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mercoledì 8 febbraio 2006

Registrami questo, Steven!


revoxb77Perché negli ultimi film di Spielberg quando succede qualcosa all’estero è puro stereotipo? Perché a Londra piove e hanno tutti il Burberry’s, a Parigi giganteggiano Eiffel, i baschi e le gitanes, in Italia ci sono bandiere ovunque e quel fascinoso sgarruppo mediterraneo che fa tanto “zumma zumma baccalà”? Non si capisce, ma è così. Anche le galere francesi di “Prova a prendermi” mettevano i brividi, per quanto erano puro Balzac. Il ragazzo invecchia, ha una famiglia gigantesca di cui va molto fiero, amici di Scientology, mille progetti di cinema civile in testa e in buona sostanza si sta rincoglionendo. Il segno del rincoglionimento è stato quando è uscito “E.T.” restaurato e Steven ha spiegato cosa aveva cambiato nel film. Tra le altre cose aveva tolto i fucili dalle mani dei poliziotti nella scena finale in cui i bambini e E.T. scappano in bici: al posto dei fucili aveva messo dei walkie-talkie con fotosciop. E diceva: “Oggi non permetterei mai di puntare un fucile a dei bambini. Oggi ho dei figli”. Capite anche voi che quando uno da solo e preventivamente sterilizza il proprio film, eliminando il male e rispondendo a una precisa ed eventuale richiesta pressante che nessun MOIGE ha fatto in tempo a formulare, è chiaramente rincoglionito. Munich non è una schifezza, perché il regista si chiama Steven Spielberg e non Oliver Stone, quindi anche nel fare un film a tesi lo fa con un certo rispetto per la forma. Fatto sta che i film didattici sono una palla al piede. Avrei preferito una didascalia all’inizio del film che diceva: “A furia di occhio per occhio resteremo tutti ciechi” - Mahatma Gandhi. Così avremmo capito che Spielberg e soprattutto gli sceneggiatori sono pacifisti, o meglio non credono nell’efficacia degli omicidi mirati e nella possibilità di distinguersi dai tagliagole cattivi, quando si tagliano delle gole. Ma pur di dimostrare tutto questo, e per ribadire un po’ di quella bella retorica della famiglia che al vecchio Steven piace infilare a manetta ovunque da un po’ a questa parte, c’è una spettacolare sequenza di formalismo rimbambito finale. Eric Bana (su cui puntai qualche anno fa dopo aver visto “Chopper” e ci ho preso ragazzi oh se ci ho preso) è a casa a New York, a cosa fatte, e cerca di ritrovare la serenità e abbandonare la paranoia dura. Fa l’amore con la bellissima moglie. E mentre lo fa parte un montaggio alternato classico, sovietico, roba da stivali dei soldati e occhio della madre. Si alternano Eric che fa l’amore con la moglie, trivellando in modo marziale e un po’ ridicolo, e le immagini della tragica fine dell’operazione di Monaco di Settembre Nero a cui non riesce a non pensare. Il tutto cresce fino all’esplosione dell’elicottero che conteneva metà degli ostaggi, al massacro degli altri a colpi di mitra e al contemporaneo orgasmo di lui, in un tripudio rallentato di drammatiche goccioline di sudore illuminate da dietro. Poi abbraccia la moglie e un dettaglio sulle mani dei due mostra le due fedi vicine. Una scena così un po’ di anni fa non l’avrebbe girata, Steven. È una roba da Oliver Stone. È cinema predigerito. Comunque si segnalano anche un errore di traduzione nell’edizione italiana, una bella ccena di sesso e un bell’oggetto di modernariato. L’errore di traduzione sta in un dialogo tra Eric Bana e un suo collega dell’operazione, che si incontrano nella hall dell’albergo, dopo che lo stessso Bana ha respinto le esplicite offerte di una strappona al bar. Andando verso la camera incrocia l’altro gli dice che non si ferma a bere con lui, che va a letto e allontanandosi fa: “Stai attento alla trappola al miele. Non potrai non notarla. E nemmeno vorrai”. Uno conosce i propri polli, apre il vocabolario, cerca honeytrap e lo trova. Peccato che in italiano non voglia dire niente. L’oggetto di modernariato è il magnetofono a bobine che usano per registrare un interrogatorio, da cui si arguisce che il Mossad ha un gran gusto e compra apparecchiature di classe. La scena di sesso è quella tra Bana e la moglie incinta di sette mesi. Lei è veramente splendida e si chiama Ayelet Zorer.

