Sabato 25 Marzo 2006
Io non sono così, io non parlo così
Lasciate stare questi primi giorni. Il polverone presto si poserà. I deputati padovani lasceranno che la gente veda i film che vuole senza più affittare le sale intere. I politici torneranno a parlare di politica e faranno la campagna elettorale urlata. Allora cominceranno i commenti tra amici, si spargerà la voce, nonostante i giornali e gli strascichi (che possiamo prevedere dopo l’intervista televisiva durino fino a giovedì al massimo), che si tratti di un film amaro, che non si esca esaltati ma un po’ tristi. Ci si dirà quanto siano bravi tutti gli attori, stranamente, anche la Buy fuori dagli stereotipi della nevrotica, Silvio Orlando stellare, Jasmine Trinca che è sempre più bella, Michele Palcido nel ruolo di un terribile sé stesso. Insomma poi, state tranquilli, sulla fuffa vincerà il film. E il film è bello. Bisogna solo avere pazienza.
16 commenti finora
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secondo te il paragone con Il Portaborse (per tempismo, capacità di analisi, tristezza di fondo) regge?
scritto da simone Sabato.25.03.06 11:25
….è un possibile prequel di V for Vendetta…fidatevi, al posto di John Hurt, Nanni Moretti…
scritto da Barabba Sabato.25.03.06 12:23
E gia’… il film e’ tanto bello quanto la situazione e’ brutta…
E Jasmine Trinca e’ bellissima.
scritto da Asended Sabato.25.03.06 12:37
Io credo l’esatto contrario.
Passato il polverone, passate le polemiche rimarrà solo il film, che è un brutto film.
E al momento quello che lo salva sono proprio queste polemiche, queste curiosità (c’è Berlusoni? e quanto c’è? E che ne dice Moretti?), perchè poi tutto il resto del film (il cinema, la vita di coppia, i figli, Moretti stesso) non vale proprio nulla, neanche la prima mezz’ora che sembra un nostalgico ricordo del modo di fare cinema forte, personale, sferzante e arrogante che Moretti aveva negli anni ‘80 riesce a tenere in piedi quello che purtroppo è un filmetto.
scritto da gparker Sabato.25.03.06 12:39
Jasmine Trinca cosa?!?
scritto da Smeerch Sabato.25.03.06 13:22
magnifica jasmine trinca.
ma il più grande di tutti è tatti sanguinetti.
scritto da diderot Domenica.26.03.06 15:36
ti inoltro alcune righe scritte di getto per un commento al microblog giallo (tutti i diritti riservati). premettendo che jasmine trinca è meravigliosa e che, sì, tatti sanguineti è il più bravo di tutti ti incollo queste riflessioni relativamente a caldo (il film lo ho già rivisto). se non interessa, cancellare, e presto. ciao.
il film di moretti non parla, anzi non parla solo, di berlusconi. parla dell’italia e di quello che è già diventata e rischia ancora di diventare. e parla della vigliaccheria di certo cinemaitaliano (senza spazio di separazione). la prima parte è volutamente divertente proprio perchè sghignazza su certi tic delle mode culturali italiane (la mitologia del trash e la sua rivalutazione postuma). le idiosincrasie morettiane sono tutte testimoniate. fa piuttosto ridere ma potrebbe fare incazzare i non estimatori del moretti. è proprio all’interno di una semi-parodia sul nostro cinema che si incista la sceneggiatura del caimano consegnata al produttore in disgrazia silvio orlando da una giovane regista (jasmine trinca, off topic, di cui mi sono perdutamente innamorato). la sceneggiatura riguarda berlusconi anche se lui non lo capisce al volo. e lo stupore del produttore si sovrappone al nostro guardando al cinema italiano degli ultimi dodici anni. ovvero: come è possibile che il cinema non abbia parlato di berlusconi (o meglio, non abbia saputo raccontare NIENTE delle trasformazioni sociali e culturali prima che politiche di questo ultimo decennio)? con le dovute eccezioni (segnalazione automarchettistica, ho scritto un pezzo su questo argomento su duellanti di aprile) il panorama è questo, desolante. a quel punto le rappresentazioni del cavaliere nel “caimano” si sviluppano in due sensi: parodistico (de capitani in tentazione mimetica) o emotivo (un autoironico placido alla ricerca della grandezza del silvio). attori che imitano, dileggiano, satirizzano su berlusconi in chiave prettamente “televisiva”, macchiette innocue che graffiano meno dei materiali d’archivio del vero cavaliere che moretti inserisce nel film in maniera falsamente casuale e vagamente didascalica. ma il cinema italiano non è riusciuto (non ha voluto, non ha potuto) parlare di berlusconi e, come è ovvio, il film nel film salta. si preferiscono fare film sui sorridenti cristofori colombi cellulare-dotati di ritorno dalle americhe. niente caimano quindi e spazio, per la parte centrale del film fino a poco dalla fine, alle peripezie sentimental-familiste di orlando in rotta con la moglie, marito depresso e padre affettuoso. qui esce, è vero, parte del moralismo familista caro a moretti. ma esce anche qualcos’altro. per una buona mezz’ora veniamo catapultati in un film italiano medio dell’ultimo decennio. non si fa il film politico: non lo vuole la rai, non lo vogliono gli attori famosi, non lo vuole un po’ nessuno. e allora ci becchiamo, certo in chiave morettiana, un pezzo del filmetto borghese che ha riempito le sale italiane negli ultimi anni. orlando ama la moglie, ama i figli, la moglie lo lascia, i figli gli vogliono bene, lei forse ha un altro, lui è geloso e pensa a un qualche coup de theatre, lui si rassegna, l’affetto familiare però (con tanto di canzone strappacore - la meravigliosa “the blower’s daughter” di damien rice già sentita in “closer”) è salvo. per mezz’ora orlando si scorda di berlusconi, della giovane autrice che tante energie ci stava mettendo dello scenografo e della produzione che cercavano di far quadrare i conti con i pochi mezzi a disposizione, del cinema che decide finalmente di interrogarsi. orlando ha i cazzi suoi. e di questo scende a parlare il film mentre noi ci chiediamo: “ma dai, vai dalla trinca, cerca un altro produttore, fai qualcosa! (fai qualcosa = il “dì qualche cosa di sinistra” urlato al d’alema televisivo di “aprile” dieci anni fa)”. in quella mezz’ora, con sadico gusto della provocazione, moretti asservisce le sue frenesie al cinema medio, piatto, borghese, sentimentale, retrogrado che è il film dei muccino, degli ozpetek, della c. comencini e via dicendo. ci chiede: “è davvero questo quel che volete vedere?”. e decide poi, con un taglio di montaggio brusco ed un salto temporale non del tutto lineare che comunque quello non è il cinema che lui vuole fare. e gira quindi gli ultimi dieci minuti del “caimano” di cui tutti hanno scritto, molti senza vederlo, quasi tutti senza capirlo, che sono comunque un atto d’accusa sconvolgente non solo a berlusconi (che moretti decaricaturizza, che asciuga fino all’implacabile per svelare il lato mostruoso dietro la maschera dei ghigni dei ritocchi estetici, delle barzellette lasciandogli inquadrature fisse e parole appena sussurrate, con fare piano, che esplodono per la loro gravità di significato e non di forma) ma all’italia tutta che questo ha lasciato che avvenisse, chiudendosi nelle stanzette e nei salotti di casa propria. e, con le fiamme che berlusconi si lascia alle spalle, moretti intende dire, con forza retorica mista ad asciuttezza di stile, che non saranno certo le prossime elezioni (così come un’eventuale condanna del premier) a risolvere i problemi perchè oramai - socialmente, culturalmente, politicamente - il danno è fatto. ed è questo pessimismo della ragione a renderlo insopportabile a certa sinistra alla ricerca disperata della palingenesi ipotetica del 9 aprile. è un film cupo e disperato ben lontano dai vampireschi sorrisi famelici dei rutelli o pecorari/scanii che vediamo sbocciare in questi giorni. ovviamente è un film ideologico (ma tutti i suoi film lo sono) ed è un film che può infastidire ma è anche un film che merita attenzione per la decisione con cui si getta nell’agone (non solo politico) non cavalcando nessuna facile cialtroneria paragirotondina. non è un caso che l’ultima parte, ripeto davvero sconvolgente per un apocalittico di sinistra come me, non sia piaciuta neanche a cotroneo sull’unità di oggi (venerdì) che si attendeva forse dal regista più organico e meno allineato della sinistra italiana una sorta di mossa elettorale. cosa che il caimano è ben lontano dall’essere.”
scritto da fede Lunedì.27.03.06 01:40
Io l’ho trovato veramente bello, amaro, da mal di pancia, ma bello. E in genere Moretti non mi piace molto.
scritto da franz Lunedì.27.03.06 09:49
invece io ho amato molto in passato i film di moretti, quasi tutti. e questo non mi è piaciuto. quanto avevo trovato “organico” aprile, in cui la sovrapposizione “pubblico+privato” era convincente (e il secondo dominava, in una maniera bella, personale, che sicuramente aveva stupito tutti i morettiani), così ho trovato “slegato” quest’ultimo film. la parte privata, la storia di s.orlando e dintorni, va da sè, e la parte “politica” gli si appoggia sopra, in mezzo, senza secondo me creare l’amalgama. e mancano le vere scene “alla moretti”, quei dialoghi surreali, se ne ha solo una traccia, quando in macchina moretti canta e guarda in alto e rifiuta il di fare il film. quelle scene che mancavano anche in “la stanza del figlio” che però era tutto un altro tipo di film (e che film). qui, ci volevano. così, per quel che conta, la mia opinione.
scritto da in the wake Lunedì.27.03.06 10:25
A me è piaciuto e da me ho scritto perchè (vi evito così il cut&paste alla fede :-)).
Una bellissima storia raccontata molto bene e recitata meglio
scritto da Champion Lunedì.27.03.06 12:23
non l’ho ancora visto:
segue dibattito
scritto da egine Lunedì.27.03.06 16:30
ah, i critici…
“Quel che mi colpisce è che giovani di belle speranze prendano sul serio il Moretti e cadano in deliquio per certe sue risciacquature” Massimo Fini, Pagina, giugno 1984
“C’è qualcosa di goffo, di intralciato e di bamboccesco nel suo modo di guardare il mondo, è una grande regressione, più che un’estetica dell’idiozia è un’idiozia estetica…”Enrico Filippini La Repubblica 1981
(naturalmente pubblico ma non condivido)
scritto da stamparassegnata Lunedì.27.03.06 17:08
Secondo me il film merità due giudizi:uno negativo per la parte privata,irritante e malinconica al tempo stesso,e uno sacrosantamente positivo per la parte politica:comunque la si pensi è una grandiosa denuncia della crisi della nostra democrazia o sarebbe meglio dire oclocrazia…
scritto da SALICETO Martedì.28.03.06 16:59
per champions: ma io non ce l’ho un blog… e allora che devo fare…
ciao
scritto da fede Martedì.28.03.06 17:31
scusa fede. ennesimo esempio (il mio) di autoreferenzialità sciocca.
Commenti un blog? Allora devi avere per forza un blog…
Scusa ancora
scritto da Champion Mercoledì.29.03.06 18:10
Æåñòü
scritto da XANAX Domenica.16.04.06 03:52
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