Giovedì 7 Settembre 2006
Yankele is back (e non le manda a dire)
Parliamo del Libano?
La guerra, ogni guerra, è orribile. È una sconfitta della politica e della razionalità. E quella di questa estate non fa certo eccezione. Però avrei alcuni sassolini da togliermi.
1. C’è chi ha detto che l’intervento israeliano sia stato “sproporzionato”. Ma nessuno ha mai spiegato quale sarebbe la giusta proporzione;
2. nessuno ha ancora detto come rispondere ad attacchi da parte di terroristi che si nascondono e nascondono i propri missili tra i civili;
3. tutti hanno visto le foto drammatiche dal Libano, pochi sanno che molte di quelle immagini e dei filmati sono spesso dei falsi, pochi sanno che la Reuter a Beirut ha dovuto licenziare per questo motivo un fotografo, pochi hanno visto i filmati e le immagini degli israeliani, delle loro vittime e di quanti hanno dovuto passare questo mese nei rifugi 24 ore al giorno;
4. dopo tanto parlare e condannare noi europei andiamo in Libano. Non si è ancora capito se i nostri soldati disarmeranno Hezbollah. Ma se faranno le belle statuine, i terroristi si riarmeranno e il lancio di missili su Israele ricomincerà, che faremo in mezzo ai due fuochi? E cosa Israele potrà fare allora?
Yankele
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In qualsiasi campo (economia, medicina, mondo dello spettacolo, giornalismo, ecc..) vi sono degli ebrei che eccellono: in percentuali molto più ampie che altre popolazioni. Da che cosa dipende questa marcia in più?
Saluti e grazie.
Lara
Mah, non sono così sicuro che sia proprio così. Ma una cosa è certa. Tra gli ebrei non vi è mai stato l’analfabetismo, una piaga ancora molto presente nel novecento persino nelle società più avanzate. Un vantaggio non da poco, ma il divario (per fortuna) sta sparendo.
Yankele
Ciao yankele, ho conosciuto anni fa un tizio che produceva surimi (finta polpa di granchio fatta con merlzzo macinato e aromatizzato) a forma di gamberetto, color gamberetto, in scatola, surgelati. Per il mercato degli ebrei in italia, con in mente di esportarli anche negli stati uniti e israele. Mi e’ sembrata un’ idea spassosa, ma non ne ho piu’ saputo niente. Sono curioso di sapere se esistono ancora, se qualcuno che conosci li compra e soprattutto se riesce a farlo senza ridere.
Complimenti per la rubrica. No, sottoblog?
Ciao.
Massimo
Ne ho sentito parlare. A me non è ancora capitato di essere invitato a casa di amici e vedermi offrire gamberetti. Non so se il tizio in questione abbia avuto successo, ma glielo auguro di tutto cuore… in attesa del porcello di soia.
Yankele
Ciao Yankele, avrei due domande: prima degli anni dopo Cristo si sente parlare del popolo d’Israele come del “popolo eletto”, nel senso che effettivamente Dio ha un occhio di riguardo per quel popolo che segue passo passo, lo conduce nella Terra Promessa, lo castiga con la deportazione in Babilonia perchè si rivolge ad altri dei, poi se ne prende di nuovo cura ecc.. Tu personalmente ritieni che il popolo ebreo sia ancora il popolo eletto? Dio ancora agisce nella sua storia (anche in riferimento agli eventi storici contemporanei) amandolo o riprendendolo? Inoltre: quali sono i motivi che si rifanno alle scritture per cui il popolo ebreo non crede che Gesù Cristo sia veramente il Messia? Quali sono le caratteristiche che doveva avere e che invece non aveva?
Ti ringrazio molto. Buona giornata
Naomi
Cito Papa Ratzinger, che ha parlato proprio di recente del patto mai interrotto con Israele. Se e in che modo tuttavia si realizzi un diretto intervento divino nella storia umana è materia di dibattito. Difficile - un po’ autoconsolatorio, un po’ deresponsabilizzante - far ricadere su di Lui le nostre (o le altrui) sfighe e colpe…
A me personalmente non piace enumerare le argomentazioni che non avrebbero fatto riconoscere Gesù come messia. La discussione, chiedo venia, ma non mi ha mai appassionato. E temo che farla possa apparire piuttosto irriverente a un cattolico. Gioco il jolly e non rispondo.
Yankele
Ciao Yankele e ciao Matteo.
Innanzi tutto complimenti per l’iniziativa…molto interessante.
Due domande anche da parte mia:
1- Qual è il rapporto tra la Kabbalah e la religione ebraica? Nel
senso: è ispirata alla religione, ma non è “canonica”; non centra
nulla; è una “eresia”…
2- Com’è l’oltretomba? Ne esiste una descrizione come può essere
quella di Dante per i cristiani? E cosa succede alla fine del mondo?
Grazie mille e continuate.
L’ignoranza, soprattutto se NON si vuole colmare, porta solo verso l’odio.
Oscar
Grazie a te. La Kabalah è in tutto e per tutto parte dell’ebraismo.
Per l’oltretomba ci sono diverse descrizioni profetiche nella Bibbia. Anche contrastanti tra loro. Ma noi intanto siamo qui.
