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Mercoledì 31 Maggio 2006

Waiting for the sun


darumino1.jpgCi risiamo. Succedono delle cose che fanno pensare che uno se ne possa attendere delle altre, ancora più liete. E allora io metto qui un darumino, un piccolo daruma. É un idoletto giapponese a cui manca un occhio finché quella cosa lì non succede. Poi, quando si realizza, gli disegnamo anche l’altro. È una specie di ricatto, va bene. Ma siccome prima questo darumino non c’era, comunque ci guadagna. Siccome poi ci tiene ad avere tutti e due gli occhi, smuove il suo mondo animista a favore del realizzarsi dell’evento. Un po’ come fare un nodo al fazzoletto. Con la differenza che il lassismo dei fazzoletti ci ha stufato, mentre il darumino è più pragmatico: si vede dalla faccia che è uno che si sbatte.


Mercoledì 31 Maggio 2006

Vino tosto, ebrei neri e devoti boni


allen-Ma è vero che in Israele si fa un vino che è praticamente solido (tipo un budino), da bere (o mangiare?) durante le feste?
Grazie
Manuel

In Israele (ma anche in Italia) si produce vino kasher. A volte è ottimo, a volte è davvero pessimo ai limiti dell’invito all’antisemitismo.

-Caro Yankele, ti ringrazio per questa opportunità e ti faccio una
domanda subito subito, ché mi gira in testa da un po’ di tempo (con un
paio di cosette correlate):
- Si può diventare ebrei?
- È vero che Sammy Davis Jr lo diventò?
- Ci sono molti ebrei di colore?
Grazie ancora e buon tutto
Alessandro

Caro Alessandro,
Sì, si può diventare ebrei, ma non è facile. I rabbini non amano convertire. E soprattutto, ma chi te lo fa fare?
E’ vero, dicono che Sammy Davis Jr fosse ebreo, ma io non l’ho mai conosciuto.
Ci sono ebrei ovunque, anche in Myanmar e in Cina. E sono uguali ai birmani e ai cinesi. Pochi anni fa, con l’operazione Salomone, arrivarono in Israele migliaia di ebrei dall’Etiopia. Neri, neri, neri.
Grazie a te.
Yankele

-Gentile dott. Yankele,
ho visto spesso giovani maschi ebrei avvolgersi intorno alle braccia una strisciolina di pelle. E’ possibile sapere a cosa serve?
Inoltre: è peccato mortale (essendo io uomo) aver pensato, dei giovani maschi così conciati, “wow, che sexy” ?
E se sì, secondo la religione ebraica dovrò essere lapidato?
Sa com’è, giusto per regolarsi.
Con stima suo,
macubu

Gentile macubu, le striscioline di pelle sono i filatteri. A cui sono legati due scatoline, una da mettere sulla fronte e una su un braccio. E’ un obbligo che si ricava da un passo della Torah. Si mettono quando si prega. In effetti sono proprio belli, quindi posso capire la tua reazione. Comunque non verrai lapidato per quello che pensi, ma se proverai a spogliare un uomo che prega con i filatteri addosso non posso essere sicuro che vorrà chiaccherare amabilmente con te. Aveva altro da fare. Il mio consiglio, dunque, è di aspettare la fine della preghiera. Devi avere pazienza.
Tienimi informato,
Yankele

-Per motivi che non sto a spiegare ho un set di piatti kasher, cioè, non cibo, proprio piatti, vettovaglie, fondi, piani e da frutta che mio padre prese nell’albergo dove lavorava e dove, mi spiegò, gli avventori ebrei, richiedevano espressamente di mangiare il proprio cibo in piatti diversi, appunto quelli.
Sono dei piatti normali, all’apparenza, cosa hanno di diverso da altri piatti?
Dietro c’è scritto Kahl (se non sbaglio).
Elena

Cara Elena,
sono piatti in cui semplicemente non sono stati messi alimenti non kasher. Ma se tu li hai usati per mangiarci prosciutto e melone ora sono proprio piatti come tutti gli altri.
con affetto,
Yankele
p.s. in albergo finora avevo rubato solo fiammiferi e penne. Complimenti ;-)

