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sabato 4 febbraio 2006

Le orecchie vi fan così


rabbitb.jpgSe si difende un principio, stiamo parlando di un principio, giusto? Quindi non dipende da molti fattori esterni, ambientali, contingenti: i principi in genere sono gli ultimi a cadere. Quando lo fanno, è per motivi gravissimi e con grande coscienza del fatto da parte del soggetto o della comunità che è costretta a farne a meno. Quando invece i principi vengono trattati come una qualsiasi opinione personale, allora vuole dire che non si ha una morale (una posizione sugli usi e i costumi delle genti rispondente ai propri valori). Si cazzeggia, in poche parole. Scusate se torno sull’argomento, ma in questi giorni sento solo posizioni morbide, pelose, comprensive, che producono un collasso nell’articolazione della spalla, con conseguente inevitabile distacco dell’arto superiore. Cadutemi le braccia, mi tocca rifletterci. E mi vengono in mente gli hare krishna che scappano dalla famiglia benestante e dall’oppressione dei mantra cattolici (ave-pater-gloria), per poi tuffarsi ridenti nelle braccia di hare krishna hare krishna krishna krishna hare hare. Nella fattispecie perché siamo imbestialiti con chi vuole toccare la 194 e poi siamo comprensivi, pieni di sì però, di disquisizioni sull’opportunità, se si calpesta la libertà di parola? Perché con l’alibi delle buone maniere, del rispetto, dell’offesa grave, della sacralità, si evita di avere una posizione coerente o anche incoerente ma che non sia pastetta? Perché non si può affermare senza strilli che, indipendentemente dalla pochezza di molte delle vignette pubblicate, le reazioni nel mondo libero alle offese sono comunicati stampa, picchetti, dichiarazioni ufficiali, quallo che volete, e non tutto ciò che sta succedendo? Furio Colombo ha scritto che per lui bisognerebbe adottare il politically correct, così non si sbaglia mai. Quindi la soluzione alle rivolte furiose delle masse strumentalizzate di Giakarta e Damasco è un codice linguistico e comportamentale adottato dalle università più ricche del mondo. Figo. Princeton chiama Aleppo! Harvard chiama Teheran! Meraviglioso. A chi brucia la bandiera per strada opponiamo gender studies o il pronome she riferito a dio. Questo si chiama parlare, Furio. E per l’ennesima volta, la posizione degli altri religiosi, improvvisamente diventa il riferimento del buon senso. Vescovi, rabbini, imam. A loro bisogna chiedere cosa devono fare i giornali in questi casi, pare. A ’sto punto per riformare l’antitrust vogliamo far seguire tutto all’ufficio legale della Nike? Io dico che avere posizioni nette prevede del coraggio. Verso i lettori, che possono non capire e non comprare più il giornale scambiandolo per un giornale di destra; e verso l’editore, l’opinione pubblica, gli altri giornali, le autorità ecclesiastiche. Insomma invece di concepire una posizione veramente liberale, seminiamo dei però nei commenti e alla fine tutto si riduce in un profondissimo e sempre elegante: “La persona civile non bestemmia”. Quando si dice scrivere pagine di storia come niente fosse, eh?

4 commenti finora
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Come dice MB davanti a queste cose bisogna prendere una posizione la mia e’ basata su questi fatti.

Jyllands-Posten e’ sempre stato prodigo di vignette cafone: c’era un periodo che ogni domenica mattina compariva un articolo sulla Turchia e la sua entrata in Europa. Ogni volta era rappresentato un turco con il nasone, la barba, la scimitarra intento a sgozzare Europa o a mettere bombe e mi ha sempre dato fastidio, un po’ come quando ti imitano l’accento italiano, intonando un melodia che non esiste o gesticolando goffamente: e’ una cosa che non sopporto. Chi e’ stato un po’ all’estero sa di cosa parlo.

