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lunedì 30 aprile 2007

Aldo, l’oracolo distratto


huxley.jpgL’Italia è un buffo paese a forma di stivale, che nessun quotidiano racconta. Per esempio negli altri paesi i media, che sono fatti in gran parte dalla televisione, non guardano alla televisione come a una pattumiera con la quale sei costretto a fare i conti. Non sbuffano, i critici. Al massimo si incazzano, come fanno i telespettatori quando si sentono presi per il culo, ma non sono mai scocciati e non fanno i capricci. Secondo logica, il critico musicale dovrebbe vivere immerso nella musica ed essere felice quando esce un disco bello; lo stesso per il critico cinematografico, che si prevede passi le sue giornate al cinema; così come ci aspettiamo che quelli che fanno i programmi su come si invasano i gerani abbiano la casa piena di fiori.
Un discorso che sembra non valere per Aldo Grasso, l’unico critico televisivo veramente rilevante d’Italia. Sì, c’è Antonio Dipollina di Repubblica, ma per qualche strana ragione, forse per il suo tono meno da barone della cultura, viene preso meno sul serio.

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giovedì 26 aprile 2007

Un vago sentore di fuffa


happiness.jpgLo dico. Già prima di leggere l’articolo di Bonini sulla Repubblica a proposito della fumosità delle indagini sul gruppo dei sospetti pedofili di Rignano, ci sentivo quel retrogusto di bufala e gente che passa un inferno sull’onda della paranoia collettiva. Mi è sembrata da subito la solita storia. Almeno in questa ultima fase. Andiamo con calma.
Tutto può essere e la pedofilia esiste. Ma da quello che si legge, poi, in genere sono molto meno lontani, folli e demoniaci di così, i pedofili. Sono banali maniaci criminali (parenti, amici, vicini di casa), che fanno violenza a dei bambini. Ed è molto raro che questo tipo di violenza si esprima in maniera così fantasiosa e così cospiratoria. Il gruppo di mostri affiliati, che si trovano in un paese così piccolo e coinvolgono decine di bambini in attività del genere, sembra quantomeno improbabile. Io ci credo poco. O, meglio, vorrei che per prefigurare una situazione del genere non ci fossero giudici, preti, genitori, tutti fobici e ossessionati. Perché quando si sentono racconti come questi, è difficile non pensare agli altri casi di cronaca simili, o al film Capturing The Friedmans (Una Storia americana). Lì si racconta, soprattutto attraverso i filmini che uno dei figli Friedman girava ossessivamente, il disfacimento di una famiglia coinvolta in un caso di pedofilia. E anche lì, come nella storia dell’asilo, c’è un nucleo ristretto, di ambito familiare, che effettivamente sembra dare l’impressione che sia successo qualcosa; e poi, visto che il Signor Friedman faceva l’insegnante, dopo una serie di interrogatori si ipotizza il coinvolgimento di decine di bambini, cioè intere classi di qualche specie di doposcuola da lui tenuto.
Tutto può essere, ripeto, ma quello che colpisce il buonsenso è il livello di fantasia dei pedofili che emergono dai racconti dei bambini. Ricordiamo che i bambini sono piccoli. E interrogarli, senza metterli in condizione di dire sì per fare contenti i grandi, è molto difficile. Si tratta anche di sfere che per dei bambini così piccoli sono insieme delicatissime e di difficile comprensione. È un vero campo minato.

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giovedì 26 aprile 2007

Sapessi com’è strano/sentirsi urlar vergogna/a Milano


killers.jpgAlla partenza ci vado in tram tutto imballato di gente, poi scendo a porta Venezia a c’è un casino bello, allora comincio a camminare alla ricerca degli altri, mi dicono che siamo tra i DS e la Margherita, vado vado vado che tanto il corteo è ancora fermo, finché non trovo Giuliano, quello che mi ha tirato in mezzo, e altra gente che io non conosco poi veramente ma va bene lo stesso, e ci si presenta con dei sorrisi, all’inizio c’è tutto uno stare fermi inerte, poi a dire la verità una cosa si muove quando decidono che se noi ebrei stiamo tra DS e Margherita poi sembra che DS e Margherita non si parlino, cazzo no, conveniamo, scivoliamo avanti che se no anche qui è stato cuscinetto, comunque per capirci c’è questo striscione con scritto Sinistra per Israele e mi hanno tirato in mezzo e io volentieri ci sono, quando poi partiamo e intrattengo con lazzi alcuni con cui ho fatto amicizia, e nel frattempo la gente accanto spesso applaude, il che fa piacere e imbarazza un po, mi sembra di essere venuto qui a fare l’ebreo per prendere gli applausi senza aver mai preso nemmeno una sputazza, ma questo è solo perché non sono abituato a fare cose del genere tipo manifestare, va be’ comunque si avanza lentamente e tutto procede bene, io ho una maglietta di Disneyland con sopra Paperino, quando alle nostre spalle arriva un gruppo che si chiama Manifestracantando, che sono dei signori e delle signore tutti molto di sinistra che cantanto accompagnati da una chitarra, e sono quelle canzoni di protesta spesso in tre quarti, che vanno benissimo però dopo venti minuti che ce le hai dietro le orecchie un po’ vorresti che al loro posto ci fossero i satanisti di sinistra, almeno mettevano Marilyn Manson, così quando questi ci superano siamo molto felici e salutiamo loro determinazione canora con tutto un’altro spirito, detto sinceramente,

