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Martedì 6 Marzo 2007

L’albero fiorito


refosco.jpgUn bicchierino di rosso al bancone ma l’aria che tira non è buona. Tutte e due le salette sono piene, ci sono facce (e pettinature e vestiti) mai viste prima e c’è un senso di stasi - altrimenti detto nessuno alza il culo anche se sono le otto e venticinque. Il Gianni ci guarda per mezzo secondo e dice solo “E’ tardissimo per mangiare”. Noi osiamo rimanere qualche minuto lì davanti, in anni di frequentazione pensiamo di potercelo permettere - che è poi la cosa da non fare mai: all’Albero Fiorito nessuno può permettersi nulla. Neanche pensare di potersi permettere. Entrano due ragazzi ai quali non viene quasi consentito di oltrepassare l’uscio. “Ne ho mandati a casa cinquantasette ’stasera. Con questi tre qui davanti (noi) fan sessanta”.


Salutano e se ne vanno. Guarda noi di nuovo. “Qua non si alza nessuno, adesso vediamo se riesco a mandarne qualcuno al cinema ma non ci sperate.” Facciamo per andarcene, guardandolo negli occhi, stiamo rischiando una cena qualsiasi. “Aspettate un attimo. Ci son quei quattro lì che sono al caffè.” Guardiamo l’orologio: otto e quarantacinque. Non è mai successo. In condizioni normali nessuno sta in piedi lì ad aspettare di mangiare alle otto e quarantacinque perchè è già stato cacciato da almeno un quarto d’ora. Facciamo anche venti minuti. Il Gianni è inquieto stasera, addirittura si capisce che vuole dirci qualcosa. Osiamo di nuovo: “Ti piace San Valentino, Gianni, vero?”. Bingo. “Mah ci sarà qualche scemo d’un giornalista che avrà scritto che si poteva venir qui a cenare. Ma a me non me ne frega un cavolo. C’eran degli scemi che telefonavano oggi pomeriggio, non sai quanti! Volevan prenotare… ma dove credevano di chiamare, a un ristorante? Questi qua non erano mica dei nostri a me non me ne frega niente.” Quelli al caffè si alzano. “Dài voi tre, svelti nel tavolo d’angolo!”. Corriamo lì, molliamo le giacche, mi rialzo subito dal tavolo e torno verso il bancone: mi aspettano tre bicchieri e il solito refosco già stappato. Sono le venti e cinquantacinque e non siamo mai stati così orgogliosi.
Teo

11 commenti finora
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Fantastico…esiste ancora !

sono entrato in quel cul de sac solo una settimana fa, solo per vedere se c’e’ ancora. non era sanvalentino, ma mi hanno guardato con quell’ aria li’: chi e’ questo qua? non ne avevo voglia, di dirgli che mi hanno nutrito per anni, nei tristi settanta. non e’ cambiato niente. incredibile. e il bicchiere di rosso costa 50 centesimi.

ciao…cercando info di leeds su google sono arrivato qui…devo decidere le destinazioni erasmus e la scelta adesso è tra lancaster e leeds. non so se tu sia stato a lancaster, ma leeds la consiglieresti ad uno studente universitario che vuole passare un anno via?
se vuoi mi puoi rispondere alla mail, sarebbe veramente un grande aiuto per me sapere più notizie da chi a leeds c’è stato!!!

ma che posto è? perché se la tirano così tanto? perché aprono un locale al pubblico e poi non vogliono gente tra i piedi? Perché “non siete mai stati così orgogliosi?”

La questione è un po’ più complessa e romantica del “tirarsela” o dell’aprire un locale per non avere gente fra i piedi… diciamo che chi è dentro è dentro e chi è fuori è fuori a e ma piace stare dentro… ma me la son dovuta sudare :-)

@andre: e’ semplicemente una osteria dove nemmeno volendo ci si sta in piu di 20/25.
se se la tirassero venderebbero il bicchiere di vino a 50 cent quando la media in zona e’ 2 euro o piu’?

Ci sono stato qualche tempo or sono.
si mangiano le solite cose ad un prezzo interessante.
Il pro del locale è che nonostante tragga beneficio della corrente bohemien che ha permesso di rivalutare molte bettole nella varie città italiane ha mantenuto prezzi da mensa.(Chartier’s a Parigi lo fa da circa 20 anni)
Il grosso è insostenibile difetto di posti del genere è la classica cafonaggine del proprietario. Se ai fortunati habitué che oramai sono “dentro” questo modo di fare piace… beh… tenetevelo pure.
Io ci sono andato una volta e non ci torno più.

che tuffo! ma è ancora aperto? ci abitavo vicino. Serbo bei ricordi e un cappotto puzzolente di pesce fritto del venerdì, e sono 10 anni che non ci entro, cat

A Torino posti così non esistono quasi, cito solo “Da Alfredo”, che fa panini e piatti freddi, a pochi metri dall’università e la mensa popolare di Via Mantova, gestita da una coop sociale, che ti serve cena a cinque euro, e in cui io mangio il giovedì dopo la partita a calcetto con i miei colleghi e amici libertari.

Quanti ricordi l’albero fiorito… Quando lavoravo in zona era tappa obbligata a pranzo e l’atmosfera descritta in questo post rende appieno. Arrivare lì alle 13.05 significava non mangiare. La migliore trippa mai assaggiata!

Sì, sississississii, io ci tornerò. Olè



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