Domenica 24 Settembre 2006
Prepararsi al peggio
Un uomo che vive a letto, paralizzato, senza speranza di tornare a una vita indipendente e capace di un livello di felicità che lui possa considerare dignitoso e soddisfacente, chiede al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che si riapra il dibattito sull’eutanasia. Napolitano acconsente e stimola il parlamento a farlo.
Pronti. Via.
Inizierà una fase in cui si dibatterà sul tema, forse ancora più violentemente di quando non si affrontò la fecondazione. Arriverà una pioggia di fuffa e il Foglio (che stimo e leggo per come è fatto, senza condividere nessuna crociata del direttore) diventerà il bollettino del salvataggio militante della vita, con tanto di intervista ai genitori di Terry Schiavo eccetera eccetera; ci saranno i preti, ci sarà il papa, ci saranno politici e soubrettine con la croce che pende in mezzo alle tette giganti, tutti allarmati in difesa del dono dell’esistenza, e useranno espressioni come “la gioia di un sorriso”; probabilmente una certa parte del dibattito, ai margini del panico sollevato al centro dei media, si soffermerà su concetti astratti, filosofici, altissimi, cosa sia vita e cosa sia morte, come si definisca la volontà di chi è già stato colpito dal male, cosa significhi il dolore: un calderone senza soluzione plausibile, perfetto per far passare la voglia; probabilmente a un certo punto della questione si estrarrà dal cilindro la carta del bambino innocente e si intervisteranno mamme di piccoli leucemici.
Insomma, il dibattito, che è assolutamente lecito e anzi obbligatorio, non sarà su come inserire questa possibilità in una norma seria, realistica e rispettosa delle componenti della società : sarà sì contro no. L’argomento è delicato e nessun mezzo è escluso, quindi si toccheranno le sensibilità di tutti con il vigore del cingolato.
Ma non siamo un paese retrogrado come a volte può sembrare, almeno non su queste cose che toccano la vita di tutti. Saranno meno, ma ci saranno, anche quelli che parleranno dell’assoluta incurabilità di alcune malattie, della piena disponibilità di sé come diritto inalienabile, e anche di particolari delicatissimi che cozzano con quel mostro ideologico detto buon gusto: la malattia vissuta come condanna lenta e inesorabile, l’umiliazione costante, i lamenti e le lacrime, il dolore e la terapia del dolore, l’incoscienza farmacologica e patologica, l’impotenza assoluta di chi è e di chi assiste.
Chi ha visto morire qualcuno con enormi e inutili sofferenze, chi ha a cuore l’argomento, si prepari al peggio. Sarà difficile vincere il desiderio di tirarsi indietro e lasciare che il canile mediatico se la sbrighi da solo.
Ma se anche a voi la causa pare giusta e meritevole, vediamo di esserci nonostante tutto.
28 commenti finora
Commenta
Concordo. Cerchiamo di esserci, discutiamone. COnsiglio però i tappini per le orecchie, perchè in molti alzeranno la voce.
scritto da EmmeBi Domenica.24.09.06 13:08
Questa settimana, manco a farlo apposta, ricomincia Otto e mezzo. Non vedo l’ora di sapere cosa pensano dei nostri diritti filosofi e pensatori del calibro di Giovanardi o Buttiglione. Consideriamo però che se la legge sulla fecondazione che “difende la vita”, di fatto, impedisce le nascite, potrebbe essere che questi tifosi della vita ci consentano l’eutanasia. Magari a patto che la morte avvenga mediante rogo.
scritto da Roberto Domenica.24.09.06 13:12
Giusta preoccupazione per i toni che dovremo (ri)sorbire: per aiutarci, cominciamo a liberare dibattito e meta-dibattito dalle soubrette procaci e crociate, che con preti, Papa e compagnia pensante, non hanno necessariamente granché da spartire (il trait d’union, anche a volerne fare un espediente retorico, è molto debole). O magari sì, ne qual caso professione e generosità del busto non rilevano. Né troveremo il portavoce del fronte ‘a favore’ nelle soubrette procaci e senza croce, che certo non mancheranno di dispensare più o meno coscienti pillole di progressismo. E nemmeno ci affideremo - s’è per questo - a quelle stelline così sfortunate da trovarsi nel limbo dimenticato dei non credenti che , incidentalmente, con la religione di turno (vale la pena di ricordare come quella cattolica non sia l’unica in Italia, né la sola a guardare con sfavore all’eutanasia [che è diversa dall'accanimento terapeutico]) ogni tanto ci si trova d’accordo.