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martedì 24 aprile 2007

Quando ci vuole, ci duole


yogi.jpgIo l’ho detto diverse volte. Non metto nemmeno i link. Fidatevi. Io Alfonso Pecoraro Scanio lo reggo poco. Anzi, di tutto il centrosinistra è uno di quelli che mi piacciono meno. Per il suo populismo atavico, viscerale, e per quel modo lamentoso di far sentire le sue ragioni venendo sempre prima del tema per cui si batte. Si vede subito, no, che non mi piace? Ecco. Non mi piace, dicevamo.
Però il lavoro di un ministro dell’ambiente si giudica dal tipo di leggi che fa promulgare e dagli stanziamenti che avvia. E il fatto che si siano inseriti dei novi reati ambientali, con pene detentive più serie e risarcimenti che in alcuni casi arrivano fino a €250.000, non è proprio male. Anzi. Bisogna dirgli bravo e basta. E soprattutto bisogna che poi la gente in galera ci vada, per reati ambientali. Perché finora, a occhio, credo che non ci sia mai andato nessuno, nel nostro paese.

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giovedì 19 aprile 2007

Tokio, 19-4-10


kem19410.jpgLa domenica dei ciliegi è stata un successone: finalmente bel tempo, un posto eccezionale conquistato svegliandomi alle 7 e presidiando il parco per ore, ottimi invitati. In fatto di cibo abbiamo fatto scuola: c’era il figlio di un cuoco tradizionale di cucina tradizionale giapponese del mio quartiere tradizionale, due chef di un ristorante macrobiotico di Hanzomon, il famoso chef di un importante ristorante di Tokyo di cui non faccio il nome (Mandarin Oriental Hotel) e che propone cucina molecolare. Il menu includeva delizie quali insalata con insalate tropicali e fragole, guacamole, grano peruviano, gazpacho di pomodoro e anguria, ottimi vini. Io me la sono cavata portando la “frittat ‘e maccarune”, il pasto dei napoletani al mare. Siamo stati bene, non abbiamo esagerato e sono anche riuscito a tornare a casa su due soli arti.

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martedì 17 aprile 2007

L’inarrivabile vitalità dei morti ammazzati


Jim_Jones_320x240.jpgL’altro ieri è successo che un altro spree killer, un assassino compulsivo di quelli che poi si fanno sparare apposta o si sparano, ha ucciso 32 persone e poi è morto pure lui. In un paese che fa della libertà individuale un proprio pilastro, la tragedia si porta dietro lutto privato, shock della comunità, solidarietà del paese e preoccupazione di cittadini, osservatori e istituzioni. È anche un evento mediatico coi controfiocchi, naturalmente, e giusto ieri i network hanno trasmesso una cerimonia in diretta dal palazzetto del campus, dove sono intervenuti tutti, compreso il Presidente Bush. La cerimonia è stata solenne, ma anche informale e toccante, con la raccomandazione continua dei responsabili della scuola, “Take care of yourselves”, che veniva ribadita come punto centrale della questione. E senza dubbio lo era. Perché la capacità del popolo americano di tenere le persone al centro della questione e gestire le emozioni con partecipazione è molto superiore alla nostra. E i media non fanno eccezione, anzi. Ci sono anche grandi differenze tra lo stile Fox, nazionalpopolare e strappalacrime (simile e quello dei nostri telegiornali), e quello più rispettoso e misurato di CNN.
Fatto sta che ci sono trentatré morti e questo è il primo punto. Trentatré morti, una serie di feriti e parecchia gente sotto shock che non riesce a smettere di piangere. Di questo si sono preoccupati tutti per prima cosa. E questo è il tema per gli americani.
Da noi le dichiarazioni sarebbero state immediatamente politiche, strettamente politiche, eminentemente politiche. E sarebbe partito il rinfaccio, da ogni parte, della reponsabilità sulle politiche della sicurezza. Da noi i trentatré morti sarebbero serviti per i funerali di Stato prima, e per scannarsi a Ballarò la sera stessa.

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lunedì 16 aprile 2007

Ecci came se screve le pirola CATTIVO


Lawrence%20of%20Arabia.jpgVi siete accorti che la traslitterazione delle parole arabe nel lessico dei media italiani è sempre più ondivaga e confusa? In particolare le parole con cui si descrivono quelli che passano per cattivi sono le prime a generare incertezza. Parecchia. Cioè prima è al-Kaida poi diventa Al Kaida, poi al Qaida, poi al Kaeda e al Qaeda. Vi mettete d’accordo, raga? Lo stesso fenomeno su talebani che è stato tale per tutta la prima fase della guerra in Afghanistan (che Calderoli a Otto e Mezzo ha chiamato per tutto il tempo Asganistan, ma questa è un’altra storia, è arte contemporanea e richiedi altri spazi); poi da qualche mese a questa parte è diventato talibani, e dire talebani è da ignoranti capre.
Siccome la forma è sostanziale, sempre, ho chiesto un consulto all’esperto di lingue semitiche di Freddy Nietzsche, il Dottor Gibra’il al-Kashaghii. Ecco la trascrizione della nostra conversazione su Skype, con un paio di miei interventi.

