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Martedì 6 Febbraio 2007

Leeds


leedsIl primo contatto con Leeds è un po’ straniante: mentre mezza Europa, se non di più, vorrebbe venire qui (non dico esattamente in questa città, forse, ma certo in terra d’Albione) per motivi di lavoro e/o di divertimento, a giudicare dallo spropositato numero di cartelloni e pubblicità che invitano i sudditi di Sua Maestà a comprare casa e trasferirsi in Spagna (o Portogallo, o Malta) si direbbe che gli indigeni tutto vogliano fare tranne che invecchiare dove sono nati e cresciuti.
Lo straniamento, poi continua; perché, a furia di andare a Londra, si finisce per convincersi che quella sia l’Inghilterra. Il che, con ogni evidenza, non è vero. Perchè qui non ci sono i negozi aperti twentyfour/seven, non ci sono veli a coprire le teste delle donne mussulmane, non ci sono persone di colore, non ci sono cinesi e antillani. Ci sono gli inglesi, quelli dello Yorkshire, con le loro facce larghe, le guance che tendono velocemente al rosso, le prime pagine dedicate al Leeds United ultimo in classifica in serie B - altro che i miliardari che giocano a Stamford Bridge. Ci sono i boschi, tutt’intorno, le casette linde, la stazione ferroviaria ha due platform e non duecento. Secondo me, Elisabetta vorrebbe vivere qui.
Anche per fare shopping, magari. Da Briggade, la lunga isola pedonale che taglia in due il centro della città, partono le Arcades. Sono quattro gallerie coperte, dedicate allo shopping. Sono dei posti magnifici, con i mosaici, le colonne di marmo, le vetrine in legno, le volte disegnate. Ho fatto una passeggiata nella County Arcade senza avere la minima intenzione di comprare qualcosa, e sono riuscito a trattenermi soltanto pensando con forza all’esorbitante mutuo che sottoscriverò tra qualche tempo. Poi ho pensato a Via Montenapoleone, e al fatto che mi basta avvicinarmici per essere colpito da una forma virulenta di consumerismo. Insomma, non sempre ogni scarrafone è bello a mamma soia.


Ad esempio, per periodi relativamente brevi non ho nessun problema ad evitare spaghetti e pecorino. Al termine del primo giorno di lavoro, le persone con le quali stiamo lavorando ci annunciano con orgoglio che questa sera andremo al ristorante francese. Ah, ecco. Mi guardo in faccia con il collega che mi accompagna, smarrito nel suo tentativo di interpretazione del folle accento del West Yorkshire, e sui due piedi decidiamo che nel paio d’ore che abbiamo a disposizione prima della cena ci faremo un giro per pub, perchè è meglio mettere fieno in cascina. Così, ci ritroviamo all’Horse and Trumpet, alle sei del pomeriggio, a mangiare fish and chips e bere Tetley e provare la maggior parte delle salse che il signor Heinz - Dio lo protegga e lo mantenga in buona salute - mette a nostra disposizione.
Adesso siamo pronti per il ristorante francese, che ci accoglie mostrando al banco una bottiglia di Krug sulla quale campeggia un biglietto che annuncia che un bicchiere di quel liquido costa la bazzeccola di sedici-sterline-e-novantacinque (più o meno quanto il costo del biglietto dell’aereo per venire da queste parti). E siamo pronti per la cena francese, che si risolve in agnello scozzese, birra inglese, vino bianco italiano, vino rosso spagnolo e dolce home-made. La globalizzazione ha i suoi vantaggi, bisogna ammetterlo.
La sala è piena di gente piuttosto giovane. Lo collego al fatto che uno dei nostri accompagnatori, facendoci passare davanti ad una piazza illuminata a giorno che ospita una pista di pattinaggio su ghiaccio all’aperto (Pare che sia la piazza dove, in occasione dell’intitolazione del luogo a suo nome, il buon Nelson Mandela ebbe a dire “I’m so happy and proud to be here in Liverpool”, guadagnandosi lo scherno imperituro dei locali), ci informa che Leeds è la città inglese con la più grande popolazione universitaria. E questo spiega la sensazione di trovarsi in un luogo antico e giovane al tempo stesso, dove le villette in mattoni scuri delle zone periferiche si sciolgono nei palazzi di vetro del centro, dove i pub tradizionali si affiancano ai caffè etnici, dove un terzo delle oltre trecento persone che lavorano nell’azienda dove ci troviamo arrivano direttamente dall’università che funge da ufficio di collocamento, dove le piccole vie acciottolate che stanno nella zona della Town Hall immettono nelle grandi arterie intasate di traffico (e se non vuoi stare per delle ore in coda allora è meglio che arrivi in ufficio alle sette della mattina). Sembra di vivere una transizione dolce - ma poi, chissà quanto - dal passato rurale al futuro del terziario avanzato; tra vent’anni l’Horse and Trumpet non ci sarà più, forse non ci sarà più nemmeno tra cinque o dieci, e in fondo la gioventù non è necessariamente una cosa buona in sè.
La seconda sera, siamo liberi da vincoli di ospitalità con gli indigeni.
Facciamo un’altra capatina nello shopping district, per sbrigare le solite pratiche dei regali da portare a mogli e persone corte. Lo shopping district di Leeds si concentra nelle Arcades, gallerie coperte nella zona pedonale nelle quali si trovano i negozi di lusso, le vetrine particolari, gli abiti da centinaia di sterline.
Ma come al solito il bello sta nella deviazione, e allora, prima di perderci nella zona del Leeds and Liverpool Canal e ritrovarci davanti alla Tetley’s Brewery (non più visitabile, ma il profumo del malto e del luppolo che si avverte restando sottovento vale la camminata) ci buttiamo dentro il Leeds Markets, un enorme spazio coperto dalle volte metalliche tardo ottocentesche, dove rimiriamo decine di chioschi, la maggior parte dei quali hanno già abbassato le serrande, e ci fermiamo a guardare le vetrine di parrucche di E lì, nel pub, concludiamo alla grande: io non credevo che fosse ancora possibile, eppure questa sera, mentre eravamo seduti al nostro tavolo dell'Horse and Trumpet venivamo fissati da una signora sulla cinquantina, che ogni tanto ci sorrideva mentre sfogliava le pagine di un quotidiano. Quando si è alzata abbiamo levato gli occhi dall'ultimate burger e abbiamo ricambiato il sorriso, e la signora si è fermata al nostro tavolo e ci ha spiegato che lei lavora al teatro dell'opera, così ha imparato un po' d'italiano - un pochito - ed era proprio un peccato che dovessimo già tornare a casa perchè hanno delle produzioni splendide - come to visit us next time, okay?
Abbiamo finito l'osceno ammasso di carne e formaggio e cipolle e patate che occupava il piatto pensando a questa donna che si era formata con Verdi e Rossini e Puccini, e la gelida manina le aveva permesso di capire almeno una parte delle immonde fesserie con le quali stavamo concludendo la giornata, sentendoci stranieri in casa, e a casa in terra straniera.
Squonk

