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Martedì 7 Febbraio 2006

The Game of the Dead


deadbenza.jpgUno apre il Corriere della Sera, il primo quotidiano d’Italia, e cerca alacremente. Sfoglia, sfoglia… Niente da fare: non c’è. Per quanto si cerchi un articolo che recensisca l’evento sportivo statunitense dell’anno, niente da fare. C’è, sì, nella sezione sportiva del quotidiano di via Solferino, un bell’articolo sui veleni tra Inter e Juve, ché pare ci siano dei trascorsi. Non hanno dato dei gol che c’erano, gli arbitri. Ne hanno convalidati altri che non esistevano. E allora, paginoni. Tanto lo sport era sguarnito, come settore: è solo il giorno dopo il Superbowl e quindi non c’è niente di sportivo da scrivere. Lo sport, si sa, è il calcio. Ma un articolo sull’argomento a cercare bene c’è. Sì sì, eccome. Non è nelle pagine sportive, ma c’è. Parla dello scandalo della censura che si è abbattuta come una mannaia su quegli alfieri del liberalismo che sono i Rolling Stones. I Rolling Stones hanno suonato nello spettacolino che c’è a metà Superbowl. Siccome in due dei pezzi che hanno suonato c’erano dei versi che contenevano riferimenti sessuali, la ABC ha deciso di abbassare l’audio per qualche secondo. Questo intervento è permesso dalla differita di cinque secondi che serve per interventi del genere, inserita dopo che Janet Jackson due anni fa ha mostrato una tetta. Il Superbowl è lo spettacolo più popolare e seguito d’America, lo guardano tutti (alcuni di pomeriggio, altri di sera) e si è preferito evitare. Ecco, questo (ricicciato in chiave di censura liberticida) merita un pezzo. La partita no. Peccato. Perché è un tale colosso organizzativo che anche solo a copiare le cartelle stampa, la paginata ti viene in automatico. Se poi vuoi addirittura scrivere del match, ce ne sono di argomenti. E se come al solito pensi che i tuoi lettori non siano degli italiani, ma degli etruschi avvezzi al vasellame in terracotta e alle tombe sottoterra, e quindi pensi preferiscano un pezzo di costume, be’ ce n’è quanto ne vuoi. C’è il difensore samoano di Pittsburgh che non si taglia i capelli da anni e li tiene, con tanto di effetto frisé, liberi fuori dal casco come un trofeo di guerra; c’è l’allenatore che dieci anni fa è arrivato al Superbowl e l’ha preso nei denti e adesso si rifà; c’è “the bus”, il pullman di carne che ha giocato l’ultima partita prima di ritirarsi e in quella partita è diventato campione; c’è il quarterback più giovane di tutti i tempi (insieme a Dan Marino) a condurre una squadra al Superbowl, con la differenza che Roethlisberger a 23 anni i suoi li ha portati fino al trionfo; c’è Pittsburgh, la città delle acciaierie (spaccato sociale, America operaia, paragrafo anti-Bush sui tagli allo stato sociale), la città di Andy Warhol, la città di George Romero e dei suoi morti viventi; ci sono i perdenti Seattle Sea Hawks, la squadra senza storia comprata da Paul Allen, ex socio di Bil Gates e uomo dalla ricchezza vergognosa. Tutto questo ben di dio, e nessuno ha scritto il pezzo. Proprio un peccato. Ci poteva anche stare una chiusa anti-Bush energetica, perché al giocatore migliore della serata, tal Ward, hanno regalato un SUV di lusso della Cadillac, una specie di trattore nero che fa uno con un litro e può servire alla moglie di Ward per andare a prendere il figlio all’asilo sfondando il muro e prelevandolo direttamente in classe.

12 commenti finora
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Sul Secolo XIX ne hanno parlato. Non ho letto ma c’era la sua brava paginata.

repubblica ha fatto un paginone nello sport.
e poi, un’altra cosa su pittsburgh.
calvin e hobbes sdraiati su una collina, guardano le nuvole. calvin: “dove pensi che andiamo dopo morti?”. pausa. hobbes: “pittsburgh?”. Calvin: “ma come premio o come punizione?”.
ecco. questa è l’immagine che mi passa davanti quando sento nominare pittsburgh :)

ci sarebbe stato anche da dire degli arbitri che erano evidentemente in preda a sudditanza psicologica per gli stealers…

Ma sono gli Steelers o gli Stealers?
Cambia un po’…

Pittsburgh è anche l’attuale gotha per chi vuole fare ricerca in psichiatria. Così, volevo dire anche la mia.

Ma perchè diavolo dovremmo stare tutti a bocca aperta davanti ai riti americani quando ci ricordiamo appena appena i nostri e nel mondo intero ne esistono di ben più interessanti. Fra poco ci metteremo a festeggiare il ringraziamento, come nei telefilm, senza neanche sapere cos’è. Un pò come Halloween.
Io piuttosto mi lamenterei di non riuscire mai a vedere neppure per pochi secondi, se non sotto Olimpiadi, le vittorie internazionali nel pattinaggio, nella scherma, nel nuoto, nella pallavolo, nella ginnastica, etc. Un’infinità di sport invisibili! Questi vengono ben prima del Superbowl.
A proposito dei Rolling Stones censurati: non di sono parole, quando a qualsiasi ora del giorno si vedono e si sentono le cose più volgari su tutti i canali, non solo quelli prettamente musicali, che ipocrisia!

Non ci capiamo. Io voglio vedere, ascoltare e leggere pattinaggio, skeleton, rugby, basket, curling, carambola, freccette, tutto quello che succede e che abbia una rilevanza. Il Superbowl non è un simbolo. Il Superbowl è una spettacolare partita di football. E merita.

6 colonne su repubblica (ma è stato già detto). so che non fa statistica, ma il fatto è che…io non le ho lette. non dico che non me ne frega niente, ma…alla fine, in effetti, non me ne frega niente. frizzi e lazzi e ballerine (che hanno un loro perché, per carità). e un rugby di plastica. qui siamo abituati a cose diverse, ad approcci diversi, e va bene così, credo, non è per forza limitante. non voglio necessariamente tutto. perché tanto poi non lo seguo.

se ti puo consolare anche qui in suissa non si è parlato di superbowl anche se il giovane Roethlisberger è di origini svizzere (un seconda generazione). qui ci si scalda molto di piu per il combattimento delle reines, per lo sputo del nocciolo di ciliegia e soprattutto per l’hornussen.

Me e’ naturale. Il Superbowl e’una spettacolare partita football, una disciplina poco seguita in Italia ed ancor meno praticata. Non credo che un articolo su un evento di questo genere potesse interessare un numero non trascurabile di lettori, tutto qui.

Vi sfugge il punto. Si può ignorare una notizia, volutamente o meno. Ma non si può, rispetto a una notizia di una certa dimensione (il Superbowl), ritagliare una fettina da niente (Stones/censura) solo perché si incastra in un puzzle che ha bisogno di tasselli sempre nuovi ogni settimana.

Insomma, siamo d’accordo. Il giornalismo italiano fa schifo, il giornalismo sportivo italiano fa ancora più schifo (inteso in senso generale, ché di singoli giornalisti eccellenti ce n’è più d’uno). La mancata copertura del Superbowl (ma la Gazzetta online l’ha messo in home page) mi sembra in fondo un peccato veniale, ma se serve a discutere del cannibalismo che il calcio esercita su tutti gli altri sport è un buon pretesto.



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