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Lunedì 23 Ottobre 2006

Cane mangia frisbee (e non c’è niente di male)


JackCarroll.jpgÈ arrivata la notizia che temevo. È arrivata più morbida del solito, senza che nessuno andasse a braccetto col MOIGE o tuonasse strali contro i videogiochi e l’immoralità, ma è arrivata. Il ministro dell’Istruzione Fioroni interviene sul gioco Canis Canem Edit e ne segnala la pericolosità. Non ne facciamo il gioco di Natale, dice. Segue, questa sua dichiarazione, le parole e le azioni del mondo anglosassone a riguardo. Una catena di supermarket inglesi ha deciso di non venderlo e negli Stati Uniti hanno già strillato all’infanticidio garantito. Quasi tutti quelli che giudicano Canis Canem Edit, commercializzato negli Stati Uniti come Bully, hanno una caratteristica in comune che è quella di non averlo provato. Io sì. E ve lo racconto.


Canis Canem Edit è il motto che campeggia sullo stendardo della Bullworth Academy, un liceo a pagamento di scarsa fama, l’unico rimasto ad accettare l’iscrizione di Jimmy. Jimmy è un po’ peste, rosso e tarchiatello com’è. Il gioco si svolge durante un anno di scuola, da autunno a estate. L’ambiente di gioco è simile a quello di GTA, il celeberrimo titolo opera di Rockstar, stessa casa di produzione di CCE: visione in terza persona tridimensionale, possibilità di interagire con tutti quelli che si incontrano, mezzi di trasporto, oggetti da usare come armi o per svolgere missioni, possibilità di ignorare le missioni e andare in giro a capocchia. Ma siccome il gioco vive dell’immaginario di Animal House, Porky’s eccetera, si gira in skate o bici (anche perché il protagonista ha quindici anni) e quando ci si mena con gli altri della scuola non scorre sangue. Anzi, spesso il combattimento finisce con una pacca sulla spalla. Ci si mena perché il bullismo è parte di quel mondo lì e ci sono i prepotenti. Ma la prima cricca a cui si unisce Jimmy è quella degli sfigati, presi di mira dai pirla. E il suo ruolo è difenderli. Più avanti incontrarà i fighetti, i palestrati, i rocker e i bocciati dalla scuola. In CCE ci sono un sacco di stereotipi narrativi, come il prof di ginnastica maniaco che manda Jimmy a rubare le mutandine nel dormitorio delle ragazze, la cuoca lurida che gli chiede di andare a prender ingredienti per le sue sbobbe in paese, e il preside frustrato. Ogni giorno ci sono due lezioni da seguire e un orario per il ritorno in dormitorio. Chi sgarra taglia l’erba del campo da football con la falciatrice.
Insomma il gioco è molto ben fatto, divertente, scritto in maniera pregevole e tecnicamente notevole, pur se non nuovo nella struttura di base. Niente di diseducativo, molto di ridicolo. I giovani, i ragazzini, perfino i bambini, sono molto più esperti di media, registri linguistici e parodie di quanto non lo siano i loro genitori, i preti, il MOIGE e il ministro. E mentre loro tremano e brandiscono decreti e vangeli, i figli ridono a crepapelle come Bart davanti a Grattachecca e Fichetto.
Nella foto, Jack l’idiota, il bull terrier di Jonathan Carroll.

33 commenti finora
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Fioroni, no Sacconi!
In USA è successa la stessa IDENTICA cosa a febbraio, poco prima che uscisse il gioco (ero lì per caso e ho seguito la diatriba sugli pseudoquotidiani): polemiche montate solo sulle immagini incluse nella cartella stampa, salvo poi sgonfiarsi non appena il gioco è stato presentato

l’equazione da applicare anche in questo caso è la seguente:

Italia:USA= gino fasulo sul pirellone:mohamed atta sulla torre Nord del WTC

Me lo faccio regalare per Natale.
e come al solito Sacconi non farà altro che fare impennare le vendite! :-)

In effetti queste uscite pseudo-moralistiche ottengono sempre l’effetto contrario a quello sperato … un po’come la bufera sul coffee-mod di GTA: San Andreas. E i nostri politici, che evidentemente non si avvalgono mai dei consigli degli esperti del settore prima di aprire bocca, ci fanno sempre figure da baluba.

La vera domanda è: Matteo tu dove l’hai provato? Dove l’hai comprato? (O, ehm, ottenuto legalmente…?)
Niente come un ministro che parla male di un videogioco per metterti voglia di provarlo…

È vero! Fioroni. Cosa c’entra Sacconi? Correggo.

