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lunedì 26 giugno 2006

Little Crazy Fabri Gallo Fibra Caesar


caesarAltra questione musicale. Fabri Fibra e la sua canzone ispirata al caso Erika e Omar, il cui testo trovate qui, nei commenti sul caso dei musicisti giamaicani omofobi (Sizzla, Buju Banton e molti altri che forse sarebbe il caso di boicottare).
Come tutti i cantanti hip hop in Italia, soprattutto quelli che hanno un piglio pop, vendono barche di dischi e piacciono agli adolescenti, Fabri Fibra si becca una certa dose di sputazza. Ma questo è normale. Questo è un paese in cui se uno ha successo, per tutelarci preferiamo dire che comunque fa schifo, è inascoltabile. La cosa fa gioco anche a Fabri, in ogni caso: la musica che piace ai ventenni funziona di più se fa schifo ai trentacinquenni. È sempre stato così. L’ultimo disco di Fabri Fibra però (parlo solo di questo perché gli altri non li ho ascoltati) mi pare abbia una bella pacca e suoni bene. Detto questo, in questo discorso direi di mettere da parte la parola artista, non perché lo decido io, ma perché fa subito classifica, questo è artista questo no, sembra un giudizio di qualità. Anche qui, come per i libri e per i film, facciamo finta di essere nel medioevo e diciamo che Fabri Fibra è un artista nel senso che appartiene alle arti, alle corporazioni, alla federazione, alla categoria dei musicisti, come se fosse iscritto al sindacato. Niente di più. Fabri Fibra è quindi un musicista. Dante Alighieri è un poeta. Michelangelo è scultore, pittore e architetto.
Ora, Fabri Fibra fa hip hop. Spesso l’hip hop, esattamente come rock, punk, beat (ogni categoria musicale tranne forse il gregoriano), prevede la provocazione. Non ci vorremo mica sconvolgere perché c’è della provocazione nella musica. Jim Morrison cantava “papà voglio ucciderti, mamma voglio scoparti” e chiaramente gli infiniti MOIGE americani andavano fuori di testa (più banalmente i giudici andavano fuori di testa). Questo significa che cantare una strofa che riassume il complesso di Edipo in una canzone come fosse un bigino idiota fa di Jim Morrison un genio inarrivabile della psicanalisi, che non va toccato per niente al mondo? Direi di no. E soprattutto direi che i testi delle canzoni sono i testi delle canzoni. Non sono poesia o prosa da leggere. Per come la vedo io, non bisogna difendere Fabri Fibra perché è un’artista. Bisogna difendere Fabri Fibra dalla censura (che ribadisco qui nessuno veramente chiede, ma tutti spendono come parola calda per rendere gli articoli più pepati), perché i musicisti fanno la musica e chi li vuole ascoltare se li ascolta. È uno dei casi in cui il mercato, inteso come crocevia tra domanda e offerta, si regola veramente da solo. Fine. (Ovvio che se per assurdo uno scrive un pezzo sulla coprofagia e poi non va in rotazione sui network radiofonici, non deve fare l’artista vittima del sistema.)
Crazy Joe Gallo era un gangster italoamericano nato nel Bronx nel 1929, di padre siciliano e madre irlandese. Negli anni si meritò il nomignolo “crazy” perché era diventato uno dei più spietati killer sulla piazza.