25 commenti finora
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Peccato non aver pensato di mettere il crescendo di A day in a life, tra gli orgasmi e le esplosioni ci stava.

Mi hai fatto tornare in mente lo sventolio di bandiera sul finale di “Salvate il soldato Ryan”. Altro che rimbambito. Quello è un furbacchione.
(Mi pareva che occhio per occhio ecc fosse una frase di Gandhi)

Azz! È vero. Ero proprio convinto fosse di MLK. Ci metto Gandhi. Ma resta questo commento a ricordare che avevo toppato e Karen mi ha corretto.

Per me Spielberg si è rincoglionito dopo Duel.

“…e tutto il resto è noia.”

(F. Califano)

orpo… è già partita la solita gara a “chi ce l’ha più lungo” nei commenti

Caro Matthew,
vedere il mondo solo in cartolina non è prerogativa solo del buon Spielberg ma credo dell’America tutta. Prendi una delle prime scene di Match Point dello zio Woody: dunque lui (il protagonista) è irlandese, un ex tennista professionista, che se l’è vista anche con Agassi, mica un baluba della valdidentro. Lei decide di portarlo (lui, il tennista irlandese) a conoscere Londra e cosa inquadrano subito dopo: loro due davanti al Big Ben e poi davanti a Buckingham Palace! Dallo zio, onestamente, uno si aspetta qualcosa di più.
Claudio

…bhe, vabbe, capisci!
Adso rulez

Il film di Woody è brutto. Pur con dei tocchi che vorrebbero fare questo e quello, a mio parere gira a vuoto. “L’America” è un’espressione da usare il meno possibile, se posso permettermi. Un’astrazione pura. C’è davvero troppa differenza tra un posto e l’altro e soprattutto tra il paese e l’immaginario americano che passa per il cinema.

Matte’, l’america e’ un concetto astratto non perche’ e’ grande, ma perche’ la varieta’ sta nel chi non vota (che quindi non esiste, stragrande maggioranza delle minoranze diseredate), chi vota (i “cittadini”) e chi i voti se li piglia (o chr potanzialmente potrebbe pigliarseli…). Gli ultimi prendono le decisioni nei loro interessi, si fanno forti del consenso degli elettori (la classe di mezzo) e sfruttano i diseredati con la promessa di migliorare la loro condizione… Saro’ comunista, pero’…
Comunque, ho appena visto il film anch’io e, uscendo, ho detto piu’ o meno le stesse cose che hai detto tu, bravo!

il concetto di “America” è talmente vasto e contraddittorio che è praticamente impossibile (ed inutile) tracciarne delle opinioni definitive, è impossibile prendere una posizione definitiva.

PS:il film di Woody non è piaciuto molto neanche a me, troppo distante dalla sua poetica.

sono sempre stato convinto che bisognerebbe usare il meno possibile le generalizzazioni ‘l’America’, ‘gli americani’, ma anche ‘gli inglesi’, ‘gli italiani’, e quello che vuoi. quando ti dicono ‘italiano’, con quello che si porta automaticamente dietro, ti ci trovi?

Anche il concetto di “Spielberg” forse è una generalizzazione.

D’accordo che le generalizzazioni sono un concetto antipatico, ma non “generalizziamo” anche su questo: se esistono stereotipi di “america” e “americani”, “italia” e “italiani” da qualche parte arriveranno e, anche se non fa piacere ammetterlo, un po’ di verita’ dietro c’e'… Il problema e’ che ’ste “generalizzazioni”, sottolineando per lo piu’ gli aspetti negativi, dovrebbero stimolare il miglioramento, se manca questo allora viva l’italia con la mafia, gli spaghetti e il mandolino!
Comunque, credo che il passo successivo del rincoglionimento spielberghiano sara’ un folle autocitazionismo tipo che sul finale di Munich (quando uscira’ restaurato) passera’ una bicicletta volante davanti alle torri gemelle. Ovviamente i terroristi si tireranno gavettoni invece delle bombe… Non sia mai che possa rimaner ferito un bambino…

C’è uno Spielberg di E.T. C’è uno Spielberg di Duel
C’è anche uno Spielberg di Silvio Pellico.

… Come a dire: “Some Spielbergs are better than others…”, son d’accordo!

Ora qualcuno di voi dovrebbe spiegarmi perchè il film di Woody è brutto. Se non perchè è molto trendy dirlo. Sono andato a vederlo con l’intento di poterlo demolire. Ha un mondo di difetti, ma brutto mi pare impossibile definirlo. Forse ha ragione Adso. Non possiamo sempre fare la parte dei due vecchietti del Muppet’s Show.

