venerdì 30 marzo 2007
Sono Pazzi Questi Romani
Uno sta sul treno e dice Roma, bellissima ma non ce n’è, il potere per duemila anni ti cambia la forma del cervello, ti rammollisce, laissez faire. Dico uno sul treno, scendendo a Roma, mentre il trillo dei telefoni ricorda costantemente che sta viaggiando su un Eurostar, riflette che la città è meravigliosa però potrebbe impazzire, non essendoci nato, se ci dovesse vivere. Poi prima di scendere dal treno chiede un’informazione e viene riempito di dettagli. Poi arriva alla stazione di Walterone, che è “‘n centro commerciale” ed è bellissima. E nel giro di cinque minuti dico cinque, solo a girare per le strade, vede passare persone e cani e pretoriani con la sirena, e si dà l’anima in pegno. La romanità, il senso de ’sti cazzi, le battute degli sconosciuti, l’aria di polverosa voglia di godersela, tutto questo lo prende dolcemente alla gola. E capisce che il lato oscuro della forza è meraviglioso.
Come notazione accessoria segnalo che lo so che sto scrivendo poco qui e non è colpa di Roma. Prometto che mi rimetterò in riga presto, non appena tornato. Sono stato massacrato dalle scadenze. Dovevo anche andare su un’isola vulcanica. Poi invece no. Ha detto l’elfo che non mi vuole. La nana.
Non è che abbia tanto da dire su questo fatto. Se non che sarei felice che ci dimostrassimo un paese conformista, piccino e pallonaro quanto volete, ma non di quelli che fanno dimettere la gente perché si ferma a guardare una zoccola. Che poi se vogliamo ben vedere non si vede che è un trans dalla foto, né è rilevante. (Certo che è rilevante ai fini della comunicazione politica, lo so!, è solo un giochino). In sostanza è rilevante se uno ci fa della roba, ma nel senso dei gusti, non della morale. Se però non tocchi è come vedere uno che muore al cinema. Mica possiamo pretendere le pallottole vere. E poi è un trans velato, quello di Sircana: non ha quel baffo volitivo; non ha la caviglia larga da rugbysta; non espone parti maschili al pubblico. In assoluto, non mi pare che si possa dire sempre a occhio, con sicurezza, se uno ha il pisello o meno. Ma questo non c’entra con la questione e poi io non voglio difendere Sircana rispetto ad altri. Vadano dove gli pare. Tutti.
Prendono cento tizi. Cento. Li mettono davanti a un videogioco di guida. Dopo qualche ora li staccano dal videogioco e li fanno guidare. Fanno dei test a capocchia. Scrivono delle robe. Arriva un giornalista del Corriere (prima ce n’è stato uno inglese, non controllo neanche) e
I titoli di Cronaca Vera sono da sempre un culto. Non c’è niente di più sopra le righe, niente di più sfrontato, niente di più baraccone e fiammeggiante dei titoli di Cronaca Vera. Nessuno è mai solo qualcosa e tutto è anche qualcos’altro. Non c’è il ladro: c’è il ladruncolo insospettabile. Non c’è la maestra: c’è la maestrina sexy. E ogni cosa accada, è un crocevia del sospetto e dello scandalo universali. Le catene che prendono vita, vi giuro, non sono così lontane dal titolo e fanno sempre pensare che la fine del mondo raccontata da Giovanni non sia così lontana. Se avessero ragione nella sostanza e nel tono, la bestia con sopra scritte le bestemmie potrebbe comparire all’orizzonte da un momento all’altro.
É da poco trascorsa la festivitá ebraica di Purim, una specie di carnevale circonciso durante il quale ci si veste in maschera ed é obbligatorio ubriacarsi.
Lonely People in Philly.
La storia non è molto chiara. Cosa fosse successo esattamente, come si fosse verificato l’incidente e quali fossero state le responsabilità. Se fosse stata Luigia troppo poco prudente o invece lo stalliere troppo disinvolto, o ancora solo gli eventi e lo scatto improvviso di un felino impaurito a far partire il cavallo al galoppo. Fatto sta che c’era una bella gnocca del Settecento che si chiamava Luigi Pallavicini, ed era di Genova, e Ugo Foscolo se la voleva fare. Lo stesso Foscolo, saputo che la donna, considerata universalmente uno splendore, era caduta da cavallo rompendosi tutta e diventando un mostro, a un certo punto decise di dedicarle un’ode. L’impressione è che alla fine abbia voluto scrivere un congedo stiloso, tipo grazie fa niente va bene così Luigia, ma con molto impegno. Fatto sta che la Pallavicini è da allora “quella caduta da cavallo”: per la storia della cultura italiana è una persona che ha senso solo in quanto caduta da cavallo. Quello che ha fatto prima di allora la Luigia, la storia personale dei Pallavicini, i moti del suo animo e i suoi convincimenti più profondi: è tutto superfluo. Noi sappiamo che Luigia Pallavicini è LA caduta da cavallo e quello ci basta e ci avanza.
La prima primavera che ho passato a Tokyo, pur partecipando a degli Hana-mi (picnic etilici sotto i fioriti alberi di ciliegio) non
La capacità di infilarsi in ogni contesto come un fluido viscoso è sempre stata la forza di Pierluigi Diaco. Fin da quando, giovanissimo, rispondeva ai lettori su Musica di Repubblica, rappresentandoli tutti senza che nessuno glielo avesse chiesto. E poi scriveva libri intervista a politici e giornalisti ignari di essere stati intervistati, parlava male del pc, parlava bene del pc, parlava bene di Bertinotti, coccolava Bertinotti, blandiva Bertinotti, faceva il moderno, faceva il conservatore, faceva il libertario, faceva il tradizionalista, faceva il trasgressivo-papalino-transgender-folle-protocollare-savio-neo/teo/geo-con-lib-prog, diventava amico del sindaco, del console, del proconsole, del basilisco, del papa nero, di qualsiasi carica sitituzionale possibile e immaginabile. Tutto questo fino ad avere ruoli di un certo peso a Sky TG24, a Rai News 24, diventando perfino uno dei conduttori preferiti di mia madre. La minifestazione di ieri a favore dei DICO o di qualsiasi altra roba vogliano decidersi di mettere in piedi, era condotta da Pierluigi Diaco e Alessandro Cecchi Paone. Il secondo, ormai si è capito, è convinto che la propria condizione di gay che è venuto fuori pubblicamente lo renda martire, santo, portavoce del mondo gay. Da “La macchina del tempo” alla militanza più goffa e spesso inopportuna che si ricordi, il passo è stato misteriosamente molto breve. Insomma pare che ieri sia rimasto offeso dalla presenza di Diaco stesso e non sia salito sul palco. Come se la gente che era alla manifestazione avesse tempo e voglia di preoccuparsi ancora una volta delle paturnie di ACP.