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Mercoledì 11 Gennaio 2006

Ognuno ha la sua croce


Anche quest’anno la settimana si avvicina. E ancora una volta sempre di più ci aspettano croce e delizia, miseria e spasso. Cominciamo con la miseria. La polemica per i fiori di Pescia, cioè una gag di Panariello (che non mi è mai piaciuto, ma qui ha ragione) che ha fatto imbufalire i floricoltori di Sanremo, per i quali il Festival è SEMPRE oggetto di lamentele eterne (brutto il palco, pochi fiori sul palco, poche inquadrature ai pochi fiori, troppi fiori brutti, poche canzoni a tema floreale, canzoni appassite, canzoni in tonalità che non stanno bene con le gerbere di cui ci pregiamo di essere grandi produttori). Poi Al Bano, Albano, come diavolo si chiama, che si scandalizza perché l’hanno escluso da un festival della canzone, nonostante abbia entrature di un certo peso nel giro della Coldiretti Puglia. Poi la selezione, che fa ridere come al solito, da Ivana in poi. Ma lo spasso non mancherà perché uomo che cade fa sempre ridere. E il palco dell’Ariston è il regno delle cadute, è la grande madre dei crolli, è la fossa delle Marianne dell’istinto di conservazione, è il cimitero degli elefanti, è il mar dei Sargassi delle anguille dello spettacolo italiano, che lì non possono evitare di tornare per accoppiarsi coi propri simili. Sanremo è il vero deus ex machina del nostro showbiz, la manifestazione più sinceramente pop che abbiamo, e in quanto tale sempre aliena e inattesa, calata metafisicamente dall’alto in tutta la sua scalcagnaggine.
Ma soprattutto quest’anno c’è Victoria Cabello, lacustre e britanna, delizia e delizia al cor. Diventerà troppo famosa? Voglio dire, stronza? Naaa. Non sembra il tipo. Una che sa dire “pirla” come Victoria ha abbastanza senso della realtà per non ammattire. Ma Sanremo metterà a dura prova anche lei, come chiunque altro. (Il pennellone simpatico che di lei è il ragazzo si inventerà qualcosa di intelligente legato a tutto ciò. Continueremo a invidiarlo con discrezione, sapendo che è sempre comunque troppo bravo per starci sulle palle.)


Martedì 10 Gennaio 2006

Egypt begins at home


Da anni diciamo che in Italia la nera non è nemmeno avvicinabile a quella britannica o statunitense, ed ecco che la globalizzazione rende le notizie (cordate, campagna elettorale, roba di questo tasso di noia) molto più eccitanti. Il tizio morto nel garage con la madre defunta nell’armadio, siliconata, finisce dritto dritto nella top ten dei pazzi scatenati. Ed è italiano. Quando si dice la fierezza patriottica.


Domenica 8 Gennaio 2006

Claudio e la serrata del gas


Questa sera a Terra!, il settimanale di informazione del TG5, hanno mandato in onda un servizio sulla questione del gas. A un certo punto prende la parola un rappresentante di una associazioni di consumatori che dice che in Italia il gas è il più caro al mondo, che da noi i “kilo-julé” costano più che in ogni altro posto. Ecco. Dico, certamente stava dicendo una cosa vera e importante, ma a me è venuto in mente il gioca-joué di Cecchetto in versione scientifica (DNA! - tatararara rattararara rattararara rara - ASINTOTO! - tatararara rattararara rattararara rara - NEUTRINO! - tatararara rattararara rattararara rara) e alla fine non sono più riuscito ad ascoltare. (Joule era un fisico inglese e ha dato il nome all’unità di misura del lavoro, della quale sia chiaro non so una mazza. Si pronuncia comunque giùul, tipo “tool”). Resta il problema di abbinare unità di misura e termini tecnici a gesti appropriati.


Domenica 8 Gennaio 2006

I milli e uno tassi variabili di Sana’a


Non so se sia giusto. Non so nemmeno se in Italia si riesca a fare un discorso del genere, felici come siamo di fare la figura degli eroi nelle emergenze. Però quando sono stati rapiti dei Giapponesi in Yemen, il governo di Tokio li ha tirati fuori pagando il riscatto. Poi, quando i turisti sono tornati in patria, lo stesso governo ha chiesto di riavere i soldi spesi per liberarli. Uno accende un mutuo e ripaga il riscatto anticipato dal proprio paese, da tutti i cittadini del proprio paese, che per scelta o per caso evitano di prendere dei rischi a nome di altri.


Domenica 8 Gennaio 2006

And he scores!!! Todd Bertuzzi, assisted by Markus Naslund!!!


