Giovedì 13 Luglio 2006
Primo: Moby Dick era una sardina. Secondo: Achab chi?
Non sono momenti facili. Le persone si aggrappano a quello che hanno. Siamo passati dagli anni (i secoli?) in cui la voglia sociale di normalità produceva il conformismo più duro, a anni di distinzione, di categorizzazione, di buoquet. Ciascuno di noi è una somma di categorie garantite e tutelate dalla correttezza politica. Se anche orgogliosamente se ne sente parte, le categorie non esistono se non in prima persona. Le due frasi “Io sono un caucasico” e “Chi cazzo sei tu per darmi del caucasico?” non sono in contraddizione. Anzi. Si completano. E si fortificano a vicenda.
Nella società questo fenomeno di caratterizzazione e negazione delle categorie è già insostenibile. Nella comunicazione è tremendo. Non è più possibile rappresentare forme di contrapposizione di alcun tipo: contrasto, aggressività, scontro, violenza, odio, niente di niente. Nemmeno se poi si ricompongono. Nessun personaggio negativo può essere caratterizzato in alcun modo. Nessun personaggio caratterizzato può compiere azioni che siamo o possano essere interpretate come negative. Se in uno spot c’è uno che ruba una mela, non può essere armeno o gay o celiaco o mancino o affetto da morbo di Crohn, perché altrimenti le associazioni dei gay, dei celiaci, dei mancini, degli affetti dal morbo di Crohn protestano. Se in un film di Hollywood mostri un tossico che si fa una pera e si chiama Luigi, l’associazione degli italoamericani non pensa che quello sia un personaggio, cioè la maschera di una persona, ma che quella sia la rappresentazione di un italoamericano socialmente sgradito. E via comunicati stampa, picchettagi. Per il cinema questo sta diventando un problema. I nemici veri sono un problema. O racconti uno scontro razziale codificato con lieto fine, oppure sei nelle canne.
Recentemente Sony ha lanciato la nuova consolle portatile PSP bianca, che segue i primi due anni abbondanti di commercializzazione in cui la PSP è stata sempre solo nera. Il cartellone mostrava una donna bianca bionda, tutta truccata di biacca bianca, che guardava con fare tosto una donna nera nerissima tutta scura. Hanno dovuto ritirare la campagna. I neri si sono offesi, pare. Quanti fossero e quanto fosse intollerabile non ci è dato saperlo.
Si realizza il contrario di quello che sosteneva Lenny Bruce negli anni Cinquanta e Sessanta. Lui usava le parolacce, usava gli elementi polarizzati dello scontro, per svuotarli dal dentro. Dare del negro a un negro da parte di un bianco ebreo, o viceversa, per lui era un modo per depotenziare le categorie intese come monoliti, trasformare il bianchi contro neri in dialettica. Esiste nel mondo dell’attrito tra i bianchi e i neri? Sì. Ovunque? No. Vorremmo che non ci fosse? Sì. Questo significa che non c’è? No. Si può rappresentare per farne una parte della nostra esistenza destinata a ridimensionarsi, o lo lasciamo nel freezer del taboo pronto a uscire sempre identico a prima di quando in quando? Questo è un tema centrale e mi pare che si vada sempre più spesso nella direzione sbagliata. Non esiste solo la sensibilità degli offesi; c’è anche la libertà degli altri. E il dilagare di posizioni di quieto vivere da trincea, dalle vignette danesi in poi, conferma una tendenza che rischia di cementare identità ormai stanche in nome della contrapposizione che rifiutiamo. Se vi pare una roba normale…?
23 commenti finora
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Certo che se mi storpi i termini medici come medico mi sento offeso (ciliaci e Kron?)…
scritto da Vitalux Giovedì.13.07.06 14:54
no no mi pare una roba normale.
cos’ho vinto?
o mi vuoi discriminare come donna/economista/blogger/interista (son tutte minoranze… :-P)
scritto da Nandina Giovedì.13.07.06 15:57
Hai ragione. E io come figlio di medico correggo.
scritto da Matteo Bordone Giovedì.13.07.06 16:42
Mi pare normale?
