Sabato 13 Maggio 2006
Dai, non così, Ratzi
Per chi crede nella dottrina della Chiesa Cattolica Romana esistono dei dogmi che vanno accettati come sono ( a meno di non voler essere eretici o scismatici, ma questi sono fatti vostri). Per esempio il papa non sbaglia: è infallibile perché è strumento dell’infallibilità di dio sulla terra e erede di Pietro. Ok. Quindi capisco che intervenire su quello che ha detto Ratzinger, da cresimato ateo e materialista, possa sembrare fuori luogo de facto. Ma quando c’è di mezzo il dogma, non se ne esce mai. Quindi, tant’è. Andiamo avanti.
Che il papa sia per la famiglia mi pare normale. Che la difenda mi pare normale. Che ne difenda l’importanza, mi pare normale. Così in astratto mi pare tutto normale. Il problema sta in quello che si considera attacco e di conseguenza ciò rispetto a cui si imposta una linea di difesa.
I progetti di fondazione di altri istituti che regolamentino l’unione tra le persone sono una cosa seria. Serissima. Per gli eterosessuali, gli omosessuali, per chi li usa e chi no. Questo la Chiesa lo sa e lo sa bene. Il cambiamento riguarda il modo in cui la gente vive insieme, la forma che assume la società , la linea di tendenza.
Ma in questo dibattito i conservatori, o se vogliamo i tradizionalisti, usano un argomento dialetticamente illecito. Sostengono, e l’ha fatto anche il papa, che si chiedano i PACS per ottenere altro, e soprattutto per ottenere in fin dei conti la possibilità di adozione da parte di coppie gay. Siccome quello dell’adozione a coppie omosessuali è uno dei temi più spinosi e controversi di tutta la questione, viene sventolato per spaventare quelli che sarebbero per il sì pur non essendo dei militanti dei PACS, cioè la gran parte dell’opinione pubblica. Non daremo il diritto di voto amministrativo agli extracomunitari perché quello che si vuole fare è mandare un cinese al quirinale. Non depenalizzeremo il consumo della canapa perché quello che si vuole fare è distribuire eroina e siringhe in farmacia. Non toglieremo dai notai la reponsabilità dei passaggi di proprietà delle auto perché quello che si vuole fare è lasciare i ladri di macchine liberi di agire.
Potremmo andare avanti così per ore. Teorizzare che ci sia sotto qualcosa di estremo, spaventoso, di cui avere paura adesso prima che sia troppo tardi. È una strategia classica, è un ragionamento naturale, legato alla novità , al cambiamento, al timore che le cose precipitino. È quel tipo di procedimanto mentale che impedisce, se applicato e condiviso, di realizzare qualsiasi cosa nuova, in assoluto, in ogni campo. Come se le usanze, le tradizioni, i mores, i costumi, fossero fragili e dovessero essere protetti da una muraglia di pessimismo catastrofista, pena il loro volatilizzarsi istantaneo.
È una questione seria per la vita delle persone. Se almeno qui la paura non fosse LO strumento di convincimento, almeno per questo argomento, sarebbe preferibile. Soprattutto quando a parlare non è un vescovo qualunque, ma la massima autorità della Chiesa, il vicario di Pietro, lo strumento infallibile di dio sulla terra.
Questo è quello che penso, Ratzi. Poi, fa’ tu.

Li chiamano “la triade”. Sono tre signori che di mestiere fanno i dirigenti. Dirigono una società sportiva, ma questo è poco rilevante. Dirigono una società che ha bilanci in attivo e sposta ogni anno centinaia di milioni Euro. Il fatto che questa società si occupi di pallone non cambia le cose. Ci sono delle regole che riguardano la giustizia sportiva (che solo a dirlo fa già strano, tipo macelleria vegana). Poi c’è il fatto che a seconda di come vanno le tue prestazioni sportive, tu hai un valore maggiore o minore. Sulla base di questo valore ti vendi a Sky per i diritti tv, ti vendi a Mediaset per il digitale terrestre, compri e vendi giocatori, eccetera eccetera. Quando si scopre che l’ariete della triade fa certe telefonate, tocca prendere atto che quello che si sospetta potrebbe essere una truffa. E la truffa è un reato. Che un po’ del giornalismo calcistico sia così morbido, così traccheggiante, così aspettiamo vediamo non mi pronuncio, dà la misura del valore deontologico. Mentre il sostegno dei tifosi nei confronti della triade fa molta tristezza. Fa Machiavelli. Costi quel che costi. Quella roba lì. In tutto questo torna fuori, nel caos generale, lo stile Agnelli, quello della vecchia signora, che ultimamente era diventato una favola e ora si rivede. Avere stile, nel mondo del calcio italiano di questi anni, significa avere solo buon senso, educazione, misura, rispetto delle regole. Quello che fuori è raziocinio, dentro al pallone è genio. E allora Elkann che dice di essere vicino alla squadra e non alla triade ricorda che le cose non sono quelle che sono, si possono fare sempre in mille modi diversi e alcuni sono meglio di altri.