Venerdì 2 Marzo 2007
Non si uccide così anche un gangbang leopardato?
Dolce & Gabbana non sono miei amici. Non me ne frega niente di Dolce & Gabbana. Ho una loro giacchetta da gangster che ho trovato in un mercatino. Non male. Da gangster. Eppure i gangster negli Stati Uniti e in Italia hanno ucciso migliaia di persone, distrutto tessuti sociali, sciolto bambini nell’acido. Be’, fatto sta che a me piace, la giacchetta. Mi piace perché esistono i gangster movie, perché James Cagney è James Cagney, perché i figli di alcuni immigrati italiani negli States a un certo punto fecero dei film sulla malavita organizzata italiana. E li fecero nonostante ci fossero milioni di emigrati italiani onesti, poveri, lavoratori, che di tutto avevano bisogno tranne che di film che li ritraevano come assassini col gessato.
Io ho visto quei film, li ho amati pazzamente e un giorno ho trovato la giacca gessata sciancrata, da gangster, e l’ho comprata. Era di Dolce & Gabbana. Ecco come è andata che ho nell’armadio una cosa disegnata da loro. Lo dico per mettere le mani avanti. Perché nemmeno mi piace troppo quello che fanno, ma sto per difenderli e non voglio che si dica che lo faccio per via del Padrino, di Scarface, di Quei Bravi Ragazzi.
L’ultima campagna di Dolce & Gabbana rappresenta una donna sexy in posizione passiva, sopraffatta da un tale e circondata da una masnada di modelloni gay che la guardano desiosi. Una massa di politici, istituzioni, enti e associazioni di qualsiasi natura si sono lamentati di questa campagna e ne chiedono il ritiro. Sostengono che sia lesiva dell’immagine della donna. Sostengono che sia una istigazione allo stupro di gruppo (un’idea già difficile da sostenere in astratto). Anche la CGIL è intervenuta. La CGIL è il maggior sindacato di lavoratori italiano. Perché interviene su un tema come questo? Cosa gliene frega, al sindacato dei lavoratori, dell’interpretazione di una pubblicità fotografica da parte dell’opinione pubblica? In che modo ha a che fare con il lavoro? Perché nel comunicato invece di donne scrivi “lavoratrici”? Boh. Ognuno forse dovrebbe fare il suo ed evitare comunicati che iniziano con: “La moda è innanzitutto cultura, etica e veicolo di…“. Purtroppo per il sindacato animalier, la moda è mercato prima e arte poi. È sempre stato così. E se vogliono usare l’immaginario erotico per vendere vestiti, sappiano i benpensanti di tutto l’arco parlamentare che l’immaginario erotico non è fatto di amplessi appassionati alla missionaria sui covoni di grano, non è ridanciano per forza, non è tutto festa in piazza, non è Volonté che scopa l’operaia nell’utilitaria.
Le donne e gli uomini di questo paese sognano porcate, sognano di essere legati vilipesi, battuti, prese di soppiatto, da dietro, con forza, di sorpresa, roba di gruppo, roba lenta e sfinente, roba veloce e furiosa, roba in pubblico, per strada e nei boschi; sognano, i lavoratori e le lavoratrici, porcate che voi non potete nemmeno immaginare, nelle quali i ruoli che uomini e donne hanno nella società secondo il progresso delle istituzioni e dei costumi, non valgono più. Vale solo il desiderio. Vale l’immaginario. Che è bello e giusto per il sesso. Non rappresenta la società. Ne è una parte, recintata dall’intimità, al riparo dalla morale. Proprio come Michael Corleone è meglio in 35mm che per strada.
La foto si rifà a quell’immaginario. Non è un documentario. Si può decidere che sia troppo spinta, troppo allusiva. Si può perché è normale che la società preveda dei limiti e quelli che chiedono la libertà assoluta sono dei cretini. Ma limitiamoci al cosa, decidiamo quali parti del corpo, quali contesti. Non mettiamoci a disquisire su cosa susciti nel pubblico l’immagine, cosa sia arte e cosa no, dove sia lo scopo e che idea si proietti del mondo.