Beh, storicamente parlando mi sembra proprio di si’… A parte parentesi tipo King o Mandela, non mi sembra che le diverse “razze” abbiano mai avuto atteggiamenti concilianti verso i “diversi”. E bella fine/vita che hanno fatto i King e i Mandela, tanto erano ben tollerati…
Recentemente emergono da questo mare di merda degli stronzi particolarmente nauseanti, vedi le vignette danesi, il Die Spiegel (e ora anche la stampa algerina…), ma anche i vari Calderoli, Materazzi e presidenti iraniani (se lo scrivo cosi’ non sembra li stia insultando, non sembra…). Il fatto pero’ e’ che la mentalita’ resta quella che e’ sempre stata: “i teroni vengon su a rubarci il lavoro”, “gli zingari rubano”, “gli extracomunitari son tutti delinquenti”, “gli omosessuali son froci”. Io ’ste robe, anche se spesso dette in modo leggero, le ho sempre sentite…
A mio modo di vedere, protestare per le offese o le discriminazioni razziali e’, anche in caso di successo, una cura acuta per un problema cronico. Poniamo il caso psx bianca: se veramente i “creativi” che hanno pensato la pubblicita’ l’avessero fatta cosi’ per intento razzista, farla rimuovere non cambierebbe il loro modo di pensare, ne impedirebbe soltanto l’espressione. E allora? Il risultato e’ che chi la pensava cosi’, continua a pensarla cosi’ e la minoranza in questione e’ solo piu’ incazzata per l’ennesimo tentativo di sfregio subito. Risultato finale: tutti zitti e incazzati, ognuno a pensarla come vuole.
Il punto sta proprio qui: se negli schemi mentali delle diverse culture non fosse previsto il concetto di “diverso”, dare del negro a un negro non avrebbe senso.
Quindi, scusa la lungaggine, secondo me alla domanda “e’ normale?”, rispondo si’.
Alla domanda “e’ giusto?”
Direi di no.
scritto da robi Giovedì.13.07.06 17:01
Grazie Matteo. Ora hai disarmato il mio contenzioso. Vedi che a volte tra nero bianco basta usare i termini corretti.
scritto da Vitalux Giovedì.13.07.06 17:03
Ragazzi ma siete impazziti? Forse mi sono spiegato male. La publicità mostrava una donna bianca che guarda una donna nera a muso duro, ma la bianca è una superbianca e la nera una supernera, sono due personaggi, sono sue consolle. Il pensiero per categorie e per comitati fa passare qualsiasi significato di primo livello sullo sfondo e prende tutto per metafora di entità categorie e concetti generali. Dal particolare al generale. È quello il passaggio delicato. Se Nandina mi tira un calcio nei maroni, devo essere felice perché è dell’inter anche lei? Devo pensare che gli economisti tirano calci nei maroni, che i blogger sono economisti, che l’inter è donna? Perché non posso pensare che Nandina è una stronza (scusa, è un esempio) e basta?
scritto da Matteo Bordone Giovedì.13.07.06 17:56
Cambiato pusher?
scritto da Vitalux Giovedì.13.07.06 18:46
Fresche acque, io mi ci guardo e riconosco, finalmente!
Matteo o dell’ aria pulita,che bello, refrigerio.. Vette! Anzi, aggiungo pure: e cche cazzo!
scritto da Lae in Zizou Giovedì.13.07.06 19:04
L’unica identità stanca è la tua Bordone. Comunque, visto che in questo bel blog radical si chiamano froci i froci, negri i negri, vacche le vacche, poi però ci si lamenta se un rapper giamaicano nelle sue canzoni deride i gay, e poi vengono linciati, quando si dice la coerenza eh, allora io mi sento autorizzato a chiamare stronzi gli stronzi. Perciò, caro radiomen filosofo, sei un radical stronzo e basta.
scritto da Lux Giovedì.13.07.06 19:23
Matteo, appunto!
Uno e’ quel che e’ perche’ e’, non perche’ appartiene.
