degli spruzzini snegranti nei treni. Borghezio quello che grida alle palandrane che prendono fuoco. Borghezio quello che ora è della Lega Nord per L’indipendenza della Padania ma a giudicare dalle sue posizioni sembra molto vicino al MSI di quando il segretario non era Giangranco “Fiuggi” Fini ma Pino “Evola” Rauti. Borghezio le prende. Ma le prende di santa ragione? Se le merita? Tutti quelli che ci riportano la notizia, ridacchiano. E noi stessi, a dirla tutta… Ma prima di prenderle, Borghezio contava qualcosa, a parte farci imbestialire e fare la fortuna di Blob? Nel Polo delle libertà qualcuno condivide o difende le sue posizioni? Se sì, sono pochissimi. E comunque non pubblicamente. Al di là del fatto che menare uno quando si è alcune decine non è il massimo (se proprio si stabilisce che si vuole menare qualcuno), ma poi? Voglio dire, dopo? Dopo che l’hai menato, dopo che hai fatto il figo in 55 contro uno che è quadrato come i personaggi di South Park, cosa succede? Le azioni si intraprendono con uno scopo. Se non se ne anno, di scopi, si sta a casa o si fanno passeggiate. Uno che grida da un palco “Non toccate più un Padano perché la pietà è morta!”, non scappa dalle legnate. Nelle legnate ci sguazza. E menare la gente sul treno tende ad essere controproducente rispetto alle causa NO-TAV e alla causa NO-BGZ (Borgezio) e a qualsiasi altra causa che vi possa venire in mente. Insomma quella roba lì è sbagliata da ogni punto di vista. RAGIONI ETICHE: non si mena la gente, non si mena uno da solo quando si è una cinquantina, non si mena uno che parla da punitore se non si è d’accordo con la sua retorica bellicistica. RAGIONI POLITICHE: non si mena un parlamentare eletto, non si mena particolarmente un parlamentare dello schieramento avversario, non si mena uno che parla da punitore se non si è d’accordo con la sua retorica bellicistica, non si compromette l’esito di una manifestazione pacifica con colpi di testa ormonali.


Martedì 20 Dicembre 2005

Hava nagila


Sharon sta male. Sharon in ospedale. Pronto soccorso. Urgenza. Ictus. E mi trovo a pensare: “No, Ariel, cazzarola, non morire adesso!”. Poi vado a fare un giro su Haaretz e scopro che è una robetta, niente di grave. E tiro un sospiro di sollievo. E penso: ma un anno fa? Due anni fa? Mi sarei mai potuto immaginare di pensare cose del genere? L’esistenza è imprevedibile. E succedono anche delle cose che nessuno pensa possano cambiare più le cose. Altro che dietrologia infinita. Tipo che il più cattivo diventa il più buono. E quello cattivello diventa il più cattivo di tutti (Ben, lo spilungone).


Domenica 18 Dicembre 2005

Why can’t we look the other way?


Poi uno prende il manifesto di sabato e scopre che ci sono due articoli sull’Iraq. Uno parla del fatto che Al Zarkawi sia stato preso e rilasciato per sbaglio. L’altro parla di come in queste elezioni la tele e gli spot abbiano avuto un ruolo importante. Delle elezioni in sé non si dice niente. Nisba. Nada. Nixon. E allora capisci un po’ Rocca, anche se non condividi. Perché l’altro ubriacone è uno di quelli che a proposito del campo da calcio di cui sotto sono capaci di dire: “Quale campo? E comunque gli arbitri sono dei corrotti!”.


Sabato 17 Dicembre 2005

Cicca la minéra


C’era una macchinina che diceva te l’avevo detto io te l’avevo detto e la macchinina capo gli diceva stai zitto. C’era un cane che ridacchiava degli errori del padrone. C’era Christian Rocca che parlava delle elezioni a Baghdad. Tutti a dare di gomito. Tutti a predere rivincite. Tutti concentrati più su quello che significa ciò che succede agli occhi di chi la pensa diversamente, più che a pensare ai fatti in sé. E’ una goduria goriziana, di sponda. Mi dicono che Rocca è simpatico anche più di Muttley e ci credo. Però in assoluto questo fatto che la propria posizione politica diventi un liquido di contrasto, uno strumento per smascherare luoghi comuni e preconcetti di commentatori di vedute opposte, mi ha sempre lasciato perplesso. Sembrano quei discorsi tra ubriachi in cui uno dice che il campo da calcio è lungo molto più di cento metri e l’altro molto meno. Cominciano a contrattare: saranno quasi duecento metri, e l’altro, cazzo dici molto meno, massimo cinquanta. Passa un quarto d’ora e si accordano sui cento abbondanti, che è la misura media di un campo di calcio. Resta il fatto che nessuno dei due ha mai sostenuto la verità, ma il contrasto. E davanti a quelli che dicono che queste elezioni irachene non contano una mazza, la reazione di chi sostiene la strategia americana come fosse la propria squadra del cuore è di dire che mai al mondo elezioni sono state più limpide, rappresentative e democratiche. Tié, béccate questo. O, come dicevo io da piccolo, cicca la minéra.


