Domenica 11 Marzo 2007
PSQR: una prima donna dell’informazione italiana
La capacità di infilarsi in ogni contesto come un fluido viscoso è sempre stata la forza di Pierluigi Diaco. Fin da quando, giovanissimo, rispondeva ai lettori su Musica di Repubblica, rappresentandoli tutti senza che nessuno glielo avesse chiesto. E poi scriveva libri intervista a politici e giornalisti ignari di essere stati intervistati, parlava male del pc, parlava bene del pc, parlava bene di Bertinotti, coccolava Bertinotti, blandiva Bertinotti, faceva il moderno, faceva il conservatore, faceva il libertario, faceva il tradizionalista, faceva il trasgressivo-papalino-transgender-folle-protocollare-savio-neo/teo/geo-con-lib-prog, diventava amico del sindaco, del console, del proconsole, del basilisco, del papa nero, di qualsiasi carica sitituzionale possibile e immaginabile. Tutto questo fino ad avere ruoli di un certo peso a Sky TG24, a Rai News 24, diventando perfino uno dei conduttori preferiti di mia madre. La minifestazione di ieri a favore dei DICO o di qualsiasi altra roba vogliano decidersi di mettere in piedi, era condotta da Pierluigi Diaco e Alessandro Cecchi Paone. Il secondo, ormai si è capito, è convinto che la propria condizione di gay che è venuto fuori pubblicamente lo renda martire, santo, portavoce del mondo gay. Da “La macchina del tempo” alla militanza più goffa e spesso inopportuna che si ricordi, il passo è stato misteriosamente molto breve. Insomma pare che ieri sia rimasto offeso dalla presenza di Diaco stesso e non sia salito sul palco. Come se la gente che era alla manifestazione avesse tempo e voglia di preoccuparsi ancora una volta delle paturnie di ACP.
Ma il motivo per cui dare la conduzione della manifestazione è stato un errore gigantesco, non sta a mio parere nella sua fastidiosa omofobia anni Cinquanta, o nell’incapacità di tirarsi indietro anche quando una persona gli dice lei mi ha offeso. Il problema è il modo in cui Diaco, dopo tutti questi anni, intende la società e la politica. Cioè al contrario. La politica e la società . È un uomo che ama raccontare il palazzo, le frequentazioni, le liaison, le reciproche aderenze fra questo e quel movimento, le triangolazioni tra i partiti e le correnti, tutta la vita romana, romanissima, polverosa e arrotata su sé stessa, degli amministratori dello stato. Ama raccontarla e ama nuotarci dentro usando i complimenti, le conoscenze, le presentazioni chilometriche di chiccessia, come uno Svitol professionale.
I DICO, i PACS, qualsiasi progetto di legge relativo allo status delle persone nella società , non ha a che fare con quella roba lì. Quella roba lì viene dopo. Le manifestazioni si fanno per mostrare con quanta forza si desideri la soluzione di un problema, vero, profondo, che sta nella società . La gente coi bambini in braccio, le coppie di fatto, i supermilitanti, le bandiere, tutto questo ha a che fare con la popolazione e le sue richieste. Come i rappresentanti la pensino e quali siano le loro posizioni non dovrebbe essere sempre il primo dei problemi, il punto di interesse, il fulcro intorno cui ruota tutto. In campagna elettorale magari sì. Ma altrimenti è su quello che fanno o non fanno che dovremmo concentrare la nostra attenzione. Se intendono risolvere il problema e in che modo. E se non vogliono parlare di quello, ma della nuova iniziativa politica, dovremmo girarci e andare a fare un giro in bicicletta o l’amore su un prato.
Ecco. Se presenta Diaco, e se ci sono di mezzo anche i Radicali, la politica si mangia tutto. Le correnti politiche, i rilanci politici, gli entusiasmi politici, tolgono spazio e priorità al resto. Non a caso qualche migliaio di anni fa si chiamava SPQR. Prima il senatus, poi il populus. Pierluigi Diaco è uno di quelli che di invertire quelle prime due lettere non ci pensa neanche. Se non nel senso di Pigi Senatvsqve Romanvs.
8 commenti finora
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Direi che Diaco è la dimostrazione di come il commentatore politico sguazzi in quella crisi della politica e della forma classica di partito che sta investendo il panorama sociale italiano, in quanto la spinta dal basso e la rappresentatività del popolo sovrano è a zero. Quindi, in questo contesto, fa più successo lo stile glamour-tecnico di Diaco che quello popolare di un Montanelli o di un Giuseppe Fiori (li cito per par-condicio). Anche la società ha le sue colpe. Gaber non ha caso diceva: “non temo Berlusconi in sè, temo Berlusconi in me”.
scritto da Maurone Domenica.11.03.07 21:40
E’ sempre un piacere leggerti, oggi ancora di più.
Ho sempre detestato Diaco a livello epidermico e quello che mi ha sempre inquietato di più in lui è quel suo essere fintamente giovane fuori e terribilmente vecchio e stantio dentro. Stantio come la solita politica che scende a manifestare solo per una insulsa visibilità , dimenticando, ancora e ancora, la bellezza e la forza della società civile.
scritto da Divara Domenica.11.03.07 23:59
Secono me Diaco è il tipico esempio che stare a fianco della gente giusta, parlando male di X in presenza di Y e parlando bene di Y in presenza di X -vecchia tradizione italiana- continua a servire.
scritto da Pelodia Lunedì.12.03.07 12:55
Io sono orgoglioso e geloso possessore del libro: ” Nel 2006 vinco io (e intanto gioco a governare) ” di Pierluigi Diaco.
Posso solo spronarvi all’acquisto, sono 190 pagine di puro piacere (192 sommando copertina e quarta)
scritto da Marpo Lunedì.12.03.07 19:37
diaco ammoscia qualunque commento.
scritto da alex Mercoledì.14.03.07 08:35
Sono molto contenta nel constatare che non sono l’unica ad odiare la spocchia e la saccenza di quel piccolo commentatore (giornalista è davvero troppo!). Diaco è pieno di sé, borioso come pochi ma inconsapevole della sua comicità involontaria. Cioè: a me fa proprio ridere…
scritto da vic Mercoledì.14.03.07 11:02
Bordone Frocione
scritto da stefany Mercoledì.14.03.07 13:50
Ma il Diaco, me lo ricordo solo io giovinetto (finto-)alternativo che rispondeva alle letterine dei ggiovani come lui sull’ultima pagina del Mucchio di alcuni (troppi) anni fa? Oppure il mio e’ solo un ricordo indotto dal deterioramento neuronale progressivo?
“Pigi’s corner” si chiamava la rubrichella. Orticaria a palate, per parafrasare il grande Mariottide.
scritto da ste Martedì.20.03.07 10:49
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