Talebani viene dalla radice ta-la-ba, che significa “studiare” e anche “cercare” in generale. Il participio attivo “colui che cerca/studia” è anche la parola che significa “studente” e suona taalib: la a doppia sta per una vocale lunga. Questa parola ha un plurale normale: tullaab, sempre con la a lunga e una sorta di plurale del plurale – che continua a significare “studenti” – talibaan.

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domenica 15 aprile 2007

Gerusalemme, 10-04-2007


tad104.jpgLe ultime due settimane sono state il tripudio dei monoteismi tra pasque cristiane ed ebraiche e festività annesse e connesse. Di certo a Gerusalemme non ci si può aspettare il tripudio del buddismo o dell’animismo e tantomeno della laicità…
Tutto è iniziato sabato 30 marzo con Ha Shabbat ha gadol (Ebr. Il grande sabato) durante il quale si ricorda la piaga della morte dei primogeniti in Egitto.
[Mi sono accorta in questi giorni che molte reminiscenze di storia del popolo ebraico non le devo agli studi universitari bensí ai polpettoni biblici holliwoodiani dove recitava Charlton Heston e che misteriosamente si sono ben radicati da qualche parte nel mio cervello -- terribile!]
Alla fine di Shabbat in tutte le famiglie ebree osservanti sono cominciate le pulizie per rimuovere le tracce di Hometz (cose lievitate o fermentate). Durante Pesah (pasqua ebraica) infatti é vietato mangiare cose lievitate, per ricordare la fuga dall’Egitto e l’impossibilità di far lievitare il pane in quei giorni e si mangiano le matzot (eb. Pane azzimo).L’espressione “fare le pulizie di pasqua” nasce da questa tradizione di rivoltare ogni angolo della casa alla ricerca anche della più piccola briciola di pane.
Domenica 1 aprile mentre le famiglie ebree erano intente a liberarsi di pane, et similia, vendendolo, bruciandolo o nascondendolo in un luogo sicuro sotto chiave i palestinesi cristiani e torme di turisti si sono procurati rami di palme e ramoscelli di ulivo, e si sono accodati dietro l’orchestra degli scout per la processione della Domenica delle palme lungo le mura della città vecchia.

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giovedì 12 aprile 2007

È la rete, bellezza. E non puoi farci molto (così, a occhio).


deadline8.jpgQualche giorno fa Michele Serra in una sua Amaca ha parlato della rete, di youtube, dei filmaggi e della censura (avete capito l’argomento, no?). Partiva da un presupposto molto condivisibile, cioè quello descritto bene dalla maglietta di Piero Pelù con sopra scritto REGOLE ZERO, una specie di viatico morale per un’intera fetta della popolazione italiana. Il paese in effetti fatica ad attaccarsi addosso delle regole condivise, in genere, ma se uno alla furbescheria ci incolla anche un po’ di ribellismo, puoi continuare a parcheggiare nello posto degli handicappati quando hai fretta che c’è la partita, ma sentendoti anche un rivoluzionario. Insomma questa storia che è vietato vietare, che non si debbano dare limiti a (qui metteteci quello che vi pare), per nessun motivo, che se no si incazzano tutti i suddelmondo e i comici e i migranti e bla bla bla, è diventato un concetto retorico autorigenerante. Quindi capisco Serra e condivido il suo desiderio profondo di regole imposte e decisioni prese responsabilmente. È un po’ lo stessi brivido omoerotico che ci prende quando vediamo Bersani, no?

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giovedì 12 aprile 2007

Denti (bianchissimi) in pericolo


322funari.jpgC’era un mio amico delle elementari che aveva fatto un giochino in basic che si chiamava Teeth in danger. A quei tempi si sbagliava da professionisti (il comando IF lo pronunciavamo proprio come avremmo imparato anni dopo a dire hi-fi) e passavamo ore a ravanare nel Commodore64 alla ricerca di quella verità ultima che l’oratorio palesemente non era in grado di propinarci. Così io perdevo tempo già allora e il mio preciso socio, Siro (come il santo dell’Università del Calcio), produceva software.
Teeth in Danger era così. C’era una bocca con otto denti, quattro sopra e quattro sotto; c’era uno spazzolino che si muoveva con il joystick; c’era un’operazione di lavaggio da compiere premendo il tasto del joystick; i denti ingiallivano e tu intervenivi tenendoli bianchi spazzolando, ora di qui e ora di là. Non è che fosse ’sto divertimento, ma era bello da vedere, non si piantava e poi l’aveva fatto Siro.

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