Domenica 11 Dicembre 2005

Il gioco al rilancio e la scala a incastro


Perchè i problemi qui e ora diventano sempre assoluti, ovunque e in ogni epoca? Perché l’italiano non può avere una posizione forte, granitica, faticosa da sostenere, in nome di un principio e senza che si passi all’esistenziale metastorico? Perchè non basta dire che il treno è sbagliato e ci si oppone con ragione, ma bisogna invece per forza rilanciare, trasformarlo nel male assoluto? Come se si dovesse avere paura del male assoluto, in assoluto. E se il male civile, laico, non fosse fatto di piccoli scartamenti dalla razionalità, dal progresso, dall’ onestà. No perchè se uno rilancia sempre, o prova tutte le scale a incastro (ed è un modo molto efficiente per rovinarsi), oppure sta bluffando. E in certe situazioni, soprattutto se si ha ragione e se si è in buona fede, bisogna tenersi ben strette le carte che si hanno in mano e giocare su quei punti lì. Altrimenti si rischia il ridicolo.


Mercoledì 7 Dicembre 2005

My generation


Solo per dire che in queste ore al teatro Alla Scala di Milano c’è un tipo che non ha nemmeno trent’anni che dirige Mozart. E mi basta questo. Che non si tagli i capelli da Aldo Coppola come il suo predecessore e che abbia citato David Bowie in conferenza stampa, così come il fatto che sorrida e goda visibilmente mentre dirige, sono solo meraviglie in più.


Sabato 3 Dicembre 2005

Prepara la carbonella! Tenere carni rosse in arrivo!!


Ieri c’è stata una manifestazione a Roma. Una manifestazione vecchio stile, di operai che vogliono contratti nuovi. Oggi è sabato. E, si sa, il sabato si è tutti un po’ partigiani. Si comprano manifesto e Foglio. E sul manifesto si trova un trafiletto che si intitola Musiche di Lotta. Dove salta fuori che le vecchie canzoni da corteo sono state sostituite da altre. Tipo che prima c’era “compagni dai campi e dalle officine…” e adesso c’è Renato Zero. Oppure c’è Sting. Di Sting, poi, pare ieri si sia sentita anche anche questa canzone. Russians. Definita, giustamente, dal manifesto, la più politica. Ora, posto che le canzoni da corteo sono una palla al piede e che dei brani pop ricontestualizzati sono meglio senza dubbio, Russians no. Ripeto: Russians no. Per sottolineare quanto questo sia il brano che definisce la statura politica di Gordon Sumner, in arte Sting (lo stesso che raccoglie i soldi per l’Amazzonia, si fa fotografare seminudo con le penne nel naso insieme ai capitribù e poi se li fa fottere tutti, lo stesso che scopa per settimane intere perché ha scoperto l’India) riporto il testo del brano, tradotto nell’idioma italico. In prosa.
Artista: Puntura
Titolo: Russi
In Europa e in America c’è un’aria di isterismo crescente, condizionati come siamo a rispondere a tutte le minacce dei discorsi retorici dei sovietici. Il Sig. Krushev dice “vi seppelliremo”. Io non sono d’accordo con questo punto di vista: sarebbe una cosa così ignorante da fare! Spero che anche i Russi amino i loro bambini. Come faccio a salvare il mio bambino dall’arma mortale di Oppenheimer? Non esiste un monopolio del senso comune, né da uno né dall’altro lato della barricata. Condividiamo la stessa biologia, ideologia a parte. Credetemi quando vi dico che spero che anche i Russi amino i loro bambini. Non ci sono precedenti storici adatti a mettere le parole in bocca al Presidente. Non esiste una guerra che si possa vincere: è una bugia a cui non crediamo più. Il Sig. Raegan dice “vi proteggeremo”. Non sono d’accordo con questo punto di vista. Credetemi quando vi dico che spero che anche i russi amino i loro bambini.

In sintesi, una cretinata.