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martedì 27 febbraio 2007

Tokyo, 19-2-23


kem1.jpgL’altro ieri tornando a casa ho visto il primo ciliegio fiorito dell’anno. Qui a Tokyo non è stato un inverno freddo e le belle giornate delle ultime settimane hanno scatenato prima i pruni e adesso i timidi alberi dai fiori rosa delicato.
Il fine settimana è trascorso nella pioggia fastidiosissima ma ormai nelle soleggiate ore pomeridiane si può gironzolare in scooter. Finalmente.
Non ho mai scritto per un pubblico di gente che non mi conosce e francamente ne sono spaventato ed entusiasta, ringrazio il mio amico con gli occhiali che abita a Milano. Grazie.
Pensando a cosa scrivere mi è venuta in mente un’idea per una rubrica interessantissima che consterà di una sola edizione.

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venerdì 23 febbraio 2007

INLAND EMPIRE


ninasimone.jpgCos’è. Il nuovo film di David Lynch è interpretato dalla moglie di Ben Harper, Laura Dern. Poi c’è la mamma di Laura Palmer Grace Zabriskie, insomma un po’ di facce note della sua filmografia. Il suo ultimo lungometraggio era il capolavoro Mulholland Drive, un sogno lungo come quasi tutto il film e anche un film di cui era necessario scoprire alcuni codici linguistici per capire tutto (o quasi). Qui siamo nello stesso emisfero della produzione di Lynch, quindi siamo lontani dal Lynch narrativo di _Una Storia Vera_ e vicini a quello onirico e subconscio. Si racconta…anzi non si racconta proprio niente. Si mostrano una serie di situazioni che vedono spesso ma non sempre protagonista Laura Dern. Lei è un’attrice che inizia la lavorazione di un film e pare che intorno al film ci sia una maledizione di qualche tipo. Poi la sua vita sul set e fuori sembra la stessa. Poi è una zoccola. Poi c’è la casa dei conigli che fanno paura anche se non fanno niente. Ci sono i polacchi. E il circo. E i titoli di coda.
Com’è. Sono tre ore di film in cui prima e dopo, causa e effetto, questo e quello, Gianni e Pinotto, non hanno a che vedere l’uno con l’altro. Non in senso diretto. Non nel modo in cui sono fatti i film, che poi è la cosa di cui sono fatti i sogni, dicono. In realtà non è così. I sogni sono fatti molto più come INLAND EMPIRE che non come Testimone d’accusa di Billy Wilder. INLAND EMPIRE è girato tutto in digitale e formalmente è molto ricco. Grandangoli e primissimi piani. Poi musiche e suoni come al solito ficcanti e del tutto fuori luogo insieme. Va visto forse arrendendosi al non capire. Almeno la prima volta. E avendo bevuto un paio di caffè. Perché se c’è una cosa che non ha questo film è il ritmo serrato che ti tiene su. Per come è fatto, è un film più da consultare che da vedere di fila: un film da DVD, da tenere lì e far andare mentre si fa altro. Non deve passare dal cervello, la roba. Se no si intoppa. Quello che funziona passa dalla pelle o da qualche altra parte.

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venerdì 23 febbraio 2007

New York, 02-21-2007


smoke2102Transformer.
Era un po’ che ci pensavo: mi chiedevo se fossi stato in grado di esaurire l’intero spazio di una puntata della rubrica solamente parlando della gente che qui prende l’ascensore.
Perchè sono ben strani, eh!
In generale, pensavo di dire che gli americani hanno un discreto rapporto con la tecnologia: il wireless c’è per davvero, la TV a Manhattan è praticamente solo via cavo e, soprattutto, non si fanno problemi a usare telefoni/palmari giganteschi, che noi europei schiferemmo soltanto per una questione estetica!
Ma gli ascensori sembrano scatenare nella maggioranza degli americani istinti al limite dell’assurdo, fanno affiorare manie compulsive anche nel più insospettabile colletto bianco, stimolano comportamenti anti-sociali che meriterebbero uno studio psichiatrico…

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martedì 20 febbraio 2007

Gerusalemme, 18-02-2007


tadkh17-02-07.jpgLo scontro Parietti-Bordone ha catalizzato l’attenzione degli italiani ma anche qui a Gerusalemme c’è sempre un motivo per litigare.
Il fatto: A 50 metri da casa mia da alcuni giorni sono in corso lavori per la ristrutturazione di una rampa d’accesso alla spianata delle moschee/monte del tempio..
Versione ufficiale degli israeliani: La rampa che conduce a Sha’ar Mughrabi (la porta dei Mori), e che si affaccia sul monte del tempio aveva bisogno di interventi di ristrutturazione, in seguito a un cedimento strutturale avvenuto nel 2004. Da martedì 6 sono in corso i lavori di scavo della rampa pericolante nei pressi del Cotel ha ma’aravi (il muro occidentale del secondo tempio) per fare spazio a una struttura moderna, permanente e solida.
Versione dei palestinesi: Lo scopo dei lavori è abbattere le ultime costruzioni del quartiere dei marocchini rimaste in seguito alla distruzione del quartiere nel giugno del ’67 con lo scopo di fare una spianata davanti a Hait al Mabka (il muro del pianto). Inoltre eliminare il terrapieno che porta a Bab al Magharibah (la porta dei marocchini) permetterebbe agli israeliani di allargare la superficie esposta del muro del pianto e di continuare gli scavi archeologici sotto la moschea di al Aqsa, con il rischio di danneggiarne le fondamenta.

