Giovedì 22 Giugno 2006
Oggi a Yankele domani a me! (e una postilla leonina)
Cari Yenkele e Matteo, la domanda che vi farò presuppone due piccolissime premesse:
la prima è che sono siciliano; la seconda è che penso che tutti i luoghi comuni sui siciliani - così come sugli inglesi, i francesi, i tedeschi e a maggior ragione sugli ebrei - siano delle sonore
minchiate. Presupposto ciò la domanda è la seguente: perchè molta gente ritiene
che che l’ebreo sia la peggiore risma di persone nel mondo? Io una
mezza risposta (da profano ignorante) ce l’ho (l’ebreo è speciale) ma
desidererei che Yenkele mi offra la sua di spiegazione, dal di dentro,
da ebreo. Con stima vera per entrambi, ciao.
Francesco
In sintesi la mia risposta è rubata e potrebbe essere: l’antisemitismo è un problema degli antisemiti (Sartre).
Detto in più righe.
Devono gli ebrei trovare una risposta al perché sono odiati?
O sono le persone che odiano a dover capire perché lo fanno?
Per A.B. Yehoshua il lavoro di comprensione tocca anche agli ebrei e sostiene (sto semplificando, naturalmente) che “la colpa” sia da riscontrarsi in un’identità troppo complessa, troppo poco definibile (sia popolo sia religione) tale da consentire all’antisemita di proiettare i propri peggiori fantasmi sull’ebreo. Per questo lo scrittore israeliano ritiene che Israele sia una grande conquista di normalità. Lo stato non rappresenterebbe solo una difesa contro i nemici (Dan Segre nel suo ultimo lavoro, appena pubblicato per la Utet, dice che del sionismo oggi rimane questo: si può perseguitare un ebreo, ma si sa che c’è un prezzo da pagare), ma Israele avrebbe dato anche un’identità più chiara. Una tesi che cozza con la presenza degli ebrei fuori da Israele, ebrei che si sentono e sono ebrei come si sentono e sono italianissimi (o francesissimi, o americanissimi), come allo stesso tempo in molti si sentono e sono vicini a Israele. Altri dicono che le minoranze attirano sempre odio su di sè e gli ebrei sono l’unica minoranza riconoscibile e diffusa in tutti i paesi da oltre duemila anni. Le altre minoranze (con eccezione degli zingari, e anche loro non se la passano mica tanto bene) o sono diventate a loro volta maggioranza (i cristiani) o sono scomparse, con lo sterminio o tramite l’assimilazione.
E soprattutto, per finire, quanto è bella la Sicilia!
Yankele
Segue da qui.
Ciao.
Il parallellismo tra le due figure principali del film ‘C’era una volta in America’ e le due principali correnti dell’ebraismo è esposto, tra gli altri, anche in un commento tratto dal sito: http://www.activitaly.it/immaginicinema/leone.htm
di cui riporto i seguenti paragrafi.
‘In “C’era un volta in America”, si tratta ancora e soprattutto dello stereotipo delle due anime dell’ebraismo europeo, che sono cristallizzate nei ritratti somatici e nell’inclinazione psicologica di Noodles (Robert De Niro) e Max (James Woods): l’ebraismo “sefardita”, con le sue istanze tradizionaliste e nostalgico-conservatrici, e l’ebraismo “askenazita”, proiettato verso il progresso ed il razionalismo scientifico. La nostalgia di Noodles, che è poi la medesima nostalgia dei films di Leone, deriva dalla percezione della ineluttabilità del progresso, che nella sua corsa verso il nulla travolge ogni cosa, persino la memoria. La “trilogia del dollaro” si conclude in modo significativo con la rievocazione della guerra civile americana, che prelude al tramonto del mito della frontiera con “C’era una volta il west”. I “fuori legge” si avviano così a diventare i gangsters del quartiere ebraico, degli sradicati “senza Legge” che hanno dimenticato il senso profondamente religioso della Torah.(..) La figura del “giustiziere” (il colonnello) che è presente nel film “Per qualche dollaro in più” diventerà in “C’era una volta in America” l’immagine cabalistica di Tsedek, il Giusto, impersonato da Noodles. Attraverso la delusione per le rivoluzioni tradite di “Giù la testa”, Leone sembra così approdato alla dottrina del “tikkun” della mistica ebraica.’
Grazie
Valentina
1 commento finora
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Ciao, Yankele: sono Tiziana, la stordita che ha scritto a Matteo chiedendo “ma quando potremo avere una raccolta di ebrei for dummies” quando l’iniziativa era appena in divenire, ricevendo una tanto cordiale quanto immeritata risposta (appena avremo le domande, scriveremo le risposte)… eheh.
Non sono ebrea, ma ho diversi amici che lo sono, conosco le loro famiglie e vedo che il loro stile di vita è profondamente diverso dal mio, soprattutto qui nella sonnolenta provincia del centroitalia.
Famiglie che hanno case sparse un po’ in tutta europa, che viaggiano abitualmente e non eccezionalmente solo nei 15 gg delle ferie istituzionali, che frequentano mostre, concerti, che leggono libri… anche e soprattutto i libri che non sono impilati in enormi piramidi all’ingresso con un cartellone sopra che grida “new” “15 milioni di copiee!” oppure “il nuovo esilarante libro di picopallo, direttamente da zelig!”.
Sarà anche per questo, forse, che siamo amici oltre che per le casualità della vita che ci hanno fatto incontrare. Comunque, dopo la mia (lunga, e chiedo perdono) dissertazione, vorrei dire la mia ipotesi su uno dei perché gli ebrei stanno sul gozzo a tanta gente: invidia.
Pura, semplice, nuda invidia. Per la loro diffusa abitudine alla cultura, quando tutto intorno c’è una paurosa ignoranza. Per la loro ricchezza, anche e soprattutto quando non è ostentata attraverso i mille rolex-occhialonifirmati-jeansdamezzomilionestrappatiadarte.
Per le loro forti tradizioni religiose e familiari, quando invece nelle belle famiglie cattoliche ci sono spesso ipocrisie allucinanti e disinteresse per i figli più che chiaro.
Invidia. Anni fa i motivi immediati che scatenavano l’invidia avranno potuto essere forse lievemente diversi, ma sempre di invidia si trattava, secondo me.
Yankele, l’ho buttata nel secchio?
Saluti da un’affezionatissima lettrice
scritto da Tiziana Venerdì.23.06.06 09:49
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