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Martedì 17 Aprile 2007

L’inarrivabile vitalità dei morti ammazzati


Jim_Jones_320x240.jpgL’altro ieri è successo che un altro spree killer, un assassino compulsivo di quelli che poi si fanno sparare apposta o si sparano, ha ucciso 32 persone e poi è morto pure lui. In un paese che fa della libertà individuale un proprio pilastro, la tragedia si porta dietro lutto privato, shock della comunità, solidarietà del paese e preoccupazione di cittadini, osservatori e istituzioni. È anche un evento mediatico coi controfiocchi, naturalmente, e giusto ieri i network hanno trasmesso una cerimonia in diretta dal palazzetto del campus, dove sono intervenuti tutti, compreso il Presidente Bush. La cerimonia è stata solenne, ma anche informale e toccante, con la raccomandazione continua dei responsabili della scuola, “Take care of yourselves”, che veniva ribadita come punto centrale della questione. E senza dubbio lo era. Perché la capacità del popolo americano di tenere le persone al centro della questione e gestire le emozioni con partecipazione è molto superiore alla nostra. E i media non fanno eccezione, anzi. Ci sono anche grandi differenze tra lo stile Fox, nazionalpopolare e strappalacrime (simile e quello dei nostri telegiornali), e quello più rispettoso e misurato di CNN.
Fatto sta che ci sono trentatré morti e questo è il primo punto. Trentatré morti, una serie di feriti e parecchia gente sotto shock che non riesce a smettere di piangere. Di questo si sono preoccupati tutti per prima cosa. E questo è il tema per gli americani.
Da noi le dichiarazioni sarebbero state immediatamente politiche, strettamente politiche, eminentemente politiche. E sarebbe partito il rinfaccio, da ogni parte, della reponsabilità sulle politiche della sicurezza. Da noi i trentatré morti sarebbero serviti per i funerali di Stato prima, e per scannarsi a Ballarò la sera stessa.


Ciò detto, è chiaro che quello delle politiche della sicurezza è effettivamente un tema centrale, che questa tragedia risveglia per l’ennesima volta. Trecento milioni di americani e duecento milioni di armi da fuoco. E soprattutto due righe nel secondo emendamento alla Costituzione degli Stati Uniti d’America che recitano:

“A well regulated militia being necessary to the security of a free State, the right of the People to keep and bear arms shall not be infringed”.