Yankele
…. gentile yankele….. d’accordo sul fatto che sia sempre difficile
abbracciare una fede….. ma mi sembra di notare una sottile vena di
compiacimento nello sconsigliare alla gente di darsi alla tua
religione….. domanda:ne siete un pochino gelosi?…….. e poi:qual è
il cuore delle vostra fede,al di là di tutte le usanze e tradizioni
sulle quali ti subissiamo?…….
….. grazie mille…..
mavvia
Un ebreo chiese a un rabbino di spiegargli l’ebraismo su una gamba sola. Lui rispose: ama il prossimo tuo come te stesso, il resto è commento, va e studia.
Nel non voler fare proselitismo non c’è alcun autocompiacimento , ma consapevolezza della difficoltà che chiunque incontra a decidere di assumersi consapevolmente “il giogo” dell’ebraismo. Prima di “certificarlo”, bisogna accertarsi che la persona interessata abbia ben ponderarlo, ad nauseam.
Yankele
L’ottimo (almeno per me) Moni Ovadia, quando racconta una storiella yiddish, utilizza quasi sempre alcuni personaggi:
Moishele, il cui nome credo che in italiano corrisponda a Mosè, Avrumele, che suppongo corrisponda ad Abramo e Yankele.
A cosa corrisponde Yankele?
Un saluto,
Lorenzo Tassinari
Supponi giusto. I nomi che hai citato sono tutti diminuitivi yiddish, li riconosci perché finiscono in “-ele”. Yankele è il diminuitivo di Giacobbe.
Yankele
28 commenti finora
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Nessun intervento armato è mai proporzionato, ma proprio volendo, inviare truppe di terra e non solo bombardamenti dall’alto: c’è più rischio, ma vedere con i propri occhi aiuta a distinguere nemici da civili.
E poi se magari non si usassero le armi più abiette, come le bombe a grappolo, anche se sono consentite dalla comunità internazionale…
scritto da raccoss Giovedì.07.09.06 08:59
La giusta proporzione magari poteva essere contrattare con il governo libanese il rilascio dei militari rapiti o cose del genere.
Ultimamente in Israele sembra che prima si spari e poi si pensi.
Non si è capito se i nostri soldati disarmeranno gli Hezbollah? da quando portare altre altri in un posto contribuisce al disarmo? Forse l’unica soluzione lì sarebbe una bella prolificazione nucleare e sperare che cominci anche lì una guerra fredda che faccia stare tranquilli un po’ tutti… ma sinceramente da una parte e dall’altra mi sembra che vi siano personaggi più pazzi del generale Ripper de Il dottor Stranamore.
scritto da mucio Giovedì.07.09.06 10:06
Ciao, anch’io mi sto facendo la domanda numero 4. Sarebbe il caso che qualcuno scrivesse un “UN Resolution 1701 for dummies”. Per quel poco che ne ho potuto capire, “fermare le operazioni militari” significa da una parte disarmare i lanciarazzi di Hezbollah, distruggerne i bunker etc., dall’altra ristabilire con chiarezza i confini tra Libano e Israele e proteggere le rispettive sovranita’. Se invece la missione ONU ha come unico fine disarmare Hezbollah, allora tanto valeva stringere un semplice trattato di alleanza con Israele, no?
scritto da Davide Giovedì.07.09.06 10:06
La violenza cambia, in peggio, anche chi la esercita. Israele è molto cambiata e l’idea del monopolio della forza tecnologica mescolata alla violenza spicciola dell’ occupazione sta facendo dei gran danni in tutta la società e non risolve il problema, anche perchè le opzioni verso i palestinesi sembrano : li deportiamo o li ammazziamo ? E visto che non funziona proviamo con più forza…. e la famosa intelligenza della cultura ebraica ? Intanto i palestinesi crsecono…… A Napoleone è bastato perdere una battaglia
scritto da Corrado Giovedì.07.09.06 10:11
Un contributo alla discussione, spero non troppo pedante. Il principio di proporzionalità è definito da Convenzioni internazionali. Il protocollo aggiuntivo alle Convenzioni di Ginevra del 1949 precisa , all’art. 52, che “gli obiettivi militari sono limitati ai beni che per loro natura, ubicazione, destinazione o impiego forniscono un effettivo contributo all’azione militare e la cui distruzione totale o parziale, cattura o neutralizzazione offrono, nelle circostanze del momento, un vantaggio militare preciso” e che “i beni di carattere civile non devono essere oggetto di attacchi né di rappresaglie. Sono beni di carattere civile tutti i beni che non sono obiettivi militari”.
L’art. 57 impone allo Stato che prepara o decide un attacco di annullarlo o sospenderlo “quando appaia che il suo obiettivo non è militare o beneficia di una protezione speciale, o che ci si può attendere che esso provochi incidentalmente perdite umane e danni eccessivi rispetto al vantaggio militare concreto e diretto previsto”. I criteri sono necessariamente elastici, ma escludono la legittimità di interventi indiscriminati. Nel caso di specie la valutazione mi sembra resa assai ardua dall’assenza di fonti, attendibili, non ideologicamente prevenute. La rubrica mi piace moltissimo: tutto quel che avreste voluto sapere e non avete mai osato chiedere e soprattutto non sapreste a chi.
Grazie.