12 commenti finora
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bello questo. Anch’io sono stato a Leeds anni fa, e ho sempre pensato che sarebbe stato un bel posto per farci l’erasmus

e poi Iddio la conservi in quanto teatro del grande live degli Who

Molto Bello.

Dopo aver letto la quadrilogia di david Peace la voglia di andare a Leeds è ai minimi storici…

Ho vissuto per due mesi a Leeds nel lontano ‘93…
L’accento è talmente pessimo che, nonostante il mio scarso inglese, durante alcuni giorni trascorsi poi a Londra mi sentivo quasi madrelingua, tanto era semplice capire…

Vabè dillo che questo è blog DI INGHILTERRA
perchè mi scrivi parole che non si capisce NIENTE!???
Io gentilmente ti avevo scritto che non ci capisco niente di PAROLE INGLESE e tu allora me lo fai apposta!
L’amiccizzia è VALORE però
Eio te lo data..
Infatti io (ENZO) ti racconto una cosa, perchè io sono scarso in inglese ma ottimo di veracità
allora ieri alla guardiola c’è stato un problema perchè stavo leggendo un libro di harry potter, è bello lai letto?
è inglese ma con parole italiane
io leggevo ed è arrivato il capo che è vecchio e cattivo e mi ha detto che leggere non è bello
e allora?
La verità è che i CAPI sono tutti ignoranti perchè hanno i soldi e non ci volgiono raggionare ai probblemi delle cose, solo le lettere delle corna sui giornali si legge il capo. infatti si guarda sempre verissimo
ma TU perchè allora scrivi a parole difficili?
io ho letto la tua scrittura e, o, è incrispata: NON SI CAPISCE

scrivilo che è blgo di stranieri, a volte fai come quelli di bARI: o tutti come io o…

la vergogna ha altezze e pure paure!

ENZO

ho provato a fare i numerini di prima ma niente e ho dovuto scirvere di nuovo tutto…
NON CI VENGO PIU a questo BLOG di ARROGANZZA

Voglio solo dire che Sto Enzo illetterato mi sta rubando il posto e il post. Qua il troll sono io, che ci sono da secoli e secoli, cercati un altro blog!!!!!!!

Sembra che sia stata votata la citta’ migliore in fatto di business e in crescita esponenziale.

E’ tutto bellissimo!

per inciso… io una macchina da cucire ce l’ho. regalo, desideratissimo, di laurea

Sono stata a Leeds un anno, per l’erasmus… L’hai descritta nel modo migliore che si potesse fare… Mi ha quasi commossa… E’ da un pò di tempo che vorrei tornare lì, a respirare aria di vera Inghilterra… Chissà che prima o poi non riesca a farlo… Provo un pizzico d’invidia…

ciao…cercando info di leeds su google sono arrivato qui…devo decidere le destinazioni erasmus e la scelta adesso è tra lancaster e leeds. non so se tu sia stato a lancaster, ma leeds la consiglieresti ad uno studente universitario che vuole passare un anno via?
se vuoi mi puoi rispondere alla mail, sarebbe veramente un grande aiuto per me sapere più notizie da chi a leeds c’è stato!!!

RAGAZZI MI SONO APPENA LAUREATO IN ECONOMIA E ANDRO’ A LEEDS A LAVORARE FINO AD AGOSTO….SONO DISPOSTO A FARE QUALSIASI LAVORO PUR DI IMPARARE LA LINGUA…SE AVETE QUALKE NUMERO DA CONTATTARE PER LAVORARE RISPONDETEMI…GRAZIE…SPERO CHE LEEDS SIA REALMENTE COME E’ STATA DESCRITTA!!! LA MIA MAIL è vito_guarini84@hotmail.it



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