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lunedì 26 giugno 2006

The Jamaican system is a vampire


linciaggioLa musica reggae è bella. Rilassata, pacifica, tranquilla, bommàrli, alé. È un genere abbastanza formale, che non si discosta molto da certi stilemi, certi schemi, un po’ come un giallo in letteratura. Questo non vuol dire che non ci sia tanta creatività. Vuole dire che è un genere circoscritto per temi, tempi, ritmi, accenti. Che sia così pacifico, come pensiamo noi, che i giamaicani fumino l’erba e sorridano alla vita, come al solito non è tanto vero (Oh Pier Paolo, quanto ti sbagliavi sulla povera gente contadina!). In Giamaica oggi i gay sono quello che gli ebrei erano nell’europa centrale degli anni trenta: il capro espiatorio e l’origine di tutti i mali. Da un articolo letto su Internazionale ho scoperto di pronunciamenti di uomini politici, dibattiti, manifestazioni, tutto un giro che si sbatte per dire la parola fine all’esistenza di questi inaspettati ed esecrabili ricchionazzi (negri, tra l’altro, non so se mi spiego). Tra le altre cose, ci sono canzoni in classifica che inneggiano al linciaccio dei gay, i cui ritornelli dicono bruciali, tiragli in faccia l’acido, sparagli addosso a quei froci. Ora, capisco che ci sia gente che è in botta per il reggae, il bluebeat, il dancehall e tutta ’sta roba, ma spero conservino una coscienza critica. La differenza tra quello che cantano quando fanno gli omofobi i rapper americani e quello che canta Buju Banton, è che quella dei rapper è una deficiente esibizione di machismo imbecille da seconda media, che nella società poi non viene seguita e passa per una spacconata; al contrario in Giamaica l’unico attivista gay del paese è stato ucciso qualche tempo fa e la gente si è radunata intorna alla casa del morto cantando i pezzi a tema “ammazza il frocio” di Buju Banton come fossero l’inno della vendetta. Quindi sono canzoni che hanno un effetto diretto sulla società e alimentano un clima di vero terrore tra chi è giamaicano e gay. Segnalo solo che il fascistello in questione suona in Italia in questi giorni. Sarebbe il caso di non andare a vedere il suo concerto, se si è persone democratiche e vagamente coerenti. Altrimenti si può andarci, ma sapendo che si va ad applaudire uno che ha scritto e diffuso la colonna sonora preferita dei linciaggi.



giovedì 22 giugno 2006

Oggi a Yankele domani a me! (e una postilla leonina)


Gad.jpgCari Yenkele e Matteo, la domanda che vi farò presuppone due piccolissime premesse:
la prima è che sono siciliano; la seconda è che penso che tutti i luoghi comuni sui siciliani – così come sugli inglesi, i francesi, i tedeschi e a maggior ragione sugli ebrei – siano delle sonore
minchiate. Presupposto ciò la domanda è la seguente: perchè molta gente ritiene
che che l’ebreo sia la peggiore risma di persone nel mondo? Io una
mezza risposta (da profano ignorante) ce l’ho (l’ebreo è speciale) ma
desidererei che Yenkele mi offra la sua di spiegazione, dal di dentro,
da ebreo. Con stima vera per entrambi, ciao.
Francesco

In sintesi la mia risposta è rubata e potrebbe essere: l’antisemitismo è un problema degli antisemiti (Sartre).
Detto in più righe.
Devono gli ebrei trovare una risposta al perché sono odiati?
O sono le persone che odiano a dover capire perché lo fanno?
Per A.B. Yehoshua il lavoro di comprensione tocca anche agli ebrei e sostiene (sto semplificando, naturalmente) che “la colpa” sia da riscontrarsi in un’identità troppo complessa, troppo poco definibile (sia popolo sia religione) tale da consentire all’antisemita di proiettare i propri peggiori fantasmi sull’ebreo. Per questo lo scrittore israeliano ritiene che Israele sia una grande conquista di normalità. Lo stato non rappresenterebbe solo una difesa contro i nemici (Dan Segre nel suo ultimo lavoro, appena pubblicato per la Utet, dice che del sionismo oggi rimane questo: si può perseguitare un ebreo, ma si sa che c’è un prezzo da pagare), ma Israele avrebbe dato anche un’identità più chiara. Una tesi che cozza con la presenza degli ebrei fuori da Israele, ebrei che si sentono e sono ebrei come si sentono e sono italianissimi (o francesissimi, o americanissimi), come allo stesso tempo in molti si sentono e sono vicini a Israele. Altri dicono che le minoranze attirano sempre odio su di sè e gli ebrei sono l’unica minoranza riconoscibile e diffusa in tutti i paesi da oltre duemila anni. Le altre minoranze (con eccezione degli zingari, e anche loro non se la passano mica tanto bene) o sono diventate a loro volta maggioranza (i cristiani) o sono scomparse, con lo sterminio o tramite l’assimilazione.
E soprattutto, per finire, quanto è bella la Sicilia!
Yankele

Segue da qui.
Ciao.
Il parallellismo tra le due figure principali del film ‘C’era una volta in America’ e le due principali correnti dell’ebraismo è esposto, tra gli altri, anche in un commento tratto dal sito: http://www.activitaly.it/immaginicinema/leone.htm
di cui riporto i seguenti paragrafi.

