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Martedì 21 Febbraio 2006

Quel Portento di Rainer Maria


rilke.jpgLa gente, la ggente, cazzarola la gggente si è messa a milioni a seguire il pattinaggio. Sono tutti rimasti male. Sono tutti stupiti, ma guarda, vuoi vedere che questi non vogliono solo la moviola su quel fallo al limite dell’area, non vogliono l’intervista polemica a fine partita, mi stai venendo a dire che adesso i signorini vogliono vedere lo sport?! Al telegiornale hanno mandato un servizio sul fatto che il pubblico delle olimpiadi, e in particolare della danza sui pattini (disciplina non proprio maschia e mediterranea), sia stato così numeroso. E ci si chiede se veramente la gente voglia qualcosa o piuttosto non sia genericamente curiosa e disponibile; e magari non si aspetti che quelli che fanno la televisione scelgano le cose migliori, abituino gli occhi del pubblico alla qualità, producano e selezionino dei contenuti. Quello che succede spesso, al contrario, è che si producano e si difendano delle forme, non come contenitori, ma in sé. La gente vuole il processo di Biscardi; la gente vuole le gnocche seminude nei quiz; la gente vuole il telegiornale istituzionale con un solo conduttore; la gente vuole canti e balli. Di postulati del genere ce ne sono a decine nella tv. Puntualmente, vengono smentiti. Mi ricordo di quella volta che mandarono in onda in prima serata lo spettacolo Totem di Baricco. A un certo punto Gabriele Vacis lesse delle poesie di Rilke. L’auditel il giorno dopo disse che c’erano tre milioni di persone davanti alle poesie di Rilke lette alle nove e venti della sera da uno (bravissimo) vestito scuro col libro in mano. Se la smettessero, per concludere, con tutta questa juventus, se non si facessero periodiche e abituali cammellate, se insomma ponessero un freno a tutte queste triccheballacche, magari ci accorgeremmo che il pubblico televisivo non vuole una mazza, se non qualità. Proprio come in libreria difficilmente si scelgono dei libri con trame simili a quelle che si conoscono già, anche alla tv c’è un gigantesco spazio a disposizione di elementi di novità, pronti a portarsi immediatamente dietro orde ciondolanti di stufi da competizione.

21 commenti finora
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Che poi si scade nella routine della routine: ci va la gnocca perchè ci va e basta. Io devo ancora capire cosa ci sta a fare Angelica Russo nella trasmissione sulle Olimpiadi. Almeno che le diano una minigonna e uno sgabello!

scelta di libri in libreria e programmi televisivi ? alla faccia del paragone…

hai appena tirato fuori Marshall McLuhan nascosto dietro al cartello del cinema, ma il direttore artistico della rete non capirà mai.

Non ci credo Matteo, o almeno sono molto scettico. Io credo che la gente segua il pattinaggio a) perché c’è gnocca (uomini), b) perché è stato pompato in precedenza dai Media in virtù dell’occasione olimpica.
Il concetto è estendibile quanto vuoi. Fai una tv di Paolini, Baricco e Report e in breve la “gggente” correrà tutta sul satellite a rivedersi la gnocca e Biscardi.
Mia mamma, ormai più verso i settanta che i sessanta, persona di ottima cultura, che ha insegnato per una vita e scritto libri per l’università con importanti case editrici, che va all’opera e a teatro, che partecipa a mille iniziative culturali, che è di estrazione sociale e culturale tutto sommato elevata, alla tv vede Cento Vetrine, tutte le Squadre, i Carabinieri, le Polizie che si incazzano o meno, Beautiful e Amici. E se non può vederli telefona a me perché glieli registri. Questi giorni segue il pattinaggio perché ne parlano i giornali e, come buona media del popolo italico, all’improvviso è diventata un’esperta di toe-loop ed axel. Domani se ne sarà già dimenticata. Paolini in tv non lo segue perché “già con tutti i problemi che ci sono nel mondo, anche tormentarsi la sera con queste brutte cose…”. Idem per i tg poco rassicuranti, idem per la tv che forse noi chiameremmo intelligente, cito Report più per statistica che per altro. Baricco è quello carino, sì, interessante, ma sull’altro canale c’è Cento Vetrine.
Ora, se mia madre è così (e con tutto il bene che le voglio mi auguro che non legga i blog :-), e supponendo a buon titolo che lei rappresenti la deviazione standard e non la popolazione media, io non credo che la “tv del pattinaggio artistico”, per definirla metaforicamente, sia davvero un prodotto che abbia mercato. Lo dimostrano, peraltro, mille canali televisivi nazionali che ho avuto la (s)fortuna di vedere in giro per il mondo, il raffronto con i quali mi fa spesso pensare che tutto sommato la nostra sciagurata tv non sia il fondo del barile.
Il paragone con la libreria secondo me non funziona molto. Il “pubblico” della libreria non è quello televisivo. E la gente al cinema - pubblico più simile a quello televisivo - va a vedere Vacanze di Natale, non La storia del cammello che piange.
Si potrebbe poi obiettare che la televisione di Stato non dovrebbe essere un prodotto di mercato, ma qui il discorso si farebbe infinito.