Per un motivo molto ma molto semplice. Non sono affari nostri. A noi spetta guardarla e dire “però!” oppure “che palle!”. E se ci va uscire e comprare una giacca da killer o una camicia da puttanella.
21 commenti finora
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Il feticismo della merce ha così vinto, ha così saputo imitare l’uomo che le campagne pubblicitarie non sono che l’ennesimo trionfo della merce. Che è diventata viziosa e pretende vizio. Abbiamo talmente desiderato merci e nuove merci che oramai si riproducono da se stesse.
scritto da medo Sabato.03.03.07 12:38
Beh! Mi hanno stufato!
Una giornalista critica la loro milanese, loro tolgono la pubbliocità al giornale. Fanno una pubblicità, brutta, che incita in maniera patinata allo stupro, non si può criticarli nell’ unico modo sensibile alla merce, invitando al boicottaggio.
Che palle!
scritto da corrado Sabato.03.03.07 15:37
Ho già dato un giudizio sul mio blog: se la merce fosse di qualità non ci sarebbe bisogno di ricorrere alla spazzatura come pubblicità. E’ marketing, non bacchettonismo.
scritto da Gabbiano della notte Sabato.03.03.07 16:10
…fantasie erotiche di bordone a parte,secondo me non è malvagia… non incita proprio a niente…. è frocia…. nel senso più allegro e amichevole del termine….come la littizzetto,cenZurerei piuttosto la marcuzzi e il suo intestino…..
scritto da mavvia Sabato.03.03.07 16:47
Questa volta condivido con te. In pieno.
scritto da EmmeBi Sabato.03.03.07 18:34
Mi hai dato del cretino. Questa me la segno.
scritto da Halley Fire Sabato.03.03.07 18:55
La CIGL si è data alla pubblicità. Da poco tempo la sua campagna pubblicitaria capeggia dapperutto: la Stazione Garibaldi di Milano è per esempio letteralmente invasa dalle faccione di lavoratori fiduciosi e rassicuranti. Probabilmente a causa di ciò, ora si sente in grado di esprimere giudizi anche sulla pubblicità degli altri.
scritto da Barbara23 Sabato.03.03.07 20:11
Questo è post di POPOLO!
I filom di SPARARE tutti li abbiamo visti, e caro matteobibbianchi, questa tua scrittura inzegna che L’ABITO FA IL MONACO!
La verità è che se CELENTANO non si vestiva da adriano celentano rimaneva un albano qualsiasi. Che ancora veste le giacche cau boi con frange. Ma ALBANO si veste come vuole perchè albano è schiavo di personaggio albano.
Il GRANDE adriano celentano ha invece INVENTATO personaggio. E’ lui il sole di MODA italiana!
Grande adriano
Sanremo è di schifiare, non c’è niente di salvare. C’è pippo baudo e canzoni di gionni dorelli. Mi ricorda MATERA, sanremo. Tutto vecchio
ciao da ENZO
qua dalla guardiola oggi non c’è partita di calcetto femminile da vedere.
Tutti davanti sanermo sono.
L’aria è serena ma dentro c’è tempesta
ciao robi
ENZO
scritto da eNZO Sabato.03.03.07 20:23
Io la leggo così: cinque uomini non fanno una donna.
scritto da Federica Domenica.04.03.07 01:13
io di D&G ho gli occhiali che sono praticamente come i tuoi. mi piacevano e allora mi sono detto chissenefrega, li ho presi.
ora ricevo degli apprezzamenti da dei tamarri che quasi quasi cancello il D&G con un pennarello nero.
spero solo che non mi stuprino 5 grossi di loro.
scritto da Arthur Cravan Domenica.04.03.07 02:06
tutto bello tutto interessantissimo ma io aspetto un blog sul festivalone della canZone italiana. esimio non ci deluda.