‘In “C’era un volta in America”, si tratta ancora e soprattutto dello stereotipo delle due anime dell’ebraismo europeo, che sono cristallizzate nei ritratti somatici e nell’inclinazione psicologica di Noodles (Robert De Niro) e Max (James Woods): l’ebraismo “sefardita”, con le sue istanze tradizionaliste e nostalgico-conservatrici, e l’ebraismo “askenazita”, proiettato verso il progresso ed il razionalismo scientifico. La nostalgia di Noodles, che è poi la medesima nostalgia dei films di Leone, deriva dalla percezione della ineluttabilità del progresso, che nella sua corsa verso il nulla travolge ogni cosa, persino la memoria. La “trilogia del dollaro” si conclude in modo significativo con la rievocazione della guerra civile americana, che prelude al tramonto del mito della frontiera con “C’era una volta il west”. I “fuori legge” si avviano così a diventare i gangsters del quartiere ebraico, degli sradicati “senza Legge” che hanno dimenticato il senso profondamente religioso della Torah.(..) La figura del “giustiziere” (il colonnello) che è presente nel film “Per qualche dollaro in più” diventerà in “C’era una volta in America” l’immagine cabalistica di Tsedek, il Giusto, impersonato da Noodles. Attraverso la delusione per le rivoluzioni tradite di “Giù la testa”, Leone sembra così approdato alla dottrina del “tikkun” della mistica ebraica.’
Grazie
Valentina



martedì 20 giugno 2006

Le tette, il culo e…la vergogna


cinico.jpgNon mi pare che il giro degli affari savoiardi e campionesi sia così scintillante da far pensare al fascino dell’illegalità. Non è così, proprio no. È tutto un mondo piccolo, meschino, squallido, arrapato e gretto. Va bene. Ma la domanda è: sono fatti nostri? Uno non può essere un po’ pirla per conto proprio? La tendenza dell’opinione pubblica italiana (non sono il primo a dirlo, lo so) è come al solito quella opposta rispetto a ciò che ci si aspettarebbe da un paese civile e democratico. Partiamo dall’assunto per cui ognuno può dire e fare qualsiasi cosa finchè non commette un reato. E anche quando l’ha commesso, che la cosa sia riprovevole viene dopo il fatto che sia nota alla società. Molto dopo. Il giudizio morale, la legge divina, tutto questo mondo di pareri e opinioni soggettivi o ultraterreni, non ha a che fare con quello di cui si parla. Qui c’è uno che ha commesso dei reati? Bene. Speriamo sia giudicato secondo i canoni di un sistema legale democratico e giusto. C’è un viscidone a cui piacciono le giovani gnocche? E chi se ne frega. Liberissimo di tutto il viscidume di cui è capace. La battuta che pare Vittorio Emanuele e il suo assistente abbiano fatto a proposito di una manifestazione a favore di un’associazione per l’aiuto alle ragazze violentate, è di quelle che si fanno tra amici quando vogliamo giocare ai politicamente perfidi. Così come i pareri sulle ragazze trattate come quarti di bue. Almeno noi maschi, ne facciamo a iosa. Che loro siano viscidi, schifosi, abbiano un’età, sono tutte considerazioni più o meno moralistiche. Non sono fatti nostri. Che nellle intercettazioni ci finisca anche ’sta roba non mi pare giusto. Cosa c’entra con l’indagine? Non serve piuttosto ad avere il sostegno morale dell’opinione pubblica? E questo, la ricerca della gogna morale per sostenere l’indagine penale, non è tipico dei paesi poco democratici? Infine che Prodi rilasci dichiarazioni a commento della morale di un cittadino(perché ci piaccia o no di questo stiamo parlando), non mi pare opportuno, né serio.
Mah. Chi mi tocca difendere.



domenica 18 giugno 2006

Vota Yankele! Vota Yankele! Vota Yankele!


pollack.jpgCiao Yankele, essere il popolo eletto non ha portato particolare fortuna…è
per questo che avete un senso dell’umorismo così spiccato?
Ciao
Rosalia

