sabato 10 febbraio 2007
Più di così, lo sai, non ce n’è
Di quelle giornate che qualche anno fa se mi avessero detto che esisteva una giornata così io dicevo che stronzo quello che vive a ‘sta maniera. Poi quando succede non ti vedi dal di fuori e vai sereno col tuo bel violoncello sul ponte della nave, senza ricordarti bene se il nome scritto sulla chiglia iniziasse con la T.
Insomma mi sveglio poco dopo le sette mi arrabatto faccio male delle robe che si fanno la mattina presto, poi vado a prendere la 73. La 73 è l’autobus che se abiti da questa parte di Milano ti porta in aeroporto in quindici minuti, senza tante menate, minitrenini, aerobus, shuttleplane: la 73 è molto milanese, timbra il biglietto, siediti, Linate, scendi e volatene affanculo.
Faccio code e tolgo cinture e mi svacco sentendo l’ipod sulle poltroncine. Poi arrivo sull’aereo nuovo di zecca e dico allo steward “ma questo aereo è nuovo di zecca” e lui “sì ha un mese”. Mi sento privilegiato. Prima di decollare guardo un altro aereo come quello su cui sono, lì accanto sulla pista, e per la prima volta mi rendo conto del rapporto tra il nome Air One e il simbolo dell’airone. Mi sento cretino.