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Giovedì 15 Marzo 2007

New York, 03-13-2007


smoke%20033.jpgLonely People in Philly.
Sono stato via per circa una settimana perchè ero a un congresso a Philadelphia, il mio primo congresso americano.
La prima cosa che ho notato e che da noi bacchettoni europei non si vede molto spesso, è stato il tono informale adottato dagli speaker (che sembravano avvezzi a palchi degni del Saturday Night Live!…) e dall’organizzazione in genere. Nella sala che va lentamente riempiendosi per la conferenza introduttiva di uno dei massimi esperti (ancora viventi…) del settore, risuonano note che mi ricordano il periodo delle uscite, il venerdì sera, al Rainbow. Mi ritrovo a canticchiare, accompagnando la voce di Robert Smith che ricorda di certe fotografie… Ma ecco che, tutti seduti, la prima sessione del congresso inizia: cosa può sancire l’apertura ufficiale di un congresso a Philadelphia se non le note di “Gonna fly now†con Rocky che corre, sale per le scale della National Library ed esulta saltellando? Beh, per gli organizzatori niente, visto che, in barba all’accusa di essere scontati e prevedibili, hanno iniziato veramente così. Ma io ancora canticchiavo i Cure…


Ho avuto definitiva conferma dell’informalità dell’evento (e del fatto che avrei potuto fortunatamente tenere la camicia fuori dai pantaloni) dall’individuazione nella platea di:
• una signora sulla cinquantina con i capelli blu;
• un’altra signora apparentemente coetanea ma giapponese con i capelli verdi;
• la figlia di Marylin Manson.
Sorvolo sul fatto che al congresso non solo non ci è stato servito niente da mangiare, ma nemmeno è stato previsto alcun tipo di pausa per procacciarsi del cibo.
Passo invece a un resoconto delle mie impressioni sulla città.
Per tre giorni l’unica immagine che ho avuto di Philly è stato il chitarrone ubiquitario dell’Hard Rock Cafe, niente di veramente utile per elaborare un giudizio…
A parte sporadiche uscite alla ricerca di posti per mangiare velocemente, finalmente domenica, approfittando del ricongiungimento familiare, ho potuto defilarmi dall’hotel e girare il posto. Prima tappa, obbligatoria, andare da Pat’s per gustare la miglior Philadelphia Cheese Steak della città. Che poi in pratica è un baracchino in culo ai lupi dove mangi un panino seduto sulle panchine sul marciapiede, tipo panino con la salamella fuori da San Siro prima del derby. Ottimo devo dire.
Appesantiti dal pranzo, ci dirigiamo verso la campana della libertà e tutta quella serie di edifici che hanno ospitato la nascita di questa nazione, poco più di 200 anni fa… Nel tragitto ci imbattiamo involontariamente nell’Italian Market, dove non posso fare a meno di immaginare lo Stallone Italiano che piglia a cazzotti un quarto di bue nel retro di uno di questi negozietti… Stella non riesce a fare a meno di comprare del cioccolato; a mia volta, in una spirale, non riesco a fare a meno di mangiarlo…
Ma eccoci alla campana! Tourbillon di controlli come all’aeroporto, una ventina di cartelloni che raccontano la tribolata storia dell’oggetto, corollario di filmati e curiosità per nozionisti e, infine, la campana. Per farla breve, la campana c’era quando è stata proclamata l’indipendenza, c’era quando è stata abolita la schiavitù, poi si è rotta, si è provato ad aggiustarla ma si è fatto peggio, allora, non essendo più buona per suonare se ne è fatto un simbolo. Al fatto che l’oggetto simboleggiante la libertà per gli americani sia irrimediabilmente incrinato, la gente qui non sembra attribuire invece alcun valore metaforico… Vabbe’.
Ma è già tempo di proseguire, di attraversare frotte di irlandesi ubriachi che festeggiano con anticipo San Patrizio e di arrivare alle famose scale che hanno fatto la fortuna passata di Sly e recente della città. Niente di proibitivo, molti bambini coprono l’intera sua lunghezza in pochi secondi, probabilmente più velocemente del pugile commemorato (a conferma che il personaggio è morto in effetti dopo il primo film) da una statua che sorge a fianco a quella di George Washington. Presidenti… Attori… C’è differenza?
Ma è ora di prendere il treno e di ritornare nella patria New York con i suoi locali sempre aperti e la sua caotica, rassicurante, routine.
Ozen! Puoi ordinare una ottima cena Asian Fusion direttamente da casa tua, se riesci a farti capire dalla tipa cinese che risponde al telefono…
Robi

6 commenti finora
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….robi,sei sempre il migliore…. ma la parabola di rocky si compie nel quarto episodio… :D

Comunque, la mia teoria e’ che la carriera di Stallone abbia scollinato in quell’inquadratura di Stayin’ alive in cui il Nostro, vestito con un pelliccione, urta Tony Manero per la strada…
I falchi della notte resta inarrivabile!

il veberdì del Rainbow…quanto mi manca tanzen mussolini come riempipista!

E il martedì al Factory alla serata Shakermaker con Tommaso Toma a mettere i dischi. Ah, gli anni Novanta…

Si’, ma quando uscivi dal Rainbow alle 4, che fuori c’erano i punk che facevano a botte con i dark, con i ricchioni tutti in giro, che poi scoprivi che ti avevano portato via la macchina, eh?
Impagabile!

bellissimo reportage. non potresti corredare ogni tanto i post di qualche immagine? tipo il monumento a rocky! astruso anzicchennò!



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