Lunedì 7 Agosto 2006
The kids are NOT alright
Un tempo, nelle guerre dell’epica, tutto era stabilito da regole precise e intoccabili. Queste regole prevedevano che ci si fermasse, che ci fosero dei limiti condivisi, che tutto funzionasse secondo una serie di convenzioni, tipiche di una società che doveva trovare un modo per convivere con la guerra costante. Quella stessa società racconta che con un inganno, fuori da quelle regole, con un cavallo di legno e un trucco da illusionisti, i greci vinsero la guerra e fecero un mare di morti. Tornarono a casa, e aggiunsero quella vittoria ai punti su cui fondarono la civiltà europea.
In epoca più moderna, nel Novecento, si è parlato molto di donne e bambini. Prima le donne e i bambini da salvare, poi il resto. Perché le donne e i bambini non sono i maschi adulti che fanno i militari, le donne e i bambini sono la base della società, quello su cui si costruisce la rinascita alla fine della guerra (si sa che le guerre finiscono, tutte, prima o poi). E bastano pochi uomini e tante donne per ricominciare, sembra una battuta da avanspettacolo ma è quello a cui si pensa quando torna in primo piano la biologia, la meccanica riproduttiva di sopravvivenza di una comunità.
Più di recente si è sempre parlato di civili e militari. I militari e i civili, Bastogne e Dresda, sono sempre stati la chiave dei conflitti, di tutti i conflitti. E questo conta: quanti morti, quanti militari e quanti civili.
Oggi, in questo conflitto terribile per le condizioni eccezionali e allo stesso tempo ordinarie in cui si svolge, si parla molto dei bambini. I bambini si sventolano morti davanti alle telecamere, come se uccidere loro fosse più grave, come se ci fosse una vera differenza. È bello pensarlo. Fa bene a noi che così possiamo immaginarci che cambi qualcosa, che i bambini vivano nel mondo moderno una condizione diversa, più protetta, che risponde alla loro ontologica innocenza. Così non è. Tra i civili, soprattutto dove c’è un tasso demografico alto come nelle comunità e nei paesi arabi, nelle case ci sono molti bambini. Se tiri missili e razzi sulle case, ammazzi le mamme e i bambini. I bambini arabi israeliani di Nazareth di dieci giorni fa sono uguali ai quelli libanesi di Cana, e sono uguali alle loro madri morte. L’unica cosa che fa più schifo è l’attenzione morbosa con cui i media cercano in ogni bilancio di morte il numero dei bambini, quasi dovessero stilare una seconda classifica, accanto a quella dei morti, dedicata esclusivamente alla crudeltà pura.
17 commenti finora
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A me la cosa che fa piu’ schifo (ammesso che sia possibile stilare una classifica all’interno di un capitolo cosi’ tragicamente sbagliato come la guerra) e’ che in una societa’ che si definisce “civile e democratica” sia accettato a larga maggioranza il concetto di “danni collaterali”. Cioe’, pur di annientare i propri nemici si e’ disposti a sacrificare persone che con quella disputa non hanno niente a che fare.
Credo sia ormai definitivamente passato il machiavellico motto del “fine che giustifica i mezzi” e che troppo spesso si cavalchi l’onda del “bene comune piu’ importante del bene dei singoli”.
Guarda caso, comunque, i “danni collaterali” colpiscono sempre popoli lontani, che in qualche modo sono pur sempre collegati ai nemici (stessa etnia, stessa religione, etc…), non appartengono alla “nostra” cultura, li abbiamo visti solo al telegiornale e sempre in mezzo a macerie e miseria (come dire, forse ci sono abituati). Forse non hanno i nostri sentimenti, il nostro livello di consapevolezza, massi’, perche’ no, forse non sono nemmeno persone… E la coscienza occidentale rimane pulita.
Mi piacerebbe vedere la reazione dell’Occidente se si decidesse di bombardare Manhattan per stanare i terroristi…
scritto da robi Lunedì.07.08.06 15:57
Vedila dalle due parti, Robi. I danni collaterali rispondono a centinaia di missili sparati in direzione delle case, senza nemmeno concepire una differenza tra obiettivi militari e civili. L’unico obiettivo è il nemico, cioè l’israeliano, nemmeno l’ebreo perché come dicevo nel post sono morti sotto i missili anche degli arabi israeliani.
scritto da Matteo Bordone Lunedì.07.08.06 16:02
Ovviamente, le vittime civili ci sono da entrambe le parti; sottolineo l’ipocrisia di parlare di “vittime del terrorismo” nel caso degli isrealiani e di “danni collaterali” per i morti civili libanesi.
Rimane ovvia la differenza tra il Movimento degli Hezbollah e lo Stato d’Israele, che pur ha diritto di difendersi.