Per rimanere ermetici…
Comunque, a Hollywood adesso sono gli albini che si lamentano…
Lux: ciao!
scritto da robi Giovedì.13.07.06 19:42
La cosa più noiosa e insopportabile del politically correct, che di per sè sarebbe una bella cosa, è l’aver generato un tignoso e acrimonioso politically scorrect, che ha per missione quella di dire cose molto conformiste con l’aria di dir cose anticonformiste. Ferrara, per dire, ci confeziona un giornale tutti i giorni. Lux i commenti. Amen.
scritto da Mark Giovedì.13.07.06 20:38
infatti mark! C’è una bella differenza tra il politicamente scorretto di south park e quello di un calderoli (o di quella fetecchia di ferrara per quel che mi riguarda). Uno è geniale, l’altro no. Certo la censura come risposta ricorda proprio le crociate della mamma di kyle di cui sopra (magari, invece un po’ di subvertising derisorio non avrebbe guastato).
La pubblicità della sony è brutta non perchè sia “offensiva”, ma perchè non ha guizzi, non ha inventiva e si limita a una mera riproduzione di clichè (a cominciare dai vestiti delle tizie). ‘Sti pubblicitari fanno veramente cadere le braccia per come pescano sempre nella stessa pappa premasticata.
Secondo me non basta dire che in fondo quelle due donne sono solo due consolle, perchè il testo gioca proprio sulla fusione di più piani, quello visivo immediato, il piano metaforico del riferimento a la consolle e tutta una caterva di sensi aggiunti (lo vogliamo chiamare il piano connotativo?) che interagiscono con i primi due (le relazioni razziali, il lesbo chic, il rapporto dominatrix-slave etc. etc.). E’ su tutte queste interazioni che si genera il senso di questa immagine. Tant’è che se ci fossero una mucca bianca (pur incazzata) e una nera la pubblicità non avrebbe più senso.
a.
scritto da terrona is coming Giovedì.13.07.06 23:00
Sono d’accordo. Nemmeno a me sembrava una bella campagna. Solo che ogni volta che non è una questione di merito a decidere, ma le proteste della comunità offesa, io sento puzza di bruciato. La campagna del detersivo SOLE fa schifo da millenni e fa leva sul conformismo della famigliola coi panni stesi. Nessuno si lamenta della bassa qualità. Giustamente, poi, perché un privato fa quello che gli pare e sceglie le campagne che vuole. Ci si lamenta solo di questione relative alla correttezza politica, intesa in un senso veramente micragnoso, tipo lasciamo stare che è meglio. Non tocchiamo quei temi. Perché toccarli vuole dire rischiare di toccare le sensibilità. D’altro canto la correttezza politica un tempo serviva molto. Oggi le coscienze sono molto più mature Oggi è chiaro che South Park è politicamente scorretto e Libero è solo provocatorio. Ma che la provocazione sia vista sempre come un contenuto forte, che basti dire qualcosa su dio per indebolire l’idea di dio, che non ci sia mai una situazione in cui un’alzata di spalle chiude la questione, questo a me pare assurdo e controproducente. Un po’ come coi fascisti. Finché ogni volta che si presentano in piazza sembra “l’attacco ai valori democratici”, loro continueranno a esistere. Il giorno che la gente riuscirà(metaforicamente) a ridere loro in faccia, sarà chiaro che le loro posizioni non esistono e non meritano una guerra.
Discorso complesso, lo so, e pieno di rischi dietro l’angolo. Ma anche l’opposto sempre e comunque secondo me finisce in una spirale improduttiva sempre pià grande rigida e priva di dialettica.
scritto da Matteo Bordone Venerdì.14.07.06 00:52
Il punto è che se ci dobbiamo così attaccare al politically correct per avere “civiltà” c’è qualcosa che non funziona.
E se dal politically correct discende la radicalizzazione della settarizzazione e dell’autoghettizzazione non ci siamo proprio.
