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venerdì 24 novembre 2006

L’amico di famiglia


ienaCos’è. L’amico di famiglia del titolo è un cravattaro, un usuraio. Fisicamente, umanamente, sotto ogni punto di vista, è un essere schifoso e viscido, brutto e cattivo. La storia si svolge nella noiosa e meschina vita di provincia dell’Agro Pontino, dove prima di Mussolini c’erano le paludi e ora ci sono i palazzi squadrati. Quando una ragazza splendida, interpretata da Laura Chiatti, irrompe nella vita dell’usuraio Geremia, la sconvolge.
Com’è. Il terzo film di Paolo Sorrentino segue il piccolo e tenace successo de Le conseguenze dell’amore, dove Toni Servillo interpretava il ruolo di un uomo piccolo piccolo, costretto a fare il duro nel Canton Ticino come bancario della mafia (e capace di mandare tutto all’aria per amore). Il tema quindi è molto simile, anche se sviluppato in un modo tutto diverso. Là c’era la solitudine, era un film tutto sull’individuo; qui è tutto ambiente, comunità, famiglia. Le architetture splendide e spietate del razionalismo incastrano i personaggi e le inquadrature. Il film è formale come il precedente, ma forse in maniera più evidente. È effettivamente un film “d’autore” e la cosa si vede spesso e volentieri.


Perché vederlo. Per Giacomo Rizzo, che interpreta Geremia, semplicemente inarrivabile. Non c’è una sola scena in cui si veda che sta recitando. E in Italia questo oggi è rarissimo. Laura Chiatti è brava, ma soprattutto, dirò una banalità, di una bellezza davvero clamorosa. Se vi piacciono quelle con la faccia quadrata come piacciono a me, lei è da urlo. Zigomi duri, aria da stronza, insomma è perfetta per la parte ed è la prima nuova bellezza degli ultimi anni a non rientrare nelle categorie “vaccona” e “principessa”. Anche in questo Sorrentino è una spanna sopra la media. Prende la gnocca del momento e la fa recitare bene nella parte giusta.
Perché non vederlo. Perché è un film molto estetizzante, molto da scuola di cinema, con tutte ‘ste architetture, questi angoli retti, queste sequenze simboliche in cui Geremia cammina nella ragnatela delle linee e degli spazi disegnati dagli architetti. Movimenti di macchina come se piovesse, che a volte vuoi vedere le emozioni dei personaggi e non ti è permesso perché la macchina da presa se ne va per i cazzi suoi e ti ricorda che stai vedendo un film. Non è Infascelli, intendiamoci, neanche per idea, però ci prende un po’ di gusto e perde la direzione qua e là. C’è qualche sbavatura, qualche momento un po’ storto che in un film così precisino stona pesantemente. E il finale è a dir poco frettoloso. Tirato via, direi.
Una battuta. Mi devi cambiare la padella. Puzza.


Beh praticamente la pensiamo allo stesso modo. Anche io ci ho letto le stesse cose.
http://smeerch.splinder.com/post/10009561/L%27amico+di+famiglia

Viva la democrazia! Morte agi ebrei assassini!

Il messaggio di sopra non l’ho scritto io, primo perchè non faccio errori, secondo perchè a quell’ora sentivo la trasmissione “Settanta in due” di Adinolfi si Radiocittàfutura.

Che ci azzecca “My Lady Story” di Antony and The Johnson nel trailer?Non sopporto questo pressapocchismo nel scegliere le canzoni per un film

Beh, visto che lo ha già fatto qualcun’altro, posto anch’io il mio bravo link: http://www.cronopio.info/?p=245
E, più o meno, anche in questo caso, ci troviamo abbastanza.

Quali sono le sbavature secondo te?
Ciao Silvia.