Andrea
scritto da Andrea Giovedì.07.09.06 10:24
Sproporzionato forse, stupido senza ombra di dubbio. Sproporzionato, perchè nel bombardare Beirut non vedo ne opportunità politiche ne militari, visto che di certo gli Hezbollah non si nascondevano certo li. Stupido, perchè tirare giù case nei grandi centri con leggerezza, “tanto qua su a 10.000 piedi chi ci prende”, e poi non riuscire a tenere i paesini dove combattono le milizie Hezbollah non da l’idea di una pianificazione geniale.
scritto da Roberto Giovedì.07.09.06 10:34
1. Su questo ha risposto bene Andrea.
2. Israele ha da mezzo secolo elaborato una perfetta strategia, mi pare: radere al suolo le case (ultimamente vige la prassi: telefonata nel cuore della notte che dice “Stiamo per abbattere la vostra casa, avete 10 minuti per lasciarla”. Che cortesia!), distruggere le coltivazioni, occupare pozzi e risorse d’acqua… ma facendo così, ovunque si nascondano i “terroristi” più combatterli li si esaspera e se ne aumenta il numero. Anyway.
3. Sulla questione del fotografo della Reuters: sì, aveva ritoccato un’immagine, ma perché non dice come e quale? Aveva aumentano le colonne di fumo nel cielo di Beirut. Scorretto, pessimo e hanno fatto bene a cacciarlo via. Ma non erano certo quelle le immagini che hanno fatto inorridire il mondo.
Quelle di Israele non si sono viste tanto? Non lo so, probabilmente non abbastanza. Ma che necessità c’era di bombardare Beirut? Che necessità c’era di usare cluster bombs e uranio impoverito? Che necessità c’era di continuare per un mese questa carneficina? Non solo: le infrastrutture rimesse in piedi negli ultimi decenni a seguito dell’ultimo conflitto e della guerra civile sono state praticamente tutte distrutte o danneggiate, perché? E ce ne sarebbero tante altre, di domande, probabilmente troppe.
4. L’Italia va in Libano per una questione di prestigio e immagine internazionale, per riguadagarsi un posto un po’ più al sole. Non credo ci siano altre reali motivazioni e non credo che potranno fare molto, i nostri militari là, che sicuramente non conosceranno che frammenti della difficile storia di quei territori. Hezbollah (che non va dimenticato è anche una forza politica rappresetata nel governo) continuerà a fare quello che ha sempre fatto, anche perché ha acquistato un’autorità davvero grande anche nelle popolazioni arabe che prima erano più ‘ostili’. E anche Israele continuerà a fare quello che ha sempre fatto: per un po’ il Libano sarà offlimits, quindi si tornerà a vessare i palestinesi (magari con qualche altro giochetto politico come il ritiro unilaterale da Gaza… per espandersi in Cisgiordania, alla faccia del diritto internazionale e delle risoluzioni dell’Onu).
E, per la cronaca, un sacco delle armi che vengono usate da quelle parti sono di fabbricazione italiana…
(Scusate, avrei potuto mettere un po’ di link di approfondimento, ma ho pochissimo tempo! Sorry!)
scritto da Rob Giovedì.07.09.06 12:10
NO, NO, E POI NO. Questo coglione di ebreo è proprio intollerabile adesso. 1200 morti, tra cui 800 bambini, un milione di follati senza casa, un Paese distrutto non possono proprio far tollerare persino queste oscenità di frasi. Pagherete tutto, siete una razza di merda. All’inferno dove andrete tutte le vostre innumerevoli vittime vi stanno già aspettanto, non preoccupatevi.
scritto da Lux Giovedì.07.09.06 12:50
Brrrrrrrrrr….. la mammma degli integralisti ( non solo religiosi)é sempre gravida
scritto da Corrado Giovedì.07.09.06 13:23
vero corrado, anche a me leggere quello che ha scritto yankele mi ha messo i brividi addosso…..
scritto da daniela Giovedì.07.09.06 13:56
Ci rido sopra con Altan: “Questo deprecabile razzismo da stadio sta rovinando l’immagine di milioni di razzisti per bene.”
scritto da Giorgio Giovedì.07.09.06 15:01
P.S. Ovviamente non ce l’ho col buon Yankele…
scritto da Giorgio Giovedì.07.09.06 15:03
don’t feed the trolls, e va bene, ma nemmeno ignorare prese di posizione razziste da parte di chi invece si sente ispirato e guidato dalla verità.
Ma sono convinta che siano pochi a pensarla così. Per fortuna c’è un sacco di gente che riesce ad essere in disaccordo, anche profondamente in disaccordo, senza insultare, senza giustificare disprezzo e razzismo. Questo non è essere di sinistra, non è essere libertari e non è essere comunisti. E’ essere incivili e incapaci di discutere.
E quanno ce vo’ ce vo’!
scritto da Nandina Giovedì.07.09.06 16:50
E che d i fronte ai cadaveri si può e magari si deve urlare, di fronte al computer bisognerebbe pensare….
scritto da Corrado Giovedì.07.09.06 17:33
I lanci di missili da parte di Hezbollah sono cominciati dopo l’offensiva militare Israeliana, non prima. Una domanda onesta sarebbe stata:”come dovrebbe reagire Israele difronte al rapimento di due suoi soldati e sottolineo SOLDATI, non civili, catturati in una zona di confine da una forza paramilitare ostile ?”