Carlo, secondo me tu mischi i concetti di “serio” e di “qualità”. Esempi: I-Tigi di Paolini è “serio” e “di qualità”, Lost è “di qualità” e basta, DopoTg1 è “serio” ma a qualità scarseggia. Credo che Matteo dividesse questi concetti.

Carlo, secondo me tu mischi i concetti di “serio” e di “qualità”. Esempi: I-Tigi di Paolini è “serio” e “di qualità”, Lost è “di qualità” e basta, DopoTg1 è “serio” ma a qualità scarseggia. Credo che Matteo dividesse questi concetti.

Simone, è abbastanza vero che tendo a mischiare i due concetti. Ci ragiono un po’ su considerando che ovviamente io ho una metrica del tutto personale rispetto alla quale misurare la qualità (oh, il buon vecchio Pirsig :-), e prendo due esempi recenti a mio avviso “non seri” ma di buona qualità: Fabio Fazio che intervista Guccini, o Battiato, e Benigni da Bonolis. Tv piacevole, interessante, di buon intrattenimento e non consueta. Ma mi chiedo che Auditel abbia, considerando fra l’altro che Benigni da Bonolis viene pure lanciato dal Tg5 in prima serata.
Quello che cerco di dire è che secondo me la tv di Cento Vetrine vince comunque, sempre. Non impegna la testa, non è soprattutto difficile discuterne la mattina davanti alla macchinetta del caffè. Ti consente di trovare il tuo ruolo nel macro-sociale, dove il livello del confronto è sul rigore sì-rigore no, non su Benigni (bravo, sì, lo dicono tutti, ma difficile parlarne con i colleghi alla macchinetta del caffè, perché se ci pensi mica le hai capite tutte quelle cose che ha detto e rischi di fare la figura dell’ignorante, e poi a te Bonolis piaceva quando faceva i pacchi, e poi non l’ho visto proprio proprio tutto, perché sull’altro canale c’erano i Carabinieri).
Mi viene anche in mente, a ruota libera, che “la gente curiosa e disponibile” non è un fenomeno su cui costruire un palinsesto farcito di pubblicità. E’ viceversa un terreno molto minato, perché uscendo dalle consuetudini il flop è sempre in agguato, ed il flop uccide il prodotto collegato.
Lost credo sia un esempio interessante che ben si presta, ma non l’ho ancora visto. Faccio per un momento atto di fede e lo prendo per un prodotto di ottima qualità. Ho però parecchi dubbi che mandato in onda in concorrenza a qualche tetta e culo del Bagaglino potrebbe spuntarla. Ho il medesimo dubbio che si presti ai commenti davanti alla macchinetta del caffè. Che secondo me, poi, sono esattamente lo spartiacque fra ciò che la gente vuole vedere e ciò che magari vorrebbe anche vedere, ma di cui fa tranquillamente a meno.
Detto questo, comunque, il mio è un ragionamento del tutto asettico e nemmeno tanto strutturato. E’ più una sensazione a pelle. Sono anche io dell’opinione che ci sia una gran necessità di provare a smontare i postulati di cui Matteo parla.

N.B. Chiedo venia: la sintesi non è il mio forte. Non lo faccio più :-)

intanto chiedo scusa per il doppio post di prima.

Carlo, magari ti consola un po’ sapere che Fazio ultimamente veleggia sul 16-18% di share (che vuol dire terzo overall in quella fascia oraria).
Poi è vero che il Bagaglino fa 20% e 5mln, ma IMHO la qualità è fatta molto di abitudine. Se sei abituato al Letterman i monologhi di Greggio ti fanno vomitare…
Sul macrosociale invece sono d’accordo, ma dipende molto dal proprio “intorno”.
Sui flop: commercialmente un flop non uccide, al massimo sono un po’ di soldi buttati, quello che uccide è la mediocrità, il lento declino, è la Rovagnati che tiene Bongiorno come testimonial fino alla bara, mentre il tempo passa avanti.
Come per tutto il resto, la qualità non è un giochetto: è tempo, denaro, idee, innovazione, fiducia e reputazione. Chiaro che è più facile essere nella massa, ma sul medio-lungo termine la qualità paga, non ci sono dubbi (lo dico dal punto di vista economico, eh).
Sui desideri della gente: non sono poi così strutturati. In genere c’è un’idea vaga, una sensazione che poi si deve tradurre in indicazioni pratiche. Qui, come scrive Matteo, subentra la difesa delle forme, che vuol dire la gnocca delle olimpiadi ma anche il lettore mp3 da 64mb che c’era fino a 5 anni fa. In entrambi i casi sono interpretazioni di un desiderio. Poi arriva l’iPod di turno con 200 volte la capacità e 4 volte il prezzo ma che si piglia l’80% del mercato.

