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Venerdì 30 Marzo 2007

Sono Pazzi Questi Romani


812.jpgUno sta sul treno e dice Roma, bellissima ma non ce n’è, il potere per duemila anni ti cambia la forma del cervello, ti rammollisce, laissez faire. Dico uno sul treno, scendendo a Roma, mentre il trillo dei telefoni ricorda costantemente che sta viaggiando su un Eurostar, riflette che la città è meravigliosa però potrebbe impazzire, non essendoci nato, se ci dovesse vivere. Poi prima di scendere dal treno chiede un’informazione e viene riempito di dettagli. Poi arriva alla stazione di Walterone, che è “‘n centro commerciale” ed è bellissima. E nel giro di cinque minuti dico cinque, solo a girare per le strade, vede passare persone e cani e pretoriani con la sirena, e si dà l’anima in pegno. La romanità, il senso de ’sti cazzi, le battute degli sconosciuti, l’aria di polverosa voglia di godersela, tutto questo lo prende dolcemente alla gola. E capisce che il lato oscuro della forza è meraviglioso.
Come notazione accessoria segnalo che lo so che sto scrivendo poco qui e non è colpa di Roma. Prometto che mi rimetterò in riga presto, non appena tornato. Sono stato massacrato dalle scadenze. Dovevo anche andare su un’isola vulcanica. Poi invece no. Ha detto l’elfo che non mi vuole. La nana.


Giovedì 22 Marzo 2007

Death of a president


abetifCos’è. Diretto dal regista inglese Gabriel Range, il film è costruito come un docudrama di fantasia sulla morte di George W. Bush. L’evento risale al futuro e ha luogo il 19 ottobre del 2007 a Chicago, all’uscita da un discorso tenuto alla camera di commercio locale; il documentario però è ambientato qualche anno dopo ancora, ed è fatto di filmati di repertorio e interviste a tutti i protagonisti. Chiaramente ha suscitato grande clamore ed è stato considerato offensivo, indegno, vergognosa, bla, bla, e da alcuni persino bla. Fatto sta che nel Regno Unito è andato in onda alla televisione, due volte, di cui una il 19 ottobre 2006, cioè un anno prima dell’assassinio teorico. Nella prima parte il film spiega l’attentato e nella seconda le indagini per scoprire il colpevole.
Le classiche interviste da documentario sono girate con attori (una speechwriter, il responsabile della sicurezza, un uomo dei servizi, alcuni dei sospettati); le parti in cui compare Bush sono filmati di una vera conferenza del Presidente davanti agli industriali di Chicago con alcuni inserti digitali; le esterne finto-amatoriali, i telegiornali, le telecamenre a circuito chiuso, sono tutti prodotti una certa cura. Le manifestazioni finte vengono sempre male e anche questa volta corteo e polizia sono un po’ sottodimensionati. Si guardano con quella faccia un po’ così che abbiamo noi che abbiamo visto Genova (alla tele).
Com’è. Come mi ha detto una volta un avvocato di Toronto, il Canada esporta tre cose: giocatori di hockey, sciroppo d’acero e critica al sitema americano. E la produzione di questo film non a caso è Canadese. Per quanto tutto sia fatto a modo, trasuda quella retorica che ricorda Michael Moore quando non è in forma. La prima parte, quella dell’attentato, appassiona. La seconda è lenta e menosa. A differenza di Michael Moore, Gabriel Range inventa un evento possibile, ma irreale. Per questo è particolarmente grave che il racconto dello stesso si perda negli stereotipi classici del cospirazionismo e del trionfo dell’ingiustizia su tutto. Un po’ come se la Gabanelli raccontasse dei soprusi dell’amministrazione nativa marziana a danni delle colonie terrestri.