Cioè: essendo la presenza di forze armate ben organizzate necessaria per la sicurezza di uno Stato libero, il diritto del Popolo di possedere e portare armi dovrà essere garantito. La destra pensa che questo diritto vada mantenuto così com’è; la sinistra pensa che ci possano essere delle limitazioni nell’accesso alle armi, almeno relative al tipo di armi, all’età minima di chi le vuole acquistare e detenere, o alle modalità per farlo. Poi ci sono tutte aziende legate alla produzione di armi, le lobby, bla bla bla. È tutto in Bowling for Columbine, se ci va un ripasso.
Soprattutto però c’è l’editoriale del Foglio, scritto da Christian Rocca all’indomani della tragedia. E ci tengo a puntualizzare un paio di cose.
Per prima cosa il totale disinteresse nei confronti delle vittime stride con le campagne di sensibilizzazione che lo stesso giornale conduce, a furor di jpeg, quando si tratta di embrioni e blastule. Lì si tira fuori il dottor Mengele per ogni “singola vita umana”; qui si balla il jitterbug della sociologia impassibile sui cadaveri veri, ancora caldi. Ma questo è il meno.
Quando l’osservazione di un evento del genere suscita la riflessione per cui l’assassinio di trentatré innocenti ricorda la vitalità imbattibile del paese in cui si verifica, allora fermi tutti: dobbiamo aver saltato un passaggio. O noi, o Rocca.
Io capisco che il Giuliano Ferrara abbia le proprie idee e conduca delle battaglie, e che al Foglio vadano tutti dietro alla sua linea, in fila per tre col resto di Maurizio Milani. In un giornale così dichiaratamente schierato e fazioso, la cosa è quasi normale. Però forse ’sta volta si è finiti, dalla faziosità, nella scarsa professionalità. Che è sempre un peccato, soprattutto per uno capace come Christian Rocca.
Perché il succo di quel pezzo è: “È inutile che voi striscianti antiamericani che dell’America non sapete né capite una mazza pensiate che sia un paese allo sbando perché ci sono trentatré morti nella scuola in Virginia. Resta un grande paese, pieno di contraddizioni, forse anche grazie alle sue contradddizioni. E non riempitevi la bocca di questo evento come al solito che avete rotto”.
Per un giornale e un giornalista che fanno una crociata della guerra ai luoghi comuni de sinistra, è una posizione prevedibile. Fatto sta che la posizione alla quale Rocca implicitamente risponde, è una posizione banale, riduttiva e stereotipata, che prende la più complessa delle situazioni e la riduce alla solita menata passepartout. E, fatalmente, la risposta ha le stesse caratteristiche: non va da nessuna parte, e soprattutto non va in nessun modo a vedere quello che è successo a Virginia Tech, ma si preoccupa solo di come alcuni finiranno per pensarla osservando il tutto con la stessa faciloneria.
Insomma, concludo, che sia una partita di biliardo piena di strategia mi va anche bene. Ma un bravo giocatore di biliardo all’italiana fa due cose ogni volta che gioca: per prima cosa fa punto e poi si difende dall’eventuale risposta dell’avversario. Quando fare punto diventa irrilevante e ci si difende dalla più banale e scontata delle mosse eventuali avversarie, la partita stufa, il gioco di sponda risulta sterile, e il biliardo non ha più senso.
L’inno americano finisce descrivendo gli Stati Uniti come “la terra dei liberi e la patria dei coraggiosi”. Mettere in discussione le proprie posizioni sulla base di quello che succede nel mondo, per confutarle o riaffermarle dopo averci riflettuto, è puro pragmatismo americano sacrosanto. Ricicciare il solito puré astioso coi guanti bianchi, fancedo finta di non aver visto niente, non è segno né di libertà, né di coraggio.
(Niente di personale, ovviamente.)

30 commenti finora
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Beh il sublime l’ ha raggiunto, sommessamente, Ferrara citando come concausa trenta’ anni di libertà di aborto. Io sarei per il rasoio di Occam, se comprare una pistola è facile come comprare un’ aspirina, qualsiasi brufoloso depresso, e non solo, può dar corso alle sue fantasie catartiche.
Se in Italia fosse in libera vendita curaro e stricnina avremmo un altissimo numero di avvelenamenti con relativo contorno di approfondimenti televisivi. E per favore quando in USA succedono cose orribili smettiamo di dire che si però sono un grande paese e poi le affrontano meglio di noi, succedono cose orribili perché una parte di questa società è orribile. A ciascuno il suo…

Per essere pignoli è il Bill of Rights, non la Costituzione.
L’hanno scritto qualche anno dopo.

Facevo riferimento a un emendamento della della Costituzione. La raccolta dei primi dieci emendamenti alla Costituzione Americana si chiama Bill of Rights.

@ 6: Il Bill of Rights è fatto proprio dai primi dieci emendamenti della Costituzione.

L’editoriale di Rocca è incredibile. FIno alle ultime quattro righe ci stava anche, provava a riflettere… ma poi…BUM!…non ce l’ha fatta.

Alessandro Portelli sul manifesto di martedì parla, a mio avviso giustamente, di quella parte dell’America che -profondamente risentita e delusa a causa di una realtà che raramente assomiglia agli ideali del sogno americano, ma priva degli strumenti per comprendere i reali motivi della propria insoddisfazione- “scarica i risentimenti dove capita, punendo torti immaginari perché non riesce a riconoscere e articolare quelli veri.”
(http://ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/17-Aprile-2007/art17.html)

Le responsabilità della politica secondo me ci sono eccome.
Uomini come Bush vivono politicamente proprio del continuo confondere le acque dell’insoddisfazione di un popolo che -nella maggior parte dei casi- ha ben poche possibilità di realizzare il suddetto american dream.

Con uomini come Bush alla Casa Bianca verrebbe quasi da augurarsi una cosa: che gli americani si ricordassero del principale motivo che, al tempo dei padri fondatori, stava alla base del diritto di possedere e portare armi: difendersi dalle prepotenze del governo federale.

