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Martedì 16 Gennaio 2007

Vamos bien (muy muy bien)


stoneUno va in vacanza che c’è la questione della finanziaria. La finanziaria che passa, che non passa, che Prodi è alla frutta, che il panettone sì ma lo spumante no. Poi la finanziaria passa (cosa abbiamo parlato a fare per un mese?) e tutto resta un po’ incasinato come i piatti del periodo natalizio a fine pasto, coi gusci di noce e gli svirgoli di crema pasticciera. Nel frattempo, mentre in Iraq ne fanno fuori decine al giorno per strada, ci si preoccupa (giustamente, ma per piacere le vergini candide no!) degli impiccati. Poi Ahmedinejad e il presidente Chavez si abbracciano. Bella immagine. Complimenti! Perché non far conoscere tra di loro anche Flora Dora e Ronald McDonald? Per fortuna pare che in Iran il regime stia vacillando. In Venezuela la democrazia. E da un po’. Ma il Sudamerica si sa…poi adesso schiatta anche Fidel e arriva uno statista fantasioso come Raul. Sai che spasso. E se ne parlerà per mesi. E Batista. E Hemingway. E la Baia dei Porci. E i missili e Crusciov. E un altro Cuba Libre. Forte, per favore.

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Lunedì 15 Gennaio 2007

V for “Vediamo di fare qualcosa sennò qui si mette molto male”


vendettaScopro da Luca S. che c’è questa campagna di Sony per i televisori LCD Bravia. Diciamo che c’è una certa goduria nel mondo nerd dei blog, nel vedere che Sony è in crisi. Io mi oppongo a questa tendenza e sono affezionato a Sony (anche se ho comprato un LG). In effetti se ci pensate dieci anni fa avevamo tutti, in casa, in mezzo al salotto, un televisore Sony Trinitron. I Trinitron si vedevano e si vedono da dio. Sony aveva schermi piatti, linee essenziali, un colore che levati: uno comprava il bestione Sony, sapeva di pagare un po’ di più ma otteneva qualità e affidabilità superiori. Quando si è passati alle tecnologie piatte, Sony è stata l’ultima a crederci. Perché? Forse perché gli schermi piatti sono brutti da fare schifo anche oggi, e fino a poco fa erano letteralmente inguardabili. In ogni caso, hanno ignorato il ramo molto a lungo e quando è partito a manetta, loro erano in ritardo. Così la gente ha deciso di sostituire in massa il Trinitron del salotto, ed è stata costretta a cambiare marca. Insomma: Sony era in testa, e ora, dopo che i coreani sono partiti in fuga un paio d’anni fa, si sta riavvicinando faticosamente al gruppone.

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Domenica 14 Gennaio 2007

New York, 01-12-2007


smoke12genAmerica oggi.
Nel senso di cose successe qui in questi giorni…
Allora, Capodanno è passato, ma a me non è mai piaciuto quindi lasciamolo dov’è.
Giorni da eroe a New York: due tizi nel Bronx hanno preso al volo un bambino precipitato giù da una finestra. Salvo! Che forse abbiano ragione gli americani a insistere tanto con le sbarre alle finestre (le quali comunque non si aprono più di 30 cm) per non far cadere i pupi? Mah, a me questi interventi preventivi americani lasciano sempre un po’ così…
Un altro tizio, ex-militare, ora muratore, riportando a casa le figlie da scuola, ha visto un ragazzo sentirsi male e cadere sui binari con il treno in arrivo. Il tutto alla fermata della 137th sulla linea 1, quella dove scendo io per andare al lavoro! Beh, ma io a quell’ora lavoro già… Dunque, allora questo tizio si è buttato, ha tolto il ragazzo dai binari e, proteggendolo con il suo corpo, ha atteso il passaggio del treno sopra la sua testa nello spazio delle traversine. La prima cosa che ha detto con il treno sulla testa è stata: “Ho due figlie lì fuori, dite loro che sto bene!†Io mi son chiesto: avrei fatto lo stesso al suo posto? Mah, spero di sì.
Passando a cose più frivole: la notizia, di quelle inutili che stanno sui quotidiani tra Capodanno e la Befana con la gente a sciare e il governo di solito impegnato a far passare certe porcate che ce ne si accorge verso Pasqua, è che su Amazon il regalo più gettonato per questo Natale americano è stato iRobot Roomba, il robottino aspirapolvere che è in giro da un po’ e di cui il padrone di casa parlò a suo tempo su Dispenser.