-Caro Yankele, qualche settimana fa, dopo gli incidenti del 25 Aprile, la Sinagoga è stata aperta a tutti coloro che volessero manifestare la loro solidarietà, sono venuto e come tutti mi sono messo sulla testa la kippa. Il giorno dopo mi hanno chiesto se ci fossero molti milanesi, la sinagoga era molto affollata, e sinceramente non ho saputo rispondere, forse un copricapo ha annullato tutte le diversità. Non le ho domandato nulla, volevo solo far presente questo ricordo.
Saluti a Lei e a Bordone
Emanuele Ginepro

Caro Emanuele, in effetti questa non è una domanda, ma desidero pubblicarla ugualmente perché consente di ricordare quel momento così bello e importante per la Comunità ebraica milanese e per tutti noi. La sinagoga era aperta a tutti, dunque c’erano ebrei e non ebrei, ma erano tutti milanesi che volevano rispondere alle bandiere bruciate e manifestare solidarietà a Israele minacciata dalla corsa al nucleare dell’Iran.
Shalom,
Yankele


Martedì 30 Maggio 2006

Wild is the wind


Nina+Simone.jpgOggi è una giornata di vento forte a Milano. La persiana sbatte. I gatti dormono. La gente ha l’aria di chi non è più abituato a certe novità tipo l’atmosfera. Però tutto sommato si sta bene. Sospinto da Eolo, quindi, di tutta la questione relativa a Oriana Fallaci e alle sue nuove dichiarazioni rilasciate in un intervista pubblicata su New Yorker, io vorrei dire qualcosa.
A - Se la cultura occidentale che dovremmo difendere dai musulmani è fatta di Giotto e Leonardo e Brunelleschi, come sembra lasciare intendere lei ogni volta che parla della toscana, allora siamo già finiti da tempo. I nostri condottieri sono morti da tempo. Siamo un museo. Siamo le cariatidi di un palazzo prossimo al crollo. Siamo forse l’Italia vista dall’America, idealmente in coda per vedere gli Uffizi. E in questo caso saremo colonizzati, naturalmente, da qualcuno di contemporaneo. Io preferisco pensare che il prosupposto sia sbagliato e che l’idealismo machista ed eroico che Fallaci ha sempre adorato e frequentato tanto, le faccia perdere il fuoco sulle cose. Ma se avesse ragione lei, in maniera naturale saremmo conlonizzati (lo siamo già) dalla cultura anglosassone. Difficile che sia l’Islam a farlo. E se anche fosse, quale?
B - Se uno scrive, la forma è importante. Definire Prodi o Berlusconi “fuckin’ idiots” dà forse la misura della misura di Oriana Fallaci. Non la considero il nemico del mondo moderno. Però quanto scrive male, roboante, vecchia a mare, Hemingway dato in mano ad Anna La Rosa, tutto superlativi, indignazione e turpiloquio usato con l’enfasi ribelle delle canzoni hip-hop brutte.
C - Io non sono contro il mercato. Anzi. Secondo me se Rizzoli ha sotto contratto una come Oriana Fallaci è normale che cerchi di vendere quanti più libri possibile. Perciò non voglio puntare il dito sull’aspetto commerciale della cosa e sull’ipocrisia di questo o quello. Ma ricordo che quando scrisse il primo capitolo di questa prosa al fiele, finì il suo intervento dicendo al direttore che si era fatta convincere, aveva parlato, aveva detto la sua, e ora (schifata e avvilita) sarebbe tornata nel chiuso del suo privato. Da allora non ha smesso di scrivere.
D - Un appello personale. Oriana, guarda che alla fine i negri non sono così male. Hanno il ritmo nel sangue. Comprati un disco di Nina Simone.


Domenica 28 Maggio 2006

Tutto quello che avreste sempre voluto sapere da Woody Allen ma non avete mai osato chiedere