Israele ha risposto bombardando case, ponti, strade, fabbriche, ospedali, aereoporti e facendo centinaia di vittime civili di cui il 30% sono bambini con meno di dodici anni.
Questa la reazione di Israele ad un rapimento.
A proposito di disinformazione, poi, in pochissimi sanno che il 24 di giugno due civili palestinesi, un medico e suo fratello, sono stati rapiti in territorio palestinese dagli israeliani e nessuno sa che fine abbiano fatto. Quello che è successo il giorno dopo invece, lo sa tutto il mondo: alcuni militanti, probabilmente appartenenti alla Jihad Islamica, rapiscono a Gaza il caporale israeliano Gilad Shalit.
E’ probabile che l’azione successiva di Hezbollah intendesse allentare la morsa di Israele sui palestinesi impegando lo Stato ebraico su due fronti.In ogni caso Yankele per rispondere alla tua domanda, direi che questa crisi si poteva risolvere con uno scambio di prigionieri considerato anche il fatto che Israele continua a custodire nelle sue prigioni un numero imprecisato di libanesi catturati durante la sua ventennale occupazione militare del Libano.
scritto da Unonessuno Giovedì.07.09.06 17:34
Lanciare missili contro i civili è un’azione inumana sia se si è ebrei mussulmani o cristiani unifil.
I primi 2 giocando al gioco del “hai iniziato prima tu” hanno veramente rotto le palle…
Adesso arriviamo noi…
Sperem in ben
scritto da Berluska Giovedì.07.09.06 17:53
Ho cominciato a leggere i commenti a questo post con trepidazione. Ogni volta che si affrontano questi argomenti, il rischio di degenerare in risse da stadio è altissimo. Ma, almeno fino al commento di Lux, il tono mi è sembrato equilibrato. Per me, il disagio è sempre lo stesso, ogni volta che ne parlo anche tra amici: lo schema prevalente è quello Israeliani (Ebrei) ricchi, arroganti sadici, cattivi e usurpatori di una terra non loro / Palestinesi o arabi poveri innocenti e disperati di una disperazione che giustifica quasi tutto, anche i kamikaze. Questa semplificazione idiota mi fa ribollire il sangue e cado nel tranello del partito preso. Difendo Israele e gli ebrei,e litigo fin quasi alla rissa. Non mi piace. E qui vorrei dire con calma ciò che penso. Che una reazione, anche militare di Israele fosse ampiamente giustificata. Ma non quella che c’è stata. E’ stato un errore oltretutto strategico, controproducente per i suoi stessi obiettivi. Spero si possa continuare a discutere con calma.
scritto da Cronopio Giovedì.07.09.06 19:04
…. capisco che la situazione sia spinosissima…. e che quindi il mio parere valga una ceppa di minchia….. ma penso che un paese democratico non debba neanche chiedersi come rispondere in modo proporzionato a dei terroristi…. le armi della democrazia devono essere altre (e su questo argomento ci si può sbizzarrire)…. altrimenti non c’è coerenza…. è come rubare in casa dei ladri…. non è una cosa civile…..
scritto da mavvia Giovedì.07.09.06 20:17
La situazione oggi nella regione della Palestina è sicuramente complicata, ma non è sempre stato così. Ad un certo punto della Storia (XIX secolo) di Ebrei lì non ce n’erano più (erano di più a Roma e Venezia).
I popoli si spostano, è normale, è giusto, a volte ritornano. Bene.
I flussi migratorii sono almeno di due tipi:
- quelli “di pancia”, dettati dalla fame delle famiglie, dalla crescita demografica, dalle scoperte geografiche; incontrollati, liberi, anarchici;
- quelli “di testa”, pianificati a tavolino, decisi dai potenti, ben organizzati, incentivati, controllati;
I primi di solito richiedono molto tempo e spesso non si concludono con i nuovi arrivati che comandano; i secondi sono più repentini e di solito lasciano molto sangue sul campo (Unni, Mongoli, Hutu, …).
Mi sto domandando se la comunità internazionale (?) ha fatto bene in questi decenni ad appogiare in questo modo la costruzione e la politica dello Stato di Israele.
Sono certo invece che lo abbia fatto per i motivi sbagliati:
- un ipocrita senso di colpa;
- evidenti interessi strategici nella regione;
Per quanto mi riguarda ritengo che si debba aiutare fino in fondo Israele a combatte il terrorismo, ma patti chiari:
- anche i Palestinesi hanno TUTTI i loro diritti
- l’esercito israeliano non può uscire dai confini (che già è diffice capire quali sono)
Se Israele non ci sta… si arrangi.
Zechariah
scritto da Zechariah Giovedì.07.09.06 23:53
Guardando israele a me sembra di vedere un bambino robusto che non riuscendo a infiare un legnetto rotondo in un buco quadrato martella sempre più forte, sempre più forte. Assistito amorevolmente da uno zio altrettanto robusto e altrettanto stupido. Qualcuno gli dica di cambiare metodo !!!!!!!!!
scritto da corrado Venerdì.08.09.06 00:36
Per chi ancora non lo conoscesse, il Blog di un ragazzo libanese e una ragazza israeliana, che criticando se stessi, si confrontano:
http://arabisraelipeace.blogspot.com/
Riguardo invece alla domanda di Naomi, qualche consiglio sui testi da consultare per andare a cercare le varie risposte? E’ pero’ vero che anche se non il messia, e’ comunque considerato un profeta?