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Venerdì 12 Gennaio 2007

L’arte del sogno


velvet.jpgCos’è. È il nuovo film di Michel Gondry, fenomeno (vero e non modaiolo) del videoclip, dai tempi di Protection dei Massive Attack. Probabilmente Gondry è uno dei pochissimi nuovi autori degli ultimi anni di cinema occidentale, e lo è nel senso che la parola autore ha avuto nel cinema europeo negli anni Sessanta e in quello hollywoodiano dei Settanta. Il film raccontala storia di un ingenuo ragazzo messicano, che raggiunge la madre a Parigi dopo la morte del padre. Spera di fare l’illustratore e in parte ci riesce, anche se lavora in una scalcagnata casa editrice di calendari. La vicina di casa (amore da spioncino) è Charlotte Gainsbourg. Lui è Gael Garcia Bernal. E il suo personaggio non sa distinguere tra sogno e realtà. E quando sogna, sogna di brutto.
Com’è. Come il precedente Se mi lasci ti cancello, anche questo è un film sentimentale fino al midollo. Sentimentale in senso puro, cioè un film sui sentimenti. Non è un film che ha lo stile del sentimentale cinematografico, coi due che passeggiano ridendo a metà film in un idillio con canzone in primo piano, e poi vanno in crisi e dicono frasi storiche quando si mollano. E come Se mi lasci ti cancello, anche questa è l’opera struggente di un formidabile ingegno. Nel senso che il cinema di Gondry si riconosce dall’impasto: è personale in ogni fotogramma e in ogni aspetto. Dai dialoghi ai movimenti di macchina; dai raccordi tra le scene alla struttura complessiva. Qui c’è anche una fotografia tutta livida, realistica, che sa di anni Settanta e tonnellate di effetti speciali artigianali meravigliosi, tutti fatti di stofffa, di spago e di legno, che tirano fuori dal contemporaneo un film che in effetti ha poco a che fare col tempo e con lo spazio.
Avvertenza. Io l’ho visto in originale coi sottotitoli. Non so come sia l’edizione italiana. Ma il film è parlato in inglese, francese e spagnolo. Col doppiaggio si perderà qualcosa (qualcosa più del solito), temo. Vi ho avvisato.

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Mercoledì 10 Gennaio 2007

Oops, we did it again


DSCom’è come non è, alla fine Steve Jobs ha presentato iPhone. È un telefono. Solo che fa le cose utili che uno vorrebbe fare col telefonino e non fa le cose avveniristiche che uno vorrebbe far vedere agli amici anche se non se ne fa una mazza. Gli scettici dicono iPhone che non è all’avanguardia per davvero. Gli scettici sono in genere gli stessi che quando esce un nuovo Mac controllano il nome della scheda video e scuotono la testa. Tutti i giornali del mondo sono impaginati con Mac per per loro non è quello che ci fai, ma quello che potresti farci.
In campo teconlogico viviamo in una specie di illusione sbronza: siamo schiacciati da una bizzarra cultura numerica che misura gli attributi, pensa alle magnifiche sorti e digitali, sogna case alla Jetsons e alla fine scrive lettere su Outlook e schiva i virus a fatica.
È forse nella natura stessa dell’hi-tech, l’idea futurista della fiducia incondizionata nelle potenzialità dell’uomo e della sua tecnica. Ma resta il fatto che pochi (Nintendo, Apple etc) considerano veramente la tecnica in senso contemporaneo, come estensione del corpo umano. Quello che c’era nei romanzi di fantascienza di Philip Dick, un fiume di invenzioni trasparenti, discrete, che funzionano senza lucine, imitando strutture meravigliose come l’articolazione del ginocchio, difficilmente fa parte delle nostre esistenze quotidiane.

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Mercoledì 10 Gennaio 2007

Dallas: pare che un certo John non si senta tanto bene


oswald.jpgNon è mai stato chiaro cosa faccia delle notizie delle notizie e dei giornalisti dei giornalisti. Non so di chi sia la battuta che dice sempre Luttazzi (forse semplicemente sua): “È incredibile. Tutti i giorni succedono esattamente le cose che servono per riempire un giornale“. Fatto sta che le cose succedono e quando le racconti diventano notizie e saper riconoscere autonomamente quali sono notizie meritevoli e quali fuffe, e valutarne l’importanza prima che tutti insieme i mezzi di informazione italiani confluiscano identici e sterili come sempre, ecco, forse questa è una di quelle attività che distinguono il giornalista dal resto della popolazione. Insomma ieri pomeriggio uno cercava informazioni sui siti di informazioni internazionali e capitava sulla BBC. E il sito della BBC, azienda pubblica del paese più vicino agli Stati Uniti in politica estera, dalle 11 e 36 in poi dava come prima notizia il bombardamento in Somalia da parte degli Stati Uniti stessi.

