Lunedì 23 Gennaio 2006
When I was cruel
C’è Giucas Casella vestito da Farinelli (Giucas Casella vestito da Farinelli) con tanto di parrucca e neo posticcio. Lo intervistano. C’è Cristiano Malgioglio ospite (Cristiano Malgioglio ospite) e alle sue spalle un centinaio di manzi vestiti da marinai canta in coro “Sei Bellissimo”. Questo, e molto altro, negli ultimi due anni. Tre stagioni fa Domenica In era in mano a Paolo Bonolis. Paolo Bonolis adesso sta facendo un programma molle che guardano in quindici: la sua curva è discendente (risalirà prima o poi, tranquilli). Ma alla prima puntata della sua conduzione di Domenica In invitò come ospite musicale Elvis Costello insieme al pianista Steve Neve. I due erano in tour per portare nei teatri il disco “North” (Deutsche Grammophon). E mi ricordo di avere detto un “oooooh, finalmente”. Non per Costello alla tele, ma perché una scelta così dimostra il tocco di autori che sono abituati, pur nel carnaio di una produzione gigante e incasinata come Domenica In, a pensare anche in termini di qualità . Invitare persone capaci e non persone televisivamente famose. Anche perché se non le inviti mai, le persone capaci non diventano mai famose e ti rimangono solo ospiti (spesso col catetere) che si parlano addosso. Mara Venier queste cose non le fa: è una che quando vuole fare il colpaccio invita i Pooh, mi ricordo di aver pensato. Ecco. Bonolis se ne va. Torna Mara col suo carico di tette. Prima puntata. Ospitie musicale: i Pooh. E poi Giucas Farinelli e Malgioglio in the navy. Poi Pappalardo e Zechila che gridano come trogloditi minacce che ruotano intorno a madri, famiglie, onore. Ora, posto che Zechila non è mai esistito e Pappalardo non esiste più da tempo, forse è il caso di prendere atto della situazione. Prima che qualcuno porti una testa di cavallo in studio, sarebbe il caso che ci si accorgesse che le cose non succedono mai per caso. Se vai a centottanta ti assumi un rischio: non è matematico, ma ti puoi schiantare contro un platano. Basta saperlo. Quando però la macchina sbanda in curva e sfiora la corteccia, dopo mesi di velocità furibonda, non è il caso di scandalizzarsi. Si fanno delle scelte. E chi semina tette raccoglie bifolchi.
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