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lunedì 19 febbraio 2007

Una storia che fa tanto piangere, anzi due


zivagoSe non fosse cronaca penseremmo di essere nella mente di uno sceneggiatore anni Settanta, di quando a Hollywood c’era la crisi e Love Story aveva sconvolto il mercato spingendo tutti a far piangere il pubblico. Penseremmo magari anche a un lacrima-movie con Renato Cestié. E invece no. Invece la realtà è più lacrimevole e raianonìl di qualsiasi film. Non solo. Batte anche i servizi scritti col mirino per la lacrima. Si parte con una protagonista che fa l’istruttrice di delfini. E già uno sceneggiatore serio farebbe fatica a inserirla in una storia, senza poi ricadere in una scena d’amore nella vasca, di notte, con le luci dal basso e il vapore, con tanto di delfino che alla fine emerge col muso e fa kru kru. E i due protagonisti ridacchiano, complici e anniottanta.

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domenica 18 febbraio 2007

Stiamo lavorando per noi


transit.jpgAggiornamento sul blog. Per i più affezionati. Cari cittadini, my fellow bloggers, qui grazie alla polemica delle tele siamo saliti di molto nei contatti, nelle classifiche, nel bla bla bla. E sapete cosa? Riscenderemo, non temete.
Nel frattempo vi aggiorno sul fatto che Yankele forse è troppo occupato e non può stare dietro a Ebrei For Dummies. Chi ha scritto domande si sarà accorto che siamo fermi da un bel po’. Per questo forse se lui confermerà di non avere tempo, cerchermo un sostituto altrettanto ebreissimo. Lonely People invece funziona, ma ha bisogno che voi vi ricordiate di mandare la roba. E che andiate un po’ in giro ogni tanto. Ci sono già io incollato a casa.
Ma c’è un grande annuncio. Smoke, la rubrica più amata del blog, quella tenuta da Robi (intanto faccio notare che a New York c’è la neve e lui fa finta di niente e delude il suo pubblico) Smoke dicevamo, udite udite, triplica! Da questa settimana partirà Tadkhinashen, la rubrica sorella di Smoke che terrà la Franca da Gerusalemme. Il titolo è una parola composta e inesistente: vuol dire fumo due volte, in arabo e in ebraico. La Franca è una mia amica che abita lì. Si chiama la Franca, ma anche Franca se non vi viene perché parlate giusto. Ma non fate quelle tamarrate come fanno i giornalisti con la Pina che scrivono la trasmissione di la Pina, il cane di la Pina. La Franca, della Franca, alla Franca, colla Franca. La settimana prossima invece partirà Kemuri, cioè la stessa cosa da Tokio, ad opera di Flavio. Insomma siamo sempre la stessa manica di pirla, ma internazionali (un po’ tipo Lapo).



giovedì 15 febbraio 2007

Dal nitrato ai quadratini


totto.gifNon lo so che come e quando sia successo ma a un certo punto è successo. Quando ero piccolo i giornali erano fatti in analogico. Non so come fosse l’analogico, ma c’erano le foto ed erano tutte a fuoco e si vedeva bene. Poi credo siano passati alla composizione del giornale in digitale, ma con le foto in analogico. Facevano delle scansioni, immagino, era compito dei grafici, ma insomma si vedeva sempre bene quello ceh avevano fotografato.
Quando la sfavillante modernità del digitale ha occupato tutte le fase delle produzione di un giornale, piano piano tutti noi abbiamo assistito a un fenomeno costante e progressivo di imbruttimento costante delle fotografie. Nel corso degli anni il numero delle foto brutte è cresciuto, mentre il nostro stupore rispetto alle stesse diminuiva di conseguenza.
Non parlo di un giudizio soggettivo, ma di difetti. Niente di più e niente di meno. Difetti. Come andare dal concessionario e le macchine sono tutte mezze scenche (si legge s-cenche e non so se esista ma rende l’idea) con le gomme bucate e i vetri rotti e la carrozzeria rigata. E tu lo guardi come per chiedere spiegazioni e il concessionario fa spallucce e ti dice: “È così: è la modernità”.