Grazie.
scritto da LAmerikano Venerdì.08.09.06 09:23
Yankele, quando qualche tempo fa posi le mie domande non mi rispondesti. Ci riprovo?
Vorrei solo capire quale dio minore potrebbe mai pensar male di un proprio figlio che un giorno ha deciso di mangiar vongole e cozze. Magari un buon padre di famiglia, magari uno che ha dato la sua vita per salvare altre persone, magari un santo vero e proprio. Ma con una particolare passione per le vongole. E che davanti ad un panino con la porchetta non resisteva.
Ecco, la domanda: perchè, umanamente parlando ma di piu’, ragionando “alto” come un dio dovrebbe, perchè appunto un dio dovrebbe prendersela per quello che mangio?
Non riesco a capire dove sia il peccato, tutto qua. Cosa c’è di male, di dannoso per dio o per altri uomini se mangio un panino al prosciutto. “non fare al prossimo tuo cio’ che non vuoi sia fatto a te stesso”: d’accordissimo, magari tutti rispettassero simile precetto. Ma questo cosa c’entra con cio’ che mangio?
Guarda, Yankele, che qui il discorso potrebbe sembrare superficiale ma in realtà è solo il pretesto per capire che è semplicemente irragionevole dover seguire regole che con il “buon vivere” non c’entrano assolutamente nulla.
Io non ammazzo perchè sento essere sbagliato.
Io non rubo perchè sento essere sbagliato.
Ma io mangio il prosciutto: non sento essere sbagliato.
E se, una volta morto, dovessi trovarmi di fronte a dio credo proprio che parlerei con lui di cose elevate, di cose importanti, del senso della vita, del perchè tante sofferenze. e lui mi premierà o punirà. Ma sono certo che, a meno che dio non sia un capriccioso dio minore con tendenze paranoiche o da rockstar, l’argomento “prosciutto” non salterebbe fuori.
La religione è un’invenzione dell’uomo per esorcizzare la paura della vita.
Quanto tempo perso, quante risorse sprecate dietro libri “sacri”, scritti da uomini per altri uomini. Quanto sarebbe progredita la nostra civiltà se non ci fosse questo bisogno di inventarsi dei.
Perchè non aprire uno spazio “ateo” per rispondere laicamente alle domande sulla guerra, sul sangue del Medio Oriente? Le risposte sarebbero molto piu’ interessanti.
Star qui a sentir spiegare della polpa di gamberetto mi sembra talmente infantile…
Mi risponderai stavolta?
scritto da maxzulli Venerdì.08.09.06 09:54
Israele ha perso.
Israele ha perso sia dal punto di vista strattamente militare che da quello politico.
Ha perso militarmente perchè ha cercato di combattere una guerra secondo lo stesso paradigma con cui si sono combattute le guerre fino alla fine della guerra fredda, lo stesso paradigma che gli americani hanno applicato, in maniera palesemente fallimentare, in iraq e in afghanistan: la contrapposizione di due paesi ben definiti, con una infrastruttura e dei confini definiti.
Quella di questa estate non era la guerra fra due stati, per quanto sia stata chiamata “la guerra in libano”, non era una guerra dello stato israeliano contro lo stato libanese, era la guerra dello stato israeliano contro una realtà, presente sul suolo libanese, che non era però uno stato, ma una amalgama di piccole unità, collegate fra loro in maniera più o meno formale, non strettamente legate a strutture definite (come basi militari, caserme, etc.) ne organizzata secondo gli schemi con cui sono organizzate le forze militari occidentali.
Per questo la campagna militare israeliana, basata sulla distruzione sistematica da parte dell’aereonautica delle infrastrutture del paese ha sostanzialmente fallito quello che era, almeno secondo le dichiarazioni, il proprio obiettivo: la distruzione delle postazioni missilistiche di hezbollah. Se è probabile che siano riusciti a distruggere le postazioni missilistiche, meno mobili, più a lungo raggio si stima che siano riusciti ad eliminare circa solo il 30% dei lanciarazzi kathyusha (che, a titolo informativo, di solito sono poco più di un camion con dei tubi sopra).
Israele ha perso militarmente perchè non è riuscito a liberare i due soldati prigionieri di hezbollah.
Israele ha perso militarmente perchè il governo non ha potuto permettersi di continuare a pagare, con l’opinione pubblica, il prezzo di un continuo stillicidio di morti fra le proprie fila, soprattutto fra quei riservisti (gente “comune”, con un lavoro, quella che fa andare avanti la società) che sono risultati essere male addestrati, male equipaggiati e comandati da una leadership che è parsa essere piuttosto dilettantesca.