:=) w trovajoli.
scritto da mascherina Domenica.04.03.07 03:04
Non credo sia così semplice, e mi piacerebbe tanto dilungarmi. Però ci vorrebbe altro che un commento e altro che un post.
Ricordo solo un fatto storico. Quando vennero emanate le leggi razziali, nel 1938, il regime aveva dato disposizione perchè fumettari, vignettisti e creativi vari ci dessero dentro con gli ebrei dal naso adunco e i negri selvaggi. Era questo il sistema per educare il popolo al disprezzo.
E comunque per me D&G sono dei sopravvalutati tamarri.
scritto da karen Domenica.04.03.07 11:44
Sconvolgersi per una pubblicità no, mi pare troppo.
Anche perché se vedere una pubblicità ti fa venire voglia di fare uno stupro, sei tu che hai la psiche labile, non è mica colpa di dolce e gabbana.
Almeno io la penso così.
E allora vietiamo tutto, visto che ci siamo.
Vietiamo anche la pubblicità della cioccolata, non sia mai che la gente pensi che una marmotta possa incartare sia capace di incartarla con le sue zampine pelose.
Antropomorfizzare le marmotte è irrispettoso verso gli animali.
A me le pubblicità che fanno antipatia sono quelle con le bambine ipertruccate ed i bambini ipergellati.
Quelle sono un po’ fastidiose.
Perché in realtà uno a quell’età pensa alle caccole e agli arcobaleni.
scritto da Chiara. Domenica.04.03.07 20:33
Golce&Dabbana sono l’esempio supremo del ricatto pubblicitario, del “ti taglio il budget pubblicitario se …”. E tutti i media sevili, a’ pecorì. Non esprimono un valore, uno. Forse solo quello della superficialità fatta persona. Hanno un potere mediatico enorme e non esprimono un ideale. E tu difendi sta merda.
scritto da volta gabbana Lunedì.05.03.07 05:28
non vorrei fare del qualunquismo, ma in tutto questo, con la polemica intendo, d&g raggiungono lo scopo. questa è pubblicità
scritto da john doe Lunedì.05.03.07 10:36
….sì,ma è sempre lecito discutere su quanto una pubblicità faccia cagare… a volte lo fa così tanto che l’alone di merda rimane negli anni….ricordi le casalinghe di igiene sì,fatica no?…
scritto da mavvia Lunedì.05.03.07 14:32
si, si, ma non intendevo la discussione qui nel blog, semplicemente penso che tutta la polemica che è stata creata intorno a questa pubblicità, funga sostanzialmente da promozione per d&g, che facilmente è quello che volevano.
scritto da john doe Lunedì.05.03.07 15:05
Può anche darsi che tu abbia ragione, ma ormai ho passato l’età in cui voglio della coerenza e della logica intorno a me.
E così ora semplicemente mi diverte l’idea che D e G si trovino, così, d’improvviso, la CGIL tra i piedi, loro che magari neanche sapevano che cosa fosse. Con la loro arietta di chi crede che tutto gli sia permesso.
E’ un sentimento basso? Si, si, assolutamente. E mi diverte molto.
scritto da David Lunedì.05.03.07 17:53
ma scusa matteo, mi astengo io dal dare giudizio su dolce & gabbana(insopportabili e fanno abiti con un taglio che non mi piace), ma che c’è di strano se un’associazione sindacale che riunisce milioni di uomini e donne esprimere il proprio giudizio a riguardo di una pubblicità ci si trova qualchecosa di strano? la pubblicita’ non e’ cosa che entra nella vita di tutti? è compito solo degli addetti ai lavori parlarne? e la cgil se ritiene questa campagna offensiva dell’immagine della donna(si puo’ essere o meno d’accordo, non importa) non puo’ parlarne perche’ non le compete? un sindacato dovrebbe occuparsi solo di lavori? dovremmo tutti occuparci solo di questione di nostra stretta competenza?
dai mi sembra forzato come passaggio…potrà la cgil permettersi di dire che questo costume dello sbattere tutto in faccia, sempre e comunque, di provocare tanto per provocare, alla fin fine ci siamo un po’ tutti-o tanti- rotti li coglioni?
scritto da jukka Mercoledì.07.03.07 18:19
E’ solo che questi due non hanno una stuprata in casa. Non conoscono nessuno che abbia mai avuto le braccia bloccate. Tutto qui. Poi me ne frego del marketing e dell’immaginario erotico della gente.
