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Martedì 30 Gennaio 2007

Wow! Visto?


Minn-salesman.jpgDiventa anche fastidioso. Non è che uno non se ne accoga. Uno se ne accorge, dopo un po’, di dare l’impressione di essere fulminato da una tendenza denigratoria nei confronti dell’avversario che niente ha a che fare con lui. Avversario di cosa? Un atteggiamento paranoico e poco rassicurante, francamenete. Roba da maschi adolescenti con la pubertà rallentata dall’esposizione a troppi contenuti digitali. Non so bene neanche io. Insomma l’impressione, lo so, potreste averla. Però non è che possiamo fare finta di niente. A ogni occasione, questi battono un chiodo a cui non hanno mai dato il tempo di raffreddarsi. Questa volta ne hanno parlato per anni. Anni nei quali intanto gli altri, Mac e Linux, avevano risolto gran parte dei problemi che per Microsoft erano insormontabili. Anni in cui gli altri, i minori, hanno aspettato che Microsoft, azienda leader, uscisse con qualcosa capace di smentire la solita nomea, quella sintetizzata così bene da una sola frase di Steve Jobs, snob, laconica, banale e insieme folgorante come allyouneedislove:

“The problem with Microsoft is they have no taste. Absolutely no taste.”

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Martedì 30 Gennaio 2007

È notte alta e sono sveglio


flintstonesA un certo punto accendo la televisione sul tardi e che ho voglia di fare un giro lontano dal satellite. Quindi cambio canale e capito sul programma di quel giornalista televisivo che a inizio anno, quando si ipotizzò di ridimensionare lo spazio (stratosferico) della sua TV nel palinsesto, aveva minacciato di tutto, dicendosi offeso anche solo dall’ipotesi. Si riferisce a Bruno Vespa, pensate voi. Sì, mi riferisco proprio a di lui e al suo programma Porta a Porta.
Ci sono degli ospiti. Parlano di cibo. Anzi: nel momento in cui cambio canale parlano di cibo afrodisiaco con degli esperti. Non una compagnia di giro, non pensate male. Ospiti nuovi, originali, che sono lì non tanto per fare salotto nella solita maniera convenzionale, mediatica e romana, ma per competenze specifiche.
Alcuni scampoli del dibattito, citati quasi letteralmente.

Bruno Vespa - Lei che è un noto erotomane, Mannheimer, cosa ne pensa? Il cibo ha un ruolo importante per esempio nelle sue trasferte romane notoriamente molto peccaminose?
Renato Mannheimer - Certo certo le mie trasferte ahimé sempre più frequenti. Be’ secondo me offrire del caviale, delle ostriche e dello champagne, in certe situazioni aiuta!
Paolo Cento - Attenzione che non tutti se li possono permettere quei cibi. Può bastare un bel piatto di pastasciutta. (Farei notare il rigore morale di Paolo Cento, la sua coerenze, la lucidità del progetto politico di un uomo che, anche nella più gioviale e edonistica delle chiacchierate, non dimentica il suo ruolo di difensore dei poveri, della classe operaia, il popolo che mangia solo la pasta. Bravissimo. Crederci. È lì il trucco.)
Simona Izzo - Una donna riconosce l’esclusività di quei cibi…
Alessandra Mussolini - Anche un piatto di PASTASCIUTTA…

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Domenica 28 Gennaio 2007

Bruxelles


squonkistaVengo a Bruxelles un paio di volte all’anno. Ogni volta, sul pullman che da Charleroi porta alla Gare du Midi, mi istupidisco a cercare di capire dove diavolo sono i belgi - 52 chilometri di strada che costeggia paesini, fattorie, vecchi campi di battaglia, terreni coltivati, stazioni di servizio - e neanche una persona. O meglio, una: un uomo, seduto in macchina, in un’area di sosta, con lo sguardo fisso nel vuoto davanti a sè. Forse era morto.
Invece, ogni volta, dopo qualche ora mi rendo conto che questa città, che sarebbe morta da tanto tempo senza nemmeno essersene accorta, vive delle cento nazionalità delle persone che la popolano: mi trovo in un ufficio dove lavorano un norvegese, un inglese, un irlandese, una tedesca, un estone cresciuto in Congo (così mi dicono: giuro che faccio fatica a crederlo possibile), una finlandese, una olandese, una belga. Un posto (questo ufficio, ma anche la città che lo ospita) dove ti capitano cose come prendere un aereo a Milano, venire a Bruxelles e fare una conference call con Milano (mi dicono che questa si chiami modernità).
Ma c’è altro, a Bruxelles. La sobria maestà dell’architettura, ad esempio. Non so come la pensate voi, ma io mi sono convinto che le repubbliche costruiscono città brutte - o, nel migliore dei casi, anonime. Il Belgio contava come il due di picche quando la briscola è cuori, nella politica d’antan. Eppure, guarda che palazzi, che musei, che viali. Belli. Belli, già.