copertina.gifDa anni apprezzo i manuali su qualsiasi cosa della linea for Dummies, che solo nelle ultime edizioni in italia hanno tradotto per Negati. Sono libri che trattano di qualunque argomento, non importa quanto alto e difficile, con il pragmatismo leggero dei divulgatori americani. Vorrei citare i miei preferiti Meditazione for Dummies, Jazz, Musica Classica e Opera Lirica for Dummies, e per finire il pelosissimo Gatto for Dummies. La sostanza è sempre acuta e la forma leggerissima. Uno ha delle curiosità e quelli non solo le soddisfano, ma te ne fanno venire di più.
Per questo oggi, ispirandosi chiaramente a quella collana, nasce su Freddy Nietzsche Ebrei for Dummies, rubrica informale di divulgazione ebraica. Ne sapete tanto di ebrei? Avete ben chiaro tutto? Perché io no. Sempre avute molte curiosità. Vedevo i film di Woody, sentivo le canzoni di Bob e mi accorgevo che certi riferimenti per capire tutte le sfumature proprio mi mancavano. E spesso non erano cose da leggere sui libri. Era la famigliarità che mi mancava, non la conoscenza. E non avendo amici ebrei, ma solo pochi conoscenti, non sono mai riuscito a fare a nessuno le domande spassionate, quelle che una forma di ritrosia cretina spesso impedisce di fare. Perché non vuoi passare per scemo, non vuoi rompere le palle, non vuoi suscitare il sospetto di essere antisemita. Ecco. Siccome chiedere le cose non è mai sbagliato, saperle è sempre meglio che ignorarle e gli ebrei sono persone normali, io ne ho cercato uno e gli ho chiesto se gli andava di rispondere a delle domande. Lui ha risposto certo che sì. Io gli ho detto guarda che io voglio che si facciano domande alla brutto cane. Lui ha detto perfetto. Io l’ho avvertito guarda che poi ci sono quelli che ti chiedono se è vero che mangiate il sangue dei bambini. Lui ha detto benissimo, non c’è problema, rispondo anche a quelli.
E così Yankele (così si chiama il nostro esperto) risponderà. Io e voi faremo le domande e lui risponderà. Il posto dove mandare le domande è ebreifordummies@gmail.com. Argomenti? Cultura, culto, ricciolini, rispetto del sabato, abitudini alimentari, ortodossia, laicismo, posizioni politiche, storia, geografia e tutto quello che vi possa venire in mente di inerente al tema. Sentitevi liberi. Anzi, siate liberi. Quindi non cercate di fare domande retoriche per far passare una vostra posizione, perché questo succede già ovunque e non ci interessa. Fate domande che siano domande. Non so una cosa. Me la spieghi? Certo, ecco qui. Poi ci possono e ci devono essere dibattiti e opposizioni di idee diverse. Basta che l’intento sia quello di capire e non di spiegare.
Spero che la cosa vi piaccia e so che richiamerà una certa dose di deficienti, ma sono sicuro che ci divertiremo.

ps - Grazie a Enrico e Libo per la grafica e la meccanica della nuova rubrica.


Giovedì 25 Maggio 2006

Homo loquens peregrinus


monaciRispetto agli altri animali, noi abbiamo sviluppato nel corso dei millenni una laringe molto duttile e sfavillante, capace di qualunque fonazione. Altre bestie trillano, garriscono, friniscono, gridano e strepitano alcune con più elementi di complessità di altri; ma nessuno ha sviluppato il linguaggio quanto gli Homo sapiens. Tra di noi, conspecifici, la cosa non rappresenta un elemento di novità particolare. Altre specie, possiamo giurarci, anche solo a sentirci leggere l’elenco del telefono stupiscono e caracollano. Ma presso di noi, ripeto, non è tanto il fatto di parlare a fare notizia, ma ciò che si dice, come e quando. Un po’ come per il falco pellegrino, Falco peregrinus, l’andare a trecento all’ora in piacchiata, pratica per noi spettacolare ma che in sostanza deve servire alla cattura di una preda. Altrimenti, tanto rumore per nulla. Anzi, gli altri falchi pellegrini si incazzano, perché si sparge la voce tra le prede sopravvissute che quando senti un sibilo pennuto sopra di te, è il caso di levarsi di lì IN FRETTA.
Tutto questo per dire che non si chiede ai membri del nuovo governo di tacere per anni come i monaci certosini, ma proprio parlare davanti a un microfono ogni volta che ci scappa la prima cretinata, sia essa su Fidel Castro, sulle opere pubbliche, sulle primaria del partito democratico, come fossero costantemente ospiti di Anna La Rosa, dalla sveglia al sonno, mi pare proprio troppo. I giornali da settimane sono solo pieni di dichiarazioni e risposte alle dichiarazioni e risposte alle risposte e dopo due scambi diventa uno scontro, una bagarre, una carnizzeria delle cretinate, batti ribatti e combatti. Non ne possiamo più. Fate delle cose e poi ne parliamo noi. E i giornalisti, se evitassero di montare a neve la noia autoconvincendosi che diventi emozionante, magari farebbero meglio il proprio lavoro.


