lunedì 16 ottobre 2006
H2Oppio
Ci sono tante questioni complesse in ballo. Dipende sempre da come la prendi e come la vedi. Ma qui pare che ci sia poco da fare: è semplice e chiaro.
I temi macroeconomici sono sempre molto difficili da affrontare e fare pane e salame di problematiche enormi non è la mia passione. Per di più non ho mai letto un libro di economia nella mia esistenza. Quindi, direte voi? Sticazzi, dico io.
Ieri sera a Report si è tornati a parlare di acqua e di mancanza della stessa.
L’impressione è che anche qui, come su altri temi, in passato sia prevalsa una visione ideologica. Un altro caso in cui alcuni luoghi del potere economico e scientifico internazionale (le facoltà di economia, le società di consulenza, la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionali, le multinazionali dell’acqua) sono talemente banali che anche il mantra ripetuto a macchina di qualsiasi noglobal, finisce per corrispondere a verità.
Cos’è. Una ragazza con gli occhioni, appena laureata in giornalismo, finisce quasi per sbaglio a lavorare come segretaria della temibile e veneratissima Miranda Priestly, direttrice del mensile di moda Runaway. Sul set la ragazza è Anne Hathaway, mentre Miranda è Meryl Streep; nel mondo reale Runaway è Vogue America, Miranda è Anna Wintour e la segretaria è Lauren Weisberger, che effettivamente ha fatto quel mestiere per la più schiacciasassi delle direttrici di moda al mondo, poi ha scritto un libro e ci siamo capiti.
A New York ci sono leggi un po’ strane.
C’è un problema. Che viene scatenato da una trasmissione televisiva, ma che sarebbe emerso comunque. Il problema della differenza tra la politica e le cretinate. La politica è fatta di interpretazioni della realtà e di compromessi che da queste interpretazioni arrivano, concepiti per la risoluzione dei problemi. Le cretinate sono parole in libertà.
Stasera ho visto due cose alla televisione che mi hanno fatto pensare. Prima ho visto Simona Ventura, intervistata da Irene Bignardi (come la chiama mio padre, che è un fan ma sbaglia il nome), passare il tempo a preoccuparsi di non dire niente di niente su niente e nessuno. Poi ho visto un’intervista di Chiambretti a Cossiga, un classico che funziona sempre, in cui Cossiga era la tranquillità fatta persona e si preoccupava solo di fermare la registrazione quando era costretto a soffiarsi il naso perché raffredato. Ha detto il peggio su tutti e poi, sollecitato da Chiambretti, ha chiamato il cane: “Aibo! Aibo!”. Cossiga possiede un cane giocattolo Aibo. Non c’entrano niente, questi due eventi. Né hanno a che fare l’uno con l’altra i due protagonisti. Però.
C’è una serie che si svolge su un’isola apparentemente deserta, ma zeppa di misteri. Non si sa per quale motivo i protagonisti ci siano arrivati, ma si sa che si deve cercare di andarsene e per farlo si devono risolvere degli enigmi. L’estetica della serie è molto caratteristica: si può avvicinare a quella del genere steampunk, cioè un incrocio tra natura selvaggia e massiccio intervento umano da industria pesante ottocentesca, macchinari da rivoluzione industriale, grandi caldaie, pance tonde di rame e vetro, ingranaggi che si muovono a fatica, ma capaci di una complessità e un’efficienza inaspettate. Sull’isola e intorno all’isola ci sono delle stazioni, delle specie di strutture laboratorio contrassegnate da diversi simboli vagamente geometrici, che sembrano una versione riveduta e corretta di quelli dell’ I-Ching.