Alla sconfitta militare è seguita la sconfitta politica, sia sul piano interno che su quello estero. Internamente la sconfitta è costata molto in termini di consenso a chi la guerra l’ha voluta. Sul piano estero Israele non è riuscito a scalfire nemmeno lontanamente la struttura di comando di hezbollah, non è riuscita ad eliminare nessuno dei personaggi chiave del partito di dio (e, se anche vi fosse riuscito, non avrebbe ottenuto grandi risultati, per via della natura stessa dell’organizzazione). Per contro quello che ha ottenuto dalla campagna militare è stato di dare a tutto il mondo arabo la dimostrazione che è possibile resistere all’”offensiva dell’occidente”, che è possibile fermare il 3° esercito meglio armato nel mondo con semplici tattiche di guerriglia. Quello che ha ottenuto è stata la deligittimazione del governo libanese ed il trasferimento del potere da questo alla leadership di hezbollah, che dallo scontro è uscita innegabilmente più forte. La distruzione dell’intera infrastruttura del paese ha avuto moltiplici effetti negativi: ha reso evidente a tutto il mondo arabo che “israele è il male” (intendo che ora è molto più facile puntargli il dito contro), ha reso molto più dura e difficile la vita della popolazione libanese (e si sa che nella povertà le idee più estremiste trovano un fertile terreno di cultura) e ha dato ad hezbollah un’ulteriore possibilità di affermazione (visto che in molti casi è stata proprio hezbollah ad impegnarsi nella ricostruzione delle infrastrutture.
L’unico dubbio risultato che Israele è riuscito ad ottenere è quello di avere una forza di interposizione che farà da cuscinetto fra le due parti, ma il mandato di questa forza è ancora molto fumoso e non si sa quanto potrà essere efficace. La presenza stessa di questa forza di interposizione è stata, da un certo punto di vista, anche molto rischiosa: ipotizziamo uno scenario in cui al posto di francesi ed italiani ci fossero stati degli americani, qualsiasi tipo di attacco nei confronti della forza di interposizione sarebbe probabilmente stato visto come una provocazione iraniana/siriana nei confronti degli usa, con tutto quello che ne consegue.
Lasciando da parte questo colossale prologo, rispondo alle tue domande:
1. la reazione è stata sproporzionata per i motivi che ho già descritto, a fronte del rapimento di due soldati si sono lanciati in un’offensiva mirata alla distruzione dell’infrastruttura di un intero paese. una reazione proporzionata avrebbe potuto essere, ad esempio, la cattura di esponenti di hezbollah, da usare come merce di scambio. oppure avrebbe potuto essere un’azione mirata alla liberazione dei due soldati catturati (sono piuttosto dubbioso del fatto che l’intelligence israeliana non fosse in grado di scoprirne l’ubicazione). di sicuro la distruzione sistematica e l’invasione militare di una nazione sovrana non sono una risposta equilibrata.
2. credo che questa domanda sia la stessa che si stanno ponendo le persone dotate di intelligenza (quelli che si sono resi conto che la guerra ora è diversa da come era 40 anni fa) che fanno parte delle forze armate di mezzo pianeta, quindi immagino che qualsiasi idea possa uscire da qui sia piuttosto limitata.
ad ogni modo, mi permetto di azzardare un’idea: bisogna abbandonare l’idea che è possibile combattere in una situazione del genere appoggiandosi solo ed esclusivamente agli attacchi aerei. per combattere quel genere di nemico bisogna ristrutturare le forze armate e portarle ad operare in piccoli gruppi di soldati armati con armi leggere: infiltrare queste unità nel “territorio nemico” (quando questo sia definibile) e lasciare che queste unità agiscano in maniera più indipendente, affidandosi più alla capacità di adattamento degli ufficiali di medio/basso livello, senza pensare di poter controllare la situazione da 300 km dietro “al fronte” (che, di per se, è un concetto superato). in questo modo è possibile agire in maniera molto più flessibile, intervenendo laddove è davvero necessario, riuscendo, da una parte, a colpire in maniera più precisa (per quanto tecnologiche possano essere le bombe intelligenti un soldato a piedi sarà sempre e comunque più migliore nel discriminare un civile da un combattente, un deposito di armi dall’ambasciata cinese) e dall’altra a guadagnare un controllo del territorio che, dal cielo, è impossibile.
il problema di questo approccio è che è inevitabile avere un numero molto elevate di vittime fra le proprie forze e questo, ovviamente, è un prezzo che nessuna amministrazione è disposta a pagare.
3. le “molte” immagini e filmati che dici essere falsi non sono poi così tante.
non credo ci sia traccia di filmati falsificati e le immagini che sono state riconosciute false sono poche. il caso più eclatante è quello in cui un fotografo freelance libanese ha venduto alla reuters una foto in cui aveva moltiplicato, in maniera molto grossolana, le colonne di fumo in un panorama di beirut (http://jwz.livejournal.com/672140.html oppure http://www.youtube.com/watch?v=dJ5Rj4yBGdU). Una cosa diversa sono le foto che ritraggono la strage di bambini di dell’inizio della guerra (purtroppo non ricordo il nome della città) in cui il fotografo è stato accusato di aver costruito ad arte la scena, prestandosi ad un gioco di propaganda da parte di hezbollah. La difesa del fotografo è che l’esposizione dei corpi dei bambini non è stata una mozza propagandistica calcolata e preparata a freddo, ma una reazione molto comune nel mondo arabo (e, pensando a molte immagini viste negli scorsi anni, personalmente, trovo che sia una spiegazione ragionevole).