Lunedì 22 Maggio 2006

True Blue (Veramente Triste)


madonnapose.jpgTu che già all’inizio io preferivo Cindy Lauper. Tu che vai al Live Aid e sgalletti goffa mentre la storia del pop ti passa sopra. Tu che canti una canzone che si intitola Like A Prayer e inizia con un verso come life is a mistery. Tu che il cristo negro. Tu che il gospel. Tu che limoni con le donne. Tu che i ricchioni ti adorano guai a toccarti. Tu tette a punta con gli strass. Tu sadomaso ma non ti cola mai il trucco. Tu zoccola con classe. Tu strike the pose. Tu circondata dai ricchioni. Tu stonata. Tu libro fotografico. Tu porno. Tu che scegli i migliori registi di videoclip. Tu che ti fai produrre da William Orbit e tutti si rendono contro che prendere Ravel e metterci sopra l’elettronica non è poi questa genialata. Tu che cambi produttore a ogni giro. Tu electro. Tu clash. Tu electroclash. Tu con la figlia che si chiama Maria Lourdes che hai fatto col personaltreiner. Tu stanca. Tu stressata. Tu che entri in un macchinone con gli occhiali da sole. Tu che sposi un regista mediocre. Tu che vivi solo in paesi e continenti alla moda. Tu devota a modo tuo. Tu che studi la cabala ebraica così, per svago. Tu che ti opponi alla guerra. Tu che la gente si incazza e allora non ti opponi più. Tu che scopri gli anni Ottanta. Tu che ti fai produrre da Stuart Price. Tu con le calze rosa 1000 denari. Tu santa. Tu vacca. Tu che parti per un nuovo tour. Tu che scandalizzi. Tu mezzaunda. Tu pelle nera. Tu crocefissa. Tu che hai cominciato nell’82 e tra due anni ne compi cinquanta. Tu crocefissa. Tu scandalosa. Tu ministero. Tu prevedibile. Tu venditrice di banalità travestite da oltraggio, sei il revival di te stessa. E non ti sopporto più.


Domenica 21 Maggio 2006

Con la frente marchita


gardelAlcune verità assoute su Volver di Pedro Almodòvar. Primo. Penelope Cruz ci piace da tempo ma dopo questo film rientra a tutti gli effetti nella categoria “una delle donne più belle del mondo”. Assolutamente meravigliosa. Secondo. Sarà banale, ma come racccontano le donne nel profondo della loro donnità i gay, non ce n’è. Uno dei film più femminili in senso puro che mi sia mai capitato di vedere. Una gioia per gli occhi. Terzo. Almodòvar si conferma il grande regista che è. Sì, va bene, i grandi non lo sono per contrattto e chiunque fa film più o meno sbagliati di tanto in tanto, ma Volver fa piangere con le lacrime, di una commozione felice, che dà soddisfazione.
Postilla. La canzone che condivinde il titolo con il film, cioè Volver di Carlos Gardel, è un classicone argentino del 1934. La versione del film è spagnolissima, flamenca, ma di suo sarebbe un tango. Malinconia come se piovesse. Mi è tornato in mente il mio Professore di cinema dell’Università, Alberto Farassino, che sembrava un personaggio da film di Buñuel e adesso non c’è più.


