giovedì 12 aprile 2007
È la rete, bellezza. E non puoi farci molto (così, a occhio).
Qualche giorno fa Michele Serra in una sua Amaca ha parlato della rete, di youtube, dei filmaggi e della censura (avete capito l’argomento, no?). Partiva da un presupposto molto condivisibile, cioè quello descritto bene dalla maglietta di Piero Pelù con sopra scritto REGOLE ZERO, una specie di viatico morale per un’intera fetta della popolazione italiana. Il paese in effetti fatica ad attaccarsi addosso delle regole condivise, in genere, ma se uno alla furbescheria ci incolla anche un po’ di ribellismo, puoi continuare a parcheggiare nello posto degli handicappati quando hai fretta che c’è la partita, ma sentendoti anche un rivoluzionario. Insomma questa storia che è vietato vietare, che non si debbano dare limiti a (qui metteteci quello che vi pare), per nessun motivo, che se no si incazzano tutti i suddelmondo e i comici e i migranti e bla bla bla, è diventato un concetto retorico autorigenerante. Quindi capisco Serra e condivido il suo desiderio profondo di regole imposte e decisioni prese responsabilmente. È un po’ lo stessi brivido omoerotico che ci prende quando vediamo Bersani, no?
L’idea che le regole siano una ricchezza è fondamentale per un paese serio. Ed è anche il caso di contrapporla con decisione a quella per cui la libertà non sarebbe partecipazione, come diceva Gaber, ma molto più semplicemente ognuno fa il cazzo che gli pare e suona anche il clacson con verve.
Ma per quanto riguarda la rete il problema è leggermente diverso. Ci vogliono, si dice, delle regole. E le regole devono riguardare la pubblicazione di materiale. Serra fa l’esempio del quotidiano e della responsabilità di chi decide che qualcosa si stampi o meno.
In rete (la cosa può piacerci o meno, possiamo anche non essere d’accordo, ma è innegabile) si sta verificando quel fenomeno anticipato da decine di interviste in tutti questi anni, fatte a quella cricca di milionari freak&chic con il pallino del futuro. Questi in genere non ci prendono e prevedono solo quello a cui stanno lavorando in fase beta in quel momento. Ma in troppi su questo punto hanno fatto invece bingo. Dagli hard disk personali si sarebbe passati, per alcuni usi, a una specie di hard disk collettivo e diffuso, che permette di recuperare i dati necessari alla bisogna, senza che nei computer di tutti i cuochi del mondo ci sia una copia dell’Artusi, perché sul sito theartusi.com ci possono andare tutti serenamente quando gli serve. Be’ ci siamo arrivati, quasi.
Ma qui intrviene un altro concetto fumoso e retorico, quello dell’anonimato di ciò che si fa online. La leggenda metropolitana vuole che la rete sia libera e ognuno possa fare quello che preferisce di nascosto. Ora, se hanno preso Fabio Ghioni, dico io, perché non dovrebbero riuscire a prendere quello che mette a disposizione degli altri del materiale privato o illecito, incorrendo in un reato?
Quindi, ricapitolando, siamo per le regole e contro il concetto cretino della libertà individuale pura, assoluto faccioquellochemipare; siamo per il rispetto della legge e per la comunicazione all’autorità competente di quello che l’autorità competente legittimamente richiede; siamo convinti della grandezza dell’Inter.
Ma pensare che la roba venga pubblicata, cioè che si mandi la roba a una redazione e chi riceve vagli i contenuti, significa pensare troppo alla forma del giornale e poco a quella dell’hard disk remoto e collettivo che youtube e altri servizi del genere costituiscono. La gente sbatte su la roba, se la carica e se la scarica, finché quel filmato non smette di suscitare iinteresse e quindi, pur continuando a esserci da qualche parte, diventa irrilevante e invisibile, come un insetto magari anche velenosissimo, ma che nessuno ha mai visto.
In altre parole, anche solo in termini numerici, temo non si possa ipotizzare che si controlli ogni contenuto. E poi secondo quali leggi? Quelle del paese in cui è installato il server, o da cui viene il titolare del dominio? Io punterei sulla responsabilità individuale di chi mette i video su youtube, tanto è tutto tracciabile, e lascerei quella di youtube stesso solo a una strettissima fetta di casi estremamente gravi, come le immagini pedopornografiche. E per il resto applicherei le leggi che ci sono. Probabilmente sarebbe più sano e forse anche più praticabile, senza dover segare tutto il sistema.
Ma certo che le regole attuali bastano, anzi per certi versi avanzano.
Ma il fatto è che la “produttività” della classe politica si misura in visibilità e quantità di leggi prodotte.
Se aumenta il parcheggio in doppia fila, puoi mandare silentemente i vigili nelle strade e sperare che il fenomeno diminuisca E che gli abitanti notino il miglioramento; o puoi promulgare mediaticamente una nuova legge, che ovviamente ricalca in parte l’esistente, perché già oggi la sosta in dippia file è vietata, ma certamente include due/tre commi in contrasto col pregresso. Vai in tivvù, dici che è ora di basta, ed intanto intasi i tribunali civili di causette e ricorsi, e di paffuti avvocati, che prosperano grazie ai tre commi contro.
Se vuoi un caso recente, c’è da domandarsi: era necessaria una legge contro l’infibulazione? E’ chiaro che no, è chiaro che era già tutto severamente punibile con codice penale attuale. Ma quanti se la sono sentita di dirlo ed esporsi all’accusa di [mettiquiunaccusaacaso]?
Il caso della rete NON è ovviamente a parte ma non troppo.
Le regole ci sono e sono bastevoli.
Ma dietro il divieto di sosta non ci sono le major della segnaletica che spingono per nuove forme di censura e controllo.