@Matteo: “qui si balla il jitterbug della sociologia impassibile sui cadaveri veri, ancora caldi.”
Sublime.

“un bravo giocatore di biliardo all’italiana fa due cose ogni volta che gioca: per prima cosa fa punto e poi si difende dall’eventuale risposta dell’avversario”

questa me la rivendo :)

Giuste, sacrosante, puntualizzazioni.
Adottare un modello e incastrarci dentro anche le cose che visibilmente non si incastrano per dimostrare il valore del modello è da ottusi e da chi invece vorrebbe insegnare al mondo ad essere razionali e “superiori” ai clichè francamente è ancora più deludente.

Beh, oltre a chi passa sui cadaveri c’è chi da la colpa ai superstiti: http://thinkprogress.org/2007/04/17/more-blaming-the-victim/
Io, banalmente, mi aspetterei che dopo la prima sparatoria il tizio venga fermato. E dalla polizia, non certo da degli studenti.
Inoltre, il tentativo della polizia di far risalire le due sparatorie a due persone diverse (per nascondere le falle nella sicurezza) fa pensare.

Be’, in un sistema in cui si ritiene che l’autodifesa sia equivalente all’azione delle forze dell’ordine non mi sorprende che si dicano cose del genere.
Se ogni cittadino ha diritto di essere armato, ogni cittadino ha, in fondo, il diritto di fare da solo quel che dovrebbe fare un poliziotto. Non è difficile fare quello che, nella sostanza è invece un salto molto pericoloso, e cioè quello dal diritto, già discutibile, al dovere di agire come un difensore della legge per proteggere eventuali altre vittime.
Il dovere di “essere eroi”…

L’editoriale di Rocca e’ rivoltante, ma sappiamo gia’ come la pensa.Ieri sera per confermare questa tesi Ferrara in tv si arrampicava sugli specchi spiegando che non si poteva dare la colpa della strage alla facilita’ direperire armi in America. Chissa’ perche’ succedono solo negli USA queste stragi?

Ho seguito l’evento mediatico su BBC World e non ho versato una sola lacrima di commozione: come è possibile continuare ad avere pietà per un popolo che legittima il possesso delle armi con l’esercizio della libertà individuale?
Questo carneficina non è stata la prima e non sarà certamente l’ultima!

non è per il popolo che si deve avere pietà ma per le singole persone.
l’unica cosa certa è che queste stragi succederanno di nuovo.
quindi nessuno stupore, ma la pietà, per le vittime, quella sì.

Oh. Finalmente qualcuno che scrive a proposito di quell’editoriale, sembrava quasi che tutti fossero li a pensare “ah, america cosí matta e birichina, ma sempre un po’ speciale”.
Aggiungo che nel criticare una posizione inquanto “luogo comune della sinistra” si commette abbastanza platealmente la fallacia ad hominem.

E sapete che poi, a rileggerlo bene, Rocca è pure più antiamericano degli antiamericani? A me di dire che episodi di violenza sono un “tratto” caratteristico di una nazione non mi verebbe proprio da dirlo. Dire che la cultura di un paese, la sua storia e le sue leggi (e i principi alla loro base) generano certi comportamenti più facilmente mi pare più corretto e civile e nei confronti degli americani, ma anche più logico!

Penso che nel caso di Rocca (e di Ferrara) ci troviamo di fronte ad un desolante fenomeno psicologico, tipico di molte persone dall’intelligenza acuta ed inquieta (ma anche, di riporto, di parecchi stupidi). Si comincia con lo stigmatizzare -giustamente - le banalità conformistiche, gli automatismi mentali ideologici, le frasi fatte, lo scarso uso del ragionamento, la faziosità, si prosegue con l’atteggiamento “controcorrente” di default, si approda alla acritica faziosità speculare, avendo fatto il giro completo. Alla fine ci si sente comunque molto intelligenti e molto etici, senza un particolare sforzo cognitivo. Esattamente come quelli da cui ci si voleva differenziare.

La cosa più assurda è che voi leggiate il Foglio !!!
Intendiamoci io guardo studio aperto, ma per farmi 2 risate e vedere due zinne.
E poi anche Il cicciobello ti aveva detto di continuare a leggere l unità.
Dagli retta una volta.