è vero ci sono stati diversi altri casi in cui delle immagini sono state presentate in un contesto diverso da quello in cui sono state prese (ad esempio “flares” di un F16 della IDF fatti passare per missili e cose simili) ma non credo che sia onesto cercare di delegittimare in questo modo tutte le immagini provenienti dal libano.
se siete interessati ad una raccolta di immagini (che ritraggono i danni “da entrambe le parti”) potete guardare le gallerie della associated press del mese di luglio:
http://cryptome.org/cdphotos.htm
ovviamente le gallerie sono decisamente NSFW.
per quanto riguarda lo sbilanciamento dei reportage delle vittime di una e dell’altra parte sinceramente non so come sia stata la situazione italiana, ho smesso di ritenerli attendibili, per quanto riguarda le questioni internazionali, da un po’ di tempo. sulla stampa estera mi è sembrato che la cosa fosse trattata in maniera abbastanza bilanciata, portando testimonianza da entrambe le parti.
teniamo comunque presente che la situazione era davvero assolutamente asimmetrica: da una parte c’era una delle forze armate più potenti del mondo che bombardava con armi con un potenziale distruttivo decisamente più elevato la capitale del libano e colpiva qualsiasi mezzo si muovesse sulle strade, dall’altra parte c’erano armi che erano per lo più incapaci di causare danni seri (non sto dicendo che lanciassero coriandoli, sia chiaro) ed in grado di colpire, salvo i primi giorni, ad una distanza molto limitata dal confine fra libano ed israele.
d’altra parte anche i numeri parlano un po’ da se: 1600 civili libanesi contro 46 civili israeliani (http://en.wikipedia.org/wiki/Casualties_of_the_2006_Israel-Lebanon_conflict).
tutte le morti sono tragiche, nessuna di esse è “accettabile” o meritata o giusta.
ma se queste sono le proporzioni mi sembra che la maggiore diffusione delle immagini di una parte rispetto all’altra non sia indice di una colpevole manipolazione.
4. su questo, sinceramente, non saprei cosa dire, non sono ancora riuscito a documentarmi a sufficienza sulle risoluzioni dell’onu… sinceramente spero che la situazione migliori.
mi permetto, in chiusura, un commento su una cosa, visto che spesso vengo accusato di essere antisemita per aver espresso delle opinioni critiche sulla politica dello stato israeliano…
un’affermazione del tipo:
“In qualsiasi campo (economia, medicina, mondo dello spettacolo, giornalismo, ecc..) vi sono degli ebrei che eccellono: in percentuali molto più ampie che altre popolazioni. Da che cosa dipende questa marcia in più?”
mi sembra che abbia esattamente le stesse basi delle discriminazioni razziali che hanno portato all’olocausto. sostituite “eccellono” con “rubano” e “marcia in più” con “riprovevole atteggiamento” e ditemi se non suona esattamente come un proclama nazista.
stiamo molto attenti a cosa definiamo discriminazione…
scritto da Marcello Venerdì.08.09.06 09:58
…..Per me in tutta la storia dei conflitti arabi-israeliani il più pulito c’ha la rogna. Ma va detto pure che Israele è una democrazia. Controversa, a volte violenta, a volte vicina all’essere incomprensibile. ma merita uno sforzo. E poi, come tutte le democrazie tende a non fare la guerra ai suoi vicini, anzi, a viverci in pace. A meno che questi non la preoccupino seriamente… Ed è dal giorno della sua fondazione che c’è chi la minaccia e le dichiara guerra, la prima nel 1948. In tutti gli altri conflitti, escluso quello libanese dell’82, è sempre stata aggredita. Detto questo, la risposta militare è sempre la più tragica, e certo, dal punto di vista etico va condannata in linea di principio. E’ altrettanto vero però che la diplomazia con certi farabutti è controproducente e a volte tristemente sterile (qualcuno si ricorda gli accordi di Oslo?)… e poi scusate, ma come si fa a essere diplomatici con chi non riconosce il tuo diritto ad esistere?
scritto da Giorgio Venerdì.08.09.06 10:16
Mi scuso per l’assenza ma sarà l’aria del Bel Paese che mi ha distratto dalle interessanti letture in rete…
Due osservazioni:
1. Preferisco la rubrica quando si limita alle risposte a precise domande (o meglio, quando utilizza le domande per far partire spunti di riflessione).
2. Spiace dirlo, ma trovo anche il solo discutere della guerra assolutamente sterile: non senza una (ampia) dose di rassegnazione, mi par di constatare in questa situazione (come del resto in tutte le altre)che, per i giochi di potere di pochi ricchi e potenti, la gente “normale” ci finisce di mezzo. Non è questione di arabi-israeliani, noi-loro, alleati-nemici, il punto vero è che tra chi decide di far la guerra e chi poi la fa per davvero ce ne passa davvero tanta di strada. Insomma, credo che discutere dei torti e delle ragioni di Israele (o del Libano o dei Palestinesi) non porti da nessuna parte: vorrei proprio vedere se mai al termine di una simile discussione ci sarà anche un solo Palestinese che si convinca che Israele ha il diritto di esistere lì dov’è (o, ovviamente, viceversa).
