Venerdì 17 Novembre 2006
Babel
Cos’è. Una stranissima vicenda legata a un fucile e a un matrimonio tiene insieme tre diverse storie. La prima è quella di una coppia (Blanchett-Pitt) che per ripigliarsi dopo la morte in culla del loro terzo figlio va in vacanza in Marocco. Qui, dei pastorelli provano il loro nuovo fucile e fanno un casino. Nel frattempo (storia due) a casa, in California, la tata messicana decide di portarle i figli della coppia a un matrimonio in Messico. Al ritorno succede un casino. C’è anche (storia tre) un legame con il Gappone, dove una liceale sordomuta cerca di riprendersi dal suicidio della madre trovando soddisfazione nella carne.
Com’è. Secondo voi come può essere un film in cui uno dei protagonisti è una liceale giapponese sordomuta? Be’, direte voi, i melodrammi raccontano sempre storie tremende. Anche oggi, continuerete, esistono registi che in qualche modo cavalcano la tradizione dei librettisti di melodramma ottocentesco. I coreani per esempio, Park per primo, raccontano protagonisti poco credibili e massacrati dalla sfiga, concluderete voi. A parte ne sapete a pacchi, ma qui la questione è che il melodramma non si può intitolare Babel e non può essere attaccato alla cronaca, alla storia e alla sociologia contemporanea. Se no ne salta fuori un mezzo pamphlet lacrimevole, un melodramma della globalizzazione. Babel è esattamente un melodramma della globalizzazione. Lento, retorico e perfetto nel girare a vuoto.
Perché non guardarlo. È un film che spesso sembra scritto e diretto da Manu Chao in persona. Com’è la società comtemporanea? Ora che si arriva ovunque, com’è? Villaggio globale? Dico, villaggio globale? Non sarà mica un villaggio globale! No, voglio dire nel 2006 il Signor Inariditu non ci vorrà venire a dire che IL MONDO OGGI È UN VILLAGGIO GLOBALE???!!!
Sì. Mi dispiace dirvelo, ma sì. Tramonti e albe come se piovesse (ma non piove mai). E se vi togliete l’orologio, dopo un po’ interrogati su quanto tempo sia passato risponderete con una certa sicurezza: “Non so con precisione, ma più di quattro ore senza dubbio“.
Perché guardarlo. La vita è crudele. E l’autunno piovoso. A volte stare a casa è un tormento. E poi c’è una bella fotografia. Ci sono paesaggi suggestivi e musiche tappetose. Ci sono le cosce della splendida liceale giapponese. C’è un bacio tra un uomo e sua moglie che fa la pipì, forse caso unico nella storia. C’è una signora marocchina che tranquillizza Kate Blanchett a modo suo. C’è, per chi apprezza la bellezza maschile, quel nuovo attore messicano che è effettivamente di una avvenenza imbarazzante.
Una battuta. Adesso glielo faccio vedere io il mostro peloso. (Frase comunicata con il linguaggio dei gesti)
5 commenti finora
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Vabbe’ ma c’è anche il bambino marocchino che si masturba dopo aver spiato la sorella connivente…
E la ragazza giapponese che lecca il dentista…
Comunque, non mi è dispiaciuto se non per il fatto che mi sembrava gli mancassero circa 21 grammi…
scritto da robi Sabato.18.11.06 01:23
mattuguarda, a me invece è piaciuto un sacco. mi sa che inarritu sta diventando uno di quella terribile categoria di registi che “o li ami o li odi”. come lars von trier, a cui viene spesso paragonato, e che infatti odio
scritto da miic Sabato.18.11.06 01:51
è piaciuto anche a me…
pero sono sicura che se non avessi visto anche amores perros (fantastico in lo!) e 21 grammi non l’avrei apprezzato fino a questo punto. ha un senso soprattutto se visto in progressione.
le tragedie personali degli altri due film sono altrettanto profonde, ma in questo, con questa visione alla “villaggio globale”, le stesse sembrano addirittura impetuose.
magari ecco… la storia della giapponese, soprattutto con il detective, è un po tirata per i capelli. giusto un po’…
ATTENZIONE SPOILER!!!:
quello che ancora non ho capito se mi sia piaciuto o no, che non capisco se è banale retorica o realismo estremo, è il fatto che alla fine i “poveri” (tata messicana e famiglia marocchina) finiscono malissimo, mentre per i “ricchi” (giapponese e famiglia americana) il film si conclude con la risloluzione dei problemi o quantomeno con uno spiraglio di luce speranzosa nel buio.
in conclusione: continuerò a vedere anche gli altri film di inarritu. se non altro per il suo gusto squisito nello scegliere i protagonisti maschili… beniiiiicioooooo….
scritto da pupilla Sabato.18.11.06 09:01
Nell’angolo del bacio della pantera potresti inserire anche un A questo punto guardatevi: nomefilm se la recensione sentenzia che il film preso in argomento é brutto brutto.
Non, so, é un idea. Magari ci sono cose migliori di Babel che i non cinefili non hanno ancora visto (e che ANDREBBERO viste).
scritto da J Domenica.19.11.06 18:28
No no! Invito tutti a rivederlo. In tanto piattume hollywoodiano il film di Inarritu è un lampo nel buio! Lento??? ma come si fa a dirlo…non ti lascia un attimo di respiro! La tecnica di ripresa, il montaggio, le locations, gli attori, le storie. Non c’è una virgola fuori posto. Anche il ragazzino che si masturba e la ragazzina che lecca il dentista. Aspetti diversi di una stessa solitudine. Il matrimonio messicano è una sequenza da cineteca.
Viva Inarritu.
scritto da Pataturko Lunedì.20.11.06 20:15
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