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Sabato 28 Ottobre 2006

New York, 10-21-2006


smoke4.jpgForse non ci siamo capiti. Sicuramente io non l’ho ancora capito, completamente: New York è immensa.
Certo, basta dare un’occhiata dalla mappa satellitare di Google per capire che stiamo parlando di una delle più grandi metropoli del mondo; se poi osserviamo Manhattan con Google Earth, notiamo che è forse l’unica città al mondo che si sviluppi anche in verticale.
Ma dire questo non basta: New York è anche espressione di un’infinita (infinita!) varietà di paesaggi urbani e realtà sociali differenti che convivono addossate le une alle altre. Cosa voglio dire con questo?
Che qui, come in nessun posto mi è mai capitato, puoi attraversare la strada e ritrovarti in un posto del tutto diverso da quello che hai lasciato. Faccio un esempio: casa mia sta nel Wetside, su Broadway; è una zona universitaria (c’è il campus della Columbia vicino), ci sono locali, ristoranti, ostelli e le case sono abitate prevalentemente da studenti universitari. Bene, percorsi i 200 metri di 103esima strada che separano Broadway da Amsterdam avenue vuol dire passare dalla allegra e, tutto sommato, benestante zona universitaria a un quartiere dormitorio, abitato in maggioranza da persone di colore e latinoamericane, dove il passatempo preferito nelle domeniche estive è stare seduti fuori dal palazzo, vicino all’immondizia, ad ascoltare la musica da stereo usciti direttamente dagli anni ’80.


Il contrasto più eclatante l’ho osservato uscendo con il treno dalla Grand Central Station. La stazione si trova nell’upper Eastside, zona straricca, tra il Chrysler Building e le varie Madison e Park Avenue. Insomma, una zona da signor Drummond. Poco dopo aver lasciato la stazione, il treno esce all’esterno nel punto esatto in cui il lusso dell’Eastside finisce e comincia lo squallore di Spanish Harlem. Una zona da Arnold e “che-cavolo-stai-dicendo†Willis. Tra le due realtà non c’è nessuna zona intermedia, nessun tampone; i ricchi stanno giù e i pezzenti appena più su, sull’altro lato della strada.
Ecco! E’ questa la cosa che, dopo più di un anno che vivo qui, mi lascia ancora impressionato: nella città simbolo di un paese che si interessa di regolamentare ipotetiche “Guerre Spazialiâ€, le differenze sociali sono tanto precise da potersi cogliere sulle strisce pedonali, attraversando una strada.
Passando ad altro: la notizia della settimana è che al sindaco Bloomberg ci hanno fregato la sua Lexus. In New Jersey, ce l’aveva un suo collaboratore, gliel’hanno fregata due (tossici?) a cui probabilmente serviva un mezzo per allontanarsi dalla zona. Bella scelta…
Periodo un po’ di magra per perdere dei concerti, segnalo la Spinto Band, giovedì, all’Irving Plaza.
Spendo due parole in più per consigliare il ristorante: andate a mangiare a Turkuaz, ristorante turco tra Broadway e 102nd street. Oltre che a mangiare bene, sono dei grandi: avevamo ordinato la cena a casa, in una sera che pioveva che dio la mandava, ma si erano dimenticati l’hummus. Noi ci siamo accorti tardi e non abbiamo detto niente, senonchè poco dopo è tornato il ragazzino delle consegne col piatto mancante. Che dire? Grandi!
Robi

10 commenti finora
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Bravo bis. Bel ritratto non c’è che dire. Io ci sono stato quest’estate. La prima settimana stavo Morningside heights (tra la 128 e Broadway) e il gruppetto di neri e latinos con lo stereone anni ‘80 me lo incontravo tutte le sere. Che bella immagine. Comunque c’è una città in cui lo stacco tra zona ricca e poverissima è più netto. A Napoli in cui i quartieri spagnoli sono esattamente adiacenti alla centralissima via Toledo. Fa molta più impressione te lo posso assicurare…

A me new york invece e’ sembrata proprio piccolina. Per essere la capitale economica, e in un certo senso sociale, del mondo mi sembra un filo sottodimensionata. Tutto si riduce al massimo in un paio di blocchi per ogni zona. Non ha una sua maestosita’ intrinseca ma una somma di tante piccole (e cheap) realta’. E’ comunque un buon posto per lo uip uatcing. Per dire non scambierei un solo quartiere di Londra per tutta manhattan.

Davvero Brod (ma Brod come la trisavola di Jonathan Safran Foer? No, vero???)? A me l’esperienza di NY manca, sfortunatamente. Quale quartiere di Londra NON scambieresti in particolare? Perché non ne scrivi qualcosa, dal titolo ‘Fog’?
Saluti domenicali a tutti.

Davvero Brod (ma Brod come la trisavola di Jonathan Safran Foer? No, vero???)? A me l’esperienza di NY manca, sfortunatamente. Quale quartiere di Londra NON scambieresti in particolare? Perché non ne scrivi qualcosa, dal titolo ‘Fog’?
Saluti domenicali a tutti.

Sensazioni. Vivere a Londra 6 mesi. 6 mesi a New York. Mensili visite nella mia Roma. Ecco. Vivrei così. Secondo voi se faccio tanto volantinaggio me lo potrei permettere?

Così, tanto per gradire:

Viva la democrazia! Morte agli ebrei assassini!

Come sempre fare pulizia qui sopra!(anche del mio commento, ovvio).

Andrea: Fai tanto volantinaggio, 6 mesi a Londra, 6 mesi a New York e un po’a Roma, no? (OT come va con il Dr House?)

Ostia chissà che umidità visto che abiti nel “wetside”… :-) Sì, NY è davvero enorme. E contraddittoria. Ma davvero bellissima.

Cazzo, che pirla…
Non mi ero accorto, Matteeeeeooo, puoi correggere? Grazie.
Ecco perche’ ho tutti ’sti reumatismi…



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