Caro Yankele, alla brutto cane, forse proprio brutto brutto: che significato ha per un ebreo di oggi,
mediamente religioso, la qualifica di “popolo eletto” assegnata dalle Scritture? E qual è la posizione in
merito dell’elaborazione religiosa (si può dire “teologica” in ambito ebraico?) più recente? E visto
che la conversione è sconsigliata, qual è la funzione dei gentili in questa prospettiva? E poi, in un altro
ambito: in un mondo perfetto, riterresti possibile che Israele diventasse uno stato multietnico?
Con affetto,
Michele – Miic

Ciao Yankele, avrei due domande:
prima degli anni dopo Cristo si sente parlare del popolo d’Israele come del “popolo eletto”, nel senso che effettivamente Dio ha un occhio di riguardo per quel popolo che segue passo passo, lo conduce nella Terra Promessa, lo castiga con la deportazione in Babilonia perchè si rivolge ad altri dei, poi se ne prende di nuovo cura ecc.. Tu personalmente ritieni che il popolo ebreo sia ancora il popolo eletto? Dio ancora agisce nella sua storia (anche in riferimento agli eventi storici contemporanei) amandolo o riprendendolo?
Inoltre: quali sono i motivi che si rifanno alle scritture per cui il popolo ebreo non crede che Gesù Cristo sia veramente il Messia? Quali sono le caratteristiche che doveva avere e che invece non aveva?
Ti ringrazio molto. Buona giornata.
Naomi

Cari amici,
nell’ebraismo i commenti sono sempre tanti e vari. Sul concetto poi di popolo eletto ci si può davvero sbizzarrire. Così come sul ruolo del divino nella storia umana. La cosiddetta elezione parte dalla promessa ad Abramo della discendenza e della terra promessa e passa per il dono della Legge, il giogo dei 613 precetti che gli ebrei ricevono ai piedi del Monte Sinai dopo secoli di schiavitù e un bel giretto nel deserto. Se si è schiavi della Legge, non si è schiavi dell’uomo. Un’idea piccola, piccola.
Difficile invece, a mio avviso, condividere un percorso passo passo pre-stabilito e non frutto delle infinite e varie scelte dei singoli esseri umani, dove le persecuzioni sarebbero delle punizioni per dei comportamenti sbagliati. Sono abbastanza persuaso che le persecuzioni non fossero previste nel contratto quando gli ebrei hanno ricevuto la Torah. Son sicuro che chi ha firmato abbia controllato anche le clausole in corpo 5.
Yankele
p.s. Israele è già uno Stato multietnico, non solo vi sono ebrei da ogni parte del mondo, con la pelle di ogni colore, ma è anche già un paese multiconfessionale, dove i cittadini musulmani e cristiani convivono in alta percentuale con i cittadini ebrei;



domenica 18 giugno 2006

E se avrebbe ragione lui?


