Venerdì 10 Novembre 2006
Royale Politique - Ognuno per sé, tiè tiè tiè
Le reazioni della politica italiana alle elezioni americane costituiscono uno di quei momenti in cui ti dici va bene, inutile fare finta, siamo un paese di quaquaraquà e non se ne esce.
Ognuno dice la sua. E per ognuno non solo le elezioni italiane tutte, dal comune di Ghirla alla provincia di Crotone(KR), sono una conferma della propria politica; ma anche quelle americane di medio termine servono allo stesso scopo, comunque siano andate. Tutto serve a ribadire sé stessi e di niente si discute con un minimo di distanza. E allora se chiedono a Percoraro Scanio cosa ne pensa (perché glielo chiedono?, viene da dire, ma lasciamo stare) lui risponde che Bush paga le sue scelte di politica energetica. Se lo chiedono a Casini lui risponde che le elezioni si conquistano al centro. Se lo chiedono agli esponenti del Polo loro rispondono che la vergognosa finanziaria di Padoa Schioppa mette le mani nelle tasche degli italiani (Dottò questa ‘a dobbiamo rifare. Cortesemente. Oggi la domanda è l’altra, quella de BBush. Questa la teniamo per sicurezza, hai visto mai domani o dopo, ma se mi dice qualcosa de Bbush un minuto e abbiamo finito.), rispondono che nelle elezioni di medio termine, a metà mandato, l’elettorato tende a punire chi governa. Dicono che è successo in Italia, in tutta Europa succede sempre e insomma è normale e non c’è stato niente di rilevante nelle elezioni americane. Comunque la sconfitta è inferiore rispetto a quello che si era preventivato, aggiunge il migliore di tutti, che è sempre Andrea Ronchi.
Ora. Negli Stati Uniti si sentiva dire da mesi che il vantaggio dei democratici si sarebbe visto in queste elezioni. Una settimana fa i sondaggi hanno segnalato l’assottigliarsi del vantaggio, ma sono state smentite da una batosta di portata massima. Le due camere hanno una maggioranza democratica, mentre il governo è repubblicano. Sono gli americani, non è l’Italia. Uno potrebbe anche descrivere quello che è successo. Prodi stesso è stato molto più realista e ha parlato, come tutti i commentatori al mondo, del costo politico dell’andamento della guerra e di come l’opinione pubblica americana esprima con questo voto la richiesta di un cambio di direzione proprio sulla politica estera. Lo stesso desiderio che il Presidente Bush ha registrato nella conferenza stampa, annunciando la sostituzione del ministro della difesa. Bush, dico: lo sconfitto, il Comandante in Capo delle Forze Armate impiegate in una campagna fallimentare. Lui, Bush, scavalcato nella smaccata partigineria propagandistica da Ronchi, Berlusconi, Casini e Pecoraro Scanio, che sono in Italia.
Ma c’è un elemento che è più grave di tutti. In tutto il suo discorso Bush ha forse citato l’elemento delle elzioni di medio termine, ma marginalmente e dimostrando assoluto rispetto nei confronti delle istituzioni e dell’ennesimo meccanismo di bilanciamento automatico con cui si puntellano le istituzioni americane. Una tendenza abituale non è parte della comunicazione politica, ma dell’analisi politica. È chiaro che i giornalisti e gli analisti a posteriori possano registrarlo, ma sottostimare il risultato sulla base di questo fa perdere creatività a tutta la campagna elettorale, al sistema democratico e in ultima analisi al voto dei cittadini. È normale insomma che in una puntata di West Wing o a Otto e Mezzo si parli di quello che succede in genere con il tono della royale politique più spietata, ma che i politici si tolgano dall’imbarazzo della sconfitta citando la macchina politica e non la sostanza, è un segno. Un segno di come per i nostri amministratori in grisaglia la politica non sia nemmeno teoricamente, nemmeno formalmente, nemmeno nella comunicazione mediatica un confronto con i cittadini su temi diversi dalla politica stessa. Forse nell’Overlook Hotel quelli che ballano sulle note di Midnight sono loro. E sono sempre stati lì anche loro, sotto gli occhi di Gianni e di molti altri che da secoli ne seguono le evoluzioni e i casché.
ps - Se c’è uno, anche uno solo, che vuole scrivere un commento per segnalare che realpolitik non è francese, si fermi. Per carità. Si fermi.
