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Venerdì 12 Gennaio 2007

L’arte del sogno


velvet.jpgCos’è. È il nuovo film di Michel Gondry, fenomeno (vero e non modaiolo) del videoclip, dai tempi di Protection dei Massive Attack. Probabilmente Gondry è uno dei pochissimi nuovi autori degli ultimi anni di cinema occidentale, e lo è nel senso che la parola autore ha avuto nel cinema europeo negli anni Sessanta e in quello hollywoodiano dei Settanta. Il film raccontala storia di un ingenuo ragazzo messicano, che raggiunge la madre a Parigi dopo la morte del padre. Spera di fare l’illustratore e in parte ci riesce, anche se lavora in una scalcagnata casa editrice di calendari. La vicina di casa (amore da spioncino) è Charlotte Gainsbourg. Lui è Gael Garcia Bernal. E il suo personaggio non sa distinguere tra sogno e realtà. E quando sogna, sogna di brutto.
Com’è. Come il precedente Se mi lasci ti cancello, anche questo è un film sentimentale fino al midollo. Sentimentale in senso puro, cioè un film sui sentimenti. Non è un film che ha lo stile del sentimentale cinematografico, coi due che passeggiano ridendo a metà film in un idillio con canzone in primo piano, e poi vanno in crisi e dicono frasi storiche quando si mollano. E come Se mi lasci ti cancello, anche questa è l’opera struggente di un formidabile ingegno. Nel senso che il cinema di Gondry si riconosce dall’impasto: è personale in ogni fotogramma e in ogni aspetto. Dai dialoghi ai movimenti di macchina; dai raccordi tra le scene alla struttura complessiva. Qui c’è anche una fotografia tutta livida, realistica, che sa di anni Settanta e tonnellate di effetti speciali artigianali meravigliosi, tutti fatti di stofffa, di spago e di legno, che tirano fuori dal contemporaneo un film che in effetti ha poco a che fare col tempo e con lo spazio.
Avvertenza. Io l’ho visto in originale coi sottotitoli. Non so come sia l’edizione italiana. Ma il film è parlato in inglese, francese e spagnolo. Col doppiaggio si perderà qualcosa (qualcosa più del solito), temo. Vi ho avvisato.


Perché vederlo. Se vi piace il cinema, ci dovete andare. Punto. Gli attori sono diretti come in pochi casi negli ultimi anni. Sono credibili nell’improponibile, belli senza essere glassati o glitterati, giusti senza freddezza. L’aspetto visivo del film è inarrivabile. Era dai tempi di Creature del cielo di Peter Jackson che non si vedeva un film che cavalca la fantasia di un regista con questa classe. La struttura è ubriacante, tra prima e dopo, realtà e sogno, desideri e effettivi avvenimenti. Ma l’effetto è quello di un materasso ad acqua: il senso di naufragio è piacevole e avvolgente, senza un filo di ansia. Letteralmente imperdibile per chi come me adora dormire di giorno, sognare forte e vedere la gente dormire.
Perché non vederlo. Se abitate in montagna e avete solo un calesse e il cavallo poverino è morto, non potendo affrontare il gelo della camminata fino a fondovalle e non conoscendo la tecnica per animare quadrupedi di stoffa, siete autorizzati a non uscire di casa fino a primavera. Poi rimediate però, mi raccomando. E anche se lo danno al cinema sotto casa e voi siete di quelli che escono dai film fantasiosi incazzati perché c’era troppa fantasia, fate meglio a non andarci. Che poi usccendo cominciate a dire alla vostra ragazza “Ma che film è? Ma cosa vuol dire? Ma che senso ha una cagata così?” e quelli che stanno camminando a un metro da terra li tirate giù prima ancora che siano usciti. Infine se siete quelli che se la legano al dito, potreste decidere di punire il distributore italiano (ma ci perdereste voi). Se mi lasci ti cancello era la versione italiana di un titolo che era un verso poetico, e tradotto nella nostra lingua letteralmente sembrava una fucilata in un ginocchio. Certo, tradotto così sembra un film di Natale con Meccaulikalkin protagonista. Ma questa volta, che il film si chiamava La science des rêves, cioè La scienza dei sogni, l’hanno voluto chiamare L’arte del sogno per ragioni che trascendono l’umana comprensione. Sembra ripicca. O dadi. Perché in inglese si chiama The science of sleep. Quindi possiamo ipotizzare che ci siano due dadi che Gondry in persona ha costruito per i distributori, dadi da sei con le facce uguali a tre a tre: uno con scienza e arte, l’altro con sogni e sonno. In ogni paese chiu deve decidere il titolo tira i dadi e segue il responso dell’oracolo. (Queste ultime righe testimoniano il condizionamento verso delirio di cui è capace questo film.)
Una battuta. If you close the door, the night could last forever.

18 commenti finora
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Non so perchè, ma ho la certezza matematica che lo troverò meraviglioso :-). Sai per caso se sta già per uscire in Italia?

peccato che in Italia vedere film in lingua originale sia piuttosto difficile. avvisati ma un po’ frustrati…

lo volevo vedere indipendentemente dalla tua recensione, e dopo averla letta sono già esaltato dal film e non riesco a resistere all’idea di non poterlo ancora vedere, perché da me al momento non è in programmazione in alcun cinema dell’intera provincia :(

Mi basta che ci sia Charlotte Gainsbourg per essere attirata…
come fa a somigliare sia a sua madre che a suo padre ed essere, in qualche modo, bella?

