|
|
|
|


Domenica 28 Gennaio 2007

Bruxelles


squonkistaVengo a Bruxelles un paio di volte all’anno. Ogni volta, sul pullman che da Charleroi porta alla Gare du Midi, mi istupidisco a cercare di capire dove diavolo sono i belgi - 52 chilometri di strada che costeggia paesini, fattorie, vecchi campi di battaglia, terreni coltivati, stazioni di servizio - e neanche una persona. O meglio, una: un uomo, seduto in macchina, in un’area di sosta, con lo sguardo fisso nel vuoto davanti a sè. Forse era morto.
Invece, ogni volta, dopo qualche ora mi rendo conto che questa città, che sarebbe morta da tanto tempo senza nemmeno essersene accorta, vive delle cento nazionalità delle persone che la popolano: mi trovo in un ufficio dove lavorano un norvegese, un inglese, un irlandese, una tedesca, un estone cresciuto in Congo (così mi dicono: giuro che faccio fatica a crederlo possibile), una finlandese, una olandese, una belga. Un posto (questo ufficio, ma anche la città che lo ospita) dove ti capitano cose come prendere un aereo a Milano, venire a Bruxelles e fare una conference call con Milano (mi dicono che questa si chiami modernità).
Ma c’è altro, a Bruxelles. La sobria maestà dell’architettura, ad esempio. Non so come la pensate voi, ma io mi sono convinto che le repubbliche costruiscono città brutte - o, nel migliore dei casi, anonime. Il Belgio contava come il due di picche quando la briscola è cuori, nella politica d’antan. Eppure, guarda che palazzi, che musei, che viali. Belli. Belli, già.


E la sobria ineleganza della gente. Per andare a pranzare percorro la lunga area pedonale che porta da Place Rogier verso il palazzo della Borsa e la Grand Place. Guardo i negozi, le vetrine che gridano i saldi, le persone che si vi si fermano di fronte. Non credo che su Vogue Bruxelles venga classificata come una città che fa tendenza, ma pensando alla galleria dei costosissimi orrori che ho osservato qualche giorno fa nel famoso fashion district milanese (avete presente le decine di metri di vetrina leopardata dei due noti intellettuali Dolce e Gabbana? Ecco) sono sicuro che la nostra fama è largamente immeritata, e che qui non stanno mica tanto male. Anzi.
(Peraltro, chi l’ha detto che i belgi son gente triste? Per dire, gli orinatoi a muro della Gare du Midi, in cambio di trenta centesimi, offrono una simpatica sorpresa: al posto delle classiche pastigliette deodoranti, si trova un tappetino blu, traforato per il 90% della sua superficie. In cima, si nota un rettangolo, che stimola la curiosità dell’evacuante. Il quale, se l’urgenza della minzione e le dimensioni dell’organo coinvolto lo consentono, scoprirà che il rettangolo medesimo, qualora raggiunto dal getto, rivela la scritta “Big Willie!”).
E le luci. Le luci di Bruxelles. Lo so, se non altro per averne lette cinque o sei, che le storie di Maigret sono ambientate a Parigi. Però qui le luci sono così, gialle come quelle che il belga Simenon metteva nelle sue pagine ad illuminare le notti del suo commissario, gialle come i fari delle vecchie Citroen e le targhe delle vecchie Peugeot, gialle e nebulose come un tempo che non c’è piu’ ma che non è mai scomparso.
E poi, come dicono quelli, last but not least: la birra. Oddio, la birra belga. Perché avrà mille difetti, il Belgio. Ma un paese che mette in prima fila, tra i suoi souvenir, le birre a seconda fermentazione in bottiglia, merita un futuro radioso. Come sempre, faccio il mio pellegrinaggio al “De bier tempel” e poi al “250 belgian beers”, magnificando silenziosamente la grandezza di questo paese dove i frati trappisti hanno il loro marchio di fabbrica, quasi ogni birra ha un bicchiere dedicato e i bicchieri medesimi sono sfoggi di arte e fantasia che a Murano gli fanno una pippa - prendi il bicchiere della Kwak, una specie di clessidra incastrata in un apposito sostegno di legno, con la parte superiore allargata, una cosa che richiede abilità, allenamento e concentrazione per la bevuta, altro che “una media chiara”, santodio.
Squonk

14 commenti finora
Commenta

Avevo appena scritto per le tue sciocchezze di prima, e tu che PROVOCHI mi hai scritto la cosa nuova.
Ora ti rispondo e poi SE HO VOGLIA ti leggo. Anche se mi interessano le cose che scrivi perchè io non ho studiato assai, ho la terza media e lavoro dai 14 ANNI miei, e un pò di invida c’è.
SOno al lavoro e ODIO il mio capo

QUEsto l’avevo scritto per prima, ora però e qui. Ciao da Enzo

E qui casca l’asino.
Perchè di cascare si dice adesso.
Che fa?, ora dopo che io dico che la puntata di dispenzer mi era piaciuta ora la citi?
e poi che fa?, parli di una cosa brutta come genogidio di ebbrei e scordi tipo gli indiani d’America?
uno che era più intelliggente di te, non so se lo conosci: fabrizio de andre, cantante di genova bravissimo, ha pure messo gli indiani in copertina al disco. Poi arrivi tu e cosa? cosa?
io non voglio fare bile contro te, non voglio ma tu mi provochi: prima scrivi delle cose di dispenzer della puntata bella che era un pò di piangere un pò di ridere, poi viri tutto e inizia a sbagliare.
Io se sarei te, inizierei ad avere un pochettino di vergogna.
La verità e chi si dò la parola A CHI NON LA MERITA.
Enzo.