L’ho provato il mese scorso nella sede della Rockstar a Londra, vicino allo stadio del Chelsea. Ci sono andato per Rolling Stone e nel numero in edicola da ieri (Simpson e Who in copertina) c’è la recensione.

ciao volevo segnalarti questo community blog sul citizen journalism (si possono pubblicare articoli senza alcuna registrazione):

http://www.Lamianotizia.com

Dai un’occhiata se ti va e magari pubblica pure qualche tuo post e/o commento agli altri post (LMN vuole essere anche un luogo di civile confronto e discussione), puoi anche linkare il tuo blog.

A presto!
p.s.: scusa se ho usato lo spazio commenti ma non ho trovato una tua email

Non l’ho ancora provato ma, da come ne parli, mi sembra che non ci sia nulla di potenzialmente pericoloso.

Il bullismo esisteva già prima della creazione di questo gioco, che si limita a fotografare una cosa cosa preesistente…

Inutile dare corda a notizie simili, mi sembra che spesso ’sti qui lancino moniti contro il rischio che ti entri una pagliuzza in un occhio, quando hai gia’ una trave nel culo. Spesso messa li’ da loro stessi…
Speriamo che questi strilloni i figli non li educhino veramente (solo) cosi’…

aaa beh! io sono affezionata a magnaccio manager. i bulli di liceo mi fanno un baffo ;)
e poi se consideriamo i genitori che girano di recente un commento sulla scelta dei regali di natale da parte del ministro forse ci sta…

Sottoscrivo, Matteo. Vedo che questo blog si trova sulla stessa linea editoriale di quello di Michele Boroni. Ottima cosa.

Jonathan Carroll is God!

Jonathan Carroll is God!

“L’ho provato il mese scorso nella sede della Rockstar a Londra, vicino allo stadio del Chelsea. Ci sono andato per Rolling Stone e nel numero in edicola da ieri (Simpson e Who in copertina) c’è la recensione.”

… invidia…

Ho giocato al massimo a Space Invaders, nel 1991, male.

Il problema è che Fioroni è uno di quelli che usa ancora termine come “bullo” per definire il tarzanello di quartiere; che ci vuoi fare.
Con che fa rima Fioroni?

Sempre più comodo ingrassare l’Indice, che a) controllare cosa fanno i propri figli e circoscrivere le smanie censorie alla propria cerchia familiare; b) spiegare la differenza tra realtà e finzione (evidentemente iperbolica alternativa al reale, se no che la si crea a fare), allevando ragazzi in grado di distinguere criticamente tra le due dimensioni, anziché ebeti retti sol perché cresciuti sotto vuoto;

Sempre più comodo ingrassare l’Indice, che a) controllare cosa fanno i propri figli e circoscrivere le smanie censorie alla propria cerchia familiare; b) spiegare la differenza tra realtà e finzione (evidentemente iperbolica alternativa al reale, se no che la si crea a fare), allevando ragazzi in grado di distinguere criticamente tra le due dimensioni, anziché ebeti retti sol perché cresciuti sotto vuoto;

Sempre più comodo ingrassare l’Indice, che a) controllare cosa fanno i propri figli e circoscrivere le smanie censorie alla propria cerchia familiare; b) spiegare la differenza tra realtà e finzione (evidentemente iperbolica alternativa al reale, se no che la si crea a fare), allevando ragazzi in grado di distinguere criticamente tra le due dimensioni, anziché ebeti retti sol perché cresciuti sotto vuoto;

Toh. Date un occhio qui:
http://www.towleroad.com/2006/10/bully.html
Pare che il gioco dia tante possibilità al protagonista per sopravvivere, una delle quali è, beh… trovare il ragazzo giusto per lui. E a quanto pare ogni gruppo sociale (i palestrati, i fighetti, ecc.) nasconde al suo interno un ragazzo che ha solo bisogno di un piccolo incoraggiamento per rivelarsi in tutta la sua, come dire… tendenza particolare.
Mi sembra di un’ingenuità imbarazzante, ma è anche un’idea coraggiosa. Scommetto che adesso il moige interverrà eccome.