E’ che un dibattito serio lo dobbiamo affrontare, ma se l’incipit sono i facilissimi, praticissimi, imperituri binomi ‘credenti=EutanasiaNO’ e ‘noncredenti=EutanasiaSI’, la cosa promette male.
scritto da Carlo Domenica.24.09.06 14:43
Dovere di esserci e libertà di pensarci.L’ho fatto. Ne ho tratto contrastanti emozioni e elucubranti motivazioni.Come per tutto, quello che mi spinge a tremare maggiormente lo leggo alla voce “religio” che lega le mani e facilita le prese di posizione, banalizzando il dibattito. Sempre che gli permetta di svilupparsi. Vedremo.
scritto da Mar5ia Domenica.24.09.06 16:34
Si parlerà di derive.
E non si approderà a nulla.
scritto da Simon Templar Domenica.24.09.06 17:09
Stavo solo sottolineando come l’aderenza al credo cattolico che molte belle in costume della televisione italiana ostentano quando viene loro chiesto, poco abbia a che fare col resto. Anzi, c’è tutta un’aria chic nel difendere posizioni molto tradizionaliste, rivendicando il grande crocefisso in argento che si porta addosso, soprattutto quando si è vestite da mangiauomini. È diffcile, non l’ho mai visto da nessuna parte, che si rivendichi il diritto a non dire niente o a poter argomentare la propria posizione, che sia pro o contro qualsiasi cosa. Non che non possa succedere. Ma la mia era una previsione. Se le cose vanno come credo, a meno di gente che abbia il coraggio di esporsi perché la cosa li tocca personalmente, dubito fortemente. Spero di essere smentito.
Il riferimento alle tette non era in nessun modo una leccata perbenista come dire sei cattolica metti dentro le tette. Figuriamoci.
scritto da Matteo Bordone Domenica.24.09.06 17:37
Sì, molto probabilmente sarà così…però evitiamo i toni da editoriale, la mia sociopatia è ormai logora anche di queste “consapevoli previsioni”.
p.s. osservazione terminologica: non esistono malattia incurabili, esistono solo malattie terminali, inguaribili.
scritto da Papallo Domenica.24.09.06 17:55
Sì, molto probabilmente sarà così…però evitiamo i toni da editoriale, la mia sociopatia è ormai logora anche di queste “consapevoli previsioni”.
p.s. osservazione terminologica: non esistono malattia incurabili, esistono solo malattie terminali, inguaribili.
scritto da Papallo Domenica.24.09.06 17:55
Vorrei che fosse fatto un percorso a tappe, durante il quale si possa approdare, prima, ad una precisa e raffinata terapia della sofferenza e del dolore. Le terapie che cancellano o limitano le sofferenze dei malati terminali (così come dei malati di malattie croniche sebbene non necessariamente terminali) sono spesso costose e temo che il dibattito “etico” su questo fronte non venga messo neppure in piedi porprio per questo. Sono a volte terapie che possono, indirettamente, accorciare l’aspettativa di vita, e questo può essere un’ottima scusa per considerarle “eutanasia” e scongiurare così il rischio che lo stato le debba obbligatoriamente pagare.
Dopo, e solo dopo, dovrebbe arrivare il dibattito sull’eutanasia “attiva”, ossia l’atto diretto proprio a terminare l’esistenza di chi sarebbe destinato comunque a morire, ma attraversando sofferenze non alleviabili.
Se vivessimo in un Paese in cui queste discussioni potessero avvenire solo ed esclusivamente in modo pragmatico, questa scaletta consentirebbe di verificare un fatto: con la terapia del dolore sarebbero numerose le persone che potrebbero accettare di concludere l’esistenza senza interventi volontari.
E’ un pò come il discorso sull’aborto: se ci fosse una educazione sessuale attiva fin dall’infanzia, capillare e precisa, sarebbero molte le gravidanze indesiderate evitate, e di conseguenza molti aborti non verrebbero effettuati.
Sembra che su questi temi non sia possibile in Italia discutere serenamente. Devo dire che il dibattito sull’eutanasia mi spaventa molto…
scritto da Uyulala Domenica.24.09.06 18:11
I primi commenti a questo post sono molto equilibrati, in altri contesti sarebbe già partita una raffica di decise prese di posizione.
Per quanto mi riguarda la vedo così:
- si torna a parlare di questo problema, bene!
- il 99% di quello che sentiremo o leggeremo in proposito apparterrà alla categoria del “già sentito” e del “già letto”, ma non tutto.
- non importa quale piega prenderà il dibattito pubblico, chi ha interesse per il tema ne parlerà in privato (con amici, colleghi, famiglia, etc.), serve anche questo per fare dei passi avanti “sociali”.