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Venerdì 26 Gennaio 2007

La memoria degli smemorati cronici


kafkaOggi sono andato a fare la carta di identità. Ché quella vecchia che avevo prima era tutta scasciata. Allora prendo la bici a vado agli uffici del comune in via Larga. Lì mi trovo in un paese straniero: le Filippine. E evidentemente c’è una notevole ondata migratoria verso le Filippine, perché la gran parte del pubblico è ovviamente locale, filippino, ma ci sono anche parecchi stranieri italiani, cinesi o africani. Prendo il numerino. Aspetto. Arrivo allo sportello. Guardo le foto e dico fanno schifo questa foto ho la faccia da cretino. Mi dicono esca a farle se non le piacciono, che c’è il fotografo qui di fronte; poi torni e non le faccio rifare la coda. Esco. Foto (sempre cretino ma meno). Torno. La tipa si mette a preparare la carta e vedo che estrae la solita vecchia menata, non la carta digitale che contiene tutti i dati vitali, il dna, il gruppo sanguigno, un campione del tessuto cutaneo, anticorpi sintetici, numero di assistenza sanitaria e una stecca di enervit al cioccolato. No. La solita vecchia similpergamena di cartoncino. Dico ma non si può avere quella nuova? Lei si ferma e mi dice per quella nuova deve prendere appuntamento e c’è da aspettare fino a giugno. A giugno, dico io. Sì, a giugno, fa lei. Va benissimo questa vecchia, dico io. Sorridiamo beffardi. La metropoli. La moda. La performance. Sì sì.

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Venerdì 26 Gennaio 2007

New York, 01-26-2007


smoke26genLost in the Supermarket.
Allora, non è che sian sempre rose e fiori qui a New York.
Per esempio i sacchetti della spesa. Sono un incubo, casa nostra ne è piena! Gli armadietti della cucina traboccano di buste di plastica. Hai voglia a usarli per: sacchetto dell’immondizia, sacchetto della plastica, sacchetto per il pranzo, ri-sacchetto della spesa… Non c’è niente da fare, per quanto uno si sforzi di riciclare gli inquinantissimi contenitori di plastica, in ogni supermercato ti riempiranno con un numero N+1 di sacchetti, dove N è il numero di sacchetti che ti eri portato per non fartene dare altri.
Scena di ieri:
Premetto che noi abbiamo scelto quel supermercato perchè è uno dei pochi che ti rimborsa 5 cents a sacchetto che riporti; lo so che non è niente, ma significa che, se non altro, loro incentivano il riciclo dei sacchetti… Negli altri, se tiri fuori i sacchetti, ti guardano come un pazzo.

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Giovedì 25 Gennaio 2007

Ma ’sto internèt, non sarà pericoloso?


bedinDue ragazzi consenzienti hanno fatto del sesso a scuola, durante un’assemblea. Sesso orale, in classe, senza alcuna forma di violenza (ovvero sesso, perché il sesso con la violenza è violenza). È un Istituto Tecnico Commerciale di San benedetto del Tronto, quello in cui è successo, cioè una scuola superiore, frequentata da ragazzi nell’età in cui è fisiologico e normale scoprire il sesso. E farlo, gioiosamente. Farlo in preda all’ormone, in quella maniera rabbiosa dei leoni che mordono il coppino alle leonesse. Qui si dice che l’abbiano fatto davanti ai compagni. Possibile. Sono giovani: da giovani si fanno anche queste cose e non è clamoroso. Puttanate. Finisce lì. Pare che siano stati ripresi e il fimatino sia finito in qualche canale P2P. E forse è questo che allarma i giornalisti (che se stanno leggendo queste righe ignorano cosa significhi P2P). Ma per un adolescente di oggi il passaggio alla rete è automatico e sta perdendo quell’aura di ufficialità che i vecchi gli attribuiscono. In rete ormai c’è talmente tanta roba che uno se ne infischia anche, francamente. Mi chiedo dove sia la notizia e se sia da prima pagna di Repubblica. Ma questo uno se lo chiede spesso. Mi chiedo anche perché un giornale teoricamente progressista l’abbia messa in home page, insieme a quella di uno stupro di gruppo su una minorenne.
(Avvisoria parentale: linguaggio esplicito a seguire!)

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Lunedì 22 Gennaio 2007

All families are psychotic (Nomen homini lupus 2)


