Lunedì 30 Aprile 2007
Aldo, l’oracolo distratto
L’Italia è un buffo paese a forma di stivale, che nessun quotidiano racconta. Per esempio negli altri paesi i media, che sono fatti in gran parte dalla televisione, non guardano alla televisione come a una pattumiera con la quale sei costretto a fare i conti. Non sbuffano, i critici. Al massimo si incazzano, come fanno i telespettatori quando si sentono presi per il culo, ma non sono mai scocciati e non fanno i capricci. Secondo logica, il critico musicale dovrebbe vivere immerso nella musica ed essere felice quando esce un disco bello; lo stesso per il critico cinematografico, che si prevede passi le sue giornate al cinema; così come ci aspettiamo che quelli che fanno i programmi su come si invasano i gerani abbiano la casa piena di fiori.
Un discorso che sembra non valere per Aldo Grasso, l’unico critico televisivo veramente rilevante d’Italia. Sì, c’è Antonio Dipollina di Repubblica, ma per qualche strana ragione, forse per il suo tono meno da barone della cultura, viene preso meno sul serio.
Lo dico. Già prima di leggere l’articolo di Bonini sulla Repubblica a proposito della fumosità delle indagini sul gruppo dei sospetti pedofili di Rignano, ci sentivo quel retrogusto di bufala e gente che passa un inferno sull’onda della paranoia collettiva. Mi è sembrata da subito la solita storia. Almeno in questa ultima fase. Andiamo con calma.
Alla partenza ci vado in tram tutto imballato di gente, poi scendo a porta Venezia a c’è un casino bello, allora comincio a camminare alla ricerca degli altri, mi dicono che siamo tra i DS e la Margherita, vado vado vado che tanto il corteo è ancora fermo, finché non trovo Giuliano, quello che mi ha tirato in mezzo, e altra gente che io non conosco poi veramente ma va bene lo stesso, e ci si presenta con dei sorrisi, all’inizio c’è tutto uno stare fermi inerte, poi a dire la verità una cosa si muove quando decidono che se noi ebrei stiamo tra DS e Margherita poi sembra che DS e Margherita non si parlino, cazzo no, conveniamo, scivoliamo avanti che se no anche qui è stato cuscinetto, comunque per capirci c’è questo striscione con scritto Sinistra per Israele e mi hanno tirato in mezzo e io volentieri ci sono, quando poi partiamo e intrattengo con lazzi alcuni con cui ho fatto amicizia, e nel frattempo la gente accanto spesso applaude, il che fa piacere e imbarazza un po, mi sembra di essere venuto qui a fare l’ebreo per prendere gli applausi senza aver mai preso nemmeno una sputazza, ma questo è solo perché non sono abituato a fare cose del genere tipo manifestare, va be’ comunque si avanza lentamente e tutto procede bene, io ho una maglietta di Disneyland con sopra Paperino, quando alle nostre spalle arriva un gruppo che si chiama Manifestracantando, che sono dei signori e delle signore tutti molto di sinistra che cantanto accompagnati da una chitarra, e sono quelle canzoni di protesta spesso in tre quarti, che vanno benissimo però dopo venti minuti che ce le hai dietro le orecchie un po’ vorresti che al loro posto ci fossero i satanisti di sinistra, almeno mettevano Marilyn Manson, così quando questi ci superano siamo molto felici e salutiamo loro determinazione canora con tutto un’altro spirito, detto sinceramente,
Io l’ho detto diverse volte. Non metto nemmeno i link. Fidatevi. Io Alfonso Pecoraro Scanio lo reggo poco. Anzi, di tutto il centrosinistra è uno di quelli che mi piacciono meno. Per il suo populismo atavico, viscerale, e per quel modo lamentoso di far sentire le sue ragioni venendo sempre prima del tema per cui si batte. Si vede subito, no, che non mi piace? Ecco. Non mi piace, dicevamo.
Quando si nasce su SecondLife si è tutti uguali. Si diventa qualcuno con l’esperienza: se sei in grado di allungarti i capelli, di appiccicarti una coda di tasso al culo o di crearti un vestito in stile veneziano allora diventerai una personalità del mondo virtuale.
La domenica dei ciliegi è stata un successone: finalmente bel tempo, un posto eccezionale conquistato svegliandomi alle 7 e presidiando il parco per ore, ottimi invitati. In fatto di cibo abbiamo fatto scuola: c’era il figlio di un cuoco tradizionale di cucina tradizionale giapponese del mio quartiere tradizionale, due chef di un ristorante macrobiotico di Hanzomon, il famoso chef di un importante ristorante di Tokyo di cui non faccio il nome (Mandarin Oriental Hotel) e che propone cucina molecolare. Il menu includeva delizie quali insalata con insalate tropicali e fragole, guacamole, grano peruviano, gazpacho di pomodoro e anguria, ottimi vini. Io me la sono cavata portando la “frittat ‘e maccarune”, il pasto dei napoletani al mare. Siamo stati bene, non abbiamo esagerato e sono anche riuscito a tornare a casa su due soli arti.
L’altro ieri è successo che un altro spree killer, un assassino compulsivo di quelli che poi si fanno sparare apposta o si sparano, ha ucciso 32 persone e poi è morto pure lui. In un paese che fa della libertà individuale un proprio pilastro, la tragedia si porta dietro lutto privato, shock della comunità, solidarietà del paese e preoccupazione di cittadini, osservatori e istituzioni. È anche un evento mediatico coi controfiocchi, naturalmente, e giusto ieri i network hanno trasmesso una cerimonia in diretta dal palazzetto del campus, dove sono intervenuti tutti, compreso il Presidente Bush. La cerimonia è stata solenne, ma anche informale e toccante, con la raccomandazione continua dei responsabili della scuola, “Take care of yourselves”, che veniva ribadita come punto centrale della questione. E senza dubbio lo era. Perché la capacità del popolo americano di tenere le persone al centro della questione e gestire le emozioni con partecipazione è molto superiore alla nostra. E i media non fanno eccezione, anzi. Ci sono anche grandi differenze tra lo stile Fox, nazionalpopolare e strappalacrime (simile e quello dei nostri telegiornali), e quello più rispettoso e misurato di CNN.
Vi siete accorti che la traslitterazione delle parole arabe nel lessico dei media italiani è sempre più ondivaga e confusa? In particolare le parole con cui si descrivono quelli che passano per cattivi sono le prime a generare incertezza. Parecchia. Cioè prima è al-Kaida poi diventa Al Kaida, poi al Qaida, poi al Kaeda e al Qaeda. Vi mettete d’accordo, raga? Lo stesso fenomeno su talebani che è stato tale per tutta la prima fase della guerra in Afghanistan (che Calderoli a Otto e Mezzo ha chiamato per tutto il tempo Asganistan, ma questa è un’altra storia, è arte contemporanea e richiedi altri spazi); poi da qualche mese a questa parte è diventato talibani, e dire talebani è da ignoranti capre.
Le ultime due settimane sono state il tripudio dei monoteismi tra pasque cristiane ed ebraiche e festività annesse e connesse. Di certo a Gerusalemme non ci si può aspettare il tripudio del buddismo o dell’animismo e tantomeno della laicità…
Qualche giorno fa Michele Serra in una sua Amaca ha parlato della rete, di youtube, dei filmaggi e della censura (avete capito l’argomento,