- non arriveremo a nessuna conclusione, perchè non è un problema che si risolve, non con tempi “giornalistico/televisivi”.
Zechariah
scritto da Zachariah Domenica.24.09.06 18:42
Sono confusa…E per questo credo sia giusto che se ne parli, purchè se ne parli per riflettere, per conoscersi meglio attraverso il confronto, per ASCOLTARE gli altri…Non tanto per parlare, per far sentire la propria voce su quella degli altri nel nome di una moralità sterile.
Sono più di sei anni che lavoro come assistente domiciliare per persone anziane (e anche non così anziane), gravemente malate, non autosufficienti eccetera eccetera…
Ebbene, sono sei anni che mi chiedo quale sia la mia posizione nei confronti di questa bestia nera di politici e giornalisti che è l’eutanasia.
E ancora non l’ho capito. E credo di non essere l’unica ad essere confusa a riguardo.
Perciò parliamone - cioè…Che se ne parli - E che la nostra intelligenza ci faccia da guida nella giungla mediatica che, come da te pronosticato, si verrà con molte probabilità presto a creare.
Saluti, Frà 1981
scritto da puffrà Domenica.24.09.06 22:55
non dimentichiamoci che i passi avanti fatti negli ultimi dieci anni su questo argomento e sulla conquista di diritti violati per malati gravi o terminali li dobbiamo al coraggio di un malato, luca coscioni.
oggi ancora una volta un malato, piergiorgio welby, deve in prima persona esporsi solo per riuscire a riaprire un dibattito che un paese civile avrebbe già dovuto affrontare da anni, mentre ancora si parla di terapie contro il dolore come nemici dei malati!
scritto da ghirby Domenica.24.09.06 23:41
Nell’attesa che il dibattito si sviluppi, speriamo in modo scevro dalle puttanate che solitamente fioccano sui media parlando di temi come questo, constato due cose:
1. Napolitano per ora si è dimostrato un grande;
2. Ho usato la parola “scevro” di cui ignoro il significato.
scritto da robi Lunedì.25.09.06 00:45
il dibattito sarà ancora più violento, lo dimostra anche il fatto che alcune foglie di fico in forma di blog di quel giornale non abbiamo scritto ancora niente in merito.
scritto da diderot Lunedì.25.09.06 08:04
*abbiano
scritto da diderot Lunedì.25.09.06 08:20
Si solleverà un polverone di fuffa perchè non si terrà conto, come sempre, della dignità di ogni essere umano.
scritto da marchino Lunedì.25.09.06 09:45
Non mi va di dibattere. Dò solo una informazione che spero sia utile a chi la pensa in un modo o in un altro e aggiungo una cosa che mia colpisce. In Italia vengono praticate migliaia di eutanasie tramite somministrazione in dosi crescenti di farmaci a base di morfina. Sul tema è stata effettuata una seria indagine anche a livello di Unione Europea. Si è notato che questo ricorso - a scopi umanitari - a una induzuione al trapasso da parte degli operatori sanitari è proporzionale alle restrizioni delle legislazioni dei diversi paesi. In Italia ovviamente siamo ai massimi livelli.
Lo stesso fenomeno di elusione della normativa avveniva - con modalità , motivazioni contesto assolutamente diversi - con gli aborti clandestini.
Questo per dire e sottolineare che il vuoto è eminentemente legislativo ovvero che spesso e volentieri la normativa è anni indietro quella forma di regolamentazione spontanea che la società si dà da sola, più o meno razionalmente. Il delitto della politica è - come al solito - non prenderne atto e intervenire. C’è bisogno che un signore ridotto a una statua pensante, al posto che farsi riempire di morfina e andarsene in pace, rinunci a questo espediente e continui a soffrire fino al soffocamento - perchè vorrei ricordare che è questo che avverrà - per parlare degli altri.
scritto da Tranqui Lunedì.25.09.06 10:18
Ok, parliamone per evitare che diventi un tabù. Per evitare che i diretti interessati possano vergognarsi nel prendere una decisione. Ma non concentriamo il dibattito sul sì o sul no. Non ci troviamo in un quiz a premi e non è stato aperto nessun televoto. STOP AL TELEVOTO.
Si può vivere con dignità , ma quando si muore la dignità non esiste. La morte è sempre brutta, fa schifo ed è orribile. Nessun medico o avvocato può permettersi di prendere una decisione in merito. Che lo facciano per loro, per i loro cari e basta.
scritto da pera Lunedì.25.09.06 10:49
io sono preoccupata.
perchè nei dibattiti “all’italiana” alla difficoltà oggettiva del tema si somma la difficoltà di dibattere veramente, di costruire qualcosa dalla diversità di posizioni.