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Mercoledì 21 Marzo 2007

It’s one of the master’s affairs


curry.jpgNon è che abbia tanto da dire su questo fatto. Se non che sarei felice che ci dimostrassimo un paese conformista, piccino e pallonaro quanto volete, ma non di quelli che fanno dimettere la gente perché si ferma a guardare una zoccola. Che poi se vogliamo ben vedere non si vede che è un trans dalla foto, né è rilevante. (Certo che è rilevante ai fini della comunicazione politica, lo so!, è solo un giochino). In sostanza è rilevante se uno ci fa della roba, ma nel senso dei gusti, non della morale. Se però non tocchi è come vedere uno che muore al cinema. Mica possiamo pretendere le pallottole vere. E poi è un trans velato, quello di Sircana: non ha quel baffo volitivo; non ha la caviglia larga da rugbysta; non espone parti maschili al pubblico. In assoluto, non mi pare che si possa dire sempre a occhio, con sicurezza, se uno ha il pisello o meno. Ma questo non c’entra con la questione e poi io non voglio difendere Sircana rispetto ad altri. Vadano dove gli pare. Tutti.
Ma se uno di destra avesse fatto lo stesso, direte voi, avresti la stessa posizione? No. E sapete perché? Perché la destra è moralizzatrice, bacchettona e bigotta. La destra italiana è uno schieramento di scandalizzati portatori del vessillo del giusto e dello sbagliato. E non mi parlate della destra liberale. L’ala liberale della destra italiana è ridotta a un manipolo di taradasci impettiti che scrivono saggi saggi sul foglio ma poi non contano una mazza quando si fanno le leggi. A sinistra è normale che ci siano più puttanieri, cannaioli, lesbiche, gay e feticisti del piede. Perché a sinistra c’è forse, nel bene e nel paolocento, più senso del ridicolo.


Martedì 20 Marzo 2007

Fan venire anche l’epilessia!


mariotract.jpgPrendono cento tizi. Cento. Li mettono davanti a un videogioco di guida. Dopo qualche ora li staccano dal videogioco e li fanno guidare. Fanno dei test a capocchia. Scrivono delle robe. Arriva un giornalista del Corriere (prima ce n’è stato uno inglese, non controllo neanche) e racconta che i videogiochi di guida fanno male alla guida. Che sono troppo competitivi. Che la gara ti tira dentro e ti tira scemo. E devi stare attento che addirittura ci sono certi giochi che fai i scontri automobilistici. E poi nel mondo vero rischi che c’è quello con la Pejò davanti a te ci mette tanto a partire e tu hai fretta e pum lo tamponi, pensando che era tutto finto e invece è per sulserio.

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Sabato 17 Marzo 2007

La fedifraga mancina scappa col negro a bordo di un furgone intestato a un pedofilo cleptomane celiaco


piedone.jpgI titoli di Cronaca Vera sono da sempre un culto. Non c’è niente di più sopra le righe, niente di più sfrontato, niente di più baraccone e fiammeggiante dei titoli di Cronaca Vera. Nessuno è mai solo qualcosa e tutto è anche qualcos’altro. Non c’è il ladro: c’è il ladruncolo insospettabile. Non c’è la maestra: c’è la maestrina sexy. E ogni cosa accada, è un crocevia del sospetto e dello scandalo universali. Le catene che prendono vita, vi giuro, non sono così lontane dal titolo e fanno sempre pensare che la fine del mondo raccontata da Giovanni non sia così lontana. Se avessero ragione nella sostanza e nel tono, la bestia con sopra scritte le bestemmie potrebbe comparire all’orizzonte da un momento all’altro.
Oggi sfogliavamo Panorama e ci siamo resi conto che lo stile di Cronaca Vera è passato al nuovo Panorama. Ammorbidito, ma non tanto. Abbiamo deciso, io e Trappolino, di scrivere due post gemelli su questa allegra pubblicazione appena ristrutturata. Da tenere d’occhio.

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Venerdì 16 Marzo 2007

Gerusalemme, 13-03-2007


tad3.jpgÉ da poco trascorsa la festivitá ebraica di Purim, una specie di carnevale circonciso durante il quale ci si veste in maschera ed é obbligatorio ubriacarsi.
Quest’anno ho scoperto, con metodo empirico, che a Gerusalemme Purim dura un giorno in piú perché é una cittá con le mura.
(Per informazioni piú accurate sulla festa di Purim: Yankele se ci sei, batti un colpo!)
Effettivamente da queste parti vi é una tale abbondanza di mura, muri e muretti che Purim potrebbe anche durare tutto l’anno.
Il muro piú famoso é il muro del pianto (in ebr. Ha Kotel Ha Ma’aravi, il muro occidentale), dove a qualsiasi ora del giorno e della notte si trova sempre qualcuno che si dondola pregando davanti ai pietroni millenari e alle piante di capperi spioventi.

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Giovedì 15 Marzo 2007

New York, 03-13-2007


smoke%20033.jpgLonely People in Philly.
Sono stato via per circa una settimana perchè ero a un congresso a Philadelphia, il mio primo congresso americano.
La prima cosa che ho notato e che da noi bacchettoni europei non si vede molto spesso, è stato il tono informale adottato dagli speaker (che sembravano avvezzi a palchi degni del Saturday Night Live!…) e dall’organizzazione in genere. Nella sala che va lentamente riempiendosi per la conferenza introduttiva di uno dei massimi esperti (ancora viventi…) del settore, risuonano note che mi ricordano il periodo delle uscite, il venerdì sera, al Rainbow. Mi ritrovo a canticchiare, accompagnando la voce di Robert Smith che ricorda di certe fotografie… Ma ecco che, tutti seduti, la prima sessione del congresso inizia: cosa può sancire l’apertura ufficiale di un congresso a Philadelphia se non le note di “Gonna fly now” con Rocky che corre, sale per le scale della National Library ed esulta saltellando? Beh, per gli organizzatori niente, visto che, in barba all’accusa di essere scontati e prevedibili, hanno iniziato veramente così. Ma io ancora canticchiavo i Cure…