Scusa se mi permetto,ma è troppo “facile” metter la questione pubblicità vs. realtà, questa volta addirittura vs. le fantasie di noi tutti. Non esistono solo bigotti. Esisto anche io. Per me l’immagine non induce, non può, ma rappresenta, questo lo deve. L’immagine rappresenta. E seduce. Sempre. Anche con un Cristo in croce. Fa bella la morte, fa bello il sangue, fa bella la paura, la tua , e quella che vedi negli occhi degli altri. Esisto anche io, donna, a cui piace coinvolgere conoscenti e sconosciuti in sane scopate mentali, ovunque e a dispetto di qualunque condizione. L’aggressività subita è uno dei canovacci. Ma vedi…la mia immagine mentale non possiede colori, né contorni. E’ più simile al sogno - fluttuante, incoerente, fisica. E’ s-e-n-so puro, il senso di chi lo produce, liberazione da ogni tabù. Ma l’immagine apparecchiata, a-personale e per definizione “industriale” com’è quella pubblicitaria il tabù me lo ripristina subito. Lì davanti, adesso, non ci sono se, né ma. La mia fantasia mi prende direttamente tra le gambe. La foto pubblicitaria pretende di tipizzare la fantasia e di sottrarla a quella regia sempre imprevedibile che è il mio sguardo mentale. Lì davanti adesso una foto pubblicitaria vorrebbe riflettere la mia creatività sessuale, ma la scarnifica, e prende direttamente solo i miei occhi. Così smette di rappresentare, e mostra qualcosa…i miei occhi esterni sono fatti apposta per riconoscere le situazioni esterne, come categorie scarnificate appunto, e quello che vedono mi inquieta. I miei sogni non solo non conoscono quegli ottimi allestimenti scenici, ma neanche i nomi delle azioni. I miei occhi invece i nomi li sanno tutti. E tuttavia la foto pubblicitaria…seduce. Solo che a sedurre non è il s-e-n-so, ma il belletto. Il belletto copre il brutto, e il brutto qui per una donna è la paura. Il risultato è quello di chi puzza e invece di lavarsi si sciacqua col profumo. Al contrario, la fantasia erotica sublima la paura in desiderio. E libera dall’inibizione. Ora…l’unico tentativo di tipizzare che accetto è quello dei codici di legge. Qualunque altra cosa non osi. Non con le mie fantasie. Non è la foto di un artista, non un olio, né un fumetto, dove anche un pugno diretto allo stomaco avrebbe detto della persona-autore, non di me, non per me, non contro me. Sarebbe rimasta l’esperienza del luogo visivo privato, espressivo, artistico, con la sua forza di fare bella anche questa paura. Ebbene scegliere colori, protagonisti, occasioni delle mie fantasie erotiche, e vendermele …è mettere il belletto ad una sonora presa per il culo! “vedi…noi sappiamo ciò che vuoi”… “e costa 320e.!” Bitte!
E se vuoi davvero dire la tua, metti la foto in questione, non quella quasi caricatura che certo non rappresenta la categoria di situazioni che gli uomini si siano geneticamente abituati a recepire come preoccupante!
scritto da scusa la lunghezza! M. Giovedì.08.03.07 02:01
Ciao, complimenti per la riflessione! Io ho da poco iniziato una tesi di ricerca universitaria proprio sulle influenze tra pubblicità & immaginario sessuale & nuove forme di famiglia. Ho pubblicato un sito dedicato alle ricerche che sto facendo, l’indirizzo è http://dario.caregnato.net/tesi Lo segnalo qui sperando torni utile a qualcuno!
scritto da Dario Caregnato Sabato.19.05.07 16:56
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