Venerdì 19 Maggio 2006

Royale Politique - Attraverso lo specchio ovvero Eisenberg vs Ronchi


stregatto.jpgUna cosa voglio capire, adesso che è stata votata la fiducia e questo governo comincaia a muoversi. Prima non ne ho parlato un po’ per scaramanzia e un po’ per pudore. Adesso però è il caso di porsela questa domanda. Perché negli anni passati io mi sono reso conto di quello che succedeva, razionalmente, ma a pelle davo una valutazione sul ruolo dell’opposizione del tutto diversa da quella che percepisco adesso. E mi chiedo: i nostri peggiori rompipalle, tipo i Comunisti Italiani o i Verdi e Rifondazione, insomma tutta l’ala più tosta della coalizione ora al governo, rompevane le palle a ’sto modo? No perché scusate il tono ma a me sembra che qui ci sia un tasso di rompimento di palle che è da campionato del mondo. E forse è proprio così, forse è una questione prospettica. Ma a me non pare. Lo dico sinceramente. Mi rendo conto che sentire l’opinione di Pecoraro Scanio o di Paolo Cento su qualsiasi cosa uno decida di fare non deve essere facile, se sei di destra e sei al governo. Ma mi sembra che la fiera della retorica messa in piedi in questi primi giorni sia ancora più colorata e rumorosa. E poi retorica non è la parola giusta. Ribadisco: qui si tratta proprio di rompere le palle. Da professionisti. Come fanno a non ammazzarsi tra loro, dico io!?
Forse è solo colpa di Andrea Ronchi e della sua capacità di esssere antipatico a tutti indistintamente, pure ai suoi sotto sotto, proprio come strategia programmatica di comunicazione (non sarà gradevole, ma è senza dubbio una linea riconoscibile e inedita, complimenti Andy!). Forse è perché la capacità dei membri della Lega Nord di schifare le istituzione a meno che non ne traggano un vantaggio diretto, è assoluta e fondante (va a dà via i ciapp! Giocala ’sta briscola, pirla! Cosa te la tieni in mano a fare?!). Forse perché non c’è come chi crede nella distinzione tra vincenti e perdenti, per traformarsi da capitano coraggioso in una palla di frustrazione pura e pulsante.
Ci vorrebbe qualcuno fuori dalle parti per capire chi rompe di più, ma siccome non datur, non esiste, imasèn, il n’est pas là, non lo sapremo mai con certezza.
(Per ora devo dire che a giudicare da quello che stanno dicendo da un mesetto a questa parte, direi che la medaglia delle anime belle insostenibili a sinistra spetta ai girotondini. Bisognava capirlo, con quel nome lì, che andavano a parare dalle parti della rotazione inarrestabile e organica delle nostre più delicate pudenda.)


Martedì 16 Maggio 2006

Viva Zapruder!


zapruder_a.jpgAbraham nasce nella Russia zarista del 1905. Si trasferisce negli Stati Uniti nel 1920. Negli anni Trenta si sposa con Lillian. Avranno due figli: Myrna e Henry. A un certo punto mette in piedi con un socio una ditta nel ramo tessile, a Dallas. Il 22 novembre el 1963 esce dalla ditta e filma l’omicidio Kennedy con la sua 8mm. Oliver Stone lo ringrazia ancora.
Ecco. Volevo solo ricordare l’importanza di Abraham, ora che pare sia saltato fuori un filmato che mostra l’aereo che si schianta contro il Pentagono l’11 Settembre. Speriamo perché io ’sta storia del complotto totale me la vivevo molto male. Ma se ho capito bene è una telecamera a circuito chiuso. Niente Zapruder o equipollenti, a ’sto giro. Peccato. L’eroe preso dalla strada fa sempre figo.


Lunedì 15 Maggio 2006

Non gioco più, me ne vado


capone.jpgDi una cosa bisogna dare atto ai furbetti del palloncino: hanno una pertinacia inarrivabile, da giganti del braccati dalla storia e ancora orgogliosamente legati al timone durante la tempesta. Il problema è che adesso che la nave è in rada, ancora fingono di lottare contro i marosi del destino e tenere botta. Il coraggio che ci vuole a dire certe cose, da parte di tutti, in questa situazione, è inarrivabile. E non lo dico per ridere. Dico sul serio. Chi di voi ha abbastanza ego da pensare che con quello che si è visto sia ancora il caso di andare dritti, fare finta di niente, fare magari anche le vittime e rilanciare? Probabilmente nessuno. Ma di tutte le dichiarazioni, di tutte le minacce di querele di Giraudo della scorsa settimana, le urla di Biscardi per screditare la magistratura soffermandosi sulla qualifica ufficiale di Baldas (movioliscta o opionioniscta), di tutti questi “è il sistema da rivedere”, “è l’Italia”, “tutte le squadre in fondo”, di tutti, dicevo, è proprio Lucky Luciano a dimostrarsi di un’altra categoria. “Mi hanno ucciso l’anima,” dice, motivando l’addio al calcio. Dichiara di andarsene da un posto in cui in nessun modo potrebbe stare. Imputa malinconicamente la decisione alla fine di un’era; sembra quasi provare nostalgia per un calcio che non c’è più, e desiderare solo di andarsene via da quel mondo che ormai non gli compete. Cosa gli volete dire? Alla fine la differenza ultima sta lì: nelle dichiarazioni di Carraro a orecchie basse e in quelle sue a testa alta. Unico, solo, martire e capro espiatorio, faber fortunae suae che cerca di capitalizzare anche a dieci secondi dalla defenestrazione. Fantastico. Penso all’arciduca Francesco Ferdinando che, colpito, accasciandosi dichiara: “Meglio così. Sarajevo mi ha sempre fatto schifo”.