Non è come dire il Lichtenstein. E non è nemmeno come dire l’Arabia Saudita. Quella roba lì è la Persia. La Persia delle versioni di greco, la persia di Ciro e Artaserse e di quelli che tornano a casa dalla Persia stravolti e dicono talassa talassa, il mare il mare! Non si può fare finta che non sia roba nostra, l’Iran. Che sia un altra cultura, un altro mondo, mai avuto niente a che fare. Quello che parlò così, per esempio, il caro vecchio Zarathustra, pure lui viene da qui. E nemmeno si può immaginarsi che effettivamente paese che vai fascista che trovi. L’Iran è uno dei paesi popolosi più giovani al mondo. C’è una classe di studenti che si oppongono a questo regime oscurantista e da mesi, forse da un paio d’anni, di questi non se ne sapeva una mazza. E noi occidentali medi che non pensavamo all’oppressione reazionaria di un paese dove sono vietate le feste in casa e comandano religiosi tra i più retrogradi del circondario. Finalmente tornano a farsi sentire gli oppositori dell’uomo con la giacchetta, il presidente Ahmedinejad. Quello che secondo molti non è stato eletto dalle forze della conservazione più retrograda e stantia e vecchia, ma dal peccato originale degli americani. Che stronzi un po’ lo sono anche, ma proprio colpa loro di tutto ovunque, no, dai.
Insomma comincio a pensare che non l0abito il monaco, ma la giacca fa il dittatore. E che ci sia un sarto che è lo stesso di Kim Jong Il, che li veste in quel modo che non sai mai cosa aspettarti. Ora gli studenti che hanno manifestato contro il presidente che odia gli ebrei e nega l’olocausto forse verrano trasformati in crocchette per i gatti. Vedremo quello che succederà e le reazioni. O qualcuno li finanzia, o sono bravi loro, insomma forse qualcosa riescono a combinare. Che non si può trasformare un paese ponte come la Persia, pieno di etnie diverse e culture e sfumature, in un monolite nero di barbe e corani.