Carlo ha proprio colto nel segno.
E’ come se si cercasse nella società (come fosse altro da noi) qualcuno a cui attribuire le colpe e contemporaneamente qualcuno a cui attribuire il compito, arduo e complesso di educare i figli.
Quindi la società tutta, il mercato tutto, devono seguire precise regole “educative”, in questo modo la morale diventa unica e le colpe delle storture può essere data alle “falle” in questa morale unica.
Ma chi agisce “rettamente” (cosa vuol dire poi?) perchè non conosce ciò che è “male” (brr) è solo un automa retto nella sua ignoranza. Come dice Carlo bisogna saper educare i propri figli (se ci si sente inadeguati ad educarli in un mondo complesso meglio forse non metterli al mondo!) a scegliere, trasmettere dei principi che premettano a individui maturi di vivere nel mondo nella sua complessità. Epurare il mondo di ciò che è remotamente pericoloso è allevare un esercito di automi.

io voglio spezzare una lancia in favore di fioroni, anzi, più di una.
per prima cosa ho l’impressione che si sia enfatizzato troppo sulla questione videogioco; in realtà questa esternazione è stata fatta durante un incontro che vuole segnare l’inizio di un cammino verso la risoluzione di un problema ben più grave di un CCE: il rispetto della legalità nelle scuole.
in secondo luogo quando si dice che il bullismo c’è sempre stato si afferma il vero ma si nasconde l’importante aspetto per cui questo fenomeno ha registrato un aumento esponenziale negli ultimi anni, questo per due ragioni: c’è un minor rispetto dell’autorità e un’incapacità dei bambini e dei giovani a sopportare qualsiasi tipo di frustrazione.
terzo: i genitori hanno sicuramente la responsabilità di mostrare ai figli il mondo nella sua interezza, anche nei suoi aspetti più controversi. putroppo la realtà è molto diversa e di genitori così attenti non ve ne sono poi così tanti (e i figli ormai li hanno già avuti). la tendenza è sicuramente quella di evitare i problemi o le lunghe spiegazioni, annullando qualsiasi tipo di evento che possa procurare nel bimbo un qualsivoglia tipo di interrogativo. d’altro canto anche la scuola ha perso con il tempo lo smalto che ne faceva una buona palestra di rispetto delle regole sociali, schiacciata tra il pietismo per la condizione adolescenziale e i genitori che minacciano i professori per una nota data al figlio ingestibile.
penso che l’azione di fioroni per rimettere in careggiata il sistema scolastico sia buona e speriamo funzioni. probabilmente ha fatto male a entrare nella sfera personale delle famiglie intervenendo sulla scelta dei regali di natale (oltre ad aver manifestato una posizione abbastanza demodè nei confronti della tecnologia ludica) ma la realtà è questa, e qualcuno doveva pur dir qualcosa! magari non è stato il più brillante dei suoi interventi ma almeno ha posto la questione.
quanti di voi hanno figli a scuola? (non è polemica, è solo per sapere…)

Viva la democrazia! Morte agli ebrei assassini!

ciao matteo! qui michele dei numero6. grazie per il supporto su dispenser!! un abbraccio e a presto
m
http://www.myspace.com/numero6

ciao Matteo,
delle velleità censorie stile vecchia DC di Fioroni possiamo dire tutto il male possibile.Ma nel difendere un videogame provandolo “da adulti” e dire che i ragazzini sono molto più sgamati e rideranno, noi questo realmente non possiamo saperlo. cosa sia diseducativo è sempre più difficile dirlo.Però un osservazione del ministro ieri mi ha fatto pensare: commentando la proposta americana di dividere le classi in femmine e maschi, lui ha detto: “è una stupidaggine, un’invenzione della cultura dei videogame”. Da un lato ho pensato: ma questo è proprio fissato coi videogame. Dall’altra però non ho potuto non pensare che mediamente la pratica del videogioco è prettamente maschile, sia in gruppo che individuale. Tra i numerosi figli di parenti e amici, in effetti mai mi è capitato di sapere che una ragazzina smanettasse con la PlSt.Non so se esiste uno studio ma come fatto empiricamente è ben evidente. L’unica che conosco (ma è un’adulta) è la scrittrice Alessandra C. che scrive su La Stampa.
Questo per dire che i percorsi dei modelli, la loro influenza sui più giovani è molto tortuosa.
insomma secondo me l’osservazione di fioroni nell’associare la separazione maschi-femmine della scuola alla separazione maschi-femmine nel mondo del videogame non è peregrina.