Floyd09.jpgHo letto questa cosa su Wittgenstein. E siccome io sulle questioni linguistiche formali mi diverto a tirarmici scemo (e più e più volte mi scornai col permissivismo del giovane Sofri a proposito), ci ho pensato su un po’. Premettiamo che il direttore del giornale che attizza la polemica appartiene alla schiera del “penso che è”. Si tratta di un partito trasversale che comprende persone di diversa estrazione politica e sociale, avvezze all’uso dell’indicativo nelle dichiarative in prima persona. Funziona così. Espongono la propria opionione e per farlo attaccano con “credo che”,penso che“, “sono convinto che“, “ho l’impressione che“. In realtà nelle strutture profonde del loro cervello quella è la verità assoluta, limpida e cristallina come acqua di fonte. Tant’è che quando poi il cervello stesso deve pescare il modo verbale per la dichiarativa che segue, sceglie il modo della realtà, l’indicativo. Membri di questa falange sono, per citarne solo alcuni, Schifani, D’Alema, Rutelli, Pecoraro Scanio innumerevoli altri giornalisti e politici, compreso appunto Giuliano Ferrara (che io stimo molto, ci tengo a dirlo, ma come si stima il più abile, intelligente e carismatico dei bucanieri). Tanto che quando a Otto e Mezzo c’è ospite Filippo Facci, Ferrara comincia un teatrino sui congiuntivi prendendolo per il culo come se fosse un trombone della Crusca, quando in realtà è lui che ha la coda di paglia e sa che Facci si incazza quando abolisce il congiuntivo. E fa bene a incazzarsi. Anche io do di testa perché non usare il congiuntivo è come non usare la F perché tanto si capisce lo stesso (e prendere anche per il culo quelli che si ostinano a dire farfalla e non varvalla). Va be’. Andiamo avanti.
Si dibatte su questa frase: ‘Perché, se davvero questi lavoratori desidererebbero continuare a lavorare, si devono privilegiare i pubblici?’ Si dibatte su quel desidererebbero, un condizionale in un’interrogativa. Non ci va. Convengo. In teoria no. Se fosse un’interrogativa vera sarei d’accordo. Ma non lo è. Per prima cosa leggetela ad alta voce. Forse capite di più il senso, che sulla pagina scritta sfugge in questo caso. Io la vedo così. Non è messo in dubbio che lo desiderino. È dato per assodato, anche se la proposizione è introdotta con un se. Il desiderio, d’altro canto, non è una volontà ferma, quanto una inclinazione, una disposizione. E quindi se fosse una principale ci andrebbe comunque un condizionale (tipo vorrei dell’acqua invece di voglio dell’acqua). Quindi. A: Questi lavoratori desidererebbero continuare a lavorare. B: Visto che A, perché si devono privilegiare i pubblici? Sabatini Coletti, Dizionario della Lingua Italiana Rizzoli Larousse. Voce se. Basta scorrere le preposizioni che se introduce per trovare nella seconda colonna “ipotetiche causali – (nella quali la protasi richiama un dato di fatto come premessa, non propriamente come ipotesi), dal momento che, visto che, con il v. all’indicativo. Insomma per come la vedo io quel se, anche e soprattutto visto che è seguito da quel davvero, ha funzione di dal momento che e la frase va intesa ‘Perché, dal momento che questi lavoratori desidererebbero continuare a lavorare, si devono privilegiare i pubblici?’. Quindi ci vorrebbe l’indicativo ma ci sta il condizionale perché questi lo vorrebbero, non lo vogliono (volessero è fuori discussione). In conclusione secondo me ha ragione Francesco Giavazzi, che ha anche dimostrato un uso più libero della lingua, aggiungendo una sfumatura in più a danno forse del canone estetico, ma a favore della ricchezza della frase. Per concludere, se davvero vorrebbero sbugiardare tutti i tromboni della cultura italiana, perchè poi al Foglio fanno i conservatori?
Ecco. Finito. Mi sembra di aver disquisito per ore su quale disco dei Pink Floyd sia il migliore. Quel tasso di precisinismo pirla lì. E ogni volta mi ci diverto, coi modi verbali e coi pinfloi.



venerdì 16 giugno 2006

Il pontile del campione e un problema di senso


monopattino.jpgIl Lions locale; l’ordine cavalleresco di San Guglielmo; il pescatore a polpacci bianchi in mostra; lui che canta toto Cutugno; Varenna; il lago di Como. Mi fa effetto sapere dell’arresto del più insopportabile di tutti i Savoia mai esistiti (sì, anche più del piccoletto, secondo me), così anacronisticamente azzimato, snob, scocciato, vip, tirato, annoiato e lamentoso come solo i ricchissimi sanno essere, insomma così prevedibilmente nobile da emergere rispetto ai colleghi europei che da decine di anni si normalizzano con classe. E mi fa effetto perché l’aria dei laghi prealpini lombardi, il loro silenzio cronico, l’umidità, lo scarso senso del tempo storico, mi sono familiari dalla nascita. E poi stavo vedendo Enigma stasera e c’era tutto un mondo di ventennio nella punatata (Edda Ciano etc.), che prevedeva effettivamente mezzi di trasporto tipo idrovolante o battello. Nei film di spionaggio qualcuno punta verso la Svizzera. Lui sarebbe andato a Campione d’Italia. Che triste. Comunque anche questa è un’altra inchiesta anticipata da Report, che su Campione d’Italia qualche tempo raccontò cose che noi umani… Ma è un altro il mezzo di trasporto che mi ha davvero colpiuto stasera. Il TGR della Lombardia, nel servizio montato un po’ di fretta sull’arresto, alla frase relativa al giro di squillo in cui sarebbe implicato il biondo, ha mostrato una bambina di spalle che va in monopottino a rallentatore. E io proporrei una cosa. Facciamo che le immagini dei servizi del telegiornale non devono per forza essere didascaliche rispetto al testo. Facciamo che quando si parla di puttane, pedofili, sevizie, abusi, si può anche limitarsi a a mostrare il lago, senza inventarsi allusioni che non devono alludere, faccie di bambini senza faccia, pixelati, roba che non serve a niente se non a suscitare banalmente vergogna. Per chi ha montato il servizio e non si rende conto di cosa vogliono dire quelle immagini, di come ci condizionano, di quanta disonestà intellettuale ci sia dietro ai ralenti e ai pixel.