E quindi sono preoccupata, come tutti voi.
Staremo a vedere (oppure no, e cercheremo di avere la nostra opinione indipendentemente dai dibattiti lasciandoli come rumore di fondo…)
scritto da Nandina Lunedì.25.09.06 10:55
Nella vita ci insegnano che la libertà è un diritto e che ogni libero cittadino ha il dovere di rispettare la libertà degli altri. Ho diritto a fumare ma non ad intossicare chi mi è vicino. Se ho la libertà di scegiere se fumare o no, con la possibilità di uccidere i miei vicini e quindi frodare un dovere, per quale ragione non posso decidere di morire sapendo che non farei del male a nessuno??? Non ci sono verità o leggi, cose dette o da dire, lasciatemi la libertà di decidere della mia vita almeno per una volta! Certo! I miei cari soffriranno, ma non è forse vero che sono io il primo a soffrire se non posso abbracciare i miei nipotini o correre con i miei figli o fare l’amore con mio marito?
Se ho invece la forza di vivere con l’amore di chi mi è accanto, vi prego: lasciatemi vivere!
Lux! Sei la risposta ai dubbi della vita!
scritto da candy candy Lunedì.25.09.06 12:52
Il sottoscritto dichiara che se a causa di qualsiasi motivo (incidente malattia progressiva inter in serie B)il mio corpo dovesse vivere solamente grazie a macchinari medici autorizzo Matteo Bordone a staccare la spina.
Non capisco perchè gli “altri” possano ostacolare una mia scelta che riguarda solamente la mia vita.
In fede carità e speranza
gigi (aka Berluska)
scritto da Berluska Lunedì.25.09.06 14:32
Tranqui: hai un link all’indagine di cui parli? (Indagine i cui risultati mi sembrano assolutamente plausibili, by the way.)
scritto da restodelmondo Lunedì.25.09.06 15:14
Gigi, io ci sono. E poi visto che il commento al blog vale come testamento, finiamo in prima pagina. Viene anche Pannella al capezzale.
Ma per quanto sia eccitante, cerca di evitare, se ti riesce.
scritto da Matteo Bordone Lunedì.25.09.06 15:57
Guarda Restodelmondo, l’informazione mi viene da Radioradicale, che è assolutamente attendibile sul tema (Professor De Marchi). Non citava l’istituto di ricerca ma credo che dando un colpo di telefono in redazione ti informeranno di certo, sono di una disponibilità estrema!
scritto da Tranqui Lunedì.25.09.06 16:20
Guarda Restodelmondo, l’informazione mi viene da Radioradicale, che è assolutamente attendibile sul tema (Professor De Marchi). Non citava l’istituto di ricerca ma credo che dando un colpo di telefono in redazione ti informeranno di certo, sono di una disponibilità estrema!
scritto da Tranqui Lunedì.25.09.06 16:20
Tranqui: grazie.
scritto da restodelmondo Martedì.26.09.06 02:03
Mah, la cosa è molto semplice: la questione va rigirata ai diretti interessati (i malati), sono loro che dovrebbero poter decidere, magari aiutati da persone di loro fiducia, sul da farsi. Caso per caso. Non vedo perchè dovrebbero entrare nel merito persone e/o entità (statali o religiose che siano) che non hanno nulla a che fare con i malati, se non interpellati dagli stessi.
Il vero problema dovrebbe porsi per coloro che non sono più in grado di intendere e di volere.
scritto da Vortexmind Mercoledì.27.09.06 11:26
“IN TELEVISIONE” UN PRETE, A PROPOSITO DI QUESTA FACCENDA,HA DETTO CHE LA VITA NON E’ NOSTRA MA CI E’ STATA AFFIDATA DA DIO.
IO SONO CONVINTA CHE DIO NON ESISTA E CHE LA VITA SIA MIA.
PERCHE’DEVO ESSERE MENO CREDIBILE DI LUI? PERCHE’ DEVONO COSTRUIRE LEGGI SULLA BASE DELLE SUE CONVINZIONI E NON SULLA BASE DELLE MIE?
MA E’ IL SOLITO POLVERONE:SI PARLA SENZA FARE IN REALTA’ MAI NULLA..QUELLO CHE SERVE X LA VITA VERA NON VIENE MAI SISTEMATO IN QUESTO PAESE. LE COSE IMPORTANTI SONO SEMPRE ALTRE..IL MAGGIORITARIO..IL PROPORZIONALE..
scritto da ANTONELLA Mercoledì.27.09.06 18:32
Lascia un commento
A capo e separazione tra i paragrafi automatici, l’indirizzo e-mail non è mai mostrato, codice HTML consentito:
<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>