P.s. forza inter

pensate ad un genitore che va alle udienze scolastiche del figlioletto che si comporta male e invece di ascoltare quello che ha da dire l’insegnante sul comportamento del figlio (che nella fattispecie chiameremo America) commenta che il figlio è un po pazzerello e non è ancora abbastanza grande per capire, con frasi tipo
“l’America è un po’ matta”
“E’ certamente priva delle astuzie europee”
che cazzo di commento è?
e poi non contento dica che il figlio sarà anche uno stronzetto ma è uno ggiusto e intelligiente, che un giorno farà i soldi e mi manterrà, più o meno come
“L’America è Blacksburg o Columbine, ma è anche la società più vitale del pianeta e l’unica capace di prendersi sulle spalle il peso del suo e del nostro futuro”

ma ci facci il piaciere, ci facci
dear christiane

@Cronopio: ma lo sai che hai descritto mio padre? Sarà che a Ferrara somiglia anche un pochetto? :)

Quando succedono cose di DISPIACERE sarebbe bello un sorriso squillace capace di intergire anche il più blu dolore, ma non è così a volte
matteobibbianchi, io capisco o no, ma perchè le armi? io mi ricordo quando avevo 20 anni e mi aveva lasciato Filli, ero ENZO tutto di delusione! Soffrivo come quando ora sto in guardiola! parevo un fiore non annaffiato!
Ecco, il asassino era tutto di INCAZZAMENTO e si è girato in casa e ha trovato: l’uzi dello zio, il calascnicof di papà, la rivoltella di mamma e ha detto: ora spascio tutto.
Se era a matera al massimo usciva col crick della 126. Ecco. Poi, fai tu.

Gladys, la tua gentilezza di saluto è stata come la coperta di quando avevo la febbre ieri l’altro e mi è venuto a trovare Ulderico che me l’ha messa di sopra che era caduta ma io stavo male e niente, non la riuscivo a riprendere.

ciao da ENZO

amici che siete lasciati, non facete cose di DOLORE!
No a DOLORE!
Sì a cose belle, tipo: viaggio dovunque (ma non a BARI o MILANO)

ENZO

A parer mio, il giornalismo (di questo tipo) tende a rivestire eventi e situazioni reali con implicazioni ideologiche che risultano, se lette attentamente, assolutamente forzate e insostenibili…
E’ il trionfo del qualunquismo!
Posso farlo anche io:

Ieri tornando a casa su Broadway ave. ho pestato una merda.

1) Versione pro-America:
Ah, quale meraviglioso Paese, simbolo e baluardo ultimo della difesa delle Liberta’ di ogni suo singolo cittadino nonche’ abitante del Mondo Occidentale! Con la stessa intensita’ mostrataci nel salvare la vecchia e stanca Europa durante la Seconda Guerra Mondiale, allo stesso modo oggi salvaguardano il diritto dei nostri fedeli Amici a 4 zampe di espletare i propri fisiologici bisogni ovunque ne sentano la necessita’, liberi e felici!
2) Versione anti-America:
Il risultato del Libertismo estremo vigente nello Stato di Bush &Co. produce effetti di degrado che sono evidenti ormai a tutti. L’esasperazione del concetto di Liberta’ individuale produce esattamente l’effetto contrario: la larga diffusione degli escrementi canini costringe i liberi cittadini ad impervie traiettorie onde evitare spiacevoli inconvenienti. Il degrado della societa’ parte dal basso.

Intanto io sempre (e solo) una merda ho pestato!

Senza entrare nel merito della situazione del Virginia Tech, le posizioni bianche o nere, ottenute semplificando all’inverosimile ogni situazione, sono facili, inutili e stereotipate. Come la gente che le sostiene.

Fatto sta che qui comunque tutti la tirano su col sacchettino la merda del proprio cane…

Ciao Nandi’, bello ri-leggerti!
Ciao anche a eNZO, ovviamente!