Nelle ultime settimane mancava qualcosa. Anzi, ne mancava più di una. Ma una mancava senza dubbio e non capivo cosa fosse. Era una mancanza sottile, piacevole ma difficile da identificare.
Poi questa sera mi sono ricordato. Meglio, mi sono accorto. Perché già nei giorni a cavallo tra la fine e l’inizio (palestre inevitabili della malinconia universale), c’era stato un segno. In montagna con amici avevo dimenticato di portare il gioco del calcio per Playstation e mi ero sfogato con NHL, cioè hockey su ghiaccio. Ognuno sceglie una squadra del cuore, senza troppa convinzione, e ci si sfida. Io, i Vancouver Canucks: la squadra del cuore di Douglas Coupland (posto che gliene freghi qualcosa). Todd Bertuzzi, Markus Naslund, giocatori che si scelgono a nome, come i cavalli quella volta all’anno d’estate che si va a vedere la tris all’ippodromo. Eppure dopo un po’ ci si affeziona. E le regole dell’hockey (fuorigioco, liberazione vietata, ingaggio) alla fine con un po’ di attenzione si imparano. Il fatto di attualità del giocatore sospeso a nationalis per insulti razzisti fa solo piacere. Insomma questa sera mi sono accorto che era solo un sogno vacanziero, che in Italia lo sport è altro. Non è nemmeno Rocca, che vince ridendo. Lo sport è soprattutto un dibattito a Controcampo per stabilire, a partita finita, se sia stato Gattuso a tirare o l’attaccante a spingere. E, scusa, fammi finire, no fammi finire, questo, questo, questo, FAMMI FINIRE, QUESTO E’ UN RIGORE BELLO E BUONO!


Venerdì 6 Gennaio 2006

Non si interrompe un’emoz


Mi stavo quasi dimenticando. 31 dicembre 2005. Messaggio del Presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi ai cittadini. Il Presidente parla brevemente del suo settennato che si conclude tra poco, dei valori condivisi eccetera: cose presidenziali normali ma piacevoli. Poi fa gli auguri a tutti anche nome della Signora Franca e saluta. Parte qualche immagine della capitale di notte. E insieme alle immagini parte l’inno di Mameli. Solo che dopo sei secondi lo sfumano, l’inno nazionale, e mandano la pubblicità. A reti unificate.


Giovedì 5 Gennaio 2006

Non ci voleva davvero


E adesso come si fa? Come si fa a vedere Munich con lo spirito giusto, tra l’altro? Si piangerà di più? Si resterà forse paralizzati per le sorti sospese del processo di pace, di Israele, della Plaestina, dei due popoli e dei due stati? Cosa ci aspetta nei prossimi giorni, tra fine fisica del premier, sua scomparsa politica con fisico stremato o colpo di reni del vecchio leone ferito? Gente che festeggia col kalashnikov per strada preferirei di no. Ci aspettano comunque di sicuro elezioni molto delicate. E filmoni ancora più significativi. Ci sarà da parlare molto, con la voglia di ascoltare le posizioni degli altri e dire cose sensate, magari non per forza clamorose. Senza stronzate, se ci riusciamo. Prepariamoci (le stronzate fioccheranno comunque).


Mercoledì 4 Gennaio 2006

Sono uno sputacibo


Dopo aver visto King Kong una cosa è certa. Jack Black non è un attore, è una macchietta. Macchietta eccezionale (Alta Fedeltà, School of Rock), ma sempre e solo quella. Troppe sopracciglia, troppe espressioni tese tirate ad arte su una faccia di gomma, troppa aria da scena madre sempre e comunque. Non ha la delicatezza di Michael J. Fox nelle situazioni goffe, né l’intelligenza mimica e perfino fisica di Jim Carrey. Insomma Peter Jackson gli ha dato fiducia e ci ha voluto provare. Non sappiamo se se lui ne sia accorto o meno, ma la cosa non regge. Poi Jack Black lo troveremo ovunque lo stesso, reciterà anche la parte di Giovanna D’Arco in un remake di Giovanna D’Arco. Ma salvo imprevisti (Lynch, Cronenberg, roba così), questo non sarà mai nemmeno l’ombra del suo modello: uno capace di incantare con una sigaretta, un cappello di lana e una faccia molle.


Martedì 3 Gennaio 2006

Tu sai fa’ l’americano?


Un brutto segno. Scemate, né malattie gravi né brogli elettorali, si intenda. Ma un brutto segno lo stesso. Quando un paese che fatica da tempo ad abbracciare la cultura popolare, cosa che in decenni passati (tipo i Sessanta o gli Ottanta) era perfettamente in grado di fare, si dimostra proprio a Natale 2005 ben lontano da qualsiasi segno di ripresa. La classifica di Musica e Dischi dice che i primi cinque dischi venduti nelle ultime settimane sono i dischi di Fabrizio De André, Claudio Baglioni, Renato Zero, Vasco Rossi, Robbie Williams. Nei primi dieci ci sono anche Pausini, Ramazzotti, Madonna. Insomma, musicisti morti o cinquantenni. E se non sono morti (e anche geni nel caso specifico) o cinquantenni, sono comunque espressione di musica di decadi passate. Non siamo messi benissimo, davvero. C’è tanto lavoro da fare.