A me sono sempre piaciuti i videogame, ma personalmente non ne ho mai fatto una passione che mi “assorbisse” come accadeva a molti ragazzi miei coetanei.
comunque mi pare un po’ tirata per i capelli e soprattutto poco comprensibile e per nienteesplicita quella di fare risalire l’idea della separazione tra maschi e femmine al mondo dei videogiochi nell’idea che li usano più i maschi.
Insomma onestamente non vedo il nesso! :-O
Comunque sarà perchè giocano meno ai videogiochi che le ragazze sono mediamente più brave a scuola dei ragazzi? ;-)

Secondo me, prendendo spunto dal commento di Mario, il punto fondamentale dalla questione sollevata dal Matteo (e prima da tal Fioroni…) e’ che dire “il gioco Bully e’ diseducativo” e’ lo stesso che dire coi “coltelli ci si ammazza”: cioe’, gioco e coltelli son due oggetti neutri. Coi coltelli ci puoi tagliare le bistecche o infilzare le persone, ma ogni genitore spiega ai figli di non ficcare la lama nell’occhio del fratellino… Bully puo’ essere un gioco divertente oppure diventare modello e fonte di ispirazione per la vita reale dei pargoletti. Non puo’ essere che i genitori facciano giocare il figlio, spiegandogli perche’ quello e’ un gioco e non e’ la realta’? Troppa fatica, forse, per il ministro e chi la pensa come lui…
Resta il fatto che Bully secondo me e’ un gioco per chi e’ gia’ cresciuto e, di striscio o in pieno, da una parte o dall’altra, il fenomeno del bullismo lo ha bell’e che vissuto.

… e quindi ci riesce a scherzare su!
E poi, se ho ben capito, lo spirito è proprio adatto a “trentenni nostalgici” di quell’estetica alla “Animal House”… (ditemi se sbaglio). Non so nemmeno se ai ragazzi che sono adolescenti oggi possa piacere o interessare:
1) perchè ci sono dentro in pieno e quindi non so quanta voglia abbiamo di replicare il loro mondo anche nei videogiochi
2) hanno in mente altri modelli diciamo “estetici”.

quel videogioco come certi film etc non CREANO un modello ma si ispirano a qualcosa che esiste già…

purtroppo nandina tra i ragazzini in età medie se ne parla eccome! l’hanno atteso con trepidazione, almeno quelli che già non se lo erano scaricato da internet (ma questa è una cosa più da liceali…)

Pupilla, se ne parli pure, a patto che resti chiara la differenza tra il gioco e la realta’…
Il compito, ripeto, e’ dei genitori, non della Rockstar…
Io son cresciuto vedendo robot giganti ed esplosioni atomiche in tutto il Giappone, ma avevo ben chiaro che quel paese non fosse cosi’, purtroppo… ;)

chiaro, mica mi sognerei di censurare i videogiochi solo perchè i genitori non hanno voglia di fare i genitori.
però non si può criticare fioroni se dice: “cari mamme e papà, qui la situazione è già abbastanza critica, cercate di non rendere le cose più difficili a tutti, voi compresi, se poi non sapete gestirle”.
criticabile è sicuramente la forma, ma non il merito.

ora… non vorrei diventare l’avvocato di fioroni, di cui non ho ancora visto qualcosa di concreto veramente degno di nota… però quando lui parla di non farlo diventare il gioco di natale non si riferisce comunque ad un’opera censoria praticata sulla commercializzazione ma ad un’azione di responsabilizzazione sui ragazzi, riportando tutto alla sua dimensione reale di puro e semplice GIOCO. mi sembra buono e giusto come discorso.

Si’, e’ vero penso anch’io che sia piu’ una questione di forma piu’ che di sostanza alla fine…

Il punto è che se i genitori vogliono regalare quel videogioco che quindi diventa “il gioco di natale” non c’è nessun problema laddove i genitori sappiano rendere consapevoli i loro figli (ma dico, il 99% se ne rende conto da solo!)della grande differenza tra gioco e realtà.
Invece c’è ormai una certa abitudine (e torno al mio primo commento) a delegare alla società il compito di informare ed educare salvo poi scandalizzarsi perchè invece la società crea modelli “negativi” e “diseducativi”.
Insomma, sarà che le ipocrisie mi danno ai nervi, che trovo urticante il politically correct privo di contenuti (se sei razzista non importa se tiesprimi educatamente, se non lo sei dovrebbe risultare evidente che non usi certe espressioni in modo offensivo… ma è un’altro discorso), che il concetto di “educativo” e “diseducativo” mi fanno accapponare la pelle al di fuori di contesti come la famiglia e la scuola (che ritengo siano le istituzioni che hanno l’obbligo di essere “educative”, non necessariamente “edificanti”… wow, stamattina sono proprio in forma…), ma a me tutte queste levate di scudi nei confronti di un videogioco mi fa prima sorridere e poi incazzare.
Insomma, un po’ di sfogo alla parte “cattiva” di noi dobbiamo pur darla, altrimenti diventiamo dei repressi… e che ben venga se passa attraverso un videogioco anche ben fatto e divertente piuttosto che per le risse vere nel cortile della scuola!



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