Ragazzi io sono andato con le migliori intenzioni. Davvero. Raramente mi sono annoiato tanto. Mi è sembrato proprio un film sbagliato. Ma quando si hanno queste opinioni così nette è perché qualcosa non è scattato. Forse sono io che non ho capito una mazza.

la moglie è veramente bellissima…è una nota attrice israeliana…grande bana…il peggior film di spielberg è the terminal…noia mortale, recitazione mortale di quella vacca della Zeta Jones…Munich ci sta dentro, io me lo sono goduto…a parte la scena di cui parli nel finale…luoghi comuni permettendo…l’ho visto in lingua originale quindi mi sono risparmiato le idiozie del doppiaggio…che culo…la Zorer

La migliore recensione su Munich che abbia letto fino ad ora: complimenti!

Una fotografia splendida (un po’ stereotipato se vuoi, ma splendida), una recitazione ottima, tutti i tempi rispettati alla perfezione. Insomma stilisticamente perfetto, ma noioso banale e prevedibile.

Non è riuscito a trasmettermi nulla che non sapessi già.
Violenza genera violenza? lo sapevo già.
Il mondo non è diviso in buoni e cattivi? lo sapevo già.
Parigi è bellissima? lo sapevo già.

Semplicemente un film che gira a vuoto. Ti domandi per tutto il film: ma quando comincia la storia?

Se tutti quanti sapessero tutto come te caro Champion il mondo sarebbe un luogo migliore…o forse no?

Sul tema dei luoghi stereotipati, sai che il viale su cui si incontrano Avner e l’informatore Louis è talmente parigino da essere stato girato a Budapest?
Lo scorso agosto ho preso un appartamento vicino a Andrassy Ut e a un certo punto sono spuntati cavi di diametri inverosimili, riflettori e auto d’epoca. Gli abitanti del quartiere erano in rivolta perchè i vigili rimuovevano tutte le auto in sosta. Poi ho saputo che c’era lo zampino kosher di Spielberg.
D’accordo con te su tutta la linea. In particolare, la scena di sesso con esplosione ha provocato un moto di ilarità in tutta la mia fila…
Baci,
Cinzia

Sul tema dei luoghi stereotipati, sai che il viale su cui si incontrano Avner e l’informatore Louis è talmente parigino da essere stato girato a Budapest?
Lo scorso agosto ho preso un appartamento vicino a Andrassy Ut e a un certo punto sono spuntati cavi di diametri inverosimili, riflettori e auto d’epoca. Gli abitanti del quartiere erano in rivolta perchè i vigili rimuovevano tutte le auto in sosta. Poi ho saputo che c’era lo zampino kosher di Spielberg.
D’accordo con te su tutta la linea. In particolare, la scena di sesso con esplosione ha provocato un moto di ilarità in tutta la mia fila…
Baci,
Cinzia

Sul tema dei luoghi stereotipati, sai che il viale su cui si incontrano Avner e l’informatore Louis è talmente parigino da essere stato girato a Budapest?
Lo scorso agosto ho preso un appartamento vicino a Andrassy Ut e a un certo punto sono spuntati cavi di diametri inverosimili, riflettori e auto d’epoca. Gli abitanti del quartiere erano in rivolta perchè i vigili rimuovevano tutte le auto in sosta. Poi ho saputo che c’era lo zampino kosher di Spielberg.
D’accordo con te su tutta la linea. In particolare, la scena di sesso con esplosione ha provocato un moto di ilarità in tutta la mia fila…
Baci,
Cinzia

La prima scena di sesso precipita quando si vede la fintissima pancia. L’orrendo ombelico tradiva il plasticume. Non è che ci volessero chissà quali effetti speciali, cacchio. Durante la seconda invece, non ho potuto fare a meno di pensare alla scena finale di Gola Profonda…stesso montaggio alternato, risultato ugualmente esilarante, ma per motivi differenti!
Scusa mb ma tu come avresti tradotto honeytrap? Mica poteva dire “attento a quella sventola che vuole sedurti per farti cadere in un tranello”. Purtroppo al cinema non ci sono n.d.t. a soccorrerti e a volte si opta per un impossibile compromesso.
Comunque è da veri appassionati della lingua prestare così tanta attenzione alle sottigliezze di senso. E anche a dispenser si sente che avete a cuore le sfumature traduttive. Bravi. Peccato che a volte siate così inflessibili con i poveri traduttori (più spesso traduttrici), che fanno un mestiere mal pagato, in condizioni penose e infinitamente sottovalutato.
a.



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