15 commenti finora
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Tutto, proprio tutto, nella politica americana è conseguenza di un sistema di regole, procedure, rapporti tra organi, istituzioni, poteri e potestà che esiste da circa 200 anni. Pare banale ma esso ha origine dalla liberazione del popolo americano dall’oppressione inglese. Pertanto ha come fondamento la libertà e la politica come servizio, non è prioritaria la difesa della propria rendita di posizione, e da ciò scaturiscono le molte “virtù” comportamentali cui la classe dirigente americana di ogni colore e opinione comunque si attiene.
Questo sistema non è pensato per creare una classe di divoratori della cosa pubblica, compresa la pubblica opinione, come il nostro.
Non è pensato come un enorme struttura in legno antico per mantenere milioni di tarli.
Checchè se ne dica il nostro sistema è quello dei Romani e la nostra politica è identica nei suoi cicli evolutivi e involutivi.
I Romani non hanno ovviamente scritto la nostra costituzione ma essa, a confronto dell’impianto legislativo e regolamentare che effettivamente tiene in piedi tutto, e i cui fondamenti indistruttibili derivano da Giustiniano, è un miraggio e un paravento. Qualsiasi costituzione ormai lo sarebbe.
Non c’è da stupirsi quindi se qualsiasi parola esca dalla bocca di qualsiasi nostro esponente delle istituzioni suona come quella di un ciambellano bizantino. La TV ci salva solo dalla fiatella, per ora.
scritto da Tranqui Venerdì.10.11.06 09:20
solo un commentino così veloce sull’onda dell’entusiasmo…
se veramente il sistema politico americano è _concepito come servizio e non come difesa della propria rendita di posizione_ come si spiegano la dinastia kennedy, un padre e un filgio entrambi presidenti (per non parlare del fratello governatore), gli uomini di papa che sono diventati uomini anche dell’attuale presidente etc etc?
non ci credo per niente a wolfowitz che la mattina esce di casa e dice “cara, a stasera, vado a servire la patria” ma dde che??
rispettare il risultato elettorale è sicuramente sintomo di rispetto delle istituzioni ma in passato ha rasentato profondamente il servilismo…
non volgio difendere i nostri politici, ma cerchiamo di nonvedere una valida alternativa dove non c’è…
scritto da pupilla Venerdì.10.11.06 13:03
Vedi Pupilla, qui non si sta dicendo che la politica americana sia esente da interessi e immune dai poteri economici, semplicemente che quando uno poi sale al potere da quelle parti è normalmente indotto da regole e da principi ivi vigenti ma soprattutto vitali, per lo più neppure scritti, se vogliamo, a comportarsi un pò meno da merda rispetto a chi - da noi - non ha alcun pudore nell’essere spietatamente, vergognosamente e inguaribilmente autoreferenziale.
Poi diciamo pure tutto il male dell’America e accostiamo pure i Kennedy ai Bush e magari anche F.D.Roosvelt e suo zio Teddy, è tanto libberatorio!
scritto da Tranqui Venerdì.10.11.06 14:14
appoggio tranqui in toto. queste elezioni hanno ridato credibilita’agli usa, perfino a GWB, almeno ai miei occhi.
L^ ammissione della sconfitta a conteggi ancora in corso e’ stato cosi’ stridente con quello che e’ successo qui da noi da aprile in poi da farci-tutti-vergognare.
massimo
scritto da massimo Venerdì.10.11.06 15:56
tutto questo è partito dalla dichiarazione di bush di voler cercare il dialogo con i democratici. tutto qui, perchè io non mi ricordo di altre dichiarazioni particolarmente imbevute di “senso dello stato”… questo sarebbe il grande segno di responsabilità istituzionale??