Il motivo per cui sembra che Internet sia divenuta l’ultima frontiera della libertà sguaiata è lo stesso del per cui qualcuno ha deciso un giorno che doveva essere l’esempio ultimo della tecnologia del controllo.
Chi pubblica materiale tipografico sa che il motivo del deposito obbligatorio mette le radici nel Ventennio, in modo che tutta la catena produttiva fosse tracciabile ed interrompibile a piacimento: non prendo l’autore? prendo il tipografo.
E’ un’idea che piace ancora, infatti non s’è mai pensato di cambiarla. Era una situazione particolare, che tuttavia è diventata normale col tempo.
Oggi si responsabilizzano i provider verso i comportamenti degli utenti; è come se si responsabilizzassero le urbanizzazioni o le municipalizzate per la puzza della merda nelle fogne.
Si cerca cioè di creare tutta una catena di particolarità e di specificità col risultato che in rete è molto più facile che altrove essere fuorilegge, senza saperlo. Ma con la tipica punibilità italica questo in fondo non è un problema.
E quindi la sensazione che ANCHE Internet fosse zona franca. Come le prime radio, come le prime tivvù.
Per contro, è passata l’idea che uno che fosse tanto bravo e tecnologico (a Milano “skillato”) da portarsi su Internet, dovesse essere uno bravo, uno forte, uno OK. Il fatto che Internet fosse (presumibilmente) piene di gente OK, ha provocato una delusione, quando si è poi constatato che come in tutte le cose umane, la media è bassina.
Ma il problema è l’illusione iniziale, non certo il fatto in sé.
Come che sia a seguito dell’illusione e della delusione, finisce che ora Internet uguale pedofili, troie e maiali. Una situazione intollerabile, roba da leggi speciali…
scritto da mORA sabato.14.04.07 09:34
prendiamo il bullismo. una marea togliamo i videi dei bullisti perché queste cose non si possono e non si devono vedere. secondo me un bullista da youtube è scemo non una ma due volte, primo perché fa il bullo e pesta chi non dovrebbe pestare, o lo frocia, o tocca il culo alla prof, e fin qui niente di nuovo sotto il sole, brutto finché vuoi ma niente di nuovo.
ma il problema è che oltre a questo questi son così così coglioni da metterlo su internet. a questo punto manda il video direttamente alla polizia no. in questo senso internet è anche un bene perché permette di pijarli, sti coglionelli.una volta una cosa non esisteva finchè non se ne parlava, adesso
non basta più farle, ne solo millantarle dalla bocca, le minchiate, perchè esistano bisogna pure filmarle e metterle alla portata di tutti, nel vaso di pandora come se io ogni mattina mi filmassi mentre cago e lo mettessi su youtube
sicuramente qualcuno c’avrà già pensato..
peccato
scritto da oscar sabato.14.04.07 14:21
La libertà coincide spesso con un discorso di classe. Nel senso che il sottoscritto se è beccato scaricare una foto non proprio lecita finisce dritto in carcere, con una condanna piuttosto severe, anche perchè posso solo permettermi il difensore d’ufficio. Se Lapo Elkann viene beccato…. beh sappiamo tutti come, dove e con chi e con che cosa… e sappiamo anche come è finita…
Perchè un Coppola, un Tanzi o un Cragnotti sono finiti in carcere allora? Perchè oltre che a fallire, sono stati scaricati dai loro padrini politici… ben più potenti e coperti di loro…
scritto da Maurone sabato.14.04.07 19:48
L’unico commento serio che ho scritto blognation non me lo pubblica!?
Son cose…
scritto da Nandina lunedì.16.04.07 10:45
E allora ci riprovo.
Secondo me la questine è:
1) esistono reati ed illeciti
2) esiste la rete, tramite cui come altrove si compiono reati ed illeciti
Non basta perseguire reati ed illeciti compiuti dai singoli piuttosto che inventarsene di nuovi?
Se io vado al parco e urlo insulti contro qualcuno quel qualcuno querela me, non chiede che io non venga ammessa al parco, no?
Servono tecnologie e competenze? Be’, non mi risulta che i poliziotti inseguano i malviventi a piedi o a cavallo, nè che si battano con il fioretto contro le pistole…
scritto da Nandina lunedì.16.04.07 10:48
La questione sulla liceità/necessità di regole sarebbe pure secondaria: per convenire su un sistema di regole occorre convenire prima sui princìpi che ne sono, o dovrebbero esserne, fondamento.
In altre parole: cosa è lecito (conforme alle leggi ‘fondamentali’) regolare, quali libertà sono degne di tutela, qua£e int€r€$$e, quale morale ?
Mi sbaglierò, ma in tempi in cui prevale una sorta di spirito del ‘poichè non posso stare meglio faccio io di tutto perchè tu stia peggio’, del volersi occupare di questioni su cui non si ha una pur minima conoscenza e spesso neppure alcun interesse diretto (che è assurdo!) non ci può esser e accordo.
Se non c’è accordo (o quantomeno ‘diplomazia’) sul senso delle regole, qualsiasi disposizione è vuota e come tale fonte di scontro oltre che, ovviamente, di mancato rispetto.
scritto da sapu lunedì.16.04.07 11:40
Ecco qui, che vi dicevo? Il Tempo chiarisce che:
Questo Parlamento in poco meno di un anno ha varato trenta leggi (ed eletto un Capo di Stato), esattamente un terzo di quello che era stato fatto dalle Camere nei primi dodici mesi della precedente legislatura. La verità è che siamo alla paralisi.
Ecco il concetto di produttività del politico e di governabilità di un paese…
scritto da mORA giovedì.19.04.07 15:12