Insomma, la spirale è diventata tale che, per fare un esempio recente e per infastidire Matteo che non ne può più, in nome del politically correct:
1) Insultare Zidane è peggio che insultare un altro perchè è di origine algerina, quindi la testata è comprensibile.
e al contempo (credo sia sul Foglio di oggi 14 luglio):
2) gridare all’affronto nei confronti dei noi piccoli, deboli e minoritari occidentali cristiani nei confronti di un islam che attua meccanismi arcaici di reazione all’offesa al proprio Dio per cui anche l’assassinio è giustificato (e questo sempre a partire dalla testata di Zidane).
Insomma, in una pubblicità come quella della consolle citata non c’è niente di razzista. Il problema non è dire di un nero che è nero, è discriminarlo per questo.
La campagna è efficace (bella è un altro discorso… chi se ne frega se è bella o brutta ,questo lo decide chi lancia la campagna a suo insindacabile giudizio)? Sì
La campagna è offensiva?
Direi di no.
Avete presente quanto si sono incazzati i sordomuti quando hanno voluto chiamarli “preverbali”?
Ecco, non è che sordo o cieco o handicappato sia un insulto, è un insulto che non si pensi all’handicap nel costruire le strade, le case, gli uffici, gli autobus…
Vi è mai capitato di sentire con quali nomi, a volte molto pesanti, si chiamano tra loro gli omosessuali?
Il problema non sta nelle parole, ma nel significato che si vuole dar loro…
E poi, nelle manifestazioni creative (siano esse artistiche o commerciali) l’eccessivo vincolo del politically correct diventa una gabbia a volte ottusa e stupida.
Oggi non ho voglia di lavorare, si vede?
scritto da Nandina Venerdì.14.07.06 10:12
Su ricchionismo e vocabolario correlato.
http://www.freddynietzsche.com/2006/04/that_word_isnt_funny_anymore.php
scritto da Matteo Bordone Venerdì.14.07.06 10:28
autoreferenziale!
scritto da Nandina Venerdì.14.07.06 11:43
Nandina, sono in gran parte d’accordo con la tua digressione dal lavoro di cui sopra, pero’, per come la vedo io, il politically correct e’ una conseguenza, non una causa, di atteggiamenti discriminatori (settarizzazione, autoghettizzazione…). Attenzione: per me e’ un atteggiamento ugualmente razzista fare i bianchi che offendono i neri oppure fare i neri che si sentono offesi dai bianchi…
Per usare una parola che mi suona orribile e’ fare della dietrologia sul razzismo: presupposti degli schemi mentali che, nel migliore dei casi, riconoscono come “diverso” tutto cio’ che non e’ “normale” (quindi razze diverse, diversamente dotati, etc…), e’ chiaro che qualunque cosa sottoposta a giudizio venga filtrata attraverso questo schema. Percui, estremizzando, se dico “il cane e’ nero” allora penso che i neri possano credere che sto dicendo che loro sono dei “cani” e qui entra in gioco il politicamente corretto…
Come dicevo sopra, e’ inutile far finta che il filtro nelle teste non ci sia, sarebbe meglio che non ci fosse proprio!
Altro che voglia di lavorare, il mio capo e’ proprio in vacanza!
scritto da robi Venerdì.14.07.06 16:54
Anche il mio capo è in vacanza!
Certo che il politically correct è una conseguenza.
E’ diventato un paravento dietro il quale nasconderci e con il quale aver trovato un codice con cui dire le cose in modo “non offensivo”.
Ma se si vuol essere offensivi non è indispensabile l’uso di certe parole… lo si può essere in altro modo, peggiore, con i fatti.
Il problema è che il razzismo (e le altre manifestazioni di incapacità di accettazione della diversità da sè e della molteplicità e varietà come ricchezza e non come disvalore e confusione) esiste e che non è solo autoghettizzazione o “paranoia” di minoranze quella da cui è nata l’esigenza del “politically correct”. Ma sicuramente non è lo strumento più efficace nè il più onesto (il non dire non equivale al non pensare, no?).
leggevo il post che Matteo ha segnalato poco sopra in cui parla di depotenziazione delle parole attraverso il loro uso e sono perfettamente d’accordo con lui.
