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Martedì 17 Ottobre 2006

Misteriose pratiche a sei punte: prepuzi, pergamene e massoneria


sammyUn dubbio a cui non ho mai trovato risposta: cosa si aspetta di trovare un ebreo dopo la morte?
E poi (visto che è stato già chiesto della possibilità di convertirsi) mi chiedevo: è possibile smettere di essere ebrei - nel senso in cui un cattolico può essere scomunicato? Mi viene in mente Spinoza, ma d’altra parte se ci sono gerarchie più fluide e senza infallibilità…
Omaggi,
Marta

Dopo la morte… mah. Speriamo di resuscitare, ma sai che problemi quando i vecchi proprietari di casa tua verranno a reclamarla?
No. se sei ebreo, resti ebreo. Spinoza fu isolato dalla sua comunità, ma non smise di essere ebreo.
Yankele

Caro Yankele, domanda stupidissima: che cosa ve ne fate dei pezzettini di prepuzio che asportate durante la circoncisione?
Li buttate o li restituite ai legittimi proprietari?
Shalom e complimenti per le risposte.
Massimo

I propietari hanno in genere altre priorità in quel momento. In genere si seppelliscono.
Ciao
Yankele

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Lunedì 16 Ottobre 2006

H2Oppio


acquaCi sono tante questioni complesse in ballo. Dipende sempre da come la prendi e come la vedi. Ma qui pare che ci sia poco da fare: è semplice e chiaro.
I temi macroeconomici sono sempre molto difficili da affrontare e fare pane e salame di problematiche enormi non è la mia passione. Per di più non ho mai letto un libro di economia nella mia esistenza. Quindi, direte voi? Sticazzi, dico io.
Ieri sera a Report si è tornati a parlare di acqua e di mancanza della stessa.
L’impressione è che anche qui, come su altri temi, in passato sia prevalsa una visione ideologica. Un altro caso in cui alcuni luoghi del potere economico e scientifico internazionale (le facoltà di economia, le società di consulenza, la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionali, le multinazionali dell’acqua) sono talemente banali che anche il mantra ripetuto a macchina di qualsiasi noglobal, finisce per corrispondere a verità.

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Lunedì 16 Ottobre 2006

Il diavolo veste Prada


miuccia.jpgCos’è. Una ragazza con gli occhioni, appena laureata in giornalismo, finisce quasi per sbaglio a lavorare come segretaria della temibile e veneratissima Miranda Priestly, direttrice del mensile di moda Runaway. Sul set la ragazza è Anne Hathaway, mentre Miranda è Meryl Streep; nel mondo reale Runaway è Vogue America, Miranda è Anna Wintour e la segretaria è Lauren Weisberger, che effettivamente ha fatto quel mestiere per la più schiacciasassi delle direttrici di moda al mondo, poi ha scritto un libro e ci siamo capiti.
Com’è. Avete presente My Fair Lady? Cassicone, niente da dire. Viene da Pigmalione di George Bernard Shaw, ispirato al mito classico del re di Cipro che si fa una statua gnocca, che chiama Galatea, e poi la fa animare dagli dei e se la fa. Della storia di Shaw, dove un aristocratico trasforma una popolana in una lady per scommessa, il cinema ha preso il nocciolo e ne ha fatto più che un cliché un modulo a sé stante. A volte è la struttura di un film intero; più spesso è un elemento di una trama più complessa. Mille film liceali sul brutto anatroccolo che si imbellisce; mille repliche di Pretty Woman che è la stessa roba solo più mielosa; mille parabole dal grossolano al raffinato e ritorno. Tutte queste storie, comunque finiscano, fanno trionfare i valori di autenticità condivisi dai due protagonisti, superando le divisioni sociali dell’inizio. Qui la storia è simile, ma in questa chiave: una donna spietata, arrivista, talentuosa e priva di umanità, può insegnare qualcosa a una ragazza piena di principi trasformando la sua vita in un inferno? A quanto pare sì.