Jyllands-Posten riporta da circa una settimana sulla sua homepage (http://www.jp.dk/meninger/ncartikel:aid=3527646) una lettera aperta di scuse in danese, inglese e arabo. E’ una lettera dovuta, e anche un po’ in ritardo per i miei gusti: mi sta bene che mi prendi per il culo, ma se mi offendo mi devi chiedere scusa altrimenti sei un cafone, e le relazioni, specialmente quelle internazionali, si basano sulla diplomazia, la correttezza e un po’ di buona educazione, altrimenti sarebbe lecito dare del Nazista al tuo interlocutore al parlamento Europeo e non lo e’ e non lo deve essere.

In questa lettera aperta si dice “On 30 September last year, Morgenavisen Jyllands-Posten published 12 different cartoonists’ idea of what the Prophet Mohammed might have looked like. The initiative was taken as part of an ongoing public debate on freedom of expression, a freedom much cherished in Denmark.”

Quindi quelle vignette erano sul tema “come il profeta sarebbe dovuto apparire”, beh allora complimenti per quella bomba in testa, molto elegante, e mi raccomando sempre con una bella spadona e il volto incazzato e pronto a uccidere.

Dai rating di Freedom House (http://www.freedomhouse.org/template.cfm?page=16&year=2005) risulta che la Danimarca occupi il secondo posto ex-equo con la Norvegia in quanto a liberta’ di espressione. (l’ Italia sta piu’ in basso con la Bolivia, la Bulgaria etc). Quindi il dibattito pubblico sulla liberta’ di espressione ero proprio inevitabile, vero? A detta di molti danesi con cui ho avuto modo di parlare quella era una questione inutile, e veramente pochi hanno dato importanza a quell’articolo del 30 Settembre. In Danimarca la libertà di stampa si da’ per assodata come da noi il pecorino sulle orecchiette.

La mia posizione e’ quindi che quelle vignette fanno cagare, sono brutte, sono inutili, sono qualunquiste e di pessimo gusto e altamente offensive. Quelle vignette sono espressione di una xenofobia ignorante che non comprende il diverso e quindi lo sfotte. Molte di quelle 12 non dovevano essere pubblicate.

Le reazioni del mondo musulmano sono altrettanto deplorevoli, ma più passa il tempo e più mi convinco che non abbiano nulla a che fare con le vignette. In pochi al mondo sanno cosa sia “Denmark”: esperienza personale: 2 volte su 3 nelle Philippine mi hanno chiesto se fosse una citta’ o uno stato USA, in Italia molte persone sanno che “sta li sù” ma la confondono con la Svezia o la Finlandia. In pochi al mondo parlano Danese e quando si traduce Folke Partiet come il Partito del Popolo altri possono pensare che sia una voce di espressione della maggioranza del popolo e non quella di una minima minoranza estremista. Poi dai tempi dei cortei studenteschi al liceo ho capito cosa sia la strumentalizzazione delle masse. Poi…

Ma io mi fermo, perché se da un lato sono capace di analizzare le cause e gli effetti di cio’ che e stato fatto da noi occidentali, dall’altro sono un completo ignorante circa il mondo islamico, non lo conosco e quindi mi e’ molto difficile capirlo ma non per questo lo disprezzo o prendo posizioni su qualcosa che non conosco: li deploro quando non rispettano la vita, deploro la loro violenza di questi giorni, così come maledico quelle vignette di merda e spero che il buon senso ci riporti all’equilibrio e alla convivenza.

Massì, forse quello che sta dicendo Eco da Fazio non è proprio tutto sbagliato. Queste vignette sono solo un pretesto. Non le ha viste nessuno, tanto meno chi incendia le ambasciate. Che non avrebbe potuto farlo. E di fondo qualunque considerazione che prescinda dal sottovalutare la nostra impotenza rispetto ad una macchina della guerra che macina in perfetta indipendenza e autonomia ci può solo illudere di essere artefici di frustrazione. Ah, st’ultima menata di frase è proprio tutta mia.

eh sì…ci siamo. arriviamo ad accettare in qualche modo il fatto che si dia fuoco alle ambasciate, diciamo “beh forse abbiamo un po’ esagerato…non dovevamo pubblicarle…” e ci ritroviamo a farci alimentare anche i nostri estremismi, come se ce ne fosse bisogno, e iniziamo poco poco ad abituarci al fatto che certe cose non vanno dette. e restiamo in ostaggio della libertà perduta

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