In questa vicenda ho l’impressione che tutte le parti coinvolte non aspettassero che la scusa per cominciare una guerra vera e propria, forse sbaglio, pero’…
scritto da robi Lunedì.07.08.06 16:35
I bambini sono sotto la lente di ingrandimento “bagascia” dei media ovunque vi sia l’opportunità di stilare statistiche funebri o di raccontare storie al fine di sommuovere la compassione al quadrato (poi c’è Studio Aperto, per il quale vengono prima i chihuahua e i tigrotti bianchi del Bangla Desh), ma non importa. Il fatto è che i bambini non hanno colpa e quindi sono considerati morti due volte; sia che si ammalino di linfoma a Scafati dove lo “schtato” non arriva e creino catene di solidarietà con calciatori testimonials, sia che arrostiscano sotto un tunnel autostradale in un tamponamento a catena, sia sotto le bombe.
Solo perchè sottotraccia il messaggio che deve passare è “colpa dell’adulto se il cucciolo ci va di mezzo”.
Tutto un artifizio.
Eppure devo ammettere che da quando sono padre a certe immagini provocatorie e ruffiane mi accorgo di dare un senso diverso e di esserne sensibilizzato in modo ahimè maggiore.
Starò anche invecchiando ,boh…
scritto da Tranqui Lunedì.07.08.06 17:15
e io mi immagino il cronista d’assalto che impartisce l’ordine al cameraman “entra in casa e mi raccomando cerca se ci sono bambini”.
E poi in sala montaggio:
“qua ci mettiamo quella della bimba senza una gamba”.
E’ il mestiere. Punto.
Da sempre. Punto.
Il pulitzer l’hanno vinto con la foto di un soldato vietnamita che spara nella schiena a un ragazzino vietcong in fuga.
E questo mica l’altro ieri.
Insomma… qua le Kessler avevano ancora l’obbligo della calzamaglia…
scritto da Simon Templar Lunedì.07.08.06 19:58
Devo dire che a volte faccio un pensiero atroce: nell’infinita crudeltà del nazismo, tale impostazione di pensiero (se così la possiamo chiamare) aveva meno ipocrisia di quella che vediamo oggi. I nazisti uccidevano tutti coloro appartenevano alle categorie da sterminare. Uomini, vhecchi, donne e bambini, senza distinzione. Perchè, semplicemente, dovevano annientare quel popolo, quella razza. Senza ipocrisie , senza usar metafore più o meno accettabili. Ciò che dovevano tener nascosto, lo tenevano nascosto e basta.
Mi sto chiedendo se la nostra ideologia moderna non sia molto peggiore di quella nazista. E’ da tempo che me lo chiedo…
scritto da Uyulala Lunedì.07.08.06 20:39
La risposta è no. I paragoni coi nazisti non si fanno. Soprattutto quando si ha a che fare con Israele. È un luogo comune orrendo in buona fede nella migliore delle ipotesi.
scritto da Matteo Bordone Lunedì.07.08.06 21:48
Fermo restando che Matteo ha ragione a dire che i paragoni coi nazisti non si fanno, secondo me la risposta e’: “Non determinato”.
Mi spiego: non si puo’ paragonare delle ideologie attraverso il loro metodo di attuazione, non e’ che l’ideologia nazista fosse meglio delle altre perche’ veniva attuata in modo sistematico… Come dire che la Juve e’ piu’ forte dell’Inter, non perche’ ha un gioco, una preparazione migliore ma perche’ i suoi giocatori hanno tutti la maglia nei pantaloncini e i calzettoni tirati su, mentre quelli dell’Inter sono piu’ disordinati!
E’ come sommare mele e patate…
Mi son spiegato?
Vabbe’, l’esempio dell’Inter l’ho fatto solo per il Matteo…
scritto da robi Martedì.08.08.06 00:22
I bambini collaterali.
Mi sorge una domanda notturna: insomma…non a livello fantascientifico, ma non si era (-neanche troppo tempo fa-) iniziato a parlare di “guerre pulite” Per dirla terra-terra si parlava di guerre combattute più dalle macchine che dagli uomini.
In Italia, rinomata per il suo non essere propriamente una patria dell’avanguardia bellica, si è arrivati persino a creare un esercito volontario fatto di soldati “professionisti”.
Possibile che sopravviva ancora (o forse sta trovando sempre più piede) il “Piano Attila: dove passo io non cresce più l’erba”?
Possibile che, nell’epoca dei missili -poco- intelligenti, la strategia sia quella del vengo, ti piego, ti anniento, ti distruggo e ballo la rumba sui tuoi resti?
Involuzione…
scritto da Simon Templar Martedì.08.08.06 02:00
Quindi, in ultima analisi, bisognerebbe evitare di lanciare missili sulle case dell’una o dell’altra parte, indipendentemente dal fatto che dentro ci si trovino bambini, mamme o maschi adulti. Giusto e condivisibile. A maggior ragione lo è per quella parte che si fa paladina dei valori condivisi nel (nostro) mondo.