Bellissimo post.
Grazie Matteo! :-)

gli abitanti di bruxelles soffrono di bruxismo?

Ok, scusate tanto, vado a cospargermi di pece e piume

Fa venir voglia di partire, grazie.

questo dovrei proprio farlo leggere al mio caro amico francese! che come tutti i francesi, detesta i belgi!!!
…ma cosa mai gli avranno fatto?
qualcuno conosce l’origine di questa “inimicizia tra popoli”?(scusate me non saprei in che altro modo chiamarla…)

Un buon modo per capire dove sono i belgi è vedere (se non l’hai già fatto) “Calvaire” di Fabrice Du Welz…

“Fa venir voglia di partire” è un complimento che apprezzo davvero molto (Mat, grazie per lo spazio).

Figurati. La rubrica è qui apposta.

Io mi sono sempre interrogato sul legame tra la birra buonissima. il cioccolato e la frase lapidaria di Baudelaire (poi diventata titolo di romanzo) di ritorno da qualche anno di residenz in Belgio: “Belgio, ovvero la prevalenza del cretino”.
Mai stato a bruxelles. da lontano leggo dell’inquietante sequenza di delitti di pedofili e della fiction che ha annunciato la fuga del re e la divisione del regno in due e tutti che ci sono cascati. Prevalenze varie.

ahahaha enzo sei un eroe.

Fantastico posto il Belgio.
Capitato per caso a Brugge ( o Bruges come dir si voglia ), mi sono ritrovato a passare di lì altre 4 volte, come attratto da una calamita, facendoci anche tappa per andare in Irlanda.
Stupenda città con una bella rete di canali che attraversano il bel centro storico e che, nonostante sia attraversata da orde di turisti, riesce a mantenere una atmosfera unica.
Incontri veramente gente di tutto il mondo.
Vale la pena andare anche solo per sedersi nella sala principale del T’Brugs beertje.
Una lista infinita di birre, un bancone come un albero con una folta chioma di bicchieri appesi, bicchieri tutti diversi e ordinati, e una atmosfera tranquilla e familiare dove è automatico parlare con i gallesi seduti vicino.

Fantastico posto il Belgio.
Capitato per caso a Brugge ( o Bruges come dir si voglia ), mi sono ritrovato a passare di lì altre 4 volte, come attratto da una calamita, facendoci anche tappa per andare in Irlanda.
Stupenda città con una bella rete di canali che attraversano il bel centro storico e che, nonostante sia attraversata da orde di turisti, riesce a mantenere una atmosfera unica.
Incontri veramente gente di tutto il mondo.
Vale la pena andare anche solo per sedersi nella sala principale del T’Brugs beertje.
Una lista infinita di birre, un bancone come un albero con una folta chioma di bicchieri appesi, bicchieri tutti diversi e ordinati, e una atmosfera tranquilla e familiare dove è automatico parlare con i gallesi seduti vicino.
Ultimo consiglio.
Rochefort 8 e Westvleteren 10
Giorgio

“Le repubbliche costruiscono città brutte - o, nel migliore dei casi, anonime”…
Sono d’accordo con te, anche se pero’ quando guardo certi capolavori architettonici/urbanistici mi vien da pensare come il 90% delle architetture che oggi ammiriamo con distacco, ai tempi, erano il simbolo del potere, che non sempre era cosi’ benevolo verso la manovalanza e i sudditi, che hanno pagato quegli edifici, senza poterne mai usufruire. C’erano quel paio di architetti che lavoravano per il re/imperatore/dittatore e il gusto per “il bello” era ben determinato.
Gli edifici di culto erano tra i pochi fruibili e gli altri da guardare solo da lontano, rimanendone stupefatti, ma anche intimoriti.

Nelle repubbliche, o meglio in quelle che si definiscono democrazie, c’e’ appunto un senso “democratico” di architettura. Insomma ognuno fa quel che gli pare. E il “dis-ordine” regna. Il gusto per quel che rappresentava lo sfarzo lascia il posto a uno stile piu’ sobrio e trasparente. O meglio dovrebbe, ma nella maggior parte dei casi, quelli che hanno la grana, o che possono permettersi di decidere che “stile” utilizzare, per poi vendere il tutto preconfezionato, spesso scelgono il “faccio quel che costa meno” e chissenefrega dell’architettura o del bello. Per questo ci capita di vivere oggi con mostri edilizi in periferie “anonime”, purtroppo.

Matteo, ma volendo partecipare alla rubrica? Come s’ha da fare? :9
C’ho un posticino da raccontare… un paesone che sta per fare provincia… e già lo si prende allegramente per il culo…

mio fratello lavora a bruxelles e ho avuto l’occasione a gennaio di andarci.bellissima:è veramente una città incantevole.a parte la vastissima varietà di birre squisite che si trovano a ottimi prezzi,ho notato la mancanza di invadenza e della “ficcanasaggine”(come in italia).ora sto studiando il neerlandese!!!



Lascia un commento
A capo e separazione tra i paragrafi automatici, l’indirizzo e-mail non è mai mostrato, codice HTML consentito: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

(obbligatorio)

(obbligatorio)