Ho visto “Eternal Sunshine…” in lingua originale e la versione italiana, lo ametto, mi aveva un po’ deluso. L’avevo trovata in qualche modo meno poetica. Sarà mia premura cercare di vedere anche “The science of sleep” non doppiato.

A proposito del tuo giudizio su Gondry, che dire? Condivido pienamente! Trovo che con Eternal Sunshine sia riuscito a parlare di sentimenti e rapporti umani, tema stra-consumato…, dicendo e mostrando comunque qualcosa di assolutamente nuovo.

L’orrendo titolo di ‘Se mi lasci ti cancello’ m’aveva lasciato stravolta. Il film rimane una pietra lanciata nel laghetto immobile, quella cosa che fa splash. E non c’è più il laghetto.
Grazie della segnalazione e non so chi traduce i titoli (i distributori? il titolista? i traduttori dei film? CHI?) ma hai completamente ragione riguardo il senso di straniamento tra titoli originali e quelli italiani che provoca spesso sarcastica irritazione. Altro che il dado è tratto. Si tratteggia a caso da una lingua all’altra.

il film esce venerdì prossimo ed è - cosa spiegata bene da matteo - semplicemente meraviglioso. cioè, di più. meravigliosissimo. e nel senso etimologico. accorrete a frotte. oggi alla presentazione stampa hanno fatto vedere la versione originale con sottotitoli. ergo: almeno una copia c’è. credo che i fortunati saranno gli spettatori di roma. metropolitan? nuovo olimpia? staremo a vedere. ah, non so se l’ho già detto, il film è strepitoso

Io il film l’ho visto tempo fa (vantaggi ‘merricani…) e concordo in pieno con il padrone di casa! Eccetto che non trovo scuse per non vederlo, uscite a piedi anche se nevica e abitate in culo ai lupi…
Come dice Matteo, questo e’ uno di quei film che non si possono doppiare, va visto nella versione originale (in cui non saprei decidere quale lingua prevale…). E io sono uno pigrissimo abituato a vedere tutto doppiato!

vedere.
dormire.
sbavare.

è uno dei film di quest’anno che non vedo l’ora di vedere.. proprio ieri leggevo un articolo sul la science des rêves; sicuramente me lo vedrò in lingua originale.. non mi vedo mai i film doppiati , apparte qualche eccezione quando vado al cinema .. eternal sunshine è bellissimo, quasi perfetto .. è uno dei film sicuramente migliori del 2005
una curiosità: ti sei visto I heart Huckabees?
ci sentiamoo. :P

and what colour shall the poor boy wear?

per i milanesi: allo spazio cnc in via fogazzaro 23, fino all’uscita del film c’è una mostra sul film. Oggi c’era anche Gondry che si aggirava per le sale. saluti

Temevo che la “seconda” di Gondry fosse come molte altre “seconde” in campo artistico.
Invece mi hai convinto: ci vado.

Molto carina la mostra di via Fogazzaro 23 a Milano. La consiglio vivamente. Gondry l’ha definita il suo modo di mettere in comunicazione film e vita reale. :-)

Attendo l’ultima fatica di Goundry con trepidazione nei cinema di Bergamo! Il suo precedente Eternal sunshine mi ha praticamente conquistato per fotografia e inventiva grafica.
Per non parlare della sceneggiatura del pazzo Charlie Kaufman, straordinaria nel dipingere umori e sensazioni dei protagonisti!

Ora la sceneggiatura è in mano al regista, che in fatto di visionarietà non è l’ultimo arrivato.

Ripeto: aspetto con ansia! Intanto grazie del post e della riflessione al riguardo.

Ti leggo spesso, scrivo poco. Meglio per te!

Yours

MAURO

visto ieri. Molto, molto bello. Il doppiaggio temo abbia tralasciato qualcosa, visto che lui parla in perfetto italiano mentre pare di capire dovrebbe avere un accento spagnolo (e ogni tanto, all’improvviso gli escono frasi in spagnolo).
Tra l’altro ha la stessa voce di Stewie Griffin, cosa che crea interessanti corto-circuiti interpretativi…

Sono perfettamente d’accordo con Matteo.
Trovo Goldry un vero e proprio artista dei videoclip e uno dei più promettenti registi del momento: basta ricordare video come “Around the World” per Daft Punk, oppure “Let Forever Be” per Chemical Brothers … facendo un po’ di ricerche in Rete ho scoperto che i migliori video della mia adolescenza sono stati fatti da Goldry.

Ah dimenticavo … “deadweight” di Back…fantastico

Film a dir poco stupendo.
La recensione è azzeccatissima: lo spettatore è perennemente incerto sulla sua posizione. Stiamo guardando i sogni del protagonista o è tutto vero? E i sentimenti sono trattati con estrema ingenuità, alla stregua di una favola.
Un film da vedere, concordo in tutto e per tutto.
Saluti.



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