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mercoledì 14 febbraio 2007

Scontro tra coetanei: Giulio vs Brunetto


divine.jpgDi tutte le posizioni relative ai DICO, ce n’è una che non si sopporta proprio. Quella espressa ieri sera a Ballarò da Tabacci, che parlando d’altro ha voluto mettere lì una frase tipo “Sono contento che si parli di problemi seri e non di DICO, dico…” con tanto di giochino di parole che non gli è venuto, l’ha ripetuto e ancora nessuno ha riso. Lo stesso tono l’aveva Ferrara in una puntata di Otto e mezzo di qualche tempo fa in cui discuteva con un sociologo a proposito del tramonto della famiglia tradizionale. Ferrara però fa il giornalista e lo diceva in una puntata in cui si decretava la fine dell’altrenativa ai DICO, e con Ritanna Armeni a fianco. Tabacci, Buttiglione e altri, sono eletti e dovrebbero affrontare gli argomenti con serietà. Perché o sei d’accordo, o sei contro. “Sono cazzatelle, abbiamo ben altro a cui pensare, potremmo occuparci di cose serie” non è una posizione praticabile, soprattutto quando non sei tu a decidere. Ma il cambiamento è epocale. Poche palle. Anche se avviene in una forma tiepida e pacata, necessaria per evitare lo scontro frontale È questo forse il punto più significativo della questione.
Che non ci sia stata, non ci sia, e non sia seriamente in vista nessuna guerra. La CEI è stata scavalcata dal paese, Bindi e Pollastrini non hanno lasciato loro appigli significativi e il “non possumus” (non possiamo) claricale è diventato immediatamente “non pertinet” (non ci riguarda). Per questo, perché si sono trovati a difendere una posizione marginale su un tema importante, alcuni politici dello schieramento conservatore fanno sorrisini, battute, spallucce. Buttiglione dilaga col suo incomprensibile disperanto (una lingua agglutinante, a quanto pare).

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martedì 13 febbraio 2007

New York, 13-02-2007


Smoke13022007Space Invaders.
Torniamo un po’ alle origini. Intendo dire: come nel primo episodio, prendo spunto da una roba che ho letto su AM New York qualche giorno fa.
E’ giunta anche nel Bel Paese la notizia che Boston si è presa un po’ di strizza perché nottetempo sono comparsi qua e là per la città tabelloni luminosi che raffiguravano il Mooninite Ignignokt (ma non la sua spalla Err), la nemesi dell’Aqua Teen Hunger Force. Ammetto di non sapere di cosa sto parlando, ma dopo aver visto ‘sto personaggio ho restituito un po’ (poco) di dignità ai Teletubbies, forse sbaglio. Ignoro.
Insomma, tornando all’articolo: dimenticatevi il “nucleare sporco” e l’antrace, le nuove armi degli anti-americani sono gli ironici richiami alla cultura pop! Non, magari, qualche battuta di produzioni un po’ alternative tipo il Grande Lebowski, qui si parla di un cartone che va in onda regolarmente su Cartoon Network.
Si dice che Bin Laden stesso stia rastrellando i vecchi episodi di Arnold per trovare una battuta di Willis che farà cadere l’America ai suoi piedi…

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domenica 11 febbraio 2007

Questo sentimento popolare


homerone.jpgOgnuno scrive quello che crede e quello che sente. E se alcuni hanno visto il mio servizio alle Invasioni Barbariche e si sono sentiti irritati, mi spiace. Forse non andava bene il servizio; forse mi sono spiegato male io. Ma mi fa specie che quelli che lo trovano snob rivanghino il più trito stereotipo sociologico italiano, lo stesso che Alba Parietti mi ha sventolato davanti.
Essere contro il centro commerciale vuole dire essere uno snob che ama invece l’alimentari raffinato, il delicatessen col caviale in vetrina, il negozietto per ricchi alla ricerca di marmellatine esclusive. Se non ti piace il centro commerciale sei classista, snob, vergògnati, tu prendi per il culo i poveri!
Il paese degli individualisti cronici, il nostro, non vuole che si parli male della gente (di cui nel profondo nessuno si sente mai parte) per ipocrisia. Dell’ultimo Scorsese si può dire che è appena discreto, mentre che Oldoini fa schifo lo devi solo pensare. Perché c’è la povera gente che ci va. L’idea che alla “povera gente” si possa fornire del cinema popolare migliore da vedere nelle feste natalizie, non viene nemmeno considerata.
Si ragiona per macrocategorie: enormi scatoloni in cui abitano persone e cose tutte identiche in qualche modo. Il centro commerciale è popolare, quindi è come il supermercato, che è come avere una FIAT, che è come andare a fare lo struscio il sabato, mangiare la nutella e tifare la nazionale. Una vale l’altra. Se non te ne piace una, sei diverso dal dall’italiano tipo (perché in queste valutazioni la massa è tutta identica e playmobil), quindi stai facendo lo snob. Sei uno stronzo.

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