Grazie robi, bello anche per me esserci di nuovo… e speriamo che duri.

bravo, bellissimo post, e bella anche la metafora sull’ormai moribondo biliardo all’italiana.
l’editoriale di rocca è vergognoso, senza dubbio, però è vero che anche in molti commenti qui sopra si tende a utilizzare questo evento per dire che l’america fa schifo, o qualcosa di simile. gli stati uniti hanno una legislazione sulle armi da fuoco che non invidio per niente, e mille altre cose che non vanno, ovviamente, ma la gente lì percepisce davvero il diritto di portare armi come il diritto a difendere se stessi e la propria famiglia. è una storia di forntiera, che bisogna provare anche a capire, e non liquidarla con : “sono un popolo di folli e se lo meritano”.
detto questo, è chiaro che se quello studente fosse stato a studiare a bolgona, pur avendo lo stesso odio verso il mondo intero, avrebbe potuto al massimo uccidere 1 o 2 persone con un coltello, ma forse nemmeno una.

alex, hai centrato il punto.
ma direi che nella buona parte dei commenti si dicono le stesse cose che dici tu.

a dire il vero sono semmai stupito dalla moderazione delle opinioni de Il Fojo

visti i precedenti, credevo che Ferrara avrebbe come minimo incitato il governo degli Stati Uniti a bombardare la Corea come rappresaglia

ancora con questa storia della frontiera…questa e´ roba di 300 anni fa. quando si cominceranno a fare analisi piu´ moderne e coraggiose?
la verita´ e´ che questa storia della frontiera e´ solo una scusa per poter vendere armi e non cambiare le leggi: poi vuoi mettere il vantaggio…persino in europa ci sara´sempre qualcuno che la butta giu´ dura con la storia del west, dei pellirossa che attaccano i treni in corsa, del negrone/drogato/suonatore di tromba jazz che ti entra in casa dalla finestra per violentarti la moglie le figlie (rigorosamente bianche e bionde) e magari pure il cane (rigorosamente etero e di razza selezionata). insomma. rocca fa schifo ed e´ semplicemente un invasato, pero´ anche qui leggo delle idee un po´ stantie. mi sbagliero´? scusate lo sfogo. ciao a tutti.

Yuri, un minimo, dico un minimo, di analisi storico-sociale si deve pur fare. Se negli U.S.A. è così e in Europa no ci sono dei motivi sui quali il potere oggi fa leva. Se fossero tutti convinti che un cittadino non deve avere DIRITTO a detenere un’arma, hai voglia le lobby…
o sono ingenua io?

rocca fa la fine di farina… basta aspettare

il 17 come tanti altri ho scritto a Rocca
Rocca, forse ci si aspetta qualcosa di più da uno che sa tutto dell’america,
e invece proprio perchè lei la conosce cosi bene, ci dice che sono dei mattacchioni,
che nonostante tutto e il contrario di tutto, portano sulle loro spalle il loro e il nostro futuro, complimenti lei riesce a trasformare una tragedia che addolora e
lascia attoniti tutti, nella farsa di chi vuole a tutti i costi vedere una
contropartita positiva.

emanuele ginepro
la sua risposta
Se lei l’ha letto così, deve avere proprio un gran pregiudizio
http://www.ilfoglio.it/camillo
fortunatamente vedo che non
sono il solo ad avere dei pregiudizi.

mi travesto per un attimo da Perfetto Commentatore di Post, e dico:
1) matteo, quanto sei UN FIGO!
2) l’editoriale in questione è stato veramente ridicolo fino all’imbarazzo.
3) l’unico gioco meritevole d’esistere su un biliardo SENZA buche è la carambola. i 5 birilli hanno scassato i maroni.

(da notare, al punto tre, la leggera polemica con le opinioni di un altro commentatore, un must per ogni Perfetto Commentatore di Post che si rispetti.)

ciao, vorrei introdurre un elemento di riflessione in piu’.
mi riferisco ai post di Alex e di Juri, qua sopra. Ma ieri notte ho sentito un intervistato, alla cnn (purtroppo non ho afferrato il nome)che affermava, letteralmente, che “il controllo delle armi in certi ambienti non e’ la soluzione, ma il problema”.
diceva cioe’ che se le vittime avessero potuto essere armate, la strage sarebbe stata piu’ leggera.
Non fa una grinza. e’ follia assoluta, che fa riconsiderare, almeno a me, anche i motivi storici del diritto di armarsi.

one man one gun……
il conformismo della follia……



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