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mercoledì 1 febbraio 2006

Il fascino profondo della carnazza vera


donerkebab.jpgL’altra sera sono andato a vedere “A history of violence”, che davano in lingua originale. A parte che c’era una che parlava di fianco a me e io, che non sono anglosassone, dopo cinque sssshhh non sono passato alla lite e mi sono spostato indietro (gesto che non ha impedito alla stronza di continuare). Ma il film, per via dell’ossessione del caro vecchio David per la carne, ha una caratteristcia quasi unica. Quando ci danno dentro, è per davvero. Sesso e sua rappresentazione: ambiti nei quali ci stanno infiniti piani. C’è il sesso fatto. C’è il sesso fatto per essere ripreso. E c’è il sesso fatto per essere ripreso ed eccitare chi guarda (che poi si mette eventualmente a farne da solo, in due, magari con l’ausilio di motori elettrici). Infilarsi (!) in questo orizzonte nel modo giusto è difficile. È difficile mostrare in un film non porno della gente che si schiaccia sul serio. In “A history of violence” ce ne sono due, di scene. In una, Maria Bello si veste da cheerleader per attizzare Viggo. E cominciano a fare, normalmente e con impegno. Poi sulle scale, con una certa dose di aggressività, che perà resta nei limiti del realismo (altri registi avrebbero calcato troppo la mano, sfondando la barriera del codice penale o del risvolto sociale). Invece quello che dovrebbero imparare a girare gli altri è semplicemente il sesso. Normale. Cioè non da film porno (ginnico insensato se non ci sono le macchine da presa perché mi devo slogare?) e nemmeno à la Stefano Accorsi (troppo pesante, troppo sovraccarico e mai veramente porco nel senso vero). Ecco, il porco leggero: questo manca quasi sempre al cinema. E manca sempre nel cinema erotico, dove il porco è sempre troppo peso. C’è in Titanic, per esempio: loro sudati fradici nella macchina coi finestrini che gocciolano. Grande scena. E c’è in “A history of violence”. Non c’è per niente invece, il porco, nelle kebabberie. Lì non si può perché pare che sia impuro. Quindi dopo il film mi sono dedicato alla carne di agnello e tacchino, quella che il mio amico Mehmet confeziona in forma di kebab con grande maestria. Se ne mangi meno, la apprezzi di più, la carne. Ma stufare, non stufa mai.

16 commenti finora
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Cosa intendi con “Quando ci danno dentro, è per davvero.”?

Vero sesso sui set cronenberghiani o verosimiglianza nella simulazione dell’atto sessuale?

Se intendi la prima, mi suona nuova… ne sei proprio sicuro, mb?

via medaglie d’oro ?

tornando seri: l’ho visto tempo fa. E devo ammettere che è stata una lunga digestione.

Non avevo capito invece la scena di nudo integrale di lei dopo la doccia dopo il sessido torrido sulle scale.
Non capivo il perchè di quel nudo quando le scene di sesso erano sì coinvolgenti ma per nulla pornografiche (non le se vede nemmeno il seno)

Ci sono arrivato qualche giorno dopo.

sono lento… lo so..

Ma no, non vero nel senso vero. Vero, in senso cinematografico. Vero per finta. Dai! (Sì, via medaglie d’oro a Varese).

Son d’accordo col Matteo e la sua teoria gia’ abbondantemente discussa…
Ma la roba che a me e’ piaciuta di piu’ del film e’ Willy Hurt che dopo due ore di realismo (vero o cinematograficamente finto che sia) spara un’interpretazione del gangster assolutamente surreale e comica (la sua fine secondo me e’ paragonabile solo al tarantiniano John Travolta che esce dal cesso), Oscar tutta la vita!
Oh, Bordo’ salutami Mehemet, Kebab come i suoi qui non ne ho ancora trovati…

@mb: ah! ok! ma da questo punto di vista, trovami una sola cosa falsa nel cinema di Cronenberg! :-)
@robi: a me la fine di William Hurt ha ricordato quella di Willem Dafoe in Cuore Selvaggio… non so perché…

«Non c’è niente di meglio di una serata al cinema o a teatro per alimentare il misantropo che vive in ognuno di noi. Non mi stupirei di scoprire che Himmler abbia elaborato la T3 ad un concerto di Wagner…»

Un po’come l’horror lovecraftiano: più ti resta la voglia di vedere, meglio è.
Maria Bello sarà tinta (la scena della doccia serviva a quello no? o no?…)ma è davvero attizzantissima.

@velenero: e che dire della fine del cattivo (che non mi ricordo chi era…) de La Promessa, mentre Jack Nicholson se ne rimane li’ ad aspettare, facendo la figura del cioccolattaio?

@ robi: non so… non ho visto quel film perché ho letto il romanzo di Dürrenmatt e so già che m’incazzerei per come è stata stravolta la storia.

@robi: non so… ho preferito non vedere quel film, perché ho letto il romanzo di Duerrenmatt e so che mi sarei incazzato.

Oops…!
Mi è impazzito il browser…!

@serenaseblu:
quello che ho capito io (e te lo dice uno venuto su a fumetti, videogiochi e digei television) è:
- il rapporto sulle scale lei lo avuto con “l’altro”. Difatti è stato diverso, violento e animalesco

- poi si fa la doccia e esce nuda come farebbe normalmente una donna con il suo compagno

- ma lui per lei non è più il compagno che conosceva, è un’estraneo e si copre

- e lo fa in un modo tipo “la vedi questa? ecco da ora non la vedi più”

just my 2 cents

P.S.
ho risposto lo stesso anche se ritenevo il tuo intervento più che altro ironico ;)

Dear Adso,
son cresciuto a fumetti anch’io, il film poi è un fumetto (Cronemberg ultimamente fatica con le storie originali, vedi Spider) e penso che tu abbia abbastanza ragione.
Ma non dimentichiamo la carnazza. Per quanto gente raffinata (?) Cronemberg e pure Wagner (l’autore del fumetto e di belle pagine del giudice Dredd) ama la carnazza (al sangue o al pelo) molto e pure per quello che è e basta. E, ironicamente anch’io.

a me è piaciuto il 69

@ velenero: io invece non ho letto il libro, quindi non ho termini di paragone ma il film non mi e’ certo dispiaciuto…
Comunque, credo che alla fine il nostro MB abbia fatto un lungo preambolo, tirando in ballo la Storia di Violenza, per arrivare al dunque che altro non era se non decantare le lodi dell’arte kebbabiera del sublime Mehemet…:)



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