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Domenica 7 Gennaio 2007

Istanbul


istanbul.jpgIstanbul era proprio come me l’aspettavo. Acqua ovunque ti giri, che sia un canale come il Corno d’Oro, o uno stretto come il Bosforo, o un mare chiuso come il Marmara, prima o poi un ponte lo devi attraversare per forza. Odore di cibo in ogni strada, stradina e piazza, sotto il ponte di Galata. Case e finestre una sopra l’altra. Minareti di tutte le dimesioni che spuntano fuori tra un tetto e l’altro, tra una parabola e l’altra (ma le parabole rosse proprio non me le aspettavo), tra un cartello pubblicitario e l’altro, e accanto le dolci cupole delle moschee. Il traffico la mattina, il pomeriggio, la sera, la notte, sempre, e i clacson, sempre. I bazar, i mercati delle spezie, i baklava dolcissimi pieni di miele. La preghiera, da un minareto all’altro, ogni ora. Tutti che fumano come turchi, ovunque. Una città gigantesca, che anche dall’aereo non capisci dove inizia e dove finisce.
Istanbul era proprio come me la ricordavo, l’unica altra volta che c’ero stata quando avevo 11 anni. Aya Sofya e la Moschea Blu enormi, soprattutto la prima, enorme, anche troppo. La luna, piena anche questa volta, tra i loro dieci minareti, la notte, e tutti a cercare di fotografarla (ma questa con le macchine digitali, così se non è venuta bene la butti via subito). La cisterna sotterranea con le sue 336 colonne (ma i pesci non me li ricordavo) e i due capitelli con testa di medusa. I baklava dolcissimi pieni di miele. La preghiera cantata dai minareti. I pistacchi dei venditori ambulanti. Il pane col sesamo dei venditori ambulanti.

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Domenica 7 Gennaio 2007

Good authors society


deadpoets.jpgL’idea che quello che conta sia il come. L’idea che alla fine non ci sia niente da fare e finché da noi non ci liberiamo del varietà non ce la faremo mai a fare bella televisione. L’idea che i temi siano quasi del tutto irrilevanti a certi livelli e che nello stile, nella tecnica e nelle regole ci sia la chiave di tutto. Si chiama Sports Night ed è un’altra creazione di Aaron Sorkin, che ho scoperto in ritardo quest’anno con la sua ultima serie, Studio 60 On The Sunset Strip, e di cui sto vedendo tutto. Sorkin scrive e Schlamme dirige. Quando ne hai vista una, riconosci che è roba loro dopo venti secondi. Sports Night è una backstage series, un po’ come i backstage musical che sono musical che raccontano di genete che mette in scena musical.

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Sabato 6 Gennaio 2007

Session 9


Farmer.jpg
Cos’è. Un film di Brad Anderson, quello che poi avrebbe diretto L’uomo senza sonno, ambientato in un ospedale psichiatrico decadente e abbadonato, in cui una squadra di operai ha una settimana di tempo per effettuare una bonifica ambientale. Mentre cercano di togliere l’amianto, i protagonisti subiscono l’influenza del luogo, chiuso in seguito a un terrificante e contraddittorio caso giudiziario riguardante una paziente. Di più non posso dire, se non che è un film culto per molti miei amici e avevano ragione. Violetta Bellocchio in particolare lo adora e mi ha tenuto al telefono mezz’ora raccontandomi cose di Brad Anderson che persino lui ignora del tutto.
Com’è. È un film per certi elementi vicino a Shining (chi scrive un commento che contiene l’espressione “come fai a paragonare” o equipollenti, ha seri problemi di comprensione del testo scritto), pur essendo molto più semplice da ogni punto di vista. E poi è un film di genere, che Shining non è. Il maligno qui aleggia, mentre là finisce per trionfare (per dirne una). Comunque è un film ben fatto, di quelli che lasciano soddisfatti e terrorizzano letteralmente. Con poco? Col vedo non vedo? Direi di no. C’è suspence, ma le promesse sono tutte mantenute: non c’è il solito trucco della lascio intuire e invece poi. Qui è lascio intuire e poi aiuto.

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Venerdì 5 Gennaio 2007

Oggigiorno la comunicazione è rutto


driveSono al cinema con la mia amica Francesca. Davanti a noi, una scolaresca di giovani tamarri vocianti che poi all’inizio del film si riveleranno educati e silenziosi. Siamo al President, sala milanese lussuosa senza sfarzo e appena un filo decadente. Perfetta (tranne per quelli molto alti come me). Stiamo per vedere The Prestige. Ci sono gli spot. Il nuovo spot FIAT sulla 4×4 ci piace e commentiamo. Poi compare un muro di confezioni di videogiochi. Che si muovono e volano. Volano e vanno a coomporre una specie di stadio. Poi si capisce che lo stadio è una Xbox360. Le confezioni col profilo verdino volano e fanno una gigantesca Xbox360. Questo perché Microsoft è l’unica ad avere giù un parco titoli almeno numericamente inavvicinabile, sia rispetto a Nintendo che a Sony.
-Non è male ’sto spot…
E infatti compare il claim “La nuova generazione ha già 100 titoli as alta definzione”. Poi un’immagine della consolle e finisce.
Ci guardiamo, io e Francesca.
-Mah…
-L’hai visto anche tu?
-Eh sì, cazzo.
-C’era scritto “as alta definizione”!
-Sì.
-Non è possibile. Mai visto in vita mia.
-Mai visto prima, nemmeno io.
-Microsoft.
-Microsoft.
-Questa la devo mettere sul blog.
-Sì, con una foto di Has Fidanken.

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