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Martedì 4 Aprile 2006

Be’, nel tuo caso avrei pensato piuttosto ad un alano


woody.jpgDeve essere un problema di aristotele prima e poi di cristianesimo, ambiti che non conosco abbastanza bene per puntare il dito con precisione. Ma il fatto che una cosa sia sempre sé stessa in assoluto e mai in una certa misura, secondo la logica sfumata tipica delle culture orientali, ci condiziona pericolosamente. L’osgasmo è meraviglioso, ma non per il personaggio di Igor di Tutto quello che avreste sempre voluto sapere sul sesso (ma non avete mai osato chiedere), ingobbito e imbecille a causa di un orgasmo di diverse ore. Lo stesso dicasi per l’alcol, droga con la quale conviviamo da millenni con i problemi di sovradosagggio. L’alcol è malvagio in sé? No. Per l’alcol vige la regola di non abusarne. Invece le altre sostanza devono sempre guadagnarsi una natura neutra con i denti. Perchè partono sempre dannose in sé. Contro la realtà e contro la scienza. È uscito uno studio di un ospedale britannico che ha esaminato il caso di un pesante consumatore di MDMA. Come sapete l’ecstasy si prende a manciate anche in Italia da anni, con i rischi tipici di una sostanza psicoattiva e molta poca cronaca nera in relazione, ma socialmente sta nella categoria “ti brucia le cellule del cervello” comune a tutte le droghe chimiche. Bene, questo tipo che si è fatto seguire per un po’ dai medici e poi ha fatto perdere le tracce di sé, ha preso 40.000 pastiglie in nove anni. Calcolatrice. 365 giorni per 9 anni (+ 2 giorni bisestili)= 3.287, cioè il periodo in cui ha preso E. 40.000E diviso 3.287= 12 abbondanti. Questo per nove anni ha preso una media di 12 pastiglie di metilendiossimetamfetamina al giorno. Benissimo. Nello specifico ha spiegato che ne ha prese 5 ogni finesettimana i primi due anni, poi è passato a circa 3 e mezzo al giorno per tre anni, per poi crescere fino a 25 al giorno nel corso dei 4 anni successivi. Chiaramente rigidità muscolari, vuoti di memoria a breve termine ancora riscontrabili dopo sette anni; poi problemi affettivi, emotivi, sociali. Il tipo è un tossico, è chiaro. E i tossici sono dei malati. È come un etilista che beve il tappino di alcol dei pavimenti prima di uscire la mattina. Niente di diverso. L’articolo (della BBC e non di Tele San Patrignano) riporta anche i commenti del medico, che sostiene che questo caso possa fornire una dimostrazione del fatto che la sostanza ha effetto e crea problemi alla memoria e non solo.
Ancora una volta l’effetto (tutto quello che mettiamo nel nostro corpo ha un effetto di qualche tipo) non può diventare danno secondo una logica quantitativa, ma se dimostra di poter essere danno, si trasforma in danno puro, in sé. È un pernicioso processo retroattivo.
Si potrebbe fare lo stesso con la liquirizia. Ne diamo da assumere a un tizio per un paio d’anni quotidianamente una scatola di quella amarissima e squisita di Rossano Calabro. Poi mandiamo il tizio da un cardiologo. Aritmie, tachicardie, pressione alta: si riscontrarà un danno all’equilibrio cordiocircolatorio, causato dall’assunzione di liquirizia. Se 50g di liquirizia producono un danno 50, mezzo grammo produrrà un danno 0,5. Quindi la liquirizia è dannosa. Diamole un nome a cui la gente non è abituata, tipo quello latino, e diciamo che è vietata e mortale, perché noi sappiamo che è vero per deduzione matematica. Ora possiamo dire in giro che la Glycyrriza glabra fa venire l’infarto. Ecco fatto. Fortuna che siamo intervenuti per tempo.


Lunedì 3 Aprile 2006

Royale Politique - Non si ammazza così anche Luca Brasi?


godfather.jpgUltimamente sto giocando molto al Padrino, il videogioco ufficiale legato alla saga cinematografica coppoliana di don Vito Corleone e della sua famiglia. Chiaramente nel gioco si è parte della famiglia Corleone e si finisce (tanto è tutto finto) per odiare ogni famiglia rivale e particolarmente i Tattaglia. I Tattaglia fanno proprio schifo. Ma tutto questo solo perchè quando sento dire che per l’infanticida sì, se non fossimo cristiani saremmo per la pena di morte, mi trovo a sviluppare dei collegamenti. Dopo questi ultimi anni avevo capito che la cristianità era identità profonda, stampo formativo originario, fucina di valori granitici da difendere con orgoglio, fondamento primigenio dell’umanesimo, scintilla iniziale di tutto quello che non è tribù e istinto primordiale, rivoluzioni francese e industriale comprese. Invece scopro oggi dal più emergente uomo politico cristiano cattolico del nostro paese, che non è così proprio per niente. Pare che la cristianità sia una pertinenza molto aderente, una specie di decorazione ben visibile, un tatuaggio. Potendo, una volta ogni tanto, in casi particolari e prima delle feste comandate della politica, lo si leverebbe per diventare come Sollozzo, i Corleone, i Tattaglia, andare ai materassi, costi quel che costi, pistole cariche, nervi saldi e in alto i cuori, un po’ di macelleria, un segno della croce e poi di nuovo cristiani come prima.
Si sa: i tatuaggi si fanno solo quando si è veramente convinti. Se no poi si rischia di tenersi certi rimorsi per tutta la vita.