Posso solo constatare che finchè il modo di ragionare di chi prende le decisioni non cambierà e finchè la gente “normale” vorrà fare finta di credere alle loro storie, le discussioni di questo tipo potranno continuare a proliferare prosperose nella rete…
scritto da robi Venerdì.08.09.06 10:57
Marcello: su quanto fosse simmetrica questa guerra assimetrica la cosa più interessante che ho letto si trova qui:
http://www.montag.it/theratrace/archives/2006/07/19/le-strane-simmetrie-di-una-guerra-asimmetrica/
scritto da Unonessuno Sabato.09.09.06 05:57
visto che si parlava di libano caro yenkele ti mando questo
saluti
Con le dovute proporzioni
Certo che, di fronte ai cadaveri di esseri umani uccisi, non possiamo non provare tutto lo sconforto del lutto per il sangue versato. Certo che, di fronte ai cadaveri di bambini sepolti dalle macerie, non
possiamo non provare tutto lo sgomento e lo sdegno per le fragili vite piene di speranze recise. E certo anche, che questo non accade solo da oggi, né solo da una parte.
“In ogni vita c’è un mondo!” recita un detto ebraico; pensiamo allora a quanti mondi distrutti da quando è iniziata, ma sarebbe meglio dire ”da quando è ripresa” la guerra in medio oriente. Tanti.
L’immagine totale che se ne ricava, sebbene con le dovute proporzioni è quella di sempre. E’ un’ immagine che affonda nell’immaginario collettivo di una storia passata e che neanche gli eventi della II Guerra Mondiale hanno cancellato o smussato. Si noti bene che ho usato il termine II Guerra Mondiale e non Shoà, così per non dare adito all’affermazione che gli ebrei si nascondono sempre dietro l’alibi della Shoà. Ma l’immagine totale che ne viene fuori è ancora e sempre quella di un ebreo: sanguinario, omicida sia in generale verso l’ecce homo, che in rituale verso i bambini, assetato di vendetta ed il cui unico scopo e di sopraffare con il suo capitale bellico il povero e indifeso indigeno. Così quella che dovrebbe essere un’immagine si trasforma in uno stereotipo. Che tutto poi, avvenga in un luogo della terra dove gli ebrei avrebbero già un passato mitico da farsi perdonare accresce potenzialmente l’emozione che si ha dalle cronache dal fronte. Cosi i bambini di Qana divengono una ennesima “strage degli innocenti”, la risposta all’attacco del Hezbollah diventa la crudele vendetta Jahveica, e l’uccisione di ogni civile diviene l’assassinio di “poveri cristi”. Tutto ciò nelle parole e immagini dei media diviene una concettualità nella quale la percezione si dissolve nell’immaginario emotivo, riattivando così pregiudizi e luoghi comuni della propaganda antiebraica tout court.
Era così assetato di vendetta e sanguinario lo Stato d’Israele quando si vide rifiutare gli aiuti offerti all’Iran colpito da una catastrofe naturale quale il terremoto del 2003, con la risposta di “nessun aiuto dal nemico sionista”? Non era quella una sciagura che colpiva “poveri cristi” e che imponeva un cessate il fuoco per creare un corridoio umano atto a soccorrere esseri umani vittime ancora di una dispotica quanto tirannica Natura? Quella di allora non era guerra ma odio.
Ecco allora che ciò che sta accadendo ora in medio-oriente ed ovviamente con le “dovute proporzioni”, tanto care ai matematici della politica ma che purtroppo non sanno far quadrare i conti, è un doversi confrontare sia con le attuali minacce di distruzione proclamate che con i fantasmi di un passato non ancora svaniti con la luce della Shoà. Ecco, cosi l’ho ridetta quella parola! Ma forse solo per far tornare alla memoria che: gettare da una nave un uomo costretto alla sedia a rotelle era un’azione degna dei nazisti e di cui i terroristi non hanno fatto a meno di macchiarsi. Cosi come portare il conflitto a livelli tali da non poter neanche far rispettare i convogli delle ambulanze della croce rossa… o verde o della stella di Davide o come le volete chiamare, è una astuzia degna della più incivile forma di guerra, che porta a non rispettare più neanche i simboli sacrosanti di una umanità laica la quale tenta di soccorrere gli omicidi rituali delle guerre!
Qui non ci sono più “proporzioni” ne “proporzioni dovute”, ma soltanto negate. E negate ad Israele prima di tutto, perché resta sia che ci si faccia ammazzare sia che ci si difenda: la colpa è ancora e sempre di essere ebrei.
Ma se di qualcosa è stato mai colpevole l’ebraismo è di aver generato da sé prima il Cristianesimo e poi l’Islam, i quali con autentico odio di sé non sopportano di essere stati messi al mondo.
Il Cristianesimo ha avuto secoli per accettare se stesso e chi lo aveva generato. L’Islam è ancora troppo acerbo per cogliere appieno i frutti della sua nascita e soffre di divenire maturo. In tutta questa bolgia di passati e di futuri, c’è il pericolo di armamenti nucleari che danno al tutto il rischio di essere: come se non fosse mai esistito.
Vittorio Pavoncello
regista
scritto da vittorio pavoncello Lunedì.11.09.06 02:11
vendetta,bittorrent,hot,world,lizard
scritto da vendetta,bittorrent,hot,world,lizard Sabato.18.11.06 23:17
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