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Mercoledì 14 Marzo 2007

Da Duke a Luigia Pallavicini in una mossa


johnwayne.jpgLa storia non è molto chiara. Cosa fosse successo esattamente, come si fosse verificato l’incidente e quali fossero state le responsabilità. Se fosse stata Luigia troppo poco prudente o invece lo stalliere troppo disinvolto, o ancora solo gli eventi e lo scatto improvviso di un felino impaurito a far partire il cavallo al galoppo. Fatto sta che c’era una bella gnocca del Settecento che si chiamava Luigi Pallavicini, ed era di Genova, e Ugo Foscolo se la voleva fare. Lo stesso Foscolo, saputo che la donna, considerata universalmente uno splendore, era caduta da cavallo rompendosi tutta e diventando un mostro, a un certo punto decise di dedicarle un’ode. L’impressione è che alla fine abbia voluto scrivere un congedo stiloso, tipo grazie fa niente va bene così Luigia, ma con molto impegno. Fatto sta che la Pallavicini è da allora “quella caduta da cavallo”: per la storia della cultura italiana è una persona che ha senso solo in quanto caduta da cavallo. Quello che ha fatto prima di allora la Luigia, la storia personale dei Pallavicini, i moti del suo animo e i suoi convincimenti più profondi: è tutto superfluo. Noi sappiamo che Luigia Pallavicini è LA caduta da cavallo e quello ci basta e ci avanza.

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Lunedì 12 Marzo 2007

Tokyo, 19-3-13


kem2.jpgLa prima primavera che ho passato a Tokyo, pur partecipando a degli Hana-mi (picnic etilici sotto i fioriti alberi di ciliegio) non
riuscivo a condividere l’entusiasmo dei miei sodali giapponesi. Ore di treno per raggiungere zone sperdute, appostamenti nei parchi presidiando un rettangolo di terra addirittura dalla sera prima: tutto mi sembrava francamente esagerato rispetto alla ricompensa che ne veniva. Una scampagnata primaverile. Lentamente però ho cambiato idea e ora, grazie anche al fatto che abito al parco di Ueno, mi sono appassionato e autoproclamato organizzatore di un grande hanami che lungo la giornata, a rotazione, ospita decine di amici o sconosciuti.
Tipo pasquetta a Faedis.

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Domenica 11 Marzo 2007

PSQR: una prima donna dell’informazione italiana


russell.jpgLa capacità di infilarsi in ogni contesto come un fluido viscoso è sempre stata la forza di Pierluigi Diaco. Fin da quando, giovanissimo, rispondeva ai lettori su Musica di Repubblica, rappresentandoli tutti senza che nessuno glielo avesse chiesto. E poi scriveva libri intervista a politici e giornalisti ignari di essere stati intervistati, parlava male del pc, parlava bene del pc, parlava bene di Bertinotti, coccolava Bertinotti, blandiva Bertinotti, faceva il moderno, faceva il conservatore, faceva il libertario, faceva il tradizionalista, faceva il trasgressivo-papalino-transgender-folle-protocollare-savio-neo/teo/geo-con-lib-prog, diventava amico del sindaco, del console, del proconsole, del basilisco, del papa nero, di qualsiasi carica sitituzionale possibile e immaginabile. Tutto questo fino ad avere ruoli di un certo peso a Sky TG24, a Rai News 24, diventando perfino uno dei conduttori preferiti di mia madre. La minifestazione di ieri a favore dei DICO o di qualsiasi altra roba vogliano decidersi di mettere in piedi, era condotta da Pierluigi Diaco e Alessandro Cecchi Paone. Il secondo, ormai si è capito, è convinto che la propria condizione di gay che è venuto fuori pubblicamente lo renda martire, santo, portavoce del mondo gay. Da “La macchina del tempo” alla militanza più goffa e spesso inopportuna che si ricordi, il passo è stato misteriosamente molto breve. Insomma pare che ieri sia rimasto offeso dalla presenza di Diaco stesso e non sia salito sul palco. Come se la gente che era alla manifestazione avesse tempo e voglia di preoccuparsi ancora una volta delle paturnie di ACP.

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