Insomma quando le stragi le fanno i terroristi, io non devo cambiare opinione sui terroristi (o sui loro metodi), so che bisognerebbe fermarli e basta. Quando le stragi le fanno i democratici sono più turbato, ciò detto col dovuto rispetto verso chi è costretto a vivere sotto le bombe. Insomma condividere i principi democratici in casi come questi è un’attenuante o un aggravante?
scritto da Lorenzo Martedì.08.08.06 09:56
Involuzione? Affatto, naturale conseguenza.
La guerra “pulita” è un ossimoro, un gioco di parole buono per raccontarci le favole: la modernizzazione industriale e tecnologica è il primo motivo perché i civili siano colpiti, e continuerà ad essere così: Grant durante la guerra civile americana aveva applicato la strategia di “colpire il nemico nelle infrastrutture e nelle industrie” (che implica per forza il coinvolgimento di civili), e da lì non ci si è più mossi.
La differenza tra “crimine” e “danno collaterale” la fa chi vince, a posteriori: prima, conta solo fare il più danno possibile.
scritto da V Martedì.08.08.06 10:43
Non dimenticare quel servizio in cui lo zelante speaker si è anche premurato di contare, tra i bambini, quanti erano *oltretutto* portatori di handicap.
scritto da h_g Martedì.08.08.06 12:58
Non dimenticare quel servizio in cui lo zelante speaker si è anche premurato di contare, tra i bambini, quanti erano *oltretutto* portatori di handicap.
scritto da h_g Martedì.08.08.06 12:59
Mi sembra che l’argomento dei commenti si sia spostato dall’attenzione morbosa della stampa verso i bambini uccisi (che era il tema originario del post) al problema piu’ generale dell’accettabilita’ dei morti civili in una guerra. Do anch’io il mio piccolo contributo con due piccole riflessioni.
1. Lo si e’ detto tante volte, ma vale la pena ripeterlo: c’e’ una differenza enorme tra i morti civili procurati dai razzi di Hezbollah e quelli provocati da Israele. Per Hezbollah uccidere civili e’ l’obiettivo principale: piu’ ne muoiono, meglio e’. Per Israele ovviamente no.
2. Allo stesso tempo, per quanto uccidere civili non sia certamente l’obiettivo di Israele, etichettare queste morti civili come semplici “danni collaterali” e’ francamente un po’ ipocrita. Quando Israele lancia missili contro un palazzo in cui si rifugiano membri di Hezbollah, sa benissimo che quel palazzo contiene anche civili. Se decide comunque di lanciare i missili e’ semplicemente perche’ valuta che la morte di quei civili e’, in quel momento, meno importante del colpo inflitto a Hezbollah. Quelle morti civili non sono “danni collaterali” imprevedibili: sono il prezzo da pagare, noto a priori e frutto di una scelta consapevole, per colpire il nemico.
scritto da Francesco Martedì.08.08.06 13:09
Francesco, e’ vero il tema si e’ spostato un po’…
Su questo riflettevo che in fondo il ragionamento che hai fatto (al punto 2), secondo cui i “danni collaterali” sono tutt’altro che imprevedibili, non solo e’ frutto di una scelta consapevole, ma anche ulteriore motivo di acredine nel conflitto: in parole poverissime, Israele (che e’ Israele in questo caso, ma sostituire con una qualsiasi “Democrazia Occidentale”, cioe’ USA…) reagisce (e la reazione e’ legittima) all’attacco, ammazza un po’ di civili perche’ inevitabile e poi aggiunge “hai visto cosa mi hanno fatto fare? Anche questo e’ colpa degli Hezbollah!”.
Insomma, questa e’ un po’ l’impressione che mi da’ il comportamento ambiguo e, credo, ipocrita dell’Occidente; forse penso male io…
Comunque, mi sembra assodato che se non lo Stato, almeno la stampa l’onda dei civili sacrificati, la cavalchi come in un Mercoledi’ da Leoni. Su questo poche discussioni…
scritto da robi Martedì.08.08.06 15:49
Non se ne vedono abbastanza di morti in televisione invece. Si mostrano sempre le immagini delle macerie fumanti delle case ma non si fanno vedere i corpi smembrati delle persone che le abitavano quelle case.Perchè i telegiornali vanno in onda all’ora di pranzo e non sta bene rovinare la digestione ai telespettatori.Se si vedessero di più i cadaveri di tutte le guerre sarebbe più facile dare il vero nome alle cose e non ci sarebbe una parallela guerra semantica volta a stabilire se un morto ammazzato è un danno collaterale o un civile ucciso di proposito.E i cadaveri dei bambini fanno logicamente più impressione di quelli degli adulti.E’ sempre stato così, non è una moda del novecento. Molto più semplicemente quando uccidi un bambino non uccidi solo uno che non si può difendere ma anche uno che non ti può attaccare (o si tratta di guerra preventiva anche in questo caso?).Detto in parole povere è una vigliaccata e
dei 1000 morti libanesi in questa guerra il 30% sono bambini sotti i dodici anni.
scritto da Unonessuno Martedì.08.08.06 19:07
muahahah il blog che abbraccia i cavalli fortissimo
scritto da ohmeingott Mercoledì.09.08.06 14:28
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