La qualità paga solo forse e a lungo termine, in Italia la televisione si fa per mangiare tutto e subito. C’è gente che vuole vedere il curling e il pattinaggio, come c’è gente che vuole vedere Fazio, il fatto è che non esiste tv di qualità divertente, io per primo preferisco la tv divertente e se non c’è niente di qualità piuttosto guardo un film o spengo, ma molti invece non riescono a scollarsi dalla poltrona e rimangono a guardare qualcosa di “divertente” anche se penoso, vedi Striscia

Appena letto il post dell’MB non avevo ben idea di come commentare, dopo aver letto i vostri, qualcosa ho pensato, bravi!
Cercando di essere breve, programmi “seri” e/o “di qualita’” di solito fanno pensare, se la gente pensa di solito trae delle conclusioni, alle conclusioni logicamente conseguono delle azioni.
A chi decide cosa trasmettere, che di solito va a braccetto con chi prende ben altre decisioni, in generale conviene che la gente NON pensi (troppo, un po’ si che non guasta…), NON abbia troppe opinioni su cui trarre conclusioni e, di conseguenza e soprattutto, NON agisca.
Detto questo, non penso che a livello sociale e culturale il pattinaggio artistico abbia uno spessore maggiore che guardare un partita di calcio. E’ il contorno che poi fa la differenza, provate a immaginare, che so, dopo il curling, il processo di Biscardi: il lancio era irregolare o no? Leggiamo il labiale del giocatore… Ma gli arbitri cosa fanno? Moviola in campo subito! E cosi’ via…
Per fortuna che avevo detto che sarei stato breve…

Credo che la gente voglia libertà di scelta.
Ma che palle… dover nella vita scegliere sempre il meno peggio!

se in un tuo post inserisci
cammellate e triccheballacche, sdogani
tutti ciò che sembra non
piacerti, naturalmente non
ci trovo niente di male in
fondo si tratta solo ti televisione, pochi momenti
frà tante altre cose.
un gioioso triccheballacche a tutti

Un saluto a tutti. Passavo di quà e il tema mi è caro.

Nella programmazione tv, per ovvi motivi pubblicitari, il criterio principale è la NICOTINA. Ovvero ciò che è in grado di fidelizzare un pubblico. Tendenzialmente, nei programmi scadenti è più facile metterne una gran quantità. Ma ci sono anche programmi di qualità che possono avere un alto contenuto di nicotina (quelli di Piero Angela campano da decadi su questo) solo che è più difficile. Allora il problema è trovare autori bravi a mettere la nicotina nei programmi intelligenti e di qualità. Ai programmatori di palinsesti andrebbe bene uguale.

Finalmente qualcuno l’ha scritta questa verità! Che liberazione…

Credo che robi abbia colto nel segno. Olimpiadi=calcio=oppio (non dà solo dipendenza ma anche torpore). La libertà di scegliere è per chi conosce l’alternativa alla proposta, e vuole cambiare, ma non credo raggiungano il minimo richiesto per giustificare un programma TV.

Finalmente qualcuno l’ha scritta questa verità! Una liberazione…

Cosa ne sanno dell’essere rapiti dalla bellezza d’una danza o d’una poesia coloro i quali preparano i palinsesti. Gente che all’0pera si presenta solo per sfoggiare l’abito d’alta sartoria. Gente misera che considera miseri i poveri di potere e non vede la miseria della loro cultura.

[OT] Mio cuggino è Bordone [/OT]
;)

Pensa che c’è gente che ascolta alla radio (alla radio!!!) trasmissioni come Dispenser…

Ciao, curiosando tra i blog sono approdato al tuo, che trovo interessante e di spessore.
Bè se ti va visita anche il mio: http://secretcard.blogspot.com
Credo ti incuriosirà (è un progetto “artistico-emozionale”).
Buona giornata, Alby

sante parole.
io di queste cose parlo ogni giorno.
è fondamentalmente una questione di coraggio…(poco) o di prigrizia (molta)o di ignoranza (!!!)
di chi ha il potere di decidere…ma qualcuno (nel suo piccolo) ci prova…a cambiare qualcosa.



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