mercoledì 14 giugno 2006

Per carità signora mia l’ero no che invecchia!


iggyCi si chiede quale sia lo scopo. E uno penserebbe che lo scopo sia quello di diminuire il consumo dell’eroina, quindi far calare negli anni il numero di tossici cronici, di famiglie distrutte, di reati commessi, di vite passate in galera a farsi, di morti e feriti. Questo secondo legica e secondo scienza. Così Veronesi, quello che era stato considerato praticamente uno spacciatore per aver detto che i lavori scientifici dimostrano una tossicità trascurabile della canapa rispetto a tabacco o alcol, torna sull’argomento con la stessa serena impostazione pragmatica, da illuminista (quale si prevede normalmente sia un uomo di scienza). E segnaala, dati alla mano, insieme a un politico del nuovo governo, che la somministrazione pubblica dell’eroina fa diminuire il consumo e i rischi sociali legati allo stesso.
Pronti, via! Tutti scandalizzati. Tutti indignati. E questo no, non è ammesso, l’eroina di statro, lo stato spacciatore, lo stato complice, lo stato che si arrende. Il problema come per magia non è più quello delle persone, ma subito dell’immagine dello stato. Anche io penso che non sia bello che la gente si buchi in assoluto e sono anche sicuro che le stanze per le iniezioni controllate non saranno ambienti dove portare le scolaresche delle elementari con la cartella di Snoopy. Ma questo non dovrebbe riguardare le decisioni da prendere in materia sanitaria. Il buon senso, il buon gusto, il senso del decoro e della decenza, sta bene non sta bene, tutto questo ha a che fare con altro. Non con la medicina. La medicina (insieme alla politica sanitaria) si occupa di quello che succede al corpo umano, indipendente da quanto sia gradevole o decoroso, comprese schifezze tipo occlusioni intestinali, vomito, tumori, ascessi, fistole rettali, fratture esposte, dermatiti, virus infettivi, gente che si strappa i capelli e si piscia addosso tutti i giorni, gente che deperisce fino a morire e ci mette mesi e fa schifo, gente che fa schifo per tutta la vita da quando è nata, gente che muore a sette anni di leucemia. Questo è l’ambito nel quale ci si muove. Anche.
Quindi, quando ho la sensazione che il ribrezzo fisico e idelogico venga prima della voglia di risolvere i problemi, il desiderio di non vedere cose brutte prima della voglia di vedere cose giuste, penso che si perda un’occasione per fare un passo avanti di civiltà: quello verso la presa di coscienza di quello che c’è, delle priorità dolorose da affrontare, della consapevolezza che il bene assoluto è il peggior nemico del meglio qui e ora. Segnalo anche che la polemica parte col solito piede giornalistico ignorante. I giornali italiani si affrettano a parlare di shotting room e mi suona strano. Cerco una conferma e mi rendo conto che ce l’abbiamo fatta ancora una volta. Neologismi inglesi all’ombra del tricolore. Shot è lo sparo, cioè l’iniezione di eroina, il buco. Ma se devi sostantivare un verbo, in genere usi la radice del verbo, che è shoot, non quella del sostantivo. Infatti il termine corretto in uso per identificare le stanze per somminstrazione controllata di eroina è shooting gallery, ma volendo si sarebbe anche potuto usare il più semplice shooting room senza problemi. Shotting room, al contrario è un’altra deprimente invenzione, forse un refuso che si è riprodotto come un virus, probabilmente la trovata di qualcuno che conosce poco l’inglese e non ha voluto usare shooting perché gli faceva troppo poligono di tiro. Triste, eh?



