Venerdì 2 Febbraio 2007
Kundu: una questione di qualità o una formalità (non ricordo più bene)
Nella Repubblica Equatoriale di Kundu, nell’inverno del 2003, il governo di etnia arkutu scatenò un’ondata di odio tribale nei confronti dell’etnia induye. Nei giorni successivi il paese si divise diametralmente in gatti e topi. La radio diventò uno strumento di incitamento per gli arkutu armati di machete e allo stesso tempo di delazione per le comunità induye nascoste nella capitale Bitanga e nelle campagne. Presto i cadaveri civili mutilati e marcescenti, ammucchiati ai bordi delle strade, diventarono l’elemento fondamentale dell’immagine di Kundu che il mondo apprese dai telegiornali. Quello tra arkutu e induye fu uno degli scontri etnici più feroci degli ultimi anni, capace di rimettere in discussione l’idea che il mondo intero si era fatto del progresso, dell’umanità, dell’autodeterminazione e di molti altri concetti scintillanti con cui la parola futuro si era corazzata in questi anni.
Il motivo per cui non avete mai sentito parlare del massacro della guerra civile in Kundu, della battaglia di Bitanga, del genocidio degli induye a colpi di machete, è che niente di tutto questo è mai successo nel mondo reale. Nel mondo reale c’è stato qualcosa di molto simile nei paesi africani di foresta verdeggiante dove abitano di gorilla. E le foto coi cadaveri ammucchiati le ricordiamo tutti. Se na parla ogni tanto ancora, ma con un certo imbarazzo. Hanno fatto un film che fa molto piangere e pensare. Nessun sa esattamente quando sia stato, non ci ricordiamo più. Sono andato a controllare. Era il 1994.
Kundu e compagnia bella sono dentro a The West Wing, quarta serie. E lo so che non c’entra niente coi Cesaroni e Cotti & Mangiati eccetera eccetera. Ma l’idea che quello che viene prodotto in televisione debba avere sopra un’etichetta che dice leggero o serio e il primo ha la faccia di Insinna e il secondo di Lucarelli mi fa fare delle pernacchie da solo qui seduto sul divano.
Ok, avevo voglia di scrivere questa cosa. sarà il quarto post su TWW che scrivo, ma siamo oltre metà. Ce ne saranno altri, non troppi. Poi finirà la serie e non sarà un bel giorno.
Anche questo l’ho già detto.
8 commenti finora
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ma alla fine della puntata lo dicono che sta cosa è successa sul serio??
hotel rwanda è un film molto toccante e insieme a “in my contry” forse i film che mi hanno fatto piangere di piu. (assolutamente consigliati per chi ha volgia di sentirsi uno schifo biancoccidentale)
scritto da pupilla Venerdì.02.02.07 19:37
Io al massimo mi sento uno stronzo progressista. L’essere occidentale c’entra, ma non è il fulcro della questione. Sarebbe bello, ce lo siamo raccontato a lungo, ma non è così.
scritto da Matteo Bordone Venerdì.02.02.07 19:59
Che triste “Hotel Rwanda”…
scritto da gioju87 Venerdì.02.02.07 21:28
volevo scrivere “schifo bianco” ma suonava come la presa in giro di una merendina al latte..
scritto da pupilla Venerdì.02.02.07 22:20
a me “hotel rwanda” fa vergognare di essere occidentale. e fa il paio con “blood diamond”. ah, anticipandoti/vi, ci aggiungo anche un “e chi se ne frega…”
con immutata stima
scritto da fede Sabato.03.02.07 20:49
per precisare, mi vergogno dei film per la loro immoralità profonda (siamo sempre sul discorso, che tu citi - giustamente - spessissimo dell’estetica/etica). però c’è un esempio ancora più aberrante: “il giardiniere tenace”.
cordialmente
scritto da fede Sabato.03.02.07 20:51
Mi sono fermato su questo post attratto dal titolo-citazione. Complimenti a quelli di TWW che ci ricordano che certe cose sono successe. Veramente.
Non so se e’ uscito in Italia “Shake hands with the devil” scritto dal generale Dallaire, il capo dei caschi blu impersonato da Michael Caine in Hotel Rwanda. Racconta tutto, la furbizia, la ferocia, la paura. E il sangue. Assolutamente da vedere anche Ghosts of Rwanda, un documentario in diverse puntate prodotto da PBS credo. Ovviamente queste fonti non leniscono l’angoscia ma la moltiplicano. Personalmente non mi sono sentito uno “schifoso biancoccidentale” guardando Hotel Rwanda. E’ un modo molto riduttivo di vedere quella tragedia. Chi tagliava a pezzi gente viva con un macete non era bianco-occidentale quindi eviterei di farne una questione razziale. E’ stato uno dei punti piu’ bassi raggiunti da quella che chiamiamo “umanita’”, e il ruolo del cosiddetto occidente ne e’ solo una parte. Saluti
scritto da Davide Venerdì.09.02.07 05:20
Purtroppo l’occidente al contrario di quello che dice Davide centra sempre eccome soprattutto nelle questioni africane. Forse dire così fa sentire meno in colpa; ma la verità è che nel genocidio di hutu e tutsi gli occidentali devono prendersi tutte le responsabilità al 100%. Hutu e tutsi han sempre vissuto come possono vivere due clan diversi ma il via a tutto è stato dato (tralasciando, seppur importante, la cronaca del periodo come l’arrivo dell’ONU o l’abbattimento dell’aereo del presidente Habyarimana) per la differenza sociale che è stata creata e plasmata dai coloni belgi. Basti ricordare “l’invenzione” della carta di identità etnica. ciao
scritto da Michele Kettmaier Domenica.11.02.07 09:55
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