Martedì 16 Gennaio 2007
Vamos bien (muy muy bien)
Uno va in vacanza che c’è la questione della finanziaria. La finanziaria che passa, che non passa, che Prodi è alla frutta, che il panettone sì ma lo spumante no. Poi la finanziaria passa (cosa abbiamo parlato a fare per un mese?) e tutto resta un po’ incasinato come i piatti del periodo natalizio a fine pasto, coi gusci di noce e gli svirgoli di crema pasticciera. Nel frattempo, mentre in Iraq ne fanno fuori decine al giorno per strada, ci si preoccupa (giustamente, ma per piacere le vergini candide no!) degli impiccati. Poi Ahmedinejad e il presidente Chavez si abbracciano. Bella immagine. Complimenti! Perché non far conoscere tra di loro anche Flora Dora e Ronald McDonald? Per fortuna pare che in Iran il regime stia vacillando. In Venezuela la democrazia. E da un po’. Ma il Sudamerica si sa…poi adesso schiatta anche Fidel e arriva uno statista fantasioso come Raul. Sai che spasso. E se ne parlerà per mesi. E Batista. E Hemingway. E la Baia dei Porci. E i missili e Crusciov. E un altro Cuba Libre. Forte, per favore.
Cos’è. È il nuovo film di Michel Gondry, fenomeno (vero e non modaiolo) del videoclip, dai tempi di Protection dei Massive Attack. Probabilmente Gondry è uno dei pochissimi nuovi autori degli ultimi anni di cinema occidentale, e lo è nel senso che la parola autore ha avuto nel cinema europeo negli anni Sessanta e in quello hollywoodiano dei Settanta. Il film raccontala storia di un ingenuo ragazzo messicano, che raggiunge la madre a Parigi dopo la morte del padre. Spera di fare l’illustratore e in parte ci riesce, anche se lavora in una scalcagnata casa editrice di calendari. La vicina di casa (amore da spioncino) è Charlotte Gainsbourg. Lui è Gael Garcia Bernal. E il suo personaggio non sa distinguere tra sogno e realtà . E quando sogna, sogna di brutto.
Non è mai stato chiaro cosa faccia delle notizie delle notizie e dei giornalisti dei giornalisti. Non so di chi sia la battuta che dice sempre Luttazzi (forse semplicemente sua): “È incredibile. Tutti i giorni succedono esattamente le cose che servono per riempire un giornale“. Fatto sta che le cose succedono e quando le racconti diventano notizie e saper riconoscere autonomamente quali sono notizie meritevoli e quali fuffe, e valutarne l’importanza prima che tutti insieme i mezzi di informazione italiani confluiscano identici e sterili come sempre, ecco, forse questa è una di quelle attività che distinguono il giornalista dal resto della popolazione. Insomma ieri pomeriggio uno cercava informazioni sui siti di informazioni internazionali e capitava sulla BBC. E il sito della BBC, azienda pubblica del paese più vicino agli Stati Uniti in politica estera, dalle 11 e 36 in poi dava come prima notizia il bombardamento in Somalia da parte degli Stati Uniti stessi.
Istanbul era proprio come me l’aspettavo. Acqua ovunque ti giri, che sia un canale come il Corno d’Oro, o uno stretto come il Bosforo, o un mare chiuso come il Marmara, prima o poi un ponte lo devi attraversare per forza. Odore di cibo in ogni strada, stradina e piazza, sotto il ponte di Galata. Case e finestre una sopra l’altra. Minareti di tutte le dimesioni che spuntano fuori tra un tetto e l’altro, tra una parabola e l’altra (ma le parabole rosse proprio non me le aspettavo), tra un cartello pubblicitario e l’altro, e accanto le dolci cupole delle moschee. Il traffico la mattina, il pomeriggio, la sera, la notte, sempre, e i clacson, sempre. I bazar, i mercati delle spezie, i baklava dolcissimi pieni di miele. La preghiera, da un minareto all’altro, ogni ora. Tutti che fumano come turchi, ovunque. Una città gigantesca, che anche dall’aereo non capisci dove inizia e dove finisce.
L’idea che quello che conta sia il come. L’idea che alla fine non ci sia niente da fare e finché da noi non ci liberiamo del varietà non ce la faremo mai a fare bella televisione. L’idea che i temi siano quasi del tutto irrilevanti a certi livelli e che nello stile, nella tecnica e nelle regole ci sia la chiave di tutto. Si chiama Sports Night ed è un’altra creazione di Aaron Sorkin, che ho scoperto in ritardo quest’anno con la sua ultima serie, 