martedì 13 giugno 2006

Diamanti, femmine, deserto, bombe e stizza


sergeCaro Yenkele, ecco alcune domande veloci:
- riguardo al rapporto tra religiosi e sesso in cosa sono diversi cattolicesimo ed ebraismo? voglio dire i rabbini si possono sposare? possono essere donne? sono descritte storie di abuso sessuale da parte di rabbini in misura paragonabile a quanto avviene per i preti?
- esiste una gerachia religiosa? esistono analoghi ebrei del papa, del vaticano o della cei.
- perchè gli ebrei lavorano e commerciano i diamanti?
- i bagel li hanno inventati gli ebrei? si trovano in italia?
Grazie per le risposte. Cordialmente.
Lorenzo

Caro Lorenzo,
- i rabbini si possono, anzi, come ogni ebreo, si devono sposare. Non conosco classifiche su abusi sessuali e altro. Rabbini donne tra gli ebrei ortodossi non ci sono. In Italia, le Comunità ebraiche riconosciute si rifanno tutte all’ebraismo tradizionale. Iniziano a esserci piccoli gruppi di ebrei che in Italia stanno guardando con interesse all’ebraismo Reform o Conservative, forme piuttosto attive nel mondo anglosassone. Là vi sono anche donne cui le comunità riconoscono il ruolo e il titolo di rabbini;
- Gerarchie. L’autorevolezza si conquista sul campo. Esiste comunque la figura del Rabbino Capo della Comunità, come rav Gianfranco Di Segni a Roma o rav Alfonso Arbib a Milano. Ma nessuno è il Papa e nessuno ha l’infallibilità;
- ebrei e diamanti. Alcuni ebrei lavorano con i diamanti, ma non tutti quelli che lavorano con i diamanti sono ebrei. Comunque se devi fuggire da un villaggio in fiamme è molto più facile portar via cinque diamanti, che mettere sul carro 3 tonnellate di grano;
- sui bagel bisogna chiedere delucidazioni al copywright, ma intanto si trovano all’Esselunga;
ciao,
Yankele


Caro Yankele,
anch’io sfrutto l’iniziativa di Bordone per alcune domande:
1) le vostre usanze/tradizioni tipo la circoncisione o la cucina kasher sono descritti e prescritti nei vostri testi sacri o derivano da altro?
2) c’è una linea “ufficiale” per gli ebrei su fecondazione assistita e uso degli embrioni per la ricerca?
3) qual’è il ruolo delle donne nell’ebraismo?
4) (questa è un po’ più lontana) ci sono state reazioni, nel mondo ebraico, riguardo a tutta la vicenda Codice Da Vinci?
Ciao e grazie per l’opportunità che ci dai.
Riccardo

Caro Riccardo,
fai bene, non spetta certo a me dirlo, ma Bordone ha avuto una bella idea.
1. tutto deriva dal testo scritto e tutto viene interpretato da qualche migliaio di anni da rabbini e studiosi;
2. su fecondazione assistita e uso degli embrione c’è ovviamente grande dibattito. Sul Referendum in Italia diversi esponenti delle Comunità si espressero a favore della partecipazione alle votazioni e contro l’astensione. Nel merito è uscito un libro fatto molto bene, scritto da insieme da uno scienziato e da un rabbino, rispettivamente Aaron Fait e Michael Beyo, “In principio l’uomo creò il clone”, editore Franco Angeli;
3. le donne hanno un ruolo fondamentale. Innanzitutto sono ebrei i figli di madre ebrea. Ma anche storicamente le donne hanno ricoperto ruoli importanti. Sia nella Bibbia, dove vi sono donne profetesse, sia negli ultimi decenni. Basti pensare in Israele a Golda Meir primo ministro o a Tzipi Livni attuale ministro degli Esteri e in Italia a Tullia Zevi, presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane;
4. non ho sentito grandi reazioni al Codice da Vinci, sebbene si parli pur sempre della storia di uno dei nostri…
ciao
Yankele