Allo stesso modo ritengo che parole che non hanno di per sè un contenuto potentemente offensivo possono averlo nel momento in cui c’è l’intenzione di discriminare, di segnalare una diversità come un disvalore.
Le parole sono oggetti strani, vero?
scritto da Nandina Venerdì.14.07.06 17:16
“Imagine there’s no countries
It isn’t hard to do
Nothing to kill or die for
And no religion too
Imagine all the people
Living life in peace”.
Retorico, ma alla fine a me piacerebbe fosse cosi’!
D’accordo con te Nandina, forse solo un po’ meno sul depotenziamento delle parole, ma alla fine e’ quello che faccio anch’io!
scritto da robi Venerdì.14.07.06 18:59
Ciao, io leggo spesso ma non ho mai commentato, comincio ora e mi scuso per il commento prolisso, mezzo OT e anche un po’ ritardatario. Comunque prendo il via da questa frase di Matteo: “Un po’ come coi fascisti. Finché ogni volta che si presentano in piazza sembra “l’attacco ai valori democratici”, loro continueranno a esistere. Il giorno che la gente riuscirà(metaforicamente) a ridere loro in faccia, sarà chiaro che le loro posizioni non esistono e non meritano una guerra.
Discorso complesso, lo so, e pieno di rischi dietro l’angolo. Ma anche l’opposto sempre e comunque secondo me finisce in una spirale improduttiva sempre pià grande rigida e priva di dialettica.”
Il discorso è complesso sì, e approfitto di questo post per provare a chiarirmi le idee a riguardo, anche se sono anni che ci penso e mi sa che nemmeno questa sarà la volta buona.
Premetto che ho dei cari amici che si definiscono “antifascisti militanti”. Uno di loro è a San Vittore per gli scontri dell’11 marzo (per inciso, Matteo, non sono gli stessi che hanno incendiato la bandiera di Israele il 25 aprile: i centrosocialisti con le felpe col cappuccio potranno assomigliarsi ma ci sono delle sfumature non trascurabili).
Con tutto l’affetto che provo nei loro confronti, ho sempre avuto l’impressione che il loro modo di porsi in certe situazione, andando a cercarsi lo scontro e il conflitto, avesse meno a che fare con il credo politico che non con la pura voglia di fare casino, come allo stadio. Cioè. Quei mezzi lì sono sbagliati, è indubbio. Quando ho sentito alla radio quello che era successo in corso Buenos Aires ho pensato soltanto “Che cretini”.
(Poi sapere che sono in carcere da 4 mesi per meno di 20mila euro di danni, senza uno straccio di imputazione individuale, mi fa un po’ incazzare e preoccupare. Ma questo è un altro discorso.)
I fascisti ci sono. Possiamo ridere quanto vogliamo dei loro slogan da quattro soldi e degli striscioni retrò. Credo anch’io che non meritino una guerra, nel senso che alzare il livello del conflitto non farà bene a nessuno. Forse a loro, ai fascisti, e basta.
Però mi chiedo anche un’altra cosa, ovvero: è giusto lasciarli sfilare indisturbati? Liberi di fare proseliti, di diffondere le proprie idee o non-idee?
Il problema secondo me è che se la gente fosse più consapevole, si potrebbero creare delle forme di protesta civile e partecipata, ma purtroppo se FN organizza un corteo in pieno centro a Milano non lo sa nessuno e non se ne interessa nessuno. Quindi gli unici che decidono di fare qualcosa (di fare delle gran cazzate, ok) sono quelli della sinistra “radicale, antagonista” etc etc., e poi finisce com’è finita.
Non lo so, forse il corteo di FN, o la croce celtica sullo striscione durante i festeggiamenti per i Mondiali, non saranno un vero “attacco ai valori democratici”. E certo andare a dare le mazzate ai ragazzini di FN in parata e danneggiare l’arredo urbano non è la risposta giusta. Però non basta ignorarli perché spariscano. Se anche tutti guardano da un’altra parte, non vuol dire che loro non ci siano più.
Il giorno che la gente riderà loro in faccia sarà un bel giorno, ma come ci si arriva?
scritto da Dafne Domenica.16.07.06 17:45
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