|
|
|
|


sabato 4 marzo 2006

Where is my book?


fightclubImpazza la polemica. È una polemica letteraria. Solo per questo dovremmo ringraziare Baricco e la sua incazzatura in forma di oulipò. Erano anni che non si toccavano, anche solo come ping pong stizzito sui quotidiani, argomenti così visibili da tutti. Di solito le polemiche letterarie hanno a che fare con poeti del duecento, edizioni critiche sbagliate, curatele e altri concetti oscuri, di cui per cominciare si ignora il posizionamento dell’accento. Perché le pagine della cultura dei quotidiani italiani parlano spesso dell’oro di Mussolini, quello che dovrebbe essere sepolto nel lago, a Dongo; altre volte danno la parola a un vecchio intellettuale stanco, che guarda giù dalle mura come Elena di Troia e dice questo sì questo no (e comunque nessuno di questi più come una volta). Dopo due giorni dal vibrante j’en ai plein les balles di Baricco, siamo già alle pagine interne. Perché l’apertura della cultura di venerdì di Repubblica era dedicata a un ricordo di Enzo Siciliano di un suo caro amico scomparso da qualche anno: Vittorio Alfieri. Ecco fatto. Così le parole di Baricco e tutti i commenti che ne sono scaturiti si trasformano in un congresso sul diabete tenuto nell’aula magna di uno zuccherificio. Da una parte c’è quella roba lì, la cultura pesante che si studia a scuola; dall’altra c’è il mercato. Per capire il tasso di schizofrenia delle lettere sui quotidiani, bisogna pensare al cinema. Il cinema ha per definizione un piede nel mercato. Sarà prostituzione, saranno marchette, ma le marchette sul cinema non riguardano il testo sul formalismo russo del critico Cazzulati. Perché del formalismo Russo non frega niente a nessuno, a meno che non si tratti di appassionati o addetti ai lavori, per i quali ci sono riviste apposite. Le marchette nel cinema hanno a che fare coi soldi e non con il prestigio universitario, con il blasone, con lo scambio di favori, con le posizioni di potere. Mi piace Baricco, fin da quando disse a un salone del libro, in un dibattito sulle influenze che contrapponeva un po’ “quelli di Gadda” e “quelli di Carver”, di prendere più ispirazione da un rovescio di McEnroe che da decenni di libri italiani. Il suo stile invece non mi piace da anni. Lo trovo tecnico, enfatico, virtuosistico, e troppo calvinista (non nel senso ginevrino del termine). L’ultimo romanzo (lo dico dopo averlo iniziato e, nel pieno possesso delle mie libertà di lettore, averlo mollato) ha le stesse caratteristiche, quelle tipiche delle canzoni di Giorgia. Non ti viene da dire “che gran pezzo”, ma “quanto è brava”. E nei grandi cantanti, come nei grandi scrittori, l’una e l’altra cosa non si distinguono. Detto questo, proprio come all’uscita dell’ultimo Muccino tutti i giornali gli dedicano una paginata, così sarebbe sano che uno scrittore come Baricco avesse il suo spazio. Indipendentemente dal giudizio. Il giudizio non c’entra. C’entra che Battiato proponeva di mandare in pensione i direttori artistici, gli addetti alla cultura, già negli anni Ottanta. Per fortuna il pop avanza nonostante loro, a suon di millivanilli come J.T. Leroy e di perversi ossessivi come Chuck Palahniuk.

7 commenti finora
Commenta

Uno dei problemi di Baricco, il Tavor per casalinghe come qualcuno lo definì, è poi quello di tanti grandi molto dotati: l’ assoluta autoreferenzialità. Stefano Bollani nella musica, per esempio. Va bene: Freud non è andato in analisi da nessuno, ma almeno era il primo. Non come questi “standing on the shoulders of giants”…

“millivanilli come J.T.Leroy”

Fantastica definizione…!

Se dovesse capitare, posso usarla?

“Mi piace Baricco, fin da quando disse a un salone del libro, in un dibattito sulle influenze che contrapponeva un po’ “quelli di Gadda” e “quelli di Carver”, di prendere più ispirazione da un rovescio di McEnroe che da decenni di libri italiani.” Come al solito una delle sue butade…Baricco è un frustrato pieno di tecnica ma senza arte ne parte…e l’ultima polemica da lui scatenata l’ha dimostrato una volta di più…sa bene di essere come l’acqua calda, ma non si vuole arrendere all’evidenza che, per quanti sforzi possa fare, non rimarrà nella storia della letteratura, ma forse in quella dei gossip, tra una Lecciso e un tetta dal Grande fratello…preferisco Muccino, almeno produce della merda che mi fa pensare a qualcosa…alla merda!

Il libro di Baricco che preferisco e’ l’Iliade: nella sua versione Achille era veramente immaginabile come Brad Pitt e la parlata di Agamennone poteva essere veramente quella di un borgataro di Detroit.
Piacendo a me la mitologia e i supereroi Marvel, ha sfondato una porta aperta…
Detto questo pero’, ha ragione quando dice di meritare una critica decente, non perche’ sia Baricco o Dante Alighieri ma perche’, essendo un “professionista”, ha diritto che il suo lavoro venga valutato seriamente e non fatto oggetto di ironie piu’ o meno sottili. Scadendo nel livello, credo che la roba sia simile a quando gli “spazzini” chiedono di essere chiamati “operatori ecologici”… Detto anche questo, io comunque sto con gli spazzin… ops, operatori ecologici, che a occhio e croce fanno un po’ piu’ fatica a tirare la fine del mese che non l’affermato scrittore di cui sopra..;)

sei illuminante: riesci a scrivere ciò che penso con una capacità di sintesi che invidio.

“L’ultimo romanzo ha le stesse caratteristiche, quelle tipiche delle canzoni di Giorgia. Non ti viene da dire “che gran pezzo”, ma “quanto è brava”. E nei grandi cantanti, come nei grandi scrittori, l’una e l’altra cosa non si distinguono.”

Baricco è come dici: inutilmente tecnico e virtuosistico. Per questo non ha senso paragonarlo a Calvino, che di cose da dire ne aveva eccome…
Però c’è una cosa da dire: fino al 1947 Calvino non ha scritto niente di minimamente leggibile. Poi è salito sui monti, si è fatto la Resistenza, e ne ha tirato un fuori un capolavoro.
Chissà, magari senza un’esperienza così forte e determinante, di quelle che scatenano le più profonde riflessioni sulla Vita e sulla Storia e le mischiano ad azione e divertimento, Calvino sarebe rimasto Baricco. Inutile…
Quindi, senza volergli male, auguro a Baricco una guerra civile, un figlio handicappato, un rapimento, una brutta malattia, un naufragio nell’oceano. Niente di ché, insomma. Ma magari avrà qualcosa di sostanzioso di cui scrivere…

c’è n’è anche un’altra da dire. che calvino sui monti a fare la resistenza ci è salito un po’ prima del ‘47 (che sarebbe stato anche un po’ tardino e non ci avrebbe trovato nessuno). che, essendo nato nel 1923, prima del ‘47 non aveva scritto niente (non “niente di leggibile”) e che, diciamo, un esordio a 24 anni con quel libro lì mi sembra sufficiente. calvino quindi non sarebbe mai rimasto baricco in quanto non esiste un calvino precedente (se si escludono alcuni articoli giornalistici tra il ‘45 e il ‘47 ma quella è un’altra storia). così, per precisare…



Lascia un commento
A capo e separazione tra i paragrafi automatici, l’indirizzo e-mail non è mai mostrato, codice HTML consentito: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

(obbligatorio)

(obbligatorio)