Come fate a livello umano (sia personale che di comunita) ad accettare che Mosé (il piu grande dei vostri profeti) vi abbia detto di impadronirvi della terra promessa decimando le popolazioni locali, depredando e riducendo in schiavi donne e bambini?
Pensi che le leggi isolazioniste del tempo siano rimaste latenti nei vostri usi e costumi?
Grazie
Mauro

Caro Mauro,
prova tu a girare 40 anni nel deserto e poi vediamo se non vuoi andare nella terra promessa in cui scorrono latte e miele…
Ma ogni primavera tu vai in comitiva a piangere sui resti di Cartagine e al museo etrusco di Volterra?
Salutami Asterix.
Yankele


Ciao, la mia curiosità riguarda le persone che si occupano dei
feriti/morti (spesso nei servizi dei telegiornali si vedono sulle scene
degli attentati); sembrano tutti ebrei ortodossi, e mi sembra di aver
sentito che si trovano li per motivi riguardanti la religione ebraica.
Potreste essere più precisi? In cosa consiste questa strana procedura?
Grazie 1000
Fabrizio Grandi

La legge ebraica, l’Halachà, prevede che il corpo della persona morta vada sotterrato. Per questo, dopo gli attentati, gruppi di persone specializzate cercano i brandelli di carne.
Non li invidio.
Ciao.
Yankele


Ciao!
La mia domanda verte sul ruolo della donna all’interno della comunità ebraica. Ho letto da qualche parte che è esonerata da alcuni doveri (credo religiosi) che competono invece agli individui di sesso maschile. Mi domando se questa cosa corrisponda effettivamente alla realtà e se implichi una libertà della donna “da” o anche “di”. Com’è vista una donna che non desidera una famiglia? Può dedicarsi ad interessi personali quali il lavoro o la soddisfazione personale a questo magari connessa oppure è preferibile di no?
Grazie
Valentina

Creare una famiglia ebraica è compito di ogni ebreo e di ogni ebrea. Ma questo non implica che le donne non possano cercare e trovare soddisfazioni anche nel mondo lavorativo. Anzi. Du stipend, is meggh ke uan.
Ciao
Yankele


Caro Matteo-Yankele, l’idea di una rubrica per scoprire gli ebrei mi affascina, lo confesso. Non capisco però quali siano le tue competenze in materia visto che non mi sembra, dalle risposte che hai fornito online, che tu sia ebreo né molto infromato sulla materia. Mi sembra un esperimento radical-chic piuttosto noioso e fine a se stesso. Ma perché non una rubrica su “Scientology” o sugli “Avventisti del settimo giorno”?!?! Basta con questa stupidaggine dell’intellettualismo ebraico, vero e proprio mito fascistoide del ‘900… e dire che quello era il secolo scorso!
Saluti
Marek

Caro Marek, l’esperimento al momento sembra divertente e utile. Riguardo alle mie conoscenze, se sbaglierò qualcun altro (magari proprio tu) mi correggerà. Tanto meglio, ne sapremo allora tutti di più.
Saluti
Yankele

Caro Marek, non solo Yankele esiste, ma è anche molto più ebreo e diplomatico sia di te che di me. Quindi: 1) radical-chic ci sarà tua sorella e 2) sappi che sul mio blog non ci occupiamo di temi fascistoidi. Questo blog (come ogni altro blog) è un posto dove si viene se si ha voglia; se non si ha voglia, basta non venirci e i problemi di intolleranza svaniscono come per magia. Quindi se la cosa ti affascina davvero, chiedi, correggi, intervieni, insomma partecipa; se sei venuto a fare il figo, mi sa proprio che caschi male.
Saluti
Matteo



martedì 13 giugno 2006

Thora! Thora! Thora!


ghost_world_stor_3.jpgL’avevo già visto e ne avevamo parlato molto bene alla radio fino a sfinire gli ascoltatori. Del film e del fumetto. Del colossale Daniel Clowes(che mi hanno fatto conoscere Matteo e Alberto) e dell’incredibile caso di un bel film tratto dal più atipico e personale dei fumetti: Ghost World di Terry Zwigoff. L’hanno dato ai Bellissimi di Rete4. E per come la vedo io questo è un successo, non un caso di lesa maestà. Non solo. Per come la vedo io Thora Birch in questo film è ancora più irresistibile di come me la ricordavo.