voi dite: “qui da noi non capita!”. certo! perchè abbiamo un sistema legislativo e governativo diverso! volevo vedere se alle ultime elezioni la sinistra non avesse avuto la maggiornaza al senato se non cercava il dialogo con almeno una parte del polo pur di non andare a casa… bush a casa non ci può neanche andare, non è che ha detto “m’hanno stangato, lascio tutto al mio vice e mi levo dalle palle”.
i nostri politici sono tanto autoreferenziali anche perchè preoccupati di mantenere ogniuno il loro misero 5% di voti e assicurarsi il loro posticino in parlamento. non piace neanche a me, anzi mi fa proprio schifo va bene! ma non venitemi a sbandierare gli stati uniti come esempio di virtu, su altre cose ma non su questa!! piuttosto il congo guarda…
scritto da pupilla Venerdì.10.11.06 16:01
Ti piace il Congo,
beccati il Congo allora:
http://www.medicisenzafrontiere.it/editoriale/070806.shtml
scritto da Tranqui Venerdì.10.11.06 16:07
grazie del link, non mi trasferirò piu in congo, sto gia annullando il biglietto aereo.
quanto detto sopra comunque lo ribadisco in toto (congo a parte…)
scritto da pupilla Venerdì.10.11.06 16:13
certo, abbiamo un sistema istituzionale diverso. ma il rispetto delle scelte degli elettori che ho visto la’ ieri, qua ce lo sognamo. solo questo dicevo.
massimo
scritto da massimo Venerdì.10.11.06 16:16
Quando uno di belle speranze (come Upupa)pensa “qui in Italia non cambia nulla sia che governi l’uno o l’altro: si deve organizzare la rivoluzione o fondare il partito degli onesti o dell’uomo qualunque” sbaglia di grosso: si deve partecipare ai concorsi pubblici dei ministeri, delle regioni, dei comuni, delle prefetture(ma ne fanno ancora poi?) per riappropriarsi della res publica. Invece tutti - me compreso - li schifiamo certi posti (che sono il vero potere, anche sulla politica) e diventiamo tanti Beatricini Borromeini (”io ritengo che, io penso che….a mio parere…..”).
Mi vien quasi duro a rileggermi.
scritto da Tranqui Venerdì.10.11.06 16:58
Come ho gia’ detto, pur riconoscendo i meriti del sistema americano, anche io (come pupilla) sono tiepidino rispetto alle dichiarazioni di Bush…
Il succo e’ che da noi fanno talmente schifo, che sono veramente indifendibili, certo che Bush sembra un grande statista, paragonato ai nostri politicanti!
Conscio che sia utopia sperare in politici seri, piu’ modestamente proporrei la ricostituzione del Blocco Sovietico, del Muro di Berlino e del Comunismo nell’Est Europa, di conseguenza il ritorno in Italia di DC, PSI e compagnia (pentapartitica) bella, con dipendenza finanziaria dagli USA; l’epoca della Milano da bere, insomma. Craxi e tutto il resto…
Come dire: si stava meglio quando si stava peggio…
scritto da robi Venerdì.10.11.06 17:05
Il ragionamento non fa una piega.
Curiosità OT:
Come mai hai citato proprio la provincia di Crotone? (nulla di male… è solo che ho un certo legame con quel posto…)
scritto da velenero Venerdì.10.11.06 17:09
Quoto Pupilla, e soprattutto il suo “ma dde che”?.
“Rispetto delle scelte degli elettori”
???
E il rispetto delle scelte degli elettori in Florida nel 2000? E l’Ohio del 2004?
scritto da Leonaltro Venerdì.10.11.06 18:09
Mi piacciono due cose della provincia di Crotone. Una è la K greca nella targa. L’altra è Rino Gaetano.
scritto da Matteo Bordone Venerdì.10.11.06 22:00
“se togli il cane
escluso il cane
non rimane che gente assurda
con le loro facili soluzioni
nei loro occhi c’è un cannone
e un elisir di riflessione”
…già chissà se il buon Rino avrebbe potuto prevedere un Bush così…
scritto da vitalux Sabato.11.11.06 07:55
Pensa che io a Crotone ci sono cresciuto… e mi piace solo la K… (adesso lapidatemi!)
scritto da velenero Sabato.11.11.06 10:27
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