bradfordRecentemente il governo Prodi ha varato una legge che prevede la possibilità di dare al proprio figlio sia il cognome della madre, che quello del padre. In Spagna è un costume diffuso universalmente, mentre in molti altri paesi si sceglie: padre, madre, entrambi. La reazione di una parte del mondo cattolico e conservatore a questa notizia è stata a mio parere del tutto priva di argomenti, se non le care vecchie tradizioni di una volta. Alcuni hanno sostenuto che fosse complicato; altri hanno fatto ironia sul problema del passaggio dei cognomi ai figli, dimostrandosi provinciali e ignoranti, visto che ogni genitore trasmette un solo cognome dei due che ha (generalmente quello paterno); poi c’è stato chi ha obiettato che questo governo in materia di famiglia sia in grado di legiferare solo su una sciocchezza del genere, oppure, al contrario, che con tutte le cose che ci sono da fare, ci si metta a varare una legge così marginale per fare contenta la sinistra; infine si sono risollevate le paure sul disfacimento della famiglia, sul patriarcato, sulla figura di riferimento.
Penso che la leggerezza con cui il mondo politico e culturale italiano si occupa dei mutamenti profondi della società, sia uno dei grandi problemi della nostra politica autoriferita e di palazzo. Ma siccome la politica è specchio del paese, qualche giorno fa ho scritto questo. Alcuni hanno contestato le mie posizioni. Altri le hanno sostenute, difendendo la mia eventuale libertà di pensarla da conservatore sulla famiglia. Altri ancora (pochi) hanno sospettato si trattasse di uno scherzo.

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Lunedì 22 Gennaio 2007

Quando dio vuole castigarci ci manda quello che desideriamo


jacquelineUno sta continuando a guardare la serie televisiva più bella che abbia mai visto. Non una delle, non che figata, ma banalmente forse la cosa più bella che abbia mai visto alla televisione. Certo, direte voi, questa delle classifiche è una cretinata da adolescenti mai cresciuti. Quel è il migliore disco dei Pink Floyd? Meglio Goodfellas o Toro Scatenato? The Queen is Dead o Hatful of Hollow? J.D. Salinger o Flannery O’Connor? Questo tipo di classifiche è fatto apposta per muoversi insieme ai fanatismi. E poi è una guerra di gomitate per i primi posti.
Ecco, uno dopo un po’ si rende conto che forse cambierà, ma per ora, in questa fase, non si guardano neanche in cima alla classifica. West Wing giganteggia. Giganteggia al punto che quando il cofanettone sarà finito, non sarà un bel giorno. E non scherzo (poi passa, tranquilli). Ma non è finito per ora, il cofanettone che mi ha regalato Gianluca. Per ora continua. E scatena risate, applausi a scena aperta, occhi lucidi (Takeshi mi guarda preoccupato, a volte). Ma pur primeggiando, tira colpi bassi. Tipo una donna che compare così, dopo qualche puntata della terza serie. Occhi, sorriso, capelli, modo di fare, una certa curva alla base del naso, la morbidezza nelle braccia che le donne insicure nascondono come se un uomo guardasse le braccia, la capacità di farti venire voglia di litigarci e farti prendere a pugni, sorridendo, per alcune ore: l’attrice si chiama Mary Louise Parker. Il personaggio si chiama Amy. E sta con Josh. O, meglio, improvvisamente finisce dentro la sua vita ed è gioia tellurica pura.


Sabato 20 Gennaio 2007

Nomen homini lupus


omenLa famiglia. La famiglia. La famiglia. Diciamolo subito. Dico, la famiglia. Mica della gente che si incontra per strada e va a mangiare una fetta di pizza e poi ognuno a casa propria. No no: la famiglia. E la famiglia ha delle regole precise che se no la famiglia non è più lei. Si snatura. Si denatura ubriaca di nuovi costumi moderni che sembrano il futuro ma sono solo irrispettosi. Non va bene. Una delle regole fondamentali della famiglia, quella vera, quella seria, è che sia chiara, semplice, non si deve fare confusione con chi sei tu e chi sono io: tutti i bambini quando si sentono dire ciao chi sei, devono poter rispondere ciao io ho una famiglia col papà e la mamma e la sorella grande e il fratellino e il cane il gatto il pesciolino.

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Venerdì 19 Gennaio 2007

London by bici


londonbiciBreve manuale di sopravvivenza per potersi muovere a Londra in bicicletta. Innanzi tutto bisogna ricordarsi di procedere sul lato sbagliato della strada. Loro hanno la guida a destra, quindi viaggiano sul lato sinistro della carreggiata. Servono un paio di giorni per abituarsi all’idea. Un’altra cosa importante da ricordarsi: sono tutti ligi alle regole. Manuale Pratico: assicurarsi di avere sempre con se un k-way o una giacchetta anti-pioggia e anti-vento, è opportuno pure un faretto luminoso a luce intermittente da attaccare allo zaino o alla bici quando calano le tenebre perché le loro strade son poco illuminate, molti utilizzano una pettorina gialla con due bande catarifrangenti per essere ancora più visibili da lontano, necessario inoltre un lucchetto a combinazione numerica (meglio procurarselo dal ferramenta, costa un quarto che da un qualsiasi negozio specializzato), potrebbero tornare utili mollette o elastici o qualsiasi altra cosa sia adatta a stringere il fondo dei pantaloni per non rifarsi l’orlo sulla ghiera del pedale anteriore visto che ancora non hanno il copri-catena. Abbigliamento tipico del ciclista medio londinese: scarpe da ginnastica, calzoncini corti neri (meglio se attillati), T-shirt traspirante nera, pettorina gialla, cappellino di lana nera, guanti (neri), zaino dove riporre, adeguatamente piegato, il vestito da ufficio.

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