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Domenica 15 Ottobre 2006

New York, 10-06-2006


smoke2.jpgA New York ci sono leggi un po’ strane.
Per esempio, qualche tempo fa si decise che i graffiti, le scritte sui muri, fossero uno scempio intollerabile. “Combattiamoli!†disse l’allora in campagna elettorale sindaco Bloomberg; e così, da allora, se si è minorenni, è vietato girare con una bomboletta di vernice spray (aperta) per le strade di New York. Cioè, spiego meglio, siccome l’archetipo di “writer†è un ragazzino sedicenne (con la felpa col cappuccio, aggiungo io…) che gira armato di bombolette e pennarelli a scrivere su ogni superficie verticale che gli capiti a tiro, inutile aspettare che il reato si consumi, che l’insolente autografo macchi indelebilmente i bei muri della città. Preveniamo: cosa ci va a fare in giro un ragazzino col pennarello se non per scrivere? Colpevole! Non si fa, lo sai… Ti ho avvisato… Se ti becco in giro così, io presumo e ti arresto! (Vabbe’, non sono sicuro che sia previsto l’arresto, ma il concetto è quello…).

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Venerdì 13 Ottobre 2006

And I think it’s gonna be a long long time…


ratziRatzi non doveva, Ratzi ha fatto male, Ratzi poteva evitare. Il papa, i cardinali, i porporati, i preti e le suore non devono dare fastidio alla società laica. O meglio, sono liberi di fare tutto quello che vogliono ma non possono condizionare direttamente e così tanto la vita democratica del paese. Bla bla bla. Lo diciamo da sempre. E da sempre l’influenza della chiesa diminuisce. Perché la società, facciamocene una ragione, si sta laicizzando sempre di più, a oriente così come a occidente. Ma quando il vescovo di Roma, in un contesto molto ristretto, cita un passo critico nei confronti dell’Islam, una massa straordinaria di mangiapreti è pronta a chiedere moderazione al papa. Per riparare alle rezioni cavalcate dalle dittature di quasi tutti i paesi di cultura e religione musulmana, Ratzi dichiara che Allah e Dio sarebbero la stessa entità. Nel farlo, cancella per un attimo la trinità.

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Mercoledì 11 Ottobre 2006

Gheddafi 1.0: altro che Vista!


gheddafiSe ne era parlato pochi gioni fa, proprio qui. E oggi, a una settimana dall’annuncio da parte di Intel di fare concorrenza a Negroponte e al suo computerino per poverazzi, il vero guru della new economy, l’alfiere della democrazia informatica, Muammar al-Gheddafi di Libia spariglia la mano e ne compra un frego. La Libia ha ordinato 1.200.000 di questi laptop da 100 dollari alla società non profit costituita dall’MIT e da diversi investitori probi. L’impressione che Bill sia più focalizzato sull’Africa nera sembra prendere corpo (”Giù le mani dai negri! Con quello che mi sono costati.“). Anche se è solo un’idea maligna che mi sono fatto io. Forse. Comunque conoscendolo, Gheddafi potrebbe mandarli al macero quando arrivano, per sfizio. Quando ha i cinque minuti è capace di qualsiasi cosa, il colonnello. Adesso è in una fase di buona, comunque.

Dai Mubarak, anche tu un paio di milioni che gli egiziani sono tanti e dall’82 vivono con le leggi speciali. Su. Fai almeno finta.


Mercoledì 11 Ottobre 2006

Pane, salame e canapa


Deppfear.jpgC’è un problema. Che viene scatenato da una trasmissione televisiva, ma che sarebbe emerso comunque. Il problema della differenza tra la politica e le cretinate. La politica è fatta di interpretazioni della realtà e di compromessi che da queste interpretazioni arrivano, concepiti per la risoluzione dei problemi. Le cretinate sono parole in libertà.
Concetti come “cultura dello sballo”, “dallo spinello al buco”, “percorso educativo forte” sono usciti dalle bocche di Muccioli (figlio) e di diversi preti di destra, oltre che da diversi ministri, giusto un paio d’anni fa, quando fu varata le legge che equipara tutte le sostanze in uno stesso calderone normativo. Dalla legge sono escluse solo tabacco e alcol, premiate per la loro straordinaria performance (migliaia di anni di onorato servizio e container di morti ogni anno !!!). È passata una politica del sì o no. Del pane e salame. Droga? Semplice. La droga è male. Se è così facile, andiamo tutti a fare i politici, no?

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Martedì 10 Ottobre 2006

New York, 9-30-2006


smoke1
Vi ricordate il film Smoke? C’era Harvey Keitel che ogni mattina piazzava il cavalletto nello stesso punto di Brooklyn, sull’angolo dove stava la sua tabaccheria, e scattava una foto. Bene. Questa è una nuova rubrica di Freddy Nietzsche e si chiama come quel film. Robi, che abita a New York, ogni tanto ci manda una foto e un racconto di quello che gli capita a Manhattan. Presto ci saranno un logo apposito (Enrico Bardin, parlo con te, mettiti al lavoro), una sezione dedicata, anche una foto di Google Earth che vi faccia capire bene dove sia Robi e quale sia l’angolo di strada che fotografa. L’angolo, come in Smoke, sarà sempre lo stesso.

New York, 9-30-2006
Metro.
Quali annunci vorreste ascoltare dagli altoparlanti dei treni?
I newyorkesi questi:
1) Per favore, ricordate che gli iPod sono concepiti per uso personale e non dovrebbero essere udibili dall’intero treno.
2) Signore e signori, vogliate astenervi dal leggere il giornale alle spalle degli altri passeggeri. Non si fa. Oltretutto a NewYork è gratis.
3) Per favore, confinate la pulizia del naso e gli altri riti di igiene personale entro le mura di casa vostra.
4) Vi informiamo che, mentre si è in treno, le pubbliche manifestazioni di affetto dovrebbero limitarsi al tenersi la mano e a qualche occasionale bacio sulla guancia.
5) A causa di lavori sul binario, questo treno diventerà espresso fino alla vostra fermata. Ci scusiamo con gli altri passeggeri per l’inconveniente.

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Domenica 8 Ottobre 2006

Reductio ad baffum


stalinEsiste un fenomeno molto diffuso nella dialettica contemporanea, noto come reductio ad Hitlerum. Si tratta della tendenza a inserire in confronti, esempi, paragoni e riferimenti l’elemento di Hitler, nel nazismo, dei campi di concentramento, di quello che è considerato universalmente più o meno IL male assoluto. Il procedimanto, spesso in buona fede, riduce qualsiasi confronto di posizioni a una lite o all’estremizzazione delle posizioni stesse, ammazzando sistematicamente la dialettica in corso. Si parla di X. Paolo dice che X è una cretinata. Michele dice che approva X. E Paolo riduce ad Hitlerum: “Sì, va be’, ma X è praticamente come Y (per eccesso, in realtà non è come, ma è come se lo fosse perché quando si tende all’estremizzazione ogni differenza quantitativa scompare e rimangono solo quelle qualitative e assolute) , e Y è quello che ha fatto Hitler. Come fai a difendere X?! Stai diventando nazista!”“.

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Sabato 7 Ottobre 2006

Simona scritto con la Kappa


Aibo_dog.gifStasera ho visto due cose alla televisione che mi hanno fatto pensare. Prima ho visto Simona Ventura, intervistata da Irene Bignardi (come la chiama mio padre, che è un fan ma sbaglia il nome), passare il tempo a preoccuparsi di non dire niente di niente su niente e nessuno. Poi ho visto un’intervista di Chiambretti a Cossiga, un classico che funziona sempre, in cui Cossiga era la tranquillità fatta persona e si preoccupava solo di fermare la registrazione quando era costretto a soffiarsi il naso perché raffredato. Ha detto il peggio su tutti e poi, sollecitato da Chiambretti, ha chiamato il cane: “Aibo! Aibo!”. Cossiga possiede un cane giocattolo Aibo. Non c’entrano niente, questi due eventi. Né hanno a che fare l’uno con l’altra i due protagonisti. Però.
Simona Ventura ha iniziato a scalare la TV essendo naturale, ridendo da matti, facendosi prendere il giro dai Gialappa’s. Adesso ride poco, sorride molto (ma si vede che si sforza) e passa il tempo a fare equilibrismi. Non si diverte lei e la gente si disamora a casa (pur guardandola perché A-sono buoni programmi B-ha intorno gente brava e C-con la concorrenza di Conti e D’Urso…)
Insomma. Quella del cane di Cossiga forse può essere una parabola ad usum Simonae. Non sarà che lo